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9/11 Synthetic Terror. Made in USA. (La Fabbrica del Terrore: Disponibile dall'11/9/2007)

di Alce nero - 21/06/2007


 
 
   
"9/11 Synthetic Terror. Made in USA", ("La Fabbrica del Terrore", Arianna Editrice, disponibile dall'11/9/2007) è uno dei più apprezzati libri d'oltreoceano sull' 11 Settembre. Ed è un libro che qui in Italia dovrebbe essere letto con molta attenzione dal momento che l'autore, Webster Griffin Tarpley, si è fatto le ossa studiando il terrorismo di stato proprio a casa nostra. Era il 1978 quando il membro della DC (e vice ministro degli interni) Giuseppe Zamberletti chiese a Tarpley, giovane giornalista della Executive Intelligence Review, di approfondire quella che già appariva a tutti come una vicenda molto poco chiara: il rapimento e l'uccisione da parte delle BR del leader democristiano Aldo Moro. Intuile riepilogare qui tutti i "conti che non tornano" nella vicenda della morte dello statista che, primo nell' Europa colonizzata dagli USA, voleva portare al governo il Partito Comunista per far avanzare il paese sotto la spinta comune delle due sue maggiori forze politiche: la Democrazia Cristiana e, appunto, il PCI.

Sono serviti decine di libri e le centinaia di pagine degli atti di varie commissioni parlamentari per elencare tutti i punti oscuri: dalle minacce di morte che Moro ricevette da quel farabutto di Kissinger in persona alle incredibili capacità militari dei brigatisti e alle altrettanto incredibili "sfortune" delle forze dell'ordine e dei servizi, al tempo interamente comandati da membri della P2. Basti ricordare che il covo del capo brigatista Moretti era in uno stabile in cui molti appartamenti erano di proprietà dei nostri servizi segreti e che sulla scena dell'agguato furono trovati bossoli provenienti da un deposito NATO di GLADIO. Tarpley capì, e già nel 1978 scrisse "Chi ha ucciso Aldo Moro?".

Capì che le BR erano state infiltrate e ‘dirottate' dai servizi e che i veri responsabili della vicenda erano ancora nell'ombra, mentre in pasto ai media e alle galere venivano date le spendibili pedine brigatiste che, da sole, avrebbero combinato poco o nulla. Grazie a questa fondamentale esperienza sul campo e al suo approfondito studio della vita criminale di George Bush padre ("George Bush: the Unauthorized Biography", 1992) Tarpley è diventato un'autorità per quel che riguarda il terrorismo ‘false flag' e i veri meccanismi che agiscono dietro le quinte dei governi.

Il seguente passaggio renderà chiaro perché la lunga esperienza ha spinto Tarpley ad un atteggiamento verso l'11 Settembre differente da quello di molti altri autori:

"Il movimento per la verità sull' 11 Settembre è stato reso zoppicante da coloro che continuano a rendere la questione delle "domande senza risposta" [sull'11-9 ] il loro argomento centrale. Ci si potrebbe immaginare che, quando arriverà il giorno del giudizio, e l'arcangelo Gabriele suonerà la sua tromba per annunciare la resurrezione, alcuni sciocchi attivisti salteranno fuori dalle loro tombe per ripetere le loro domande ancora senza risposta. Tre anni e più dopo l'11-9 è il momento di elaborare qualche risposta."


E ciò che Tarpley cerca di fare nel suo voluminoso "9/11 Synthetic Terror. Made in USA" è presentare le innumerevoli ‘questioni senza risposta' dell' 11 Settembre assieme a interpretazioni, ‘risposte', su cosa può essere veramente accaduto e, soprattutto, chi ne è il responsabile. Per apprezzare il dettaglio e la completezza delle argomentazioni presentate da Tarpley è ovviamente necessario affrontare la lettura della sua opera, lettura che si presenta in ogni caso agevole grazie alla chiarezza delle argomentazioni. Nondimeno cercherò di tracciare qui di seguito i punti principali delle ‘risposte' suggerite da Tarpley.

Riprendendo quanto già suggerito da Meyssan e anche da Blondet, la tesi di fondo di Tarpley è che l' 11 Settembre sia stato un colpo di stato con cui una fazione "canaglia" dell'establishment militare, politico e dell'intelligence ha messo con le spalle al muro chiunque esitasse a intraprendere quelle spregiudicate politiche volte a conservare e incrementare l'egemonia USA, e a far uscire il paese dalla pericolosa situazione di crisi e stallo evidente alla fine degli anni' 90. Tra i sintomi di questa crisi spiccano la potenziale fine dell'egemonia del dollaro con il possibile passaggio dai petro-dollari ai petro-euro (come proposto, tra i primi, proprio da Saddam Hussein) e il crescente antagonismo con la Cina e la risorta potenza russa. E' abbastanza facile notare come l'11 Settembre abbia consentito una politica estera aggressiva e militarista i cui effetti sono stati in primo luogo l'accerchiamento in Asia Centrale della Russia e il ‘contenimento' della Cina, spese miltari alle stelle così come la possibilità di mettere le mani sulle strategiche risorse mediorientali e frenare possibili tentativi di sganciare la produzione petrolifera dalla vendita in dollari.

Ma come è stato possibile mettere in atto gli attacchi dell' 11 Settembre? Tarpley illustra e spiega in dettaglio, in interessanti capitoli storici che affrontano i maggiori atti di terrorismo di stato del passato (dal Gunpowder Plot del 1605 all'affondamento del Maine al terrorismo che ha coinvolto l'europa e l'Italia nella "strategia della tensione"), lo schema base utilizzato dal potere costituito per ingannare e intimorire le popolazioni con operazioni ‘false flag'. E' uno schema, manovrato dai mandanti, nel caso dell'11 Settembre la fazione ‘golpista' dell'establishment USA, che si regge su tre attori principali: una rete di infiltrati nelle istituzioni, nelle forze armate e nell'intelligence, una rete di patsies, termine che potremmo tradurre tanto con ‘pedine' che con ‘utili idioti' (i Lee Harvey Oswald della situazione), nel caso dell' 11-9 i presunti dirottatori o comunque quei personaggi mediorientali, del tutto incapaci, che si sono fatti notare nelle scuole di volo e su cui si è potuta scaricare la responsabilità degli attentati. E infine, il terzo attore, una rete di ‘commandos', uomini ultra specializzati, privi di scrupoli e pronti a tutto: a impiantare le cariche esplosive nelle torri o a lanciare un missile cruise sul Pentagono.

Per chiarire riprendiamo per un attimo l'analogia col terrorismo di casa nostra: i terroristi neri e le BR (almeno quelli "in buona fede") erano le utili pedine per prendere parte agli attentati e soprattutto assumersene la responsabilità, manovrati da un ‘governo ombra' (la P2, Gelli, i vertici militari e politici consapevoli di quanto accadeva) tramite una rete di infiltrati (ad es. i cosiddetti "servizi deviati"), spesso a conoscenza solo di una piccola parte del piano, o persino tramite altri attori inconsapevoli. Infine dei commandos (spesso membri di GLADIO – ‘Stay Behind') o dei doppiogiochisti infiltrati nelle organizzazioni terroristiche si occupavano della parte esecutiva della "strategia della tensione".


[Uno schema del funzionamento di un governo-ombra che, dai circoli del potere politico e finanziario, mette in atto il terrorismo false flag servendosi delle 'moles' (infiltrati negli apparati statali) e di varie tecniche come l'impego di esercitazioni di copertura e di pedine a cui dare la colpa degli attentati. Tratto da "9/11 Synthetic Terror. Made in USA"]

Nel caso dell' 11 Settembre Tarpley documenta in maniera approfondita come le innumerevoli esercitazioni, militari e antiterrorismo, abbiano fornito l'occasione per poter compiere con successo gli attentati, manovrando l'intero apparato di difesa verso l'inattività, e dando copertura alle vere azioni terroristiche. Una parte fondamentale del complotto che viene analizzata in dettaglio, per la prima volta, da Tarpley è quella delle possibili minacce a Bush e all'Air Force One. Secondo Tarpley infatti Bush, a differenza di Dick Cheney, non ricopriva un ruolo attivo negli attentati (chi avrebbe affidato un ruolo a un cretino simile?) ma è stato oggetto di azioni intimidatorie con cui la fazione ‘canaglia' del governo USA (di cui probabilmente fa parte il vicepresidente) ha voluto rendere chiare la sua intenzione di prendere in mano il controllo totale della politica USA. Molti di noi si ricorderanno della storia, presto scomparsa dai giornali, dei messaggi in codice ("angel is next") ricevuti dall'Air Force One e volti a sottolineare la potenza e le capacità di coloro che erano dietro agli attacchi allora in corso, e che si trovavano con ogni probabilità ai vertici dell'establishment USA più che all'interno di una grotta afghana. Tarpley sottolinea come una parte del piano golpista fosse la minaccia di usare l'arsenale atomico e scatenare un pericoloso confronto militare con la Russia. In questa ottica va vista la telefonata di Putin a Bush con cui l'ex colonnello del KGB volle, probabilmente, far capire che era consapevole di ciò che stava realmente accadendo e che non avrebbe reagito a provocazioni.

Anche il successivo episodio degli attacchi con l'antrace, ormai scomparso dai media perché irreversibilmente collegabile proprio alle forze armate USA e ai suoi stabilimenti batteriologici di Fort Detrick nel Maryland, costituisce una parte del piano di intimidazione (del Congresso soprattutto) e di presa del potere da parte della fazione golpista.

Tarpley affronta questa complicata vicenda con atteggiamento analitico-deduttivo e basandosi su avvenimenti analoghi oramai appurati dalla storiografia ufficiale. C'è dunque da dire che un'analisi sul campo volta a portare davanti alla giustizia gli autori degli attentati non potrebbe esimersi dall'affrontare le ipotesi tracciate da Tarpley. Tali ipotesi, a differenza di quanto affermano i critici del movimento per la verità sull'11 settembre, sono tutt'altro che inverificabili. Basterebbe ad esempio tirare fuori dagli archivi i documenti sulla catena di comando delle esercitazioni miltari dell'11 settembre (Amalgam Virgo, Vigilant Guardian, Vigilant Warrior e ben altre 13 simulazioni di attacco o mobilitazioni simulate) o analizzare l'iter burocratico con cui si sono insabbiate le inchieste di quegli agenti dell'FBI (ad es. Kenneth Williams e Colleen Rowley) che avevano iniziato indagini sulle ‘pedine' qaediste che si istruivano (con comici risultati del resto) nelle scuole di volo della Florida. Si scoperchierebbe così il verminaio degli infiltrati che all'interno delle istituzioni hanno appoggiato la fazione golpista. Si troverebbe probabilmente l'equivalente in grande di quella patetica serie di faccendieri, spioni, avventurieri, massoni, piduisti, ufficiali infedeli che ha insanguinato l'italia con le stragi e gli omicidi di stato e che è ormai parte della storiografia ufficiale del nostro novecento.

In definitiva vale la pena leggere "9/11 Synthetic Terror. Made in USA" proprio per mettere queste brillanti chiavi interpretative accanto alla minuziosa ricerca di "domande senza risposta" portata avanti da molti autori come Griffin o Ahmed. Inoltre lo stile disincantato e venato di umorismo di Tarpley e la sua profonda conoscenza della storia, americana e non solo, e della politica contemporanea arricchiscono ulteriormente questa importante opera.

ALCENERO - alcenero2@hotmail.com
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