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Il “terrorismo islamico”: falsità e mistificazione
di Carlo Corbucci - 05/12/2011

Fonte: europeanphoenix

 

Europeanphoenix incontra l’avv. Carlo Corbucci, legale di molti musulmani accusati, in vario modo, di favorire e progettare “attività terroristiche” sul territorio italiano. È importante sottolineare la parola “musulmani”, perché l’accusa, passata dal linguaggio mediatico a quello della gente comune, è quella di “terrorismo islamico”. Questa definizione, come l’intervistatore stesso ha spiegato nel suo “Islamofobia. Attori, tattiche, finalità” (Parma 2008) ed in altri interventi pubblicati su questo sito, serve essenzialmente alla creazione del “pericolo islamico”; il quale, da un lato, è uno strumento propagandistico per favorire la strategia espansionistica occidentale-sionista nel mondo arabo-musulmano, creando il necessario consenso interno; dall’altro, l’islamofobia viene instillata per non far intravedere assolutamente a persone, gli “occidentali”, alla ricerca di punti di riferimento esistenziali in mezzo al nichilismo della “modernità”, che esiste una ‘via d’uscita’ islamica, la quale ovviamente nulla ha a che vedere con tutto quel che mediaticamente ed accademicamente (i media banalizzano concetti forgiati nell’accademia) viene indicato come “islamico”.


Ma prima di entrare nel vivo dell’argomento, ovvero una disamina del significato di questo clima volto a creare il “nemico islamico”, vorrei che l’avv. Corbucci ci illustrasse alcuni “casi di studio”, ovvero ci raccontasse in sintesi come nasce, si sviluppa e… decade (!), concretamente, l’accusa di “terrorismo islamico”. Lei ha usato il termine “frode”, ed in effetti non può sfuggire il fatto che tutti questi processi si concludono con un’assoluzione piena per quanto riguarda il principale capo d’imputazione…

Una risposta non può essere data in breve, se pensa che ha occupato ben 1741 pagine dello studio pubblicato da poco. Parlando infatti di “frode” bisogna differenziare caso per caso.

Ci sono casi in cui il termine si applica in senso proprio e letterale, e questo riguarda quelle operazioni ad incastro nelle quali c’è un’alterazione vera e propria delle prove, dello stato dei luoghi; una costruzione, una falsificazione;  insomma montature vere e proprie contro innocenti o gente il cui torto è qualcos’altro che non ha a che vedere con ciò di cui sono accusati, cioè, presunti progetti di compiere stragi ed attentati.

Ci sono poi casi in cui la frode è indiretta e riguarda l’esagerazione, la gonfiatura degli elementi di colpevolezza ed un’attenuazione di quelli a favore degli accusati.

C’è poi quella che può essere definita la “frode dialettica” e l’inganno delle parole dove si sfruttano mediaticamente accuse e condanne inflitte sulla base dell’art. 270 bis c.p. sottacendo (o dicendolo come presupposto “dottrinale” soltanto per evitare la censura della sentenza) la natura “aleatoria” dello stesso e lasciando credere, o fomentandone la convinzione, che con la condanna inflitta è stata raggiunta la prova della colpevolezza degli imputati di turno, e cioè, che sono terroristi che erano in atto di predisporre o di compiere  attentati e/o stragi in Italia o in altri paesi europei.

C’è poi l’inganno delle parole, anch’esso una forma mascherata di “frode” che precede gli stessi processi costituendone quasi il presupposto: sulla base di queste parole si fa passare per “fatti notori” aventi valore giuridico quelle che sono in realtà notizie di propaganda politica e militare; o come quando si fa uso di formule e di equazioni puramente verbali quali: “attività mirata a recarsi nei territori in cui è in corso una resistenza = prova che si è terroristi e che si stavano progettando atti di terrorismo e stragi”, per cui basta qualche intercettazione nella quale due o tre persone manifestano il progetto, o anche soltanto l’intenzione, o addirittura esprimono il desiderio ed il sentimento di volersi recare a “fare il jihad” - inteso come andare a sostenere la resistenza locale contro gli eserciti di occupazione (o di “liberazione” di paesi come l’Afghanistan ed Iraq) -, perché si affermi la responsabilità degli imputati e si dia per provato che sono terroristi che erano in atto di compiere stragi. Il tutto con comprensibile buon profitto della propaganda di guerra, con micidiale (ed utile) alimento del “mercato della paura” e con l’istillazione di crescente odio verso i “pazzi” e fanatici islamici.

Dall’esame dei vari processi si potrà capire quale genere di “frode” o di suggestione ha agito nell’uno o nell’altro caso e fino a che punto;  sempre tutto a profitto delle campagne di odio e di guerra oltre che delle varie operazioni di “antiterrorismo” nonché delle restrizioni e degli irrigidimenti legislativi, dell’aumento dei controlli in ogni campo ecc. ecc.

Ma si potrà anche intuire quale genere di mostri siano quelli che non solo hanno molto più probabilmente voluto, diretto ed attuato episodi di “grande terrorismo stragista” come New York, Londra e Madrid, ma che hanno poi saputo stornare da loro l’attenzione facendo ricadere l’accusa su gonzi e zimbelli di turno che servivano, ove fossero stati effettivamente presenti (del che vi sono in molti casi forti dubbi), da coperture e capri espiatori della natura più… “bovina”.. o meglio… “caprina”,  in vista di un progetto globalista predisposto da lungo tempo da precise forze costituenti quello che può essere definito il “potere reale” che non coincide con quello degli “amministratori di condominio” rappresentati dai vari governi nazionali e locali soggetti al gradimento o alla censura dei veri padroni della realtà moderna.

Una natura, la loro, sì da autentici mostri, per quella veramente diabolica astuzia di essere riusciti a far credere (ma forse solo a chi vuole crederlo…) che le stragi nelle moschee e nei mercati dei Paesi occupati (o “liberati”) sono compiute non già dagli occupanti che non hanno interesse a ciò e che amano le popolazioni locali ma dai figli di quegli stessi Paesi che agiscono contro le loro stesse famiglie, le loro madri e figlie mentre vanno nei mercati a fare spesa o nelle moschee a pregare. Ed in questo agisce l’altra subdola operazione di divisione tra Paesi islamici, tra “Sunniti” e “Sciiti”, alimentata con ogni mezzo, nella speranza che siano le stesse lotte e divisioni interne ad esaurire la naturale resistenza delle popolazioni locali.

In fondo chi è capace di compiere certe cose è un pazzo ed un criminale, ma chi è capace di farle compiere riuscendo addirittura a trarne l’utile di far accusare altri su quali dovranno ricadere premeditate e progettate conseguenze da tempo agognate in un’ottica di dominio globale, merita veramente di essere considerato a pieno titolo, ed a pieno diritto nell’assoluta coerenza di linguaggio, più che un uomo, un demone incarnato quale è più probabile e logico che sia, chi è capace di tanto.  

 Per conoscere dettagliatamente tutti i differenti livelli di una “frode” passata sotto la definizione di “terrorismo islamico” (definizione accreditata dai media, dalla politica e ovviamente anche dall’accademia, che istituisce appositi “master” e “seminari”), si rimanda ovviamente alla lettura del Suo libro. Il lettore potrà infatti rendersi conto delle incredibili (ma non troppo, se ha capito che a comandare non sono questo o quel ‘governo’…) macchinazioni messe in opera per incastrare il “mostro” di turno. Piuttosto, poiché ci rivolgiamo a persone immerse in un ambiente – quello “occidentale” – che disabitua a ragionare in termini che non siano quelli di un supposto “materialismo” (il “materialismo” infatti non esiste), vorrei che approfondisse il legame tra il “progetto mondialista” o “globalista” e la “guerra al terrorismo” (islamico!). Inoltre, quali colpe a Suo avviso portano i rappresentanti (intendo quelli visibili) dell’Islam stesso nell’avallare questo clima di demonizzazione della loro tradizione? Non potrebbero appianare le divisioni alle quali faceva riferimento in nome di un pericolo ben maggiore? Oppure, ribaltando la prospettiva, potremmo dire che la mancanza di unità dei musulmani è dovuta proprio alla messa al bando delle voci più autorevoli e qualificate che avrebbero il diritto di esprimersi per guidare la “umma”?

La ragione dell’attacco all’Islam è esattamente questa:  la “civiltà moderna”, se civiltà si può definire un vivere caotico e senza principi superiori (non solo morali… dunque), deve, per sua natura e “missione”, diventare globale e lo deve anche per la sua stessa sopravvivenza in forza delle sue scelte  esistenziali. Bene, questo processo di “globalizzazione” implica un parallelo processo di “omologazione” al minimo comun denominatore delle facoltà umane, vale a dire, quello dei più bruti bisogni organici (o appena psicologici). Una qualunque autentica tradizione, essendo fondata su conoscenze, principi e valori anche spirituali oltre che umani e contingenti, e possedendo una sua identità che pur se fondata su principi universali e comuni ad altre forme è propria e strutturata per un dato “tipo umano” secondo le sue possibilità, fa da ostacolo a questo.

Se le forme-tradizioni hanno ancora una vitalità e sono vissute, costituiscono un freno, un ostacolo al processo di globalizzazione, il quale non si esaurisce poi soltanto in un ideale materialistico, consumistico ed edonistico fine a se stesso, ma ha anche una sua “filosofia”, una sua “pseudo-religiosità”, una sua “missione” da compiere, rovesciata rispetto alla Spiritualità e al destino trascendente dell’uomo. Ma questo ci condurrebbe lontano, per cui  noi qui ci fermiamo soltanto alla fase intermedia di questo processo e di questa finalità: alla “missione” politica ed economica di questa globalizzazione.

Se l’Islam è sotto attacco più di ogni altra forma tradizionale che sopravvive del passato, è soltanto perché è attualmente la più vitale; quella più vissuta a livello intellettuale e popolare ad un tempo. Dunque è un maggior ostacolo per le forze della “contro-tradizione”, delle quali il potere economico e finanziario, le oligarchie e quello che siamo soliti definire il “potere reale”, sono soltanto il penultimo anello della piramide; non sono il vertice, che è rappresentato da pochissimi individui dei quali qui non è nostra intenzione parlare anche perché ci condurrebbe lontano dal tema e dai limiti che ci siamo imposti con lo studio che abbiamo fatto sul “terrorismo islamico” e sui processi giudiziari, politici e militari in atto. Ma anche perché in fondo, a noi personalmente, interessa molto poco di quelle forze di vertice quanto ancor meno ci interessa di quelle intermedie, non essendo in competizione con loro per il possesso del mondo e delle banalità nelle quali, quelle forze, al pari della stragrande maggioranza degli uomini, esercitano e rafforzano le loro brame, le loro debolezze, i loro limiti ed i loro attaccamenti.

Quelle forze coscienti e consapevoli della loro missione “malefica”, per usare un termine che noi non limitiamo al suo significato puramente morale, hanno poi saputo esercitare sulla maggioranza degli uomini, un’influenza ottenebrante che ha chiuso certe facoltà superiori ed ha potenziato certe tendenze dissolutive dell’essere, dell’equilibrio e della forma umana tanto da crearsi un esercito sterminato di “servi” ai più diversificati livelli, ma che sono tuttavia opportunamente tenuti in condizioni di conflittualità reale tra di loro, ma per differenze che in realtà non esistono, come nel caso delle illusorie alternative ideologiche e di potere apparente, di modo che non si esca mai dalla trappola e dalla stessa influenza suggestiva.   

Le colpa dei rappresentanti dell’Islam? L’ignoranza…. Ignoranza innanzi tutto della loro Tradizione, non soltanto delle regolette e delle nozioni quantitative ma della sua essenza; ignoranza su cos’è la Spiritualità innanzi tutto; poi: brama del mondo alla stregua della stragrande maggioranza degli uomini, tanto da metterli in competizione di potere con quelli che per disposizione naturale ed ideologica vi sono già portati;  infine, in non pochi: ipocrisia e malafede unite alla sete del potere, del successo e alla conquista dei… ‘paradisi di questo mondo’.

Ho semplificato, ma il problema è molto più vasto e non può essere afferrato completamente da formule sintetiche, a meno che non si possieda una qualificazione intellettuale innata capace di ridestare certe facoltà e possibilità al solo tintinnio di certe… campane o alla voce di un certo… adhân.

Lei ha accennato alla forza ottenebrante esercitata sulla maggioranza degli uomini da questa “civiltà moderna” affinché siano indotti a reagire automaticamente in maniera ostile nei confronti dell’Islam e dei musulmani. Nell’esperienza pluriennale che ha maturato nel corso di questi processi, ha avuto modo di constatare quanto questa specie di sortilegio operi anche negli “addetti ai lavori”, ovvero in coloro che nelle forze di polizia e della magistratura ritengono in buona fede di svolgere una battaglia contro un concreto “pericolo”, forse l’unico grande “pericolo” che ci minaccia tutti? Oppure crede che a certi livelli in fondo tutti abbiano capito che si tratta di una messinscena, ma per quieto vivere, o per altri inconfessabili motivi, alimentano con le loro azioni questa storia del “terrorismo islamico”? E come viene considerato il suo lavoro nei suddetti ambienti che stanno, per così dire, “dall’altra parte della barricata”: con rispetto e stima, soprattutto alla luce degli esiti processuali, oppure come quello di un “rompiscatole” che col suo meticoloso lavoro mette il proverbiale ‘bastone tra le ruote’?

Sì, questo “sortilegio” come Lei lo definisce agisce anche negli addetti ai lavori che il più delle volte sono in buona fede e ritengono veramente di fare il bene ed il meglio. E questo vale per le Forze dell’ordine, per i P.M. e per la maggioranza dei giudici.

Questo non esclude che possa darsi il caso di chi, capendo il momento, si affidi all’onda degli eventi e sappia trarre un vantaggio in termini di encomi, di carriera, di prestigio e di successi personali, ma non è sempre così e non è per tutti così. Poi c’è anche il caso, comunque non comune, di chi, soprattutto a livelli più elevati,  abbia capito che sì qualcosa non va o addirittura percepisca il reale senso delle cose e, secondo i casi, assecondi “per quieto vivere”, come dice Lei, o magari per paura. Rarissimo, ma non escluso, il caso di una condivisione sottile o addirittura consapevole di quello che si comprende essere un attacco interessato e motivato da altre ragioni che non quelle ufficiali, a quella diversa cultura ed identità islamica che viene avvertita come fastidioso ostacolo alla realizzazione della promessa di un mondo dove la felicità ed il “paradiso” sono già, o saranno comunque realizzati, sulla terra. Una promessa che, ovviamente per chi la fa, è solo strumentale al mantenimento del proprio potere, e, per chi ci crede, una speranza alla quale restare aggrappati disperatamente.

Quanto all’altra domanda devo rispondere che pochissimi mi hanno fatto sentire come un “rompiscatole” anche quando sono stato duro nell’esercizio del mio mandato difensivo e niente affatto conformista e convenzionale con l’interpretazione e l’origine dei fatti di terrorismo; forse perché non sono mai stato un attaccabrighe, ma ho sempre agito con razionalità e convinzione sincera senza provocazioni o senso di sfida. Ho ricevuto (e ho sempre dato) rispetto e stima nelle Corti, e se debbo proprio cercare un’eccezione che possa farmi sospettare che chi era chiamato ad emettere la sentenza sapeva già fin dall’inizio che cosa voleva e che cosa avrebbe fatto, credo che questo non sia accaduto più di due volte. Una sensazione che non saprei dire se, qualora ci fossimo guardati negli occhi, sarebbe sconfinata in una risata visto che due satiri non possono guardarsi in faccia senza ridere oppure se avesse prevalso nell’altro il sarcasmo di chi non sopporta che la verità possa essere conosciuta ed in cuor suo avrebbe magari pensato: “Parla, parla pure… tanto infine tu sai quanto me che non cambierà nulla e a nulla ti servirà aver capito troppo…”.  Ripeto che, se questo è avvenuto, non è stato più di due volte; ma si tratta di una sensazione soggettiva che potrebbe non corrispondere a verità e non è peraltro lecito dire in quale occasione.

L’ultima cosa che vorrei chiederle è una previsione: crede che assisteremo ancora ad altri eclatanti casi di “terrorismo islamico” mediatico-giudiziario? Glielo chiedo perché da una parte, la cosiddetta “al-Qa‘ida” pare essere oramai diventata sempre meno spendibile come spauracchio, specialmente dopo l’altrettanto cosiddetta “morte di Bin Laden” (di cui non hanno mai mostrato il cadavere!); ma dall’altra, vi è tutto il settore mediterraneo e vicino-orientale in corso di sconvolgimento, con la progressiva eliminazione di governi di cui tutto si può dire ma non che fossero a favore dell’“integralismo islamico”… Gli ultimi casi che hanno visto alla sbarra degli arabi, in Italia, non a caso riguardano degli studenti libici in Italia fedeli al loro governo rovesciato con la forza… insomma, non i soliti “integralisti islamici” utili alle cronache…

Personalmente ho motivo di credere che in tutte le cosiddette “primavere arabe” non ci sia nulla di spontaneo; è semplicemente cambiata la tattica di ingerenza: ai “falchi” dell’impero che volevano una politica militare, di intervento e di occupazione con i mezzi blindati (e le bombe al fosforo e…) sono subentrate le “colombe”  che hanno capito che si può ottenere la stessa cosa, anzi di più, rovesciando i governi dittatoriali, servi collocati in quei paesi per tenere a freno le spinte identitarie ma ormai non più utili perché hanno finito col provocare negli anni, da un lato, esasperate reazioni interne e dall’altro lato, forme di “infedeltà” verso l’”impero” mosse da una crescita non più tollerabile dall’”imperatore”, di ambizioni individualiste. Così si è preferito affidarsi all’irrazionalità popolare (osservata e controllata comunque dall’esterno…) nella certezza che, al momento opportuno, per la sua caoticità e disorganizzazione, sarà facile afferrarla e poi rimetterla all’obbedienza con un po’ di minigonne e… pane.

Per ora a questi “guardiani” basta rimanere ad osservare che in quei paesi le varie forze contrastanti si dissanguino da sole per intervenire alla fine a raccogliere facilmente i frutti di ciò che resta in modo da poter finalmente realizzare la “promessa” del Nuovo Ordine Mondiale, del “Paradiso in terra”  e del “migliore dei mondi possibile”, secondo le espressioni del “neo messianismo” (o meglio pseudo-messianismo) delle varie correnti pseudo-religiose e… paradossalmente, dello stesso materialismo anche più spinto.  Con la differenza però che, nell’uno e nell’altro caso, i dirigenti di questa suggestione sanno bene che questa “promessa” ha una sua valenza “pseudo-esoterica” che, al suo grado più basso e popolare è un inganno irrealizzabile, mentre al suo piano verticistico essi la concepiscono come il compimento di una “missione” che ha la sua origine nell’inquietante e tenebroso presupposto che l’esistenza e la natura attenderebbero di essere “perfezionate” e “completate” dall’intervento di “uomini eletti”. Uomini nel senso più terreno e naturalistico del termine che dovrebbero sanare l’impronta di imperfezione - a loro modo di pensare - lasciata da un relativo “principio creatore” ma che tuttavia non ha nulla a che vedere con il Principio Supremo, intendendolo essi come il polo complementare di una dualità irriducibile sulla quale ritengono di poter intervenire e persino sovrastare. Si tratta di quelle che sono definibili “forze della contro-tradizione”, della “contro-spiritualità” o della “contro-iniziazione”, coscienti e consapevoli (individui concreti e ben reali e non nebulose ed astratte entità), distinte da quelle forze ed individui semplicemente inconsapevoli e definibili della “pseudo-tradizione”. Le prime, nel mentre ingannano la stragrande maggioranza degli uomini, per questa loro invincibile ignoranza e squalificazione intellettuale a poter cogliere la benché minima nozione reale ed esperienza della realtà metafisica e dell’autentica Spiritualità in genere, sono rappresentate dagli esseri più perdutamente auto-ingannati.

Qui siamo ad un livello ben diverso, vale a dire veramente “verticistico” rispetto a tutte le altre sfere del “potere”; da quella più vicina a questo vertice del “potere reale”, quali le “oligarchie finanziarie ed economiche”, a quello più “apparente” quali i “governi” di turno, semplici “amministratori di condominio” di questi “condomini” del pianeta ma che pur svolgono anch’essi la loro funzione dissolvente ai loro rispettivi livelli. 

Beninteso: che in questi eventi, e nella realtà umana in genere, resti comunque e nonostante tutto, un’area di imponderabilità, e che questa non sia tuttavia affidata né al popolo né a qualcuno dei vari movimenti islamici e/o jihadisti,  né tanto meno a questo o quel partito moderato gradito alle Banche, all’Occidente o ad Israele, sono due verità sicure;  ma quest’ultimo è un argomento che a malapena sono in grado di capire quelli che si ritengono ancora “religiosi”, per cui può ben immaginarsi quanto possano prevederlo e capirlo soggetti intimamente “profani” ed assolutamente squalificati, intellettualmente, per poter comprendere la benché minima nozione che, anche di poco, sfugga alla grossolana esperienza della realtà.

Quanto al fatto se i casi sorti da operazioni di presunto “terrorismo islamico” continueranno, credo di poter rispondere che aumenteranno inglobando nella fattispecie di reato anche forme di “critica”, di “divergenza” dalle versioni ufficiali e convenzionali dei “fatti” attinenti alle notizie riguardanti il “terrorismo islamico” e che verranno considerate forme di “apologia”, di “istigazione”, di “copertura” e di “supporto logistico intellettuale” portato al presunto terrorismo operativo, ma potranno estendersi anche ad altre operazioni mirate non più soltanto contro l’Islam… ma contro tutto ciò che rimane di un pensiero, quando è troppo serio, non omologato. Nel mio ultimo libro “Il terrorismo islamico falsità e mistificazione – all’esito dei casi giudiziari, delle risultanze oggettive e delle indagini geo-politiche e sociologiche” (Editrice Agorà, Roma 2011) parlo, fra altro, proprio di questo. E potrebbe essere una delle ultime testimonianze di un pensiero libero sui fatti e sulla comprensione delle vicende del mondo.

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