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Emissioni di CO2, ecco quanto inquinano gli italiani
di Francesco Bevilacqua - 28/10/2010

Fonte: il cambiamento


Quanto inquinano i cittadini italiani? Con questo articolo andiamo al 'cuore' dell'analisi fornita dal rapporto Cittalia 2010. Vediamo in dettaglio, città per città, e parametro per parametro, quanta CO2 producono gli abitanti delle aree urbane dello stivale e perché.


riscaldamento domestico
La voce che incide maggiormente sui consumi e quindi anche sull’inquinamento è quella relativa al riscaldamento domestico

Dopo la doverosa parte introduttiva che ha preso in esame gli indicatori, eccoci giunti finalmente al momento clou: l’analisi dei risultati ottenuti. Il primo dato proposto è quello dell’emissione totale di anidride carbonica per città; ovviamente la performance peggiore è quella di Roma (sei milioni e mezzo di tonnellate di CO2 emesse nel 2009), ma questo in virtù del fatto che è anche la più grande. Milano e Torino seguono rispettivamente con due milioni e mezzo e due milioni. Il risultato migliore lo fa segnare Cagliari, la più piccola, con 208.000 tonnellate.

Più indicativo è il dato delle emissioni pro-capite, che si ottiene dividendo il computo complessivo per il numero di abitanti e ci dice qual è il quantitativo di emissioni di cui è mediamente responsabile ciascun cittadino. Comunque Roma è sempre in testa: ogni romano immette nell’atmosfera 2.406 chili di anidride carbonica ogni anno. Il dato di Milano è molto migliore (1.842) ed è quasi perfettamente in linea con la media nazionale (1.804). Meglio di tutti fa Napoli con 1.303.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, un altro dato interessante è quello che indica l’andamento delle emissioni nel tempo, per la precisione negli ultimi dieci anni. Anche qua Milano ottiene un risultato molto positivo, poiché dal 2000 è riuscita ad abbattere il 14% delle emissioni, contrariamente a Firenze, dove il quantitativo di anidride carbonica prodotta ogni anno è aumentato del 16%. In generale la situazione è abbastanza negativa, poiché su quindici aree metropolitane considerate solo sei sono riuscite a diminuire l’inquinamento da CO2 , mentre gli aumenti sono più numerosi (soprattutto al sud) e anche più cospicui (9,3% di media contro 6,1%); questo fa sì che a livello nazionale l’aumento complessivo delle emissioni sia di circa il 2%.

A proposito degli indicatori che abbiamo esaminato nel precedente articolo, ecco un'altra statistica molto interessante, quella che riguarda la ripartizione delle emissioni per settore.

inquinakmento città
Su quindici aree metropolitane considerate solo sei sono riuscite a diminuire l’inquinamento da CO2

Come già detto, la voce che incide maggiormente sui consumi e quindi anche sull’inquinamento è quella relativa al riscaldamento domestico: il 37,7% dell’anidride carbonica è infatti provocata dai consumi residenziali di gas. Molto simili fra loro sono l’incidenza del trasporto privato e dei consumi residenziali di energia elettrica (rispettivamente 31,2% e 30,8%), mentre il ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti comporta una percentuale di emissioni molto marginale (0,3%).

Quello che emerge è che i consumi domestici (gas ed elettricità), se sommati, sono molto più inquinanti del traffico privato e probabilmente anche del traffico nel suo complesso, poiché come abbiamo visto il trasporto pubblico, essendo utilizzato da molte persone contemporaneamente, ha emissioni pro-capite abbastanza contenute. Questo contribuisce a sfatare un tabù consolidato che vede la maggior parte delle amministrazioni italiane attuare misure e provvedimenti restrittivi della circolazione – spesso in maniera caotica e sconclusionata, quando non esclusivamente propagandistica – e trascurare i criteri di fornitura e utilizzo di energia elettrica e gas, generalmente gestiti non direttamente dai comuni ma dalle aziende di servizi municipalizzate come Hera ed Enia, che guardano più agli utilizzi che alla qualità e alla sostenibilità delle forniture.

Naturalmente a livello locale la ripartizione dei consumi e delle emissioni può variare sensibilmente. Per esempio a Cagliari, Reggio Calabria e Catania la percentuale relativa ai consumi di gas è molto contenuta, poiché il clima mite del meridione non richiede un grande ricorso del riscaldamento domestico. Venezia, Firenze e Bologna sono quelle che fanno meglio in termini di trasporto privato, Cagliari e Milano le peggiori nel trattamento dei rifiuti. A livello assoluto, Roma rimane la città con le emissioni più alte per ciascun settore.

Un altro dato fornito, per la verità solo sommariamente indicativo vista la difficoltà nel calcolare la reale incidenza, è quello che prende in esame i costi monetari dell’inquinamento da CO2.

La base per questo calcolo viene fornita dall’Unione Europea, che nel 2003 ha aperto una sorta di mercato delle emissioni atto a stabilire l’ammontare di permessi e multe, che fornisce una quotazione aggiornata dei costi dell’inquinamento. Per lo studio è stata considerata la quotazione di febbraio 2010: 14,52 € a tonnellata.

verde
Cittalia ha valutato la superficie verde di cui necessitano le nostre città per assorbire la loro produzione di anidride carbonica

Oltre al carattere aleatorio di questa quotazione, quello che non convince è l’applicazione del solito principio secondo cui 'chi inquina paga', che sovente ha come risultato che i responsabili delle emissioni trovano più conveniente pagare multe e sanzioni piuttosto che risolvere il problema alla radice. In ogni caso, ecco quanto ci costa l’anidride carbonica che immettiamo nell’atmosfera.

Roma è come al solito in cima alla lista: ogni romano 'spende' circa 35 € all’anno, per un totale di quasi cento milioni. La media nazionale è di 26,2 € (anche qui Milano è in corrispondenza quasi perfetta con i suoi 26,7 €), mentre i napoletani sono quelli che hanno il costo minore (18,9 €).

L’ultimo dato che esaminiamo è perfettamente in linea con la teoria dell’impronta ecologica. Se ricordate, abbiamo detto nell’articolo di apertura di questa analisi che fra le varie voci che compongono l’impronta ecologica di ciascuno di noi figura anche la superficie boschiva necessaria ad assorbire l’anidride carbonica che produciamo (per chi non fosse ferratissimo in scienze, ricordo che attraverso la fotosintesi clorofilliana le piante assorbono CO2 e H2O producendo sostanze organiche).

Cittalia ha pensato di valutare nel suo studio di quanta superficie verde necessitano le nostre città per assorbire la loro produzione di anidride carbonica. I risultati sono abbastanza inquietanti: la migliore è Reggio Calabria, per cui ci vorrebbe una quantità di aree verdi più grande di circa sei volte rispetto a quella effettivamente esistente. A Torino ci vorrebbe una superficie boschiva più grande di quasi cento volte di quella che c’è, a Roma di 84 e a Milano di 80. In generale, sono quelle meridionali (Messina, Catania, Cagliari) le città messe meno peggio (dire 'messe meglio' ci sembra un’esagerazione…).

Altri dati interessanti sono quelli raccolti in merito alla percezione del problema dell’inquinamento da parte dei cittadini, alle loro abitudini e alle politiche attuate dalle amministrazioni. Questa analisi tuttavia la rimandiamo alle prossime puntate, in cui discuteremo specificamente delle modalità e delle soluzioni al problema che lo studio Cittalia ha tanto brillantemente quanto tragicamente evidenziato.


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