<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0">
 <channel>
    <title>ARIANNA EDITRICE: rassegna stampa </title>
    <link>http://www.ariannaeditrice.it</link>
    <description>Arianna Editrice: rassegna stampa - articoli in primo piano</description>
    <language>it</language>
    <pubDate>Mon,  8 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
    <ttl>1140</ttl>
    <category>Politica e Informazione</category>    <image>
      <title>ARIANNA EDITRICE: rassegna stampa</title>
      <url>http://www.ariannaeditrice.it/img/saggezza.gif</url>
      <link>http://www.ariannaeditrice.it</link>
      <width>100</width>
      <height>78</height>
    </image>
          <item>
        <title><![CDATA[Italiani delocalizzati]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30466</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30466</guid>
        <pubDate>Mon,  8 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%"><tbody><tr><td width="100%"><span class="postdetails"><img src="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/01NET/Photo_Library/337/mondo_mappa_planisfero_103x131.jpg" alt="" width="103" height="131" /></span></td><td align="right" valign="top"><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&amp;file=posting&amp;mode=quote&amp;p=45722"></a><font size="4">&nbsp;</font></td></tr><tr><td colspan="2">&nbsp;</td></tr><tr><td colspan="2"><span class="postbody"><font size="4">Quello che succede in Italia &egrave; surreale. Le nostre aziende hanno esportato la produzione in Cina, in Romania, in Bulgaria, in Polonia, in Brasile con la benedizione dei governi. Il guadagno ottenuto &egrave; finito nelle tasche degli imprenditori che hanno abbassato i costi di produzione e mantenuti invariati i prezzi. E i prodotti fabbricati all&#39;estero, se progettati in Italia (quindi quasi sempre), hanno conservato il marchio &quot;Made in Italy&quot;. I dipendenti italiani sono stati licenziati a centinaia di migliaia, ma questo &egrave; un dettaglio. All&#39;export delle nostre aziende corrisponde da tempo la chiusura delle filiali delle multinazionali presenti in Italia. Da qualche mese sta diventando una fuga di massa. Dopo Alcoa, Fiat, Yamaha, Motorola e Nokia (per citarne solo alcune) &egrave; il turno della Glaxo che lascia a piedi 500 dipendenti in Veneto. Le nostre aziende delocalizzano e le imprese straniere chiudono. Il prossimo passo sar&agrave; la delocalizzazione degli italiani. </font></span></td></tr></tbody></table>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[C'é o no da essere arrabbiati? Oltre la destra e la sinistra]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30439</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30439</guid>
        <pubDate>Sun,  7 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p>&nbsp;</p><p>Adesso si dica onestamente se uno ha diritto di incazzarsi di brutto oppure no. In questi giorni sta saltando fuori, a getto continuo ma con riferimento ad una sola persona, quel che dissi in merito ad una complessa manovra, fintamente giudiziaria mentre era politica, fin da subito, nel 1993, ma su cui ho poi scritto per l&rsquo;essenziale (non tutto si poteva scrivere) alla fine del 1994. Tutti invece allora ad inneggiare a Di Pietro e alla meravigliosa magistratura (di Milano) che annientava i &ldquo;ladroni&rdquo; della prima Repubblica. Moralisti ipocriti e pericolosi per la loro &ldquo;doppia faccia&rdquo;, come li bollai senza un attimo di esitazione; fra l&rsquo;altro conoscendo bene quel che faceva &ndash; fin dagli anni &rsquo;60, ben prima della segreteria Berlinguer (1972) e del &ldquo;compromesso storico&rdquo; (1975-6) &ndash; il &ldquo;salvato&rdquo; Pci (che aveva appena abiurato e cambiato nome) e potendo perci&ograve; essere immediatamente conscio del vergognoso doppiopesismo. Adesso, tutto sommato, una nuova valanga di confusione &ndash; pur se si accenna, ma non si pu&ograve; farne a meno, a servizi italiani (sempre &ldquo;deviati&rdquo;) e stranieri &ndash; nasconde il significato oggettivo dell&rsquo;operazione, cui parteciparono probabilmente magistrati in buona fede e non solo un presunto agente di servizi segreti stranieri. Anch&rsquo;io &ndash; ma questo non lo scrissi per prudenza &ndash; pensavo che costui fosse la longa manus di &ldquo;ambienti&rdquo; statunitensi. Ma non era questo il fulcro della questione, quello che sostenni e dissi via via sempre pi&ugrave; apertamente (e, in questo blog, ribadito fin dalla sua nascita, coadiuvato da tutti gli altri redattori). <br />Il problema centrale era rappresentato da questi &ldquo;ambienti&rdquo; americani, e dai loro servi italiani (la Confindustria agnelliana e i &ldquo;cospiratori&rdquo; della &ldquo;sinistra antifascista laica&rdquo;, riunitisi sul panfilo Bri-tannia assieme a gruppi di vertice del &ldquo;gruppo Bilderberg&rdquo; per affossare gli interessi italiani a profitto di stranieri e dei loro &ldquo;quisling&rdquo; interni al nostro paese); problema che resta anche adesso sullo sfondo (ignorarlo del tutto non si pu&ograve; proprio, se si vuol distruggere Di Pietro). A me, dell&rsquo;indebolimento politico di quest&rsquo;uomo, non frega un bel nulla. Non lo apprezzo, non apprezzo la totale assenza di politica nella sua agitazione scomposta di tipo forcaiolo (coadiuvata da altri spregevoli manutengoli come quelli di Annozero, di Ballar&ograve; e tutti gli altri della stessa risma); mi interessa per&ograve; soltanto il suddetto problema centrale. <br />Lo denunciai, in perfetto isolamento (a parte Preve, che su questo ho sempre apprezzato), mentre i farabutti della stessa sinistra &ldquo;estrema&rdquo; partecipavano ai &ldquo;roghi delle streghe&rdquo;. Ricordo, anche se fu un miserevole scazzo interno al solito gruppettino di &ldquo;desperados&rdquo; di sedicente sinistra, di essere stato espulso da una rivista di questi meschini ambienti (con 6 voti contro 5) per aver detto quello che pensavo di uno dei redattori, che appoggiava pienamente, alla Flores d&rsquo;Arcais, questi miserabili truffatori di Mani pulite, in fregola di eliminazione di ogni pur minima autonomia italiana per consegnarci all&rsquo;industria &ldquo;privata&rdquo; (ai traditori fin dal luglio 1943, che si fecero passare, con la connivenza dei verminosi piciisti, per i &ldquo;Resistenti per eccellenza&rdquo;, quelli &ldquo;democratici&rdquo;, non i &ldquo;totalitari&rdquo; comunisti che diedero a quell&rsquo;unico glorioso episodio della storia italiana l&rsquo;80% dei morti, imprigionati, confinati; parola di Cossiga!). E questo redattore forcaiolo, senza minimamente aver fatto un cenno di autocritica, scrive ancora le sue cazzate &ldquo;costituzionali&rdquo; su rivistine di sinistra (o presunte tali), che ancora non si vergognano di ospitare simili &ldquo;cervelloni&rdquo;, per di pi&ugrave; incapaci, dato il loro ego smisurato, di ammettere i loro enormi svarioni; anzi vi perseverano.<br />Lasciamo queste miserie, cui ho immerso le mani e ne arrossisco ad ogni ricordo. Dicevo che non mi interessa Di Pietro in particolare. Semmai chiediamoci: come mai &ldquo;notiziole&rdquo; che certuni non potevano non sapere fin dall&rsquo;inizio &ndash; alcuni hanno cominciato a &ldquo;tirarle fuori&rdquo; solo da qualche anno, come Geronimo con la sua sempre accennata, sia pure reiteratamente, &ldquo;manina d&rsquo;oltreoceano&rdquo; &ndash; vengono adesso, dopo 17-18 anni, enfatizzate e documentate in relazione al solo Di Pietro (sia pure, lo ripeto, non potendo, pur a malincuore manifesto, non accennare ai mandanti)? Come mai, all&rsquo;epoca, nemmeno un Berlusconi difese Craxi; e anzi, se non ricordo male, ci fu un momento in cui offr&igrave; a Di Pietro la possibilit&agrave; di divenire parlamentare di centro-destra? Poi l&rsquo;altro fece una scelta diversa, probabilmente perch&eacute; Berlusconi dava fastidio ai mandanti per i motivi da noi messi in luce pi&ugrave; volte: in riferimento alla politica estera, ma anche per certi scontri con i &ldquo;poteri forti&rdquo; succubi degli americani, poteri oggi indeboliti e, credo, divisi fra loro.<br />Non ne faccio un motivo centrale; posso per&ograve;, come causa non irrilevante, pensare che la &ldquo;svolta attuale&rdquo; sia in relazione con l&rsquo;incapacit&agrave; quasi ventennale di Berlusconi di controllare i &ldquo;corpi spe-ciali&rdquo; e, in specie, i Servizi segreti? Mentre oggi, con il &ldquo;colpo d&rsquo;ala&rdquo; (per me vergognoso, sia chiaro, dimostrazione di incapacit&agrave; di reale strategia autonoma) del panegirico ad Israele (appoggiata pure per il tentativo di entrata nella UE), si &egrave; stretto a tutti i vari &ldquo;rabbini&rdquo; del mondo (importanti soprattutto le diramazioni in Italia e ancor pi&ugrave; nelle lobbies ebraiche americane), conquistandosi magari anche l&rsquo;appoggio del Mossad? Chiss&agrave;, forse si sono ammorbiditi anche quelli americani (pi&ugrave; difficile, questo dipender&agrave; dalle future mosse dell&rsquo;Eni, dalle manovre in corso nella finanza italiana di tipo &ldquo;weimariano&rdquo;, ecc.). In ogni caso, l&rsquo;assalto a Di Pietro &ndash; persona cui, sia chiaro, non concedo un briciolo di solidariet&agrave; n&eacute; di pena &ndash; ha un significato non meramente contingente; &egrave; segnale di certi spostamenti (magari di autentiche giravolte, con i voltagabbana che abbiamo per ceto politico), che andranno seguiti.<br />Qui mi limito ad auto-incensarmi per aver capito subito l&rsquo;essenza di certe manovre di quasi vent&rsquo;anni fa, le loro motivazioni internazionali e nazionali. Ed esprimo aperto disprezzo per gli sporcaccioni della &ldquo;sinistra radicale&rdquo; (manifestaiola in testa, con i suoi miserrimi intellettuali, auten-tici corruttori del clima politico italiano, anzi della semplice razionalit&agrave;; e non in buona fede, ma perch&eacute; smaniosi di potere e notoriet&agrave;, che le abominevoli classi dominanti italiane, Fiat in testa, hanno sempre loro concesso, trattandoli a volte come dei &ldquo;bambini&rdquo; un po&rsquo; birichini, un tantino &ldquo;in-genui&rdquo;, ma sempre manifestando rispetto per il loro bacato cervello di puri pennivendoli). <br />Ribadisco con nettezza, anche se &ndash; per necessit&agrave; e non certo per virt&ugrave; &ndash; in senso solo metaforico: le foibe per questa lercia sinistra e i suoi intellettuali (senza intelletto). Si costruisca, senza pi&ugrave; remore di destra o di sinistra, un&rsquo;autentica opposizione a chi cerca di trascinarci verso gli Stati Uniti e Israele. E anche sul piano interno, non seguiamo pi&ugrave; i tic di questa sporca sinistra &ldquo;radicale&rdquo;, ma pensiamo in modo pi&ugrave; razionale e adeguato alle giravolte che tutti i &ldquo;figli di p&hellip;&rdquo;, etichettati a destra o a sinistra, ci stanno imponendo, costringendoci a tour de force di comprensione (alla Sherlock Holmes).<br />Abbandoniamo veramente e destra e sinistra, con la volont&agrave; di unire &ndash; senza i soliti scazzi da &ldquo;bisbetiche (in)domabili&rdquo; &ndash; tutti quelli che pensano e agiscono razionalmente senza pi&ugrave; destra e si-nistra in testa! Per&ograve;, buona fede da ogni parte. E sopportazione delle differenze che comunque per-mangono, poich&eacute; sono d&rsquo;accordo con le considerazioni lasciate da Gennaro in un commento al blog.</p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Berlusconi e Travaglio uniti contro: i palestinesi]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30441</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30441</guid>
        <pubDate>Sun,  7 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<strong>Papino il Breve seppellisce Obama del Cairo e vuole comprarsi l&rsquo;Eni spendendo per&ograve; il meno possibile. Ecco perch&eacute; gli serve danneggiarla con il demenziale ordine di abbandonare l&rsquo;Iran, il nostro maggiore fornitore di petrolio: per farne calare il prezzo dell&rsquo;oro nero in Borsa. E se in Italia ci scappasse l&rsquo;attentato sarebbe l&rsquo;occasione buona per passare dalle leggi ad personam alle leggi speciali. E&rsquo; il Partito dell&rsquo;Amore, bellezza!<br /><br /><img src="http://www.greggossip.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/postimages/vaglio-marco.jpg" alt="" width="340" height="260" align="left" /></strong>&nbsp;<br /><br />In Israele il nostro capo del governo Silvio Berlusconi ha dato il meglio di s&eacute;, cio&egrave; a dire il peggio in assoluto. Sulla spinta verso il cielo dei suoi fenomenali tacchi non ha saputo resistere alla tentazione di sentirsi pi&ugrave; vicino al Dio della bibbia aggiungendo di getto al testo del discorso scritto l&rsquo;infelice e indecente frase &ldquo;La reazione di Israele a Gaza &egrave; stata giusta&rdquo;. Oltre che l&rsquo;ONU, una bella fetta della stessa popolazione israeliana, compreso un bel gruppo di militari che a Gaza c&rsquo;erano, tutti sanno che la reazione contro Gaza non &egrave; stata affatto &ldquo;giusta&rdquo;. <br /><br />Ho dimostrato in una precedente puntata del blog che massacrare in due settimane 1.400 persone su un totale di 1.400.000 abitanti equivale a massacrare l&rsquo;1 per mille dell&rsquo;intera popolazione. In appena due settimane! E ho dimostrato che neppure l&rsquo;intera campagna angloamericana di bombardamenti incendiari sulle citt&agrave; tedesche &egrave; arrivata a tanto, e in un periodo 50 volte pi&ugrave; lungo. Con la sua bella improvvisata il Chiavalier Papino il Breve ha sotterrato Obama e il suo discorso de Il Cairo, peraltro cadavere gi&agrave; sotterrato da Netanyahu. Diciamo che Berlusconi ne ha sigillato la tomba.<br /><br />Non vorrei essere nei panni di Marco Travaglio, o del Paolo Guzzanti riciclato n&egrave; di altri maestrini &ldquo;di sinistra&rdquo;, antiberlusconisti a tutto volume, ma per quanto riguarda Gaza berlusconissimi e filo mattanza anche loro. <br /><br />Travaglio col suo solito tono professorin-ieratico ha subito messo in chiaro nel suo blog, non appena i carri armati e i bombardamenti si sono messi in moto, che quella di Israele non era una guerra offensiva, ma una giusta operazione difensiva. Capisco che oggi &egrave; ormai impossibile non dico fare carriera ma anche solo non essere soffocati se non ci si inchina verso chi ha in mano gli assi, per&ograve; certi eccessi andrebbero evitati. Guzzanti nel suo blog modestamente intitolato &ldquo;Rivoluzione italiana&rdquo; ha addirittura augurato a Israele&nbsp; &ldquo;buona guerra&rdquo; contro Gaza, festeggiandola o supportandola con pacifiste del calibro di Fiamma Nierenstein, la vera vincitrice di questa fase politica.Chi come noi crede nel diritto all&rsquo;esistenza anche di Israele sa bene che le frasi da irresponsabile come quelle di Berlusconi, ripetizione imparaticcia di quanto incautamente risposto da Netanyahu a un giornalista nel corso della sua visita a Roma, legittimano di fatto anche la violenza di Hamas e affini. E infatti: se &egrave; giusto che Israele reagisca in quel modo per pochi morti in vari anni &egrave; simmetricamente ovvio che i suoi avversari o nemici ritengano altrettanto giusto reagire come reagiscono a causa dei molti pi&ugrave; morti, espropri, demolizioni di case e sradicamento di ulivi e aranceti subiti in 60 anni. E&rsquo; bene ricordare che mancano all&rsquo;appello oltre 400 villaggi palestinesi, e che le stesse cittadine prese di mira dai missili artigianali di Hamas, Sderot e Askelon, prima che ne venisse cacciata la popolazione erano cittadine palestinesi e avevano nomi palestinesi.<br /><br />In altre parole, chi declama le corbellerie berluscon-netanyahuine vuole solo soffiare sul fuoco. Per alimentare ancora l&rsquo;incendio che consuma quella parte del mondo e portare le fiamme di nuovo anche in Iran, mentendo ancora una volta con le balle &ldquo;atomiche&rdquo; come gi&agrave; fatto contro l&rsquo;Iraq. Dico portare le fiamme &ldquo;di nuovo&rdquo; perch&eacute; da Cesare e Crasso e altri ancora dell&rsquo;antichit&agrave; romana fino ai vari Napoleone e Lawrence di Arabia, &egrave; l&rsquo;Europa che ha invaso il Vicino e il Medio Oriente. Il primo pezzo di seta che i romani hanno visto lo ha portato Giulio Cesare dopo una campagna militare in Anatolia oppure, pi&ugrave; probabilmente, dai reduci della battaglia di Carre, in Mesopotamia occidentale, dopo la sonora sconfitta e l&rsquo;uccisione di Crasso. Se una volta c&rsquo;era da mettere le mani sulla Via delle Spezie e sulla Via della Seta, sulla Via dell&rsquo;Incenso e sul Periplo del Mare Etiope, cio&egrave; sulle rotte commerciali del Mare Arabo e del Mare Indiano che alimentavano Roma prima e l&rsquo;Europa dopo di ogni ben di Dio, dai sapori ai saperi fino all&rsquo;oro, oggi c&rsquo;&egrave; da mettere le mani sull&rsquo;oro nero&hellip; Nulla di nuovo sotto il sole: business as usual&hellip; Si insiste a darci a bere che l&rsquo;Iran vuole l&rsquo;atomica o comunque lanciare missili su Israele. Non credo che il governo iraniano, pur composto da preti e pertanto capace del peggio, non sappia che non farebbe neppure in tempo a mettere un missile in linea di lancio per ritrovarsi senza non solo quel missile. Peggio ancora se riuscisse a lanciarlo: ne seguirebbero una terribile rappresaglia e l&rsquo;invasione militare. Il governo di preti dell&rsquo;Iran vuole forse giocare la carta della tensione internazionale per meglio rafforzarsi all&rsquo;interno puntando sul nazionalismo, esattamente come hanno sempre fatto gli Stati Europei e a quanto pare vuole fare l&rsquo;Italia berluscona di Papino il Breve. Ma che voglia anche farsi invadere equivale a pensare che il pretume al governo sia composto da aspiranti suicidi: se l&rsquo;Iran fosse invaso il suo governo verrebbe travolto, perch&eacute; questa volta non verrebbe pi&ugrave; invaso solo dall&rsquo;Iraq armato alla carlona e quindi costretto a una guerra di posizione capace di produrre solo morti. <br /><br />La trovata &ldquo;buonista&rdquo; anzi &ldquo;buonistissima&rdquo; di fare entrare Israele nella Comunit&agrave; Europea ha il pregio di dar ragione al mondo arabo e islamico che ci accusa di usare Israele come testa di ponte di una nuova versione del nostro plurisecolare vizio del colonialismo. E&rsquo; ovvio che s&rsquo;&egrave; l&rsquo;Europa si allarga fino a territori che non sono europei si legittima chi parla di nuovo colonialismo. Scusate, ma in quale altro modo potremmo definire questo allargamento su terre altrui? Che diremmo se l&rsquo;Unione Araba o l&rsquo;Unione Africana o l&rsquo;Unione Asiatica decidessero di fare entrare nel loro seno, che so, l&rsquo;Austria o la Svizzera? Oppure: che diremmo se l&rsquo;Onu assegnasse loro S. Marino o Montecarlo e loro ci ficcassero qualche centinaia di testate atomiche? Dubito che lo stesso Bossi si limitarebbe a farsi i gargarismi o una bevutina con acqua del dio Po.<br /><br />Strana idea anche quella che a una democrazia, quale &egrave; il sistema politico israeliano, debba essere concesso di tutto, carneficine come quella di Gaza comprese. Erano democrazie anche la Francia e l&rsquo;Inghilterra, il che per&ograve; non ha impedito loro di fare le cose orribili che hanno fatto nei loro imperi coloniali in tutto il mondo. Abbiamo sempre qualcosa da esportare a fil di spada e a cannonate in terre altrui, dalla &ldquo;civilt&agrave;&rdquo;, di Roma ovviamente, alla &ldquo;vera religione&rdquo;, dalla &ldquo;moralit&agrave;&rdquo;, perch&eacute; gli africani e gli indios osavano andare in giro nudi a casa loro, al &ldquo;liberalismo economico&rdquo; e a &ldquo;un altro Dio e un altro Re!&rdquo;, come cantava la canzone fascista &ldquo;Faccetta nera&rdquo;. Ora esportiamo la &ldquo;democrazia&rdquo;. Tutte esportazioni che sono sempre e solo scuse per importare a costo minimo materie prime e merci varie altrui. Cio&egrave; per sfruttare popoli e territori altrui. Dimenticando che la nostra &ldquo;civilt&agrave; superiore&rdquo; e democratica &egrave; l&rsquo;unica al mondo che ha avuto per ben due volte, con Roma prima e con l&rsquo;Euroamerica dopo, l&rsquo;intero sistema produttivo e l&rsquo;intero assetto sociale basato sullo schiavismo! Se anzich&eacute; la nostra tratta dei neri a spese dell&rsquo;Africa, con annesse devastazioni, ci fosse stata per quasi tre secoli una altrui tratta dei bianchi a spese nostre, oggi il Terzo Mondo sarebbe l&rsquo;Europa. Di &ldquo;superiore&rdquo; abbiamo solo la capacit&agrave; di uccidere gli &ldquo;altri&rdquo; in quantit&agrave; industriale. Come del resto ben sanno gli ebrei europei.<br /><br />Oggi ci si riempie la bocca con le facili ciance delle radici &ldquo;cristiane&rdquo; abbellite buonisticamente con la dizione &ldquo;giudaico cristiane&rdquo;. A parte il fatto che pi&ugrave; che di radici sarebbe pi&ugrave; realistico e aderente al vero parlare di provenienze, visto anche che da Virgilio in poi ci vantiamo che i romani sono arrivati da Troia, cio&egrave; dalla Turchia, il problema &egrave; che il termine &ldquo;giudaico&rdquo; per le asserite radici &egrave; corretto NON per motivi religiosi, come vuole farci intendere il Vaticano e i suoi baciapantofola, ma tutt&rsquo;altro motivo. Vale a dire, solo perch&eacute; gli ebrei hanno contribuito all&rsquo;identit&agrave; e alla cultura europea post medioevale elaborando in Spagna assieme agli arabi musulmani per ben 800 anni tutto ci&ograve; che poi a noi &egrave; servito per innescare il Rinascimento. Perfino Dante e S. Francesco, oltre che Leonardo da Vinci e S. Tommaso e Galilei, senza quel pensiero e quegli apporti ebraico-musulmani o musulmano-ebraici&nbsp; non esisterebbero. Altro che le balle papaline diventante ora anche berluscone e legaiole. Se proprio vogliamo parlare di radici europee, dobbiamo allora parlare di radici &ldquo;giudaico-musulmane-cristiane&rdquo;. A meno che si voglia ridurre l&rsquo;Europa alla creatura fatta nascere dal papato per il proprio interesse materiale quando chiam&ograve; i germani di stirpe franca guidati da Pipino il Breve e poi da suo figlio Carlo Magno, veri e propri talebani dell&rsquo;epoca che hanno cristianizzato l&rsquo;Europa col ferro e col fuoco, a invadere il Belpaese per sconfiggere i longobardi e impedire cos&igrave; l&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Italia che questi stavano gi&agrave; realizzando con mille anni di anticipo sui Savoia.&nbsp; Prima o poi mi soffermer&ograve; sulle interessanti analogie tra la &ldquo;discesa in campo&rdquo; del Vaticano, cio&egrave; del governo della Chiesa, e la &ldquo;discesa in campo&rdquo; di Papino il Breve, al secolo Berluscon de&rsquo; Berlusconi: ognuno dei due ha agito solo ed esclusivamente per difendere la propria pagnotta. O meglio, la propria &ldquo;roba&rdquo;: parola che non a caso &egrave; parente del verbo rubare, inteso come bottino di guerra. Il Vaticano e Berlusconi sono &ldquo;scesi in campo&rdquo; per difendere il proprio bottino. Tutto il resto &egrave; abbellimento successivo degli avvenimenti. O, come direbbe il rabbino Hillel, &ldquo;tutto il resto &egrave; commento&rdquo;. Ma prezzolato.<br /><br />Guarda caso - ma non &egrave; affatto un caso - sia il potere della Chiesa che quello di Berlusconi si basano entrambi sugli stessi tre pilastri: il potere delle immagini, quello dell&rsquo;informazione e l&rsquo;enorme disponibilit&agrave; di soldi. Il potere delle immagini della&nbsp; Chiesa era ed &egrave; quello delle immagini sacre, esibite ovunque e a pi&ugrave; non posso. I mosaici, i dipinti e le vetrate delle cattedrali che raccontano storie bibliche, di santi, della Madonna, di Cristo, ecc., erano e sono l&rsquo;equivalente di Mediaset per Berlusconi, e viceversa: per entrambi un modo per creare, diffondere e illustrare la realt&agrave; nella quale vogliono che la gente creda, in modo da condizionarne le idee. Il monopolio detenuto per secoli dalla Chiesa sulla circolazione dei libri equivale al monopolio che Berlusconi ha di fatto sulla televisione, rafforzato dai giornali suoi o di famiglia, per condizionare il pi&ugrave; possibile la testa della gente. L&rsquo;enorme massa delle propriet&agrave; che aveva la Chiesa e la conseguente enorme disponibilit&agrave; di quattrini equivale alla gran massa di propriet&agrave; e quattrini di Berlusconi oggi, con gli stessi scopi e gli stessi effetti: creare ancor pi&ugrave; consenso assoldando il maggior numero possibile di intellettuali perch&eacute; trasformino in cultura, e in cultura dominante, ci&ograve; che serve per giustificare e stabilizzare il potere dei loro ricchissimi datori di lavoro. Se i poeti di Roma, compreso Virgilio, opportunamente pagati creavano i miti perfino della divinit&agrave; dell&rsquo;Urbe e delle discendenze eroiche, i Giuliano Ferrara, i Vittorio Sgarbi e i Ferdinando Adornato di oggi possono ben fare quello che fanno. Anche oggi &ldquo;l&rsquo;immagine&rdquo; e il mito &egrave; tutto. <br /><br />Ma se l&rsquo;Europa e gli Stati Uniti amano cos&igrave; tanto l&rsquo;esportazione della democrazia, perch&eacute; mai l&rsquo;abbiamo distrutta in Iran col golpe anti Mossadeq? Beninteso, oltre che in Congo con il golpe anti Lumumba, in Indonesia con il golpe anti Sukarno, in Cile con il golpe anti Allende, in Argentina&hellip;., ecc., ecc., ecc. E perch&eacute; mai accettiamo regimi odiosi come quello arabo saudita? E se Papino il Breve ama cos&igrave; tanto la democrazia da esportazione perch&eacute; non la esportiamo anche in Vaticano? E no! Al Vaticano per avere i voti elettorali del suo gregge gli lecchiamo la suola della pantofola pur essendo un pericoloso pezzo di Medioevo ancora cacciato in gola alle democrazie moderne. Beh, potremmo mandare i carri armati e la democrazia almeno a Montecarlo&hellip; Che oltretutto parlava italiano ed era sotto la protezione del regno di Sardegna fino al 1861. <br /><br />Anzich&eacute; blaterare dovremmo:<br /><br />- convincere i palestinesi ad accettare quel poco che ormai c&rsquo;&egrave; da accettare, togliendosi dalla testa qualunque illusione di rivincita o peggio ancora di &ldquo;distruzione&rdquo; o &ldquo;cacciata in mare&rdquo; degli israeliani. Un conto &egrave; distruggere il &ldquo;regime sionista&rdquo;, che essendo un regime come gli altri si pu&ograve; anche cambiare come se ne sono cambiati altri, compreso il regime comunista in Urss o il &ldquo;regime democristiano&rdquo; in Italia, e un altro conto &egrave; distruggere un Paese, per giunta con la sua popolazione. I palestinesi dopo 60 anni dovrebbero capire che dai &ldquo;fratelli&rdquo; arabi possono aspettarsi solo di essere trattati come appestati o carne da macello.<br />- Convincere Israele a farla finita con il colonialismo dei suoi coloni, a rendersi semmai conto che quando si ha in casa una minoranza di un&rsquo;altra popolazione che supera il 20% del totale allora si deve ammettere che si &egrave; un Paese binazionale, senza pretendere di chiudersi in un ghetto e detenere l&rsquo;intero potere. Visto che parliamo di democrazia, Israele dovrebbe finalmente dotarsi di una Costituzione e stabilire infine i suoi confini senza ambiguit&agrave; e irredentismi &ldquo;biblici&rdquo;, motivo di legittimo allarme per i Paesi vicini. Vero &egrave; che neppure l&rsquo;Inghilterra ha una Costituzione, ma &egrave; anche vero che pur essendo tuttora una monarchia ha inventato lei l&rsquo;Habeas Corpus e non ha nessuna ambiguit&agrave; territoriale in fatto di confini.<br />- Trattare con i Paesi vicini di Israele e con Israele per trovare un accordo realistico e una pace vera, con disarmo nucleare israeliano e rinuncia alle armi nucleari dei vicini. Ovviamente con un trattato che garantisca a tutti loro la nostra alleanza anche militare in caso di guai dall&rsquo;esterno.<br />- Espandere la Comunit&agrave; Europea? S&igrave;, benissimo. Ma certo non solo a Israele. Credo si possa fare di pi&ugrave; che fare entrare solo Israele e la Turchia, due facce militarmente poco rassicuranti e poco rassicuranti anche come politica verso le minoranze interne, vedi per esempio i curdi per quanto riguarda la Turchia. Se sono oltre 2.000 anni che da Roma all&rsquo;Europa intera, e ora anche con gli Usa, tentiamo di impadronirci del territorio che va dall&rsquo;Iran al Marocco, significa che comunque c&rsquo;&egrave; un intreccio di rapporti. Forti. Perch&eacute; non studiare allora una integrazione pi&ugrave; completa, ma pacifica? Credo che l&rsquo;ideale sarebbe una Comunit&agrave; del Vicino e Medio Oriente, estesa magari al Nord Africa, collegata man mano sempre pi&ugrave; strettamente alla Comunit&agrave; Europea. Oltretutto, sarebbe l&rsquo;unico modo per non finire tutti, Europa compresa, come vasi di coccio tra i vasi di ferro Usa e Cina. E a proposito di Cina continuiamo a far finta non solo di non sapere che da qualche tempo ha anche lei navi militari nell&rsquo;ex Mare Nostrum, ma anche che si &egrave; offerta di finanziare la Grecia, cio&egrave; un intero Stato della Comunit&agrave; Europea&nbsp; per evitarne il tracollo economico e che sta cercando di comprarsi quanti pi&ugrave; porti possibili anche nel Mediterraneo. <br /><br />Ma l&rsquo;Occidente non punta a nulla di tutto ci&ograve;, non punta cio&egrave; a risolvere i problemi ma a sfruttarne le tensioni. Prova ne sia che la Comunit&agrave; Europea ha mandato a occuparsi del problema israelo-palestinese un mascalzone patentato come Blair, che infatti non se ne occupa, batte la fiacca e si gode le prebende in attesa di un&rsquo;altra catastrofe che faccia il nostro (solito) gioco. A noi serve il petrolio! E il gas. Motivo per cui: &ldquo;Divide et impera&rdquo;, pi&ugrave; il complementare &ldquo;Mors tua vita mea&rdquo;. As usual. Noi preferiamo che vengano finanziate le madrasse: cristiane, musulmane ed ebraiche. Che sfornano tutte un bel numero di fondamentalisti: vale a dire, rispettivamente, nuovi crociati, talebani o kamikaze ed irredentisti &ldquo;biblici&rdquo;. Un mix infernale. Incendiario e potenzialmente devastante.<br />Politica gretta, cieca, cinica ed egoista, che potrebbe finire col costarci caro. E che come tutte le politiche grette, cieche, ciniche ed egoiste potrebbe&nbsp; provocare rivolgimenti oggi impensabili negli assetti politico territoriali anche europei. <br /><br />In fatto di petrolio Berlusconi punta a comprarsi l&rsquo;Eni, magari in tandem con il suo caro amico molto democratico Putin e con il noto campione di democrazia Gheddafi, al quale ne ha gi&agrave; venduta una quota, mi pare del 5% con possibilit&agrave; di arrivare al 20. Perch&eacute; l&rsquo;Eni? Per poter vendere Mediaset e magari anche i giornali a Murdoch e poter quindi dire che il conflitto d&rsquo;interessi non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;, restando comunque padrone di un settore ancor pi&ugrave; strategico e vitale. Ecco perch&eacute; in Israele Berlusconi ha sparato a zero contro l&rsquo;Iran mettendo nei guai Eni. Costringendola cio&egrave; a dare l&rsquo;addio a un mercato come quello dell&rsquo;Iran, vitale per il nostro rifornimento energetico, addio gi&agrave; imposto a tamburo battente, nero su bianco, con una lettera del governo all&rsquo;amministratore delegato dell&rsquo;Eni Paolo Scaroni. Indebolire oggi l&rsquo;Eni significa potersela comprare spendendo molto meno domani. Altro che interesse nazionale! S&igrave;, ha ragione il ministro berluscone degli Esteri, Franco Frattini, quando ha fatto eco alle sparate del suo datore di lavoro politico dichiarando a pettino in fuori: &ldquo;Serviamo solo i nostri valori&rdquo;. I valori economici, di Berlusconi&amp;C. Come dice Maurizio Costanzo, &ldquo;Consigli per gli acquisti&rdquo;.<br />E a proposito di Iran ed Eni vale la pena ricordare che gi&agrave; una volta il cane a sei zampe &egrave; stato stoppato a Teheran: quando l&rsquo;Eni stava aiutando l&rsquo;Iran del democraticamente eletto Mossadeq a scrollarsi di dosso le Sette Sorelle sanguisughe angloamericane. Ed &egrave; stata quell&rsquo;audacia di Enrico Mattei, il padre dell&rsquo;Eni, a decretarne in seguito la morte con l&rsquo;attentato al suo aero caduto vicino Pavia qualche anno dopo.<br /><br />Ora la storia si ripete, purtroppo temo per&ograve; non come farsa. Berlusconi se punta all&rsquo;Eni forse punta non solo all&rsquo;Eni, ma anche ad altro. A cosa? Ripeto ci&ograve; che ho detto in altra puntata: se poco pi&ugrave; di una sassata in faccia in piazza Duomo gli ha giovato politicamente come gli ha giovato, un eventuale attentato in Italia per ritorsione di qualche demente inviperito per i suoi discorsi in Israele gli gioverebbe ancora di pi&ugrave;. Dalle leggi ad personam alle leggi speciali. Dal parlamento ridotto a stadio a uno ridotto a suburra corporativa. Dalle leggi razziali contro i semiti ebrei a quelle contro i semiti araboislamici, con il vantaggio di farci restare comunque razzisti e antisemiti, per&ograve; facendoci sentire sempre &ldquo;ittagliani brava gente&rdquo;. Ma che dico? C&rsquo;&egrave; da aggiungere i padani bravissima gente&hellip;. Pensate che grande filmone: BB, cio&egrave; Berlusconi e Bossi, alla guida della nostra guerra contro Osama! Altro che Bush! Altro che Obama! Altro che Viagra: con una tale scarica di adrenalina e con una tale aureola di mega eroi galattici i due vecchietti potrebbero trombare escort, veline, miss, statiste, giornaliste, ministre e candidate elettorali ancora per decenni. E con la benedizione del papa. <br /><br />E&rsquo; il Partito dell&rsquo;Amore, bellezza! Solo che gronda odio, sempre di pi&ugrave; e alla grande. <br /><br />Per il resto: i vergognosi retroscena del caso Boffo, il vergognoso invio della portaerei Garibaldi ad Haiti NON per portare aiuti umanitari, che si inviano semmai pi&ugrave; rapidamente con gli aerei e le navi da trasporto, ma inviata - con apposita sosta di tre giorni in Brasile - per mettere in vetrina la nostra industria di armamenti navali&nbsp; approfittando del palcoscenico mondiale regalatoci dai 220 mila morti di Haiti.&nbsp; Che in definitiva sono solo &ldquo;negri&rdquo; e mulatti, insomma roba esotica e retrograda, puzzolente e incivile, mica pura razza ariana o addirittura celto-padana. Tutte cose che preferisco non commentare. Anche perch&eacute;, diciamo la verit&agrave;, ma che vogliamo di pi&ugrave;? Come sempre, &ldquo;Dio &egrave; con noi&rdquo;&hellip; Ora anche quello d&rsquo;Israele. Meglio di cos&igrave; si muore!<br /><br />Appunto.<br />]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Pecunia non olet.]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30455</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30455</guid>
        <pubDate>Sun,  7 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><br /><font size="2">La ricetta &egrave; quella consueta. Prima un assaggio di note allarmistiche: per esempio la nota della Standard&amp;Poor&rsquo;s che, nel dicembre appena passato, dichiarava &ldquo;negativa&rdquo; l&rsquo;economia della Grecia. Quindi prestiti per una boccata di liquidit&agrave; al Paese in crisi per il debito, con conseguenti dichiarazioni di &ldquo;crisi superata&rdquo;. E poi quanto sta accadendo in queste ore con accuse alla Bce di &ldquo;aver chiuso gli occhi&rdquo; di fronte all&rsquo;evidente crisi di indebitamento non soltanto della Grecia, ma della Spagna e del Portogallo e, naturalmente, anche dell&rsquo;Italia; con anticipazioni di rating di segno negativo per tutti e quattro gli Stati Ue &ldquo;malati&rdquo; da parte delle altre due maggiori &ldquo;agenzie&rdquo; finanziarie: Moody&rsquo;s e Fitch; con conseguente ribasso delle quotazioni dei cambi euro-dollaro; con Cassandre &ndash; le solite, da Paul Krugman agli esperti Pimco &ndash; che dichiarano l&rsquo;euro molto debole perch&eacute; affetto dall&rsquo;eventuale &ldquo;catastrofe&rdquo; di un&rsquo;esplosione dell&rsquo;indebitamento spagnolo.<br />Il risultato di tutte queste voci che annunciano crisi, &egrave; chiaro. I fondi di investimento&nbsp; multinazionali, alla ricerca di soggetti sui quali puntare i propri capitali per lucrare profitti dall&rsquo;usura, possono in queste ore rilevare a basso costo e a man bassa i beni economici e monetari dell&rsquo;eurozona. Con la beffa finale di &ldquo;dichiarazioni&rdquo; che scoprono &ndash; oggi: non certo al momento della firma degli esosi trattati di Maastricht, n&eacute;, nove anni, quando il varo dell&rsquo;euro fu celebrato come toccasana delle economie europee &ndash; come il conio e la distribuzione della moneta euro sia alla totale merc&eacute; di una Banca centrale europea che non risponde n&eacute; alle politiche economiche e finanziarie dei governi, n&eacute; ai popoli rappresentati, ma alle decisioni segrete di quel nido di finanzieri privati che, dall&rsquo;oscurit&agrave; di banche e fondazioni, tra Wall Street e la City, governano da tempo il mondo. Il signor Jean-Claude Trichet, il governatore della Bce, non pu&ograve; smentire questo assioma. Sono i suoi padroni. Sarebbe lesa maest&agrave;.<br />L&rsquo;Italia, dal 1992 a oggi, &egrave; stata spolpata di ogni suo tesoro pubblico, banche comprese. Il tutto nel nome delle direttive Ue sul &ldquo;libero mercato&rdquo; e sull&rsquo; &ldquo;abuso di posizione dominante&rdquo; dei trasporti, dell&rsquo;energia, della siderurgia, delle telecomunicazioni e cos&igrave; via. Per quanto riguarda le casseforti monetarie, gli gnomi della finanza internazionale hanno fatto bene attenzione, nove anni, fa, al momento del varo dell&rsquo;euro, a non disturbare i finanzieri-manovratori. Nessuno &ldquo;scudo sistemico&rdquo; europeo, nessun &ldquo;fondo&rdquo; monetario europeo (come in realt&agrave; aveva prospettato negli anni &lsquo;70 la coppia Schmidt-Giscard d&rsquo;Estaing) &egrave; stato creato per governare la nuova moneta e gli scambi commerciali intraUe.<br />Certo: il &ldquo;mercato europa&rdquo; non deve essere protetto. La grande speculazione finanziaria non gradisce lacci e lacciuoli. I profitti si devono fare tanti, presto, anzi subito, all&rsquo;istante.<br />Basta manovrare un po&rsquo; i cambi (l&rsquo;amico di Ciampi e Draghi, Georges Soros lo fece molto bene nel 1992, regalandoci svalutazione della lira e anni di stangate e di lacrime e sangue) &egrave; il gioco &egrave; fatto.<br />La Grecia va a fondo? Il Portogallo, pure? La Spagna anche... e l&rsquo;Italia non ne parliamo?<br />E chi se ne frega. La speculazione ha altri interessi, non quelli dei popoli.<br />Pecunia non olet.<br /></font></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[L'Europa dei Van]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30457</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30457</guid>
        <pubDate>Sun,  7 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><img src="http://www.euisu.eu/3skl/myasp/vortal/images/116/europa.jpg" alt="" width="340" height="275" /><br /><font size="3">&nbsp;&nbsp;<br />La Grecia scivola, la Spagna crolla, e neanche Francoforte e Milano stanno troppo bene, mentre la colf brasiliana di un&rsquo;amica saluta tutti e torna a Rio, dove il padre operaio si &egrave; messo in proprio e ha aperto una fabbrichetta. Fra qualche anno, dice l&rsquo;amica, finir&ograve; io a fare la colf a casa loro. Non capisco niente di economia, ma una cosa temo di averla intuita: dopo aver brillato per secoli e secoli sulle nostre teste, il sol dell&rsquo;avvenir si &egrave; spostato dall&rsquo;altra parte del mondo e ci sta lasciando all&rsquo;ombra, con l&rsquo;aggravante che a quel tipo di freddo non siamo proprio abituati. </font></p><p><font size="3">Nei momenti decisivi servirebbe uno scatto epocale. Davanti a colossi geografici come l&rsquo;America e la Cina, l&rsquo;Europa o si unisce o scompare. Lo sosteneva gi&agrave; un genio, tale Napoleone Bonaparte, due secoli fa. Aveva la vista lunga. Certo, lui avrebbe voluto unirci sotto il suo tallone, e non &egrave; esattamente di un padrone che l&rsquo;Europa ha bisogno. Per&ograve; neanche di ectoplasmi. Qualcuno di voi ha mai sentito la voce di Herman Van Rompuy? Non &egrave; un ciclista fiammingo, ma il presidente della Ue. Ignoro i suoi pensieri e i suoi poteri, ammesso che ne abbia. </font></p><p><font size="3">E la ministra degli esteri, la baronessa Ashton, con quel cognome da giocatrice di Wimbledon degli Anni Venti e la faccia da gemella triste di Martina Navratilova? Sono i degni leader di un continente votato all&rsquo;auto-dissoluzione e ripiegato sul proprio passato, che si sta inabissando senza neppure averne consapevolezza. Ma di questo passo fra un po&rsquo; ci rester&agrave; soltanto la Champions League. </font></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Il legame sociale più stretto? La Fratellanza comunitaria]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30459</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30459</guid>
        <pubDate>Sun,  7 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><img src="http://www.comunitarismo.it/mani.jpg" alt="" width="603" height="425" /></p><p><br /><font size="3">Fratellanza &egrave; in origine il legame naturale, per non dire biologico. Ma il termine fraternitas appare solo dal II secolo, fra autori cristiani. Diversissimo, talora opposto, il senso politico. Politicamente, fratellanza &egrave; il legame esistente (o auspicato come tale) nell&rsquo;organizzazione o nella comunit&agrave; di riferimento, fra chi condivide un ideale o difende una causa, e per estensione fra appartenenti a un&rsquo;entit&agrave; politica. Quindi la fratellanza non pare dissociabile dalla cittadinanza: esprime in senso politico il legame che dovrebbe unire i cittadini.<br />Nulla di fraterno nella fratellanza politica, che &egrave; una solidariet&agrave; elettiva e fa riconoscere come fratelli persone che sono connazionali, non familiari. Fratellanza non &egrave; fraternit&agrave;. R&eacute;gis Debray scrive ne Le moment fraternit&eacute; (Gallimard, 2009): &laquo;La fratellanza &egrave; opposta alla consanguineit&agrave;, &egrave; rimedio alla fratria. (&hellip;) Per me, si ha fratellanza infrangendo la cerchia della famiglia, la prigione delle comunit&agrave; naturali, dandosi una famiglia elettiva, adottiva, una famiglia transnaturata, se non denaturata&raquo;. Si nasce fratelli nella fratellanza politica solo perch&eacute; nati nella stessa societ&agrave; politica. Ma tale fratellanza s&rsquo;estende a ogni dimensione temporale: associa morti e vivi. Per Debray, &laquo;poich&eacute; i popoli, come gli individui, sono fatti di morti e di vivi, impossibile rispettare i vivi se non come fratelli minori dei morti&raquo;.<br />Come la solidariet&agrave; (che la fratellanza supera, affermando anche un principio), la fratellanza replica a una situazione. S&rsquo;afferma per opposizione. Dell&rsquo;occupazione fa una resistenza, dell&rsquo;umiliazione fa una fierezza. &Egrave; dunque pi&ugrave; dinamica. &Egrave; anche pi&ugrave; collettiva, pi&ugrave; &laquo;popolare&raquo; dell&rsquo;amicizia, che, col suo carattere elettivo, favorisce piuttosto il senso dell&rsquo;&eacute;lite. In tal senso Debray qualifica la fratellanza &laquo;sentimento moderno e democratico&raquo;, sottolineando anche che la fratellanza non saprebbe definirsi come un puro sentimento, perch&eacute; spesso &egrave; indissociabile dalla praxis, dall&rsquo;azione (&laquo;l&rsquo;amicizia culla, la fratellanza scuote&raquo;).<br />Ma questa &egrave; anche la ragione per la quale la fratellanza separa tanto quanto unisce. Come s&rsquo;&egrave; detto, la fratellanza politica non associa tutti gli uomini. Anzi instaura una potente dicotomia fra chi &egrave; visto come fratello e chi no. Integra i primi, esclude i secondi. Insomma, la fratellanza definisce un noi collettivo per opposizione a chi al noi non appartiene, e tiene a distanza o emargina. D&agrave; a questo noi la possibilit&agrave; di fare corpo. Ma non c&rsquo;&egrave; un noi senza un loro. Debray enuncia il principio che &laquo;nascendo dall&rsquo;avversit&agrave;, le comunit&agrave; fraterne stentano a rinunciare agli avversari&raquo;. Si fraternizza bene soprattutto contro l&#39;avversario comune.<br />Da notare anche certe differenze di natura tra la fratellanza e gli altri concetti della triade repubblicana, eguaglianza e libert&agrave;. La prima differenza &egrave; che libert&agrave; ed eguaglianza possono essere poste come diritti: ci sono &laquo;diritto alla libert&agrave;&raquo;, &laquo;diritto all&rsquo;eguaglianza&raquo;. Libert&agrave; ed eguaglianza possono inoltre specificarsi: libert&agrave; d&rsquo;espressione, di possibilit&agrave;, ecc. La fratellanza non ha genitivo. &Egrave; meno un diritto che un imperativo, perfino un obbligo. Ci si batte pro o contro la libert&agrave; e l&rsquo;eguaglianza, il che spiega come l&rsquo;una e l&rsquo;altra, quando s&rsquo;affrontano fautori e detrattori, possano dividere. La fratellanza invece riconcilia. Si &egrave; riuniti perch&eacute; l&rsquo;obbligo &egrave; di tutti verso tutti, di ciascuno con gli altri.<br />Altra differenza importante &egrave; che eguaglianza e libert&agrave; sono nella prospettiva dei diritti applicabili ai soli individui. Possono divenire valori individuali, mentre la fratellanza implica, per definizione, una comunit&agrave; o una collettivit&agrave;. Tale bene non &egrave; un attributo dell&rsquo;individuo, ma del sociale e della socievolezza: non c&rsquo;&egrave; fraternit&agrave; del singolo. Nel crescente disgregarsi del legame sociale, solo il concetto di fratellanza pu&ograve; ridarci un noi e rianimare il progetto collettivo. Le democrazie popolari si riferivano all&#39;eguaglianza; le democrazie liberali alla libert&agrave;. &Egrave; sulla fratellanza, fondata sul partecipare alla cosa pubblica della maggioranza dei cittadini, che vanno fondate le democrazie organiche.</font></p><p><font size="3">(Traduzione di Maurizio Cabona) </font></p><p><font size="3"><br /></font>&nbsp;</p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Gli agenti della Cia Al servizio delle grandi banche]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30460</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30460</guid>
        <pubDate>Sun,  7 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><font size="3"><img src="http://therearenosunglasses.files.wordpress.com/2009/01/bush_cia.jpg" alt="" width="532" height="472" />&nbsp;</font></p><p><font size="3">Uno degli scopi di questo blog &egrave; di evidenziare notizie che sfuggono al radar dei grandi media, ma che permettono di capire alcuni aspetti nascosti o opachi della realt&agrave; in cui viviamo. Recentemente ho scoperto una storia alquanto singolare: La Cia, sebbene impegnata da quasi un decennio nella lotta al terrorismo, permette ai propri agenti di &hellip; arrotondare lo stipendio offrendo i propri servizi a societ&agrave; private e in particolare a grandi banche di Wall Street (Goldman Sachs, ad esempio) e Hedge funds. A svelarla la vicenda &egrave; stato Politico, che a sua volta ha attinto a un libro di prossima uscita e io ne ho parlato in questo articolo . Esiste anche un&rsquo;agenzia di &ldquo;collocamento&rdquo; creata da agenti in pensione e denominata, guarda caso, come la Cia ma con la B ovvero Bia. La Cia si giustifica assicurando che se non permettesse il &ldquo;doppio lavoro&rdquo; molti lascerebbero l&rsquo;incarico. Sar&agrave;, ma la vicenda apre degli interrogativi inquietanti: che cosa fanno questi agenti? Politico una sola tecnica, quella che permette di capire se una persona sta mentendo senza ricorrere alla macchina della verit&agrave;. Troppo poco e troppo rassicurante. Sorgono, spontanee, molte domande: quanti agenti&nbsp; lavorano per terzi? Per quanto tempo? Usando quali tecniche?&nbsp;&nbsp; Hanno accesso al database e ai documenti top secret?&nbsp; E mi chiedo: il ricorso agli agenti della Cia &egrave; compatibile con il rispetto delle leggi sulla trasparenza o non rappresenta, piuttosto, un caso di concorrenza sleale? Lo sccop di Politico &egrave; passato quasi inosservato negli Usa. Una deputatessa ha presentato un&rsquo;interpellanza, il presidente della Commissione servizi del Senato ha promesso di interessarsi alla vicenda. Stupefacente la risposta dello Zar antiterrorismo, Dennis Blair, che ha lasciato intendere di non saperne nulla. Ha promesso che investigher&agrave; e far&agrave; sapere. L&rsquo;impressione &egrave; che le autorit&agrave; americane vogliano far passare la vicenda in sordina. Confesso che dopo i casi Madoff, Lehman, il crash finanziario, le connivenze tra lobby e mondo politico e conoscendo le logiche senza scrupoli dei banchieri di Wall Street, non mi sento affatto tranquillo, sapendo che Goldman Sachs e affini si avvalgono della Cia. E sarebbe il caso che l&rsquo;Europa chiedesse chiarimenti. O sbaglio?</font></p><p><font size="3">PS Intanto Google si allea con la National Security Agency, il Grande Fratello elettronico dei servizi segreti Usa&hellip;</font></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Barriere architettoniche]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30412</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30412</guid>
        <pubDate>Fri,  5 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<div id="content-main"><div id="post-4471" class="post-4471 post hentry category-italia tag-israele tag-italia tag-palestina tag-silvio-berlusconi tag-sionismo"><div class="posttitle"><p class="post-info">&nbsp;<a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2010/02/chi-lha-visto.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4472" src="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2010/02/chi-lha-visto.jpg?w=500&amp;h=353" alt="" title="chi l'ha visto" width="500" height="353" /></a></p></div><p>&nbsp;</p></div></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Berlusconi e Israele]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30416</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30416</guid>
        <pubDate>Fri,  5 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="99%"><tbody><tr><td>&nbsp;</td><td width="50" align="right"><a href="http://www.ariannaeditrice.it/admin/print.php?id=46033" target="_blank"></a></td></tr></tbody></table><table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" style="width: 99%"><tbody><tr><td valign="top"><img class="introimg" src="http://sites.etleboro.com/thumbnails/news/46033_zberl.jpeg" border="0" alt="" width="100" height="151" /> <div id="intro"><p><em><font face="Times New Roman"><font size="3">Il Premier Berlusconi conferma la sudditanza&nbsp;italiana ed europea ai poteri forti.</font></font></em></p></div></td></tr></tbody></table><br /><div><font face="Times New Roman" size="3">Grande interesse ha prodotto in tutti noi il comportamento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in visita diplomatica allo stato di Israele. </font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">Se inizialmente, ripetendo sostanzialmente la posizione degli Stati Uniti, ha criticato la politica degli insediamenti di Israele, ma a quanto pare citando solo quelli &ldquo;siriani&rdquo; e cio&egrave; cancellando l&rsquo;idea stessa di Palestina, ha successivamente approfondito la sua posizione ed ha confermato (se ce ne fosse stato bisogno) si essere quello che &egrave;: un politico occidentale, occidentalista, coerentemente organico allo schieramento guidato in condominio dagli Usa e da Israele.</font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">Ha in definitiva confermato di non essere <a href="http://www.cpeurasia.org/?read=25837" target="_blank">un&rsquo;anomalia</a>: sia nel senso negativo sia in quello positivo; nel primo palesando ad alleati e oppositori (interni ed esterni) di essere un vero &ldquo;sionista&rdquo; (cosa che a quanto pare significa essere un &ldquo;democratico&rdquo; visto che Israele &egrave; considerato un esempio da lor signori) e di stare in ottima compagnia fra i vari liberal-democratici atlantici, assassini o umanitari (a parole) che siano (cos&igrave; da coprirsi le spalle); ha poi confermato di non essere un&rsquo;anomalia positiva, in relazione al suo non bloccare la politica energetica portata avanti tradizionalmente dall&rsquo;Eni e dialogante con Russia e Libia. Berlusconi non ha la forza e neanche la volont&agrave; di difendere ed approfondire in questo senso la politica estera italiana: gli basta non mettere i bastoni fra le ruote, soprattutto perch&eacute; ne fiuta i vantaggi commerciali ed economici. </font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">Negli anni del cosiddetto &ldquo;neoatlantismo&rdquo; e della politica (energetica ma non solo) mediorientale dell&rsquo;Italia, e cio&egrave; l&rsquo;arco di tempo che parte dagli anni 60 ed arriva sino agli 80, il nostro paese in cambio della fedelt&agrave; occidentale nella lotta all&rsquo;Unione Sovietica, riusciva ad avere mano libera appunto nel medio oriente, parteggiando per i palestinesi per esempio e, attraverso l&rsquo;Eni, collaborando con i vari paesi del &ldquo;terzo mondo&rdquo; e producendo ottime relazioni reciproche.</font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">Dopo il crollo dell&rsquo;Urss l&rsquo;Italia perse importanza, cos&igrave; da doversi appiattire completamente ai diktat statunitensi, ma la situazione fluida ed i cambiamenti geopolitici in atto, come il lento ritorno della Russia, hanno dato la possibilit&agrave; all&rsquo;Eni (non ostacolata dallo Stato) di dar vita a rapporti molto importanti ed utili per la nostra economia, come la partnership con la russa Gazprom nel futuro corridoio energetico South Stream che porter&agrave; gas all&rsquo;Europa. Rapporti per nulla ben visti da Washington. In questo scenario, oltre al ritorno sulla scena del &ldquo;grande gioco&rdquo; anti Russo, bisogna fare i conti con l&rsquo;importanza di quello mediorientale e quindi i richiami all&rsquo;ordine da parte di Usa e sionisti. L&rsquo;occupazione militare in Somalia, nello Yemen, senza ovviamente citare la stessa presenza di Israele stato nucleare in un mare arabo, si sommano alle evidenti minacce che da diverso tempo stanno rivolgendo alla Repubblica Iraniana e alle quali ovviamente Berluska si &egrave; accodato. In questo senso c&rsquo;&egrave; pure da sottolineare come le parole del premier italiano possano essere interpretate come una presa d&rsquo;atto di una <a href="http://www.terrasantalibera.org/reale_motivo_disinvestimento_italiano.htm" target="_blank">guerra imminente proprio in Iran</a>, come un suonare la ritirata per aziende e rapporti commerciali.</font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">Ed allora ecco che Berlusconi, burattino della colonia Italia (110 basi Usa/Nato sul nostro territorio) viene chiamato a genuflettersi davanti ai padroni sionisti; a pochi giorni dalla famigerata &ldquo;giornata della memoria&rdquo; con la quale Israele cerca di crearsi una &ldquo;norma fondamentale&rdquo; per giustificare la sua ingiusta presenza; giornata della memoria di violenze legate alla seconda guerra mondiale, quando lo stato ebraico neanche esisteva! Quale cosa pi&ugrave; evidente di una norma fondamentale a carattere globale (!) per capire il carattere &ldquo;imperialista&rdquo; della coalizione Usa-Israele; e ancora di pi&ugrave;, una &ldquo;grande norma&rdquo; nata dalla violenza, non pu&ograve; che produrre un mostro di violenza mai vista al quale per&ograve; ritualmente i capi di Stato succubi devono inginocchiarsi.</font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">A meno di non essere Russia o Cina, Venezuela od Iran, Stati sovrani in grande crescita &egrave; praticamente impossibile aspettarsi che un politico italiano possa non obbedire al richiamo dei burattinai. Conferma ci viene dal contemporaneo viaggio negli Usa di Fini (che sarebbe un antagonista di Berlusconi) o del fatto che le sinistre abbiano pubblicato sui loro giornali articoli in cui dicono che s&igrave;, Berlusconi ha espresso amicizia per Israele, ma &egrave; pur sempre un amico del perfido Gheddafi e in Israele sarebbe processato(L&rsquo;Unit&agrave; del 3 e 4 febbraio per esempio). La diplomazia &egrave; simile al &ldquo;calcio mercato&rdquo;, se ne parla tanto, ma i veri affari si fanno lontano da occhi indiscreti; per quanti anni l&rsquo;Italia seppur con idee diverse ha votato favorevolmente a risoluzioni Onu soltanto perch&eacute; il suo voto contrario sarebbe stato inutile e invece l&rsquo;appoggio agli Usa era un guadagno di posizione agli occhi del padrone (come interpretare il rifiuto di berlusconi al rapporto Goldstone?); o come non vedere lo spirito da diplomatico/piazzista di Berlusconi quando dopo essere stato alla Knesset incontra Abu Mazen dicendo una delle cose odiate dagli israeliani &ldquo;vittime di Gaza come vittime della Shoah&rdquo; <a href="http://www.cpeurasia.org/?read=43038" target="_blank">(sebbene anche questo sia concetto politicamente corretto)</a>.</font></div><div><font face="Times New Roman" size="3">Bisogna continuare a guardare alla situazione internazionale, sperando e lavorando affinch&eacute; diventi sempre pi&ugrave; chiaro che la sovranit&agrave;, per esempio nella politica energetica, &egrave; l&rsquo;unico modo per fare gli interessi dell&rsquo;Italia e dell&rsquo;Europa (soprattutto in un momento in cui aziende e multinazionali che hanno prosperato con soldi di stato chiudono per aprire filiali negli Usa) . Non bisogna invece affrontare le questioni da tifosi, n&eacute; anti n&eacute; pro, ma pragmaticamente superare le parole e gli esempi grotteschi dei nostri finti governanti. Per questo auspichiamo che i rapporti fra Italia ed Iran non degenerino, ma anzi possano rinforzarsi per il benessere dei popoli italiano e iraniano; che sia fatta finalmente giustizia per i milioni di palestinesi usurpati della propria vita dai criminali sionisti, e che non ci si venga a dire che i muri innalzati non si vedono.</font></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Berlusconi non ha visto il muro]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30418</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30418</guid>
        <pubDate>Fri,  5 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><font size="3"><img src="http://mattiafl.files.wordpress.com/2009/07/muro_03.jpg" alt="" width="580" height="370" /></font></p><p><font size="3">Con mezzo governo Berlusconi &egrave; andato in Israele per fare affari e per promettere che non ne far&agrave; pi&ugrave; col nemico iraniano. Diligentemente &egrave; andato a visitare il museo della Shoah, scrivendo un&rsquo;apposita frase che attesta il suo orrore per quella ignominia. Poi dall&rsquo;hotel King David dove con il suo seguito occupava una &ldquo;suite regale&rdquo; con altre 170 stanze e vestiva un accappatoio bianco con su scritto a lettere d&rsquo;oro &ldquo;Silvio Berlusconi&rdquo;, si &egrave; spostato alla Knesset per dire che Israele &egrave; la migliore democrazia del mondo e che bene ha fatto a punire i palestinesi con l&rsquo;operazione &ldquo;Piombo fuso&rdquo; e con il massacro di Gaza, nonostante la condanna ufficiale dell&rsquo;ONU da cui l&rsquo;Italia del resto gi&agrave; si era dissociata votando contro di essa.</font></p><p><font size="3">Tutto questo il nostro presidente del Consiglio ha fatto nel giorno in cui a Roma alla Camera faceva votare dai suoi devoti la legge-beffa che, unica nelle democrazie dell&rsquo;Occidente, sancisce la legittima latitanza sua e dei suoi ministri dalle aule giudiziarie nelle quali fossero processati anche per i pi&ugrave; gravi reati; una legge cos&igrave; ingegnosa (si raffina con il ripetuto esercizio l&rsquo;arte di Ghedini) che questa latitanza non ha nemmeno bisogno di essere consumata all&rsquo;estero, come almeno fece Craxi, ma pu&ograve; essere meramente figurativa e vissuta allegramente in Italia.</font></p><p><font size="3">Nello stesso giorno Berlusconi si trasferiva nei Territori occupati per una doverosa visita all&rsquo;infelice Abu Mazen. Per passare da Israele nei Territori bisogna imbattersi nel Muro che sigilla i palestinesi nel loro &ldquo;apartheid&rdquo; e sfregia la Terra santa e la stessa Gerusalemme.</font></p><p><font size="3">Ma ai giornalisti che gliene chiedevano le impressioni lo statista ha detto di non averlo veduto, occupato com&rsquo;era a riordinare le idee per l&rsquo;incontro con l&rsquo;Autorit&agrave; palestinese. Ma non si pu&ograve; avere alcuna idea da scambiare con i palestinesi, se non si vede il Muro, che &egrave; come la trave ficcata nel loro occhio.</font></p><p><font size="3">Non vedere il Muro che &egrave; la pi&ugrave; imponente opera edilizia della regione, &egrave; come andare in Egitto e non vedere le piramidi, &egrave; come essere andati nella Germania divisa e non aver visto il Muro di Berlino, &egrave; come essere andati ad Auschwitz senza aver visto il cancello con la scritta sul &ldquo;lavoro che libera&rdquo;.</font></p><p><font size="3">Non vedere il Muro che uccide la Palestina e ghettizza Israele &egrave; come non vedere gli operai licenziati di Termini Imerese che salgono sui tetti, o quelli dell&rsquo;Alcoa, o i disoccupati e i cassintegrati che assediano palazzo Chigi, per proteggere il quale il centro di Roma si &egrave; trasformato in un bivacco della polizia.</font></p><p><font size="3">Non vedere il muro che da Nazaret impedisce di andare a Betlemme, e da Gerusalemme blocca la strada per Emmaus, &egrave; come non vedere che c&rsquo;&egrave; la crisi economica che si abbatte su milioni di famiglie, e dire che tutto va bene, basta dare qualche condono ai ricchi che evadendo le tasse hanno messo le mani in tasca agli italiani poveri.</font></p><p><font size="3">Non vedere il Muro che modernizza la Terra promessa &egrave; come non vedere altri monumenti della modernit&agrave;: lo Stato di Diritto, il Cesare Beccaria dei delitti e delle pene, la divisione dei poteri, la funzione della magistratura, l&rsquo;universalit&agrave; della legge penale, l&rsquo;eguaglianza di tutti davanti alla legge.</font></p><p><font size="3">Non vedere il Muro oltre il quale &egrave; ricacciato l&rsquo;intero mondo arabo e islamico vuol dire rovesciare la politica estera italiana che ha intessuto legami e gettato ponti in tutto il Medio Oriente; significa distruggere l&rsquo;immagine dell&rsquo;Italia che per decenni ha compiuto il miracolo di praticare l&rsquo;amicizia con Israele senza rompere la solidariet&agrave; con i palestinesi; significa ignorare che il Parlamento italiano vot&ograve; a suo tempo per l&rsquo;ingresso non del solo Israele, come oggi vorrebbe Berlusconi, ma dei due Stati della Palestina e di Israele nella Comunit&agrave; europea, intesa non come una fortezza per lo scontro con gli arabi, ma come uno spazio in cui le frontiere si abbassano e Israele e Palestina potessero vivere insieme come Stati indipendenti e sovrani, non confusi ma non divisi nel godimento dello stesso territorio.</font></p><p><font size="3">Non vedere il Muro che umilia i palestinesi vuol dire andare da loro a promettere non la libert&agrave;, ma un po&rsquo; di soldi di un ipotetico &ldquo;piano Marshall&rdquo; per un impossibile &ldquo;benessere&rdquo;.</font></p><p><font size="3">Il primo ministro Netanyau ha detto che Israele non ha un altro amico pari a Berlusconi in tutta la comunit&agrave; internazionale. Povero Israele. Se amico di Israele &egrave; chi non vede il Muro, allora vuol dire che Israele vive nella irrealt&agrave;, in un mondo che non &egrave; quello vero, in un mondo dove non c&rsquo;&egrave; nessun altro che lui, un mondo che esiste solo nel sogno di chi &egrave; senza ragione. Questo sogno &egrave; molto pericoloso. Se ne pu&ograve; morire. E quello di far entrare il solo Israele nella Unione europea, per meglio combattere tutti insieme l&rsquo;Islam, non &egrave; un sogno, &egrave; un incubo.</font></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[La sinistra aristocratica e il Cavaliere del popolo]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30420</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30420</guid>
        <pubDate>Fri,  5 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td class="contentheading" width="100%">&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a href="http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&amp;do_pdf=1&amp;id=688" target="_blank" title="PDF" onclick="window.open('http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=688','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"></a>&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a href="http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=688&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=10" target="_blank" title="Stampa" onclick="window.open('http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&task=view&id=688&pop=1&page=0&Itemid=10','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"></a>&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a href="http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&amp;task=emailform&amp;id=688&amp;itemid=10" target="_blank" title="E-mail" onclick="window.open('http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&task=emailform&id=688&itemid=10','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;"></a>&nbsp;</td></tr></tbody></table><table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td colspan="2" valign="top"><p align="justify"><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt"><br /><br /><img src="http://www.giornaledelribelle.com/images/stories/z98.jpg" border="0" alt="Image" title="Image" hspace="6" width="142" height="222" /><br /><br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">L&rsquo;opposizione a Berlusconi assume in Italia, come sappiamo, forme per molti versi ossessive ed esasperate, che, del resto, fanno da contraltare al vero e proprio culto della personalit&agrave; appannaggio di molti dei suoi sostenitori, tanto che la vita politica italiana si &egrave; ridotta ormai da diverso tempo a null&rsquo;altro che ad un parossistico odio/amore per tale personaggio.<br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">Solitamente l&rsquo;opposizione tende a giustificare i suoi toni esasperati evidenziando i caratteri personalistici, autoritari, addirittura &ldquo;fascisti&rdquo; del governo Berlusconi, testimoniati da fenomeni quali il conflitto di interessi, le leggi ad personam, il continuo attacco alle altre istituzioni dello Stato; in genere, quindi, il carattere &ldquo;antidemocratico&rdquo; di tale governo, che cos&igrave; rappresenterebbe una rottura rispetto alla consolidata tradizione democratica del nostro paese. In realt&agrave;, ad uno sguardo pi&ugrave; attento, che sappia andare al di l&agrave; di simili formali e spesso retorici richiami al rispetto delle istituzioni democratico-parlamentari, molte di queste critiche nascondono istanze e tendenze espressione di sensibilit&agrave; e mentalit&agrave; la cui coerenza con un sentire veramente democratico appare per molti aspetti dubbia. <br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">Le suddette critiche, infatti, sono spesso indice di un&rsquo;<strong>insofferenza, quasi istintiva, viscerale, pi&ugrave; che verso la politica di Berlusconi, verso la sua persona</strong>, di una vera e propria avversione nei confronti dell&rsquo;uomo e della sua storia personale. Cos&rsquo;&egrave; che non si sopporta di lui? Qualcosa che sembra per molti versi agli antipodi dell&rsquo;autoritarismo e dell&rsquo;elitismo che gli si rinfacciano sul piano strettamente politico, e che ha a che fare piuttosto con le sue oscure origini, con il suo essere un uomo venuto dal nulla, il classico <em>self-made man</em>, che, come tutti gli &ldquo;arricchiti&rdquo;, anche una volta giunto ai vertici del pantheon economico e poi politico, ha mantenuto quel suo carattere sanguigno, insolente, guascone; le cui abitudini di vita, i cui gusti e desideri in nulla si distinguono da quelli dell&rsquo;uomo della strada, del cosiddetto italiano medio per non dire mediocre. Quel che non si tollera, insomma, &egrave; il suo essere totalmente privo di quella compostezza, quella misura, quella distinzione ed elevatezza d&rsquo;animo che dovrebbero addirsi all&rsquo;uomo di stato, all&rsquo;uomo delle istituzioni, in genere all&rsquo;uomo che ha raggiunto determinate posizioni nella societ&agrave;. Del resto &egrave; lo stesso Berlusconi a non aver mai fatto mistero di essere e voler continuare ad essere appunto un figlio del popolo; anzi, il suo clamoroso successo, anche e soprattutto in politica, &egrave; stato costruito proprio su ci&ograve;: &ldquo;<strong>il popolo mi vuole perch&eacute; sono uno di loro</strong>&rdquo; &ndash; ama ripetere il Cavaliere, e pi&ugrave; l&rsquo;opposizione evidenzia tali aspetti della sua personalit&agrave; e della sua vita anche privata &ndash; vedi il recente scandalo delle escort e degli allegri festini nelle sue ville - pi&ugrave; il consenso popolare nei suoi confronti sembra aumentare, proprio perch&eacute;, dopo tutto e come lui stesso ci tiene a rimarcare, lui non fa altro che fare &ldquo;quello che tutti fanno o vorrebbero fare&rdquo;. <br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">Sono proprio questi, in ultima analisi, gli aspetti del fenomeno Berlusconi che certa opposizione proprio non riesce a mandar gi&ugrave;, aspetti che in politica si traducono poi nel populismo, nel qualunquismo, nell&rsquo;antipolitica, di cui il Cavaliere ama presentarsi come il campione stesso. Perch&eacute; attorno a tale opposizione si raccolgono forze politiche e culturali eredi di una concezione della politica e dello Stato che della visione berlusconiana rappresenta gli antipodi e che, pur richiamandosi ad orizzonti schiettamente democratici e popolari, di fronte all&rsquo;evoluzione che la moderna societ&agrave; di massa ha conosciuto rischia di apparire, paradossalmente, conservatrice se non addirittura reazionaria, con tutto ci&ograve; che di aristocratico e di antidemocratico tali nozioni portano con s&eacute;. I partiti di centro-sinistra, gli ambienti liberal-progressisti che si riconoscono in riviste e giornali quali Repubblica, l&rsquo;Espresso, Micromega, ci&ograve; che resta della sinistra di tradizione marxista (vedi giornali quali il Manifesto), ovvero tutto il crogiuolo dell&rsquo;antiberlusconismo italiano, appaiono tutti legati ad una visione della democrazia, quella rappresentativa e partitica, dove il popolo &egrave; s&igrave; sovrano, ma dove la sua volont&agrave; viene costruita e mediata da &eacute;lite politiche selezionate e formate in ambienti - vuoi i circoli e le istituzioni culturali, vuoi le vecchie scuole di partito &ndash; dove al popolo, inteso come soggetto di per s&eacute; ignorante, ineducato ed apolitico, &egrave; sbarrato l&rsquo;ingresso, perch&eacute; secondo tale visione <strong>il popolo &egrave; sovrano finch&eacute; &egrave; educato e formato dalle &eacute;lite ai cui costumi ed ai cui intenti deve conformarsi</strong>. E non si tratta solo di certo mondo politico: come noto, anche le &eacute;lite economiche del nostro paese, il cosiddetto &ldquo;salotto buono&rdquo; della finanza italiana, il salotto che fu dei vari Agnelli, Cuccia, De Benedetti, il Cavaliere non l&rsquo;hanno mai tollerato e reso partecipe a pieno titolo del loro simposio, perch&eacute; ogni buona aristocrazia che si rispetti, quella del denaro come quella della terra di una volta, ha sempre visto con sospetto i <em>parvenu</em> dalle oscure origini.&nbsp;&nbsp;<br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">La societ&agrave; di massa, la societ&agrave; dei consumi, la &ldquo;societ&agrave; dello spettacolo&rdquo; hanno spazzato ormai via tutto ci&ograve;: la &ldquo;massa&rdquo; non vuole pi&ugrave; intermediari, non vuole pi&ugrave; essere educata e formata dalle &eacute;lite, adeguarsi ad una visione altra ed &ldquo;alta&rdquo; del sapere; al contrario, sono i suoi aspiranti rappresentanti che devono, se vogliono il suo consenso, adeguarsi a lei, ai suoi costumi, alla sua mentalit&agrave;, alla sua stessa volgarit&agrave;. Berlusconi &egrave; cos&igrave; il suo rappresentate &ldquo;naturale&rdquo;: uno di loro era e uno di loro vuol rimanere. Se nella visione dell&rsquo;opposizione permangono echi di antiche sensibilit&agrave; aristocratiche di cui la vecchia tradizione liberale come quella di matrice leninista-marxista non si sono mai liberate completamente (la tanto vituperata &ldquo;partitocrazia&rdquo; era dopo tutto anch&rsquo;essa un ultimo scampolo di governo &ldquo;aristocratico&rdquo; della societ&agrave;), <strong>il qualunquismo berlusconiano &egrave; l&rsquo;espressione pi&ugrave; genuina dell&rsquo;evoluzione ultima delle societ&agrave; democratiche</strong>, societ&agrave; che di partiti, &eacute;lite, leader ed intellettuali snob che pretendono di saperne sempre pi&ugrave; degli altri non ne vogliono pi&ugrave; sapere. <br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">Del resto, &egrave; questo il modello che in paesi da tale punto di vista molto pi&ugrave; &ldquo;avanzati&rdquo; del nostro &egrave; realt&agrave; da tempo: in Italia qualcuno ancora si meraviglia del fenomeno Berlusconi, ma negli Stati Uniti, la democrazia <em>par excellence</em>, <strong>i &ldquo;Berlusconi&rdquo; sono al governo da sempre</strong>: molti dei presidenti succedutisi alla Casa Bianca sono infatti dei semplici <em>self-made man</em>, degli &ldquo;arricchiti&rdquo; venuti dal nulla, come sono gran parte dei grandi magnati americani e com&rsquo;&egrave; tipico di una societ&agrave; fondata sul consumismo e sullo spettacolo. E a proposito di societ&agrave; dello spettacolo, se la sinistra <em>radical-chic</em> italiana storce il naso di fronte ad un arricchito qualunque che guida la nazione, in America possono diventare presidenti o governatori di importanti Stati federali star cinematografiche come Ronald Reagan o Arnold Schwarzenegger senza che nessuno ci trovi niente di strano! Come sappiamo, Berlusconi proprio di ci&ograve; &egrave; stato il pioniere, ovvero dell&rsquo;&ldquo;americanizzazione&rdquo; della politica italiana, politica trasformata in un gran supermercato, in un grande spot pubblicitario dove vince il miglior offerente, accelerando un processo storico a cui tutte le societ&agrave; industriali sembrano destinate ad andare incontro, con buona pace della sinistra <em>radical-chic</em> nostalgicamente legata ad un mondo, quello dei partiti e delle &eacute;lite governanti, ormai sulla via del tramonto.<br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">Di fronte a tale panorama, se solo ci fermiamo un attimo a pensare a quelli che erano i leader politici di una volta, leader di formazioni dichiaratamente democratiche, progressiste e popolari, ci troviamo al cospetto di figure che per il loro stile, per le loro abitudini di vita, appaiono quasi come conservatrici, addirittura reazionarie se paragonate ad un Berlusconi o a qualcuno dei suoi ministri! E senza andare troppo indietro negli anni: non diciamo un Togliatti, un De Gasperi, un Nenni, ma soltanto un Berlinguer, un Fanfani, un Moro, sembrano persone d&rsquo;altri tempi, quasi dei bigotti tradizionalisti di fronte ai costumi libertini, frivoli e disinibiti dei personaggi che popolano la politica d&rsquo;oggi! Nella sinistra odierna permangono cos&igrave; residui di tale insofferenza verso l&rsquo;esagerato ed ostentano appiattimento delle classi dirigenti sui costumi e sui gusti della massa, del popolo, nonostante degli interessi e della volont&agrave; di questo tale sinistra si dichiari, per la sua stessa ragion d&rsquo;essere, rappresentante e portavoce. E non &egrave; un caso che essa si senta invece solidale con altri ambienti, altre istanze, quali ad esempio quelle rappresentate dalla magistratura: anche qui, non si tratta solo di una questione istituzionale o di principio, ovvero difendere l&rsquo;indipendenza di un&rsquo;istituzione cardine dello Stato o l&rsquo;uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma di una naturale simpatia che si prova verso un mondo, quello appunto del diritto, della giurisprudenza, che da sempre una certa cultura liberal-conservatrice ha visto come <strong>oasi di acume intellettuale, di finezza di spirito e sobriet&agrave; dei costumi, in pratica come baluardo aristocratico contro lo strapotere delle masse</strong> e l&rsquo;eccessiva invadenza delle plebi nella gestione della cosa pubblica. <br /></span><span style="font-family: Verdana; font-size: 9pt">Se questa &egrave; la sensibilit&agrave; che alla fine l&rsquo;opposizione di sinistra al berlusconismo tradisce, ci vien quasi da dire che ad essa non resta che pianger se stessa: la difesa della democrazia, della sovranit&agrave; popolare e dei diritti di tutti di cui la cultura progressista ha sempre fatto la sua bandiera, nell&rsquo;evoluzione perversa delle societ&agrave; moderne, sembra portare inevitabilmente al dominio delle masse incolte, della volgarit&agrave; e dell&rsquo;egoismo individualistico, dominio completamente estraneo a quelle virt&ugrave; civiche ed a quel senso dello stato a cui la sinistra quelle masse sperava di educare. Insomma, nella societ&agrave; democratica moderna, un Berlusconi &egrave; sempre da mettere in conto. Anzi, per molti versi egli ne rappresenta il volto pi&ugrave; autentico. Non &egrave; forse questo che il centro-destra rinfaccia ai suoi detrattori? &ldquo;<strong>E&rsquo; stato scelto dal popolo! Chi &egrave; contro Berlusconi &egrave; contro la democrazia</strong>!&rdquo; - sentiamo continuamente ripetere. Come dargli torto? Ma forse quei detrattori, quella sinistra <em>liberal</em>, quei conciliaboli di intellettuali sempre un po&rsquo; con la puzza sotto il naso a cui si riducono oggi le forze della sinistra radicale che pur gli interessi del popolo dovrebbero sostenere, conservano, quasi inconsciamente, istinti e sensibilit&agrave; che con gli istinti e la sensibilit&agrave; del &ldquo;popolo&rdquo; hanno poco da spartire; conservano, quasi inconfessabile, quel disprezzo tipico dei ceti aristocratici verso tutto ci&ograve; che &egrave; plebeo, volgare, dozzinale. Forse anche loro, pensano, senza volerlo esplicitamente riconoscere, che, dopo tutto, &ldquo;il suffragio universale &egrave; illegittimo, poich&eacute; la stupidit&agrave; non ha il diritto di governare il mondo&rdquo; (Ernest Renan).</span></p></td></tr></tbody></table>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Psicologia della decrescita]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30429</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30429</guid>
        <pubDate>Fri,  5 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><img src="http://lh3.ggpht.com/_JN05LDzMnWU/SndR1tGh0II/AAAAAAAALZg/26k_AN0Djv8/lo-scorrere-del-tempo-il-trascorrere-il-passare.jpg" alt="" width="337" height="470" /></p><p><font size="2">La decrescita &egrave; in genere associata alla sfera economica. Si parla, cio&egrave;, di decrescita del prodotto interno lordo (pil) da ottenere attraverso il programma delle otto &ldquo;r&rdquo; (rivalutare, ristrutturare, rilocalizzare, riciclare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riconcettualizzare/reinquadrare), grazie al quale sarebbe possibile avviare &laquo;un circolo virtuoso di decrescita serena, conviviale e sostenibile&raquo;[1]. Questo evento viene presentato dai suoi avversari come qualcosa di catastrofico, in quanto produrrebbe disoccupazione, stagnazione, povert&agrave;, mentre abbiamo (avremmo) bisogno ora pi&ugrave; che mai di slancio, di ripresa, di maggiore competitivit&agrave;. Secondo questa visione delle cose, pensare che la macchina economica debba rallentare la sua corsa &egrave; pura follia, roba da manicomio. C&rsquo;&egrave; addirittura chi &egrave; convinto che la crescita sia oggi imbrigliata e che debba perci&ograve; essere liberata. &Egrave; il caso della Commission pour la lib&eacute;ration de la croissance fran&ccedil;aise, voluta da Nicolas Sarkozy all&rsquo;indomani del suo insediamento all&rsquo;Eliseo e presieduta da Jacques Attali (e della quale hanno fatto parte anche gli italiani Franco Bassanini e Mario Monti), i cui membri prevedono, a certe condizioni, una futura crescita annua mondiale del 5% &ndash; prospettiva ritenuta positiva e quindi altamente auspicabile. I sostenitori della decrescita osservano, dal canto loro, che la riduzione del pil non &egrave; sinonimo di minore ricchezza, bens&igrave; di ricchezza diversamente (e meglio) prodotta &ndash; ad esempio, incrementando la produzione di beni, sottratti al mercato, a scapito delle merci, funzionali allo scambio mercantile; di ricchezza che produce benessere inteso nel senso pi&ugrave; ampio e non solo materiale della parola. Se tutti auto-producessero, come accadeva fino a pochi decenni fa in pressoch&eacute; tutte le case, cibi in scatola, il pil diminuirebbe, perch&eacute; nessuno comprerebbe pi&ugrave; conserve di pomodori o marmellate, ma non per questo si mangerebbero meno pomodori o marmellate. &Egrave; vero, altres&igrave;, che l&rsquo;aumento del pil non pu&ograve; essere considerato di per s&eacute; un segnale positivo, in quanto nel calcolarlo di solito non si tiene conto dei danni che la produzione industrializzata, fortemente bisognosa di input chimici ed energetici, causa all&rsquo;ambiente. Paradossalmente, questi danni finiscono col far crescere il pil, poich&eacute; richiedono interventi di risanamento. D&rsquo;altra parte, la decrescita non comporta necessariamente una diminuzione dei posti di lavoro, dal momento che essa &egrave;, al contrario, in grado di creare occupazione in tutti i settori, largamente inesplorati, dell&rsquo;economia verde, ossia della produzione finalizzata alla riduzione dell&rsquo;impatto ambientale, al mantenimento di un&rsquo;accettabile impronta ecologica. <br />Comunque la si pensi, ci si iscriva al primo o al secondo di questi due &ldquo;partiti&rdquo;, &egrave; certo che la decrescita travalica la sfera puramente economica, proponendosi come progetto che investe tutti i campi dell&rsquo;esistenza. Quando Serge Latouche insiste sulla necessit&agrave; di decolonizzare l&rsquo;immaginario o quando osserva che bisognerebbe, a rigore, parlare non tanto di decrescita (termine che si &egrave; ormai peraltro imposto), quanto di a-crescita, allo stesso modo in cui si parla di a-teismo, poich&eacute; si tratta di uscire da una fede, da una religione, quella dello sviluppo, sottolinea, precisamente, la vastit&agrave; del concetto di decrescita. Sarebbe perci&ograve; monca, difettosa e carente l&rsquo;analisi di chi, abbordando questo argomento, non ne considerasse tutte le sfaccettature, una delle quali, e non delle meno importanti proprio alla luce di quanto asserisce Latouche, &egrave; quella psicologico-psicanalitica. Se, infatti, per decrescere dobbiamo anzitutto fare opera di igiene mentale (ripulendo, appunto, il nostro immaginario), allora tale aspetto assume un&rsquo;importanza fondamentale giacch&eacute; &laquo;ci apre a una psicologia dove il nemico non &egrave; pi&ugrave; un avversario che ci fronteggia, ma una presenza dentro di noi. La politica qui si insabbia, se vuole procedere con elaborazioni solo politiche&raquo;[2]. La nostra psiche &egrave;, in effetti, inquinata da secoli di &ldquo;predicazione&rdquo; tendente a imporre la tesi &ndash; niente affatto scontata, come ci si vorrebbe far credere &ndash; della moralit&agrave; intrinseca della crescita. Cambiano le pezze d&rsquo;appoggio utilizzate, che possono essere di tipo religioso (la crescita economica come segno dell&rsquo;elezione divina) o profano (la crescita come strumento che favorisce la pace, la tolleranza, la democrazia), ma la bont&agrave; dell&rsquo;argomentazione viene continuamente riproposta. Le due tesi possono, peraltro, tranquillamente coesistere. Come sosteneva l&rsquo;arcivescovo del Massachusetts William Lawrence, &laquo;a lungo andare, soltanto gli uomini morali si arricchiscono [&hellip;] La ricchezza fa lega con la devozione&raquo;[3]. Questo condizionamento psicologico, che induce a vedere nello sviluppo sempre e comunque qualcosa di positivo, &egrave; forse l&rsquo;ostacolo pi&ugrave; formidabile e difficile da rimuovere che gli &ldquo;obiettori della crescita&rdquo; si trovano a dover affrontare. Esemplare, in questo senso, &egrave; il saggio che il molto ortodosso ed ufficiale economista Benjamin Friedman ha dedicato a Il valore etico della crescita. Tutte le volte che egli si imbatte in fatti e circostanze che smentiscono la tesi ben illustrata dal titolo del libro (il che accade spessissimo nelle seicento pagine del voluminoso tomo), Friedman li liquida come &laquo;effetti collaterali infausti&raquo;[4] (in riferimento ai danni ambientali e alla cancellazione delle diversit&agrave; culturali), oppure come eccezioni, deviazioni, anomalie (termini riservati ai casi, molto frequenti, in cui si constata sviluppo pur in assenza del laissez-faire e delle istituzioni della democrazia liberale ed in presenza, invece, di un pi&ugrave; o meno accentuato dirigismo statale). A Friedman (e non solo a lui, purtroppo) non passa nemmeno per l&rsquo;anticamera del cervello l&rsquo;idea che potrebbe essere l&rsquo;assunto di partenza a non reggere. N&eacute; si pu&ograve; parlare di una sua malafede. Semplicemente, nel suo spazio mentale non &egrave; contemplato che si possa ragionare in termini diversi da quelli sviluppisti. Ad esempio, in termini di sobriet&agrave;, limiti, armonia.&nbsp; <br />Nell&rsquo;ordine fisico, di fronte a un inquinamento si reagisce in due modi. Anzitutto, si cerca di comprenderne la gravit&agrave; con delle apposite apparecchiature che lo misurano; poi si predispongono degli interventi per eliminarlo o, se ci&ograve; non &egrave; possibile, quantomeno ridurlo e riportarlo entro parametri sopportabili. In ambito psichico, occorre procedere allo stesso modo (anche se gli strumenti di misurazione di cui disponiamo non sono di carattere materiale), in primo luogo convincendosi che siamo malati &ndash; cosa non semplice, perch&eacute;, in questi casi, spesso il malato &egrave; convinto di essere perfettamente sano e rifiuta ogni intervento. La malattia di cui soffre l&rsquo;uomo contemporaneo, in particolare quello dei paesi sviluppati, e che si riverbera nella civilt&agrave; da lui creata, la cosiddetta civilt&agrave; occidentale, consiste in un&rsquo;affezione del suo psichismo causata da uno squilibrio nelle relazioni tra l&rsquo;Es, sede della vita pulsionale, il Super-io, sede della consapevolezza, e l&rsquo;Io, che equilibra le altre due istanze, mettendole in un giusto rapporto col reale. Lo stato di salute si realizza quando l&rsquo;Io riesce a svolgere correttamente la sua funzione di intermediazione. Allora, scrive Thibault Isabel, &laquo;abbiamo a che fare con un soggetto maturo, capace di adattarsi al suo ambiente e di comportarsi con fierezza, ma anche con modestia, a seconda dei casi [&hellip;]; sul piano collettivo, questo atteggiamento determina lo sbocciare di una civilt&agrave; nel senso pi&ugrave; nobile del termine (come nell&rsquo;antica Grecia, nella Cina classica o nel Giappone medievale&raquo;[5]. Il predominio del Super-io coincide, a livello individuale, con una condizione nevrotica e, a livello collettivo, con una fase di iper-razionalit&agrave;, di &laquo;escrescenza della ragione&raquo;. Quando, infine, prevale l&rsquo;Es, l&rsquo;uomo &egrave; preda delle passioni, in balia di un perpetuo ondeggiare tra megalomania e depressione. &laquo;&Egrave; il caso di precisare che noi ormai rientriamo essenzialmente in questa terza categoria?&raquo;, si chiede retoricamente Isabel. Una involontaria, e dunque ancor pi&ugrave; significativa, conferma del fatto che le cose stanno proprio in questi termini ci viene da uno studioso attestato su posizioni per molti aspetti opposte, Aldo Schiavone, il quale descrive la vicenda della modernit&agrave; come quella del &laquo;vertiginoso dilatarsi dei bisogni, dei desideri e delle soggettivit&agrave; che se da un lato sta rappresentando un inaudito aumento delle nostre potenzialit&agrave; di vita e di emancipazione, sta insieme schiacciando letteralmente il pianeta e le sue risorse sotto un carico incontrollato di domande e di aspettative&raquo;[6]. Ritroviamo qui il pericoloso movimento oscillatorio tra il delirio di onnipotenza megalomaniaco che ci fa ritenere di poter soddisfare qualsiasi voglia (&egrave; solo questione di tempo, quello necessario alla tecnoscienza per trovare le soluzioni pi&ugrave; efficaci) e i contraccolpi depressivi derivanti dall&rsquo;amara constatazione che tra i nostri infiniti desideri e la possibilit&agrave; di realizzarli ci sar&agrave; sempre uno iato, tanto pi&ugrave; profondo e inaccettabile quanto pi&ugrave; veniamo socialmente addestrati a trasformarci in macchine desideranti. Questo delirio si esprime anche a livello lessicale, con l&rsquo;impiego di termini che rimandano appunto all&rsquo;eccesso. Il nostro futuro sar&agrave; comunque all&rsquo;insegna della dismisura. Dietro l&rsquo;angolo, sostiene Jacques Attali, ci aspettano l&rsquo;&ldquo;iperimpero&rdquo;, l&rsquo;&ldquo;iperconflitto&rdquo; (manifestazioni del lato depressivo della nostra psiche squilibrata) oppure l&rsquo;&ldquo;iperdemocrazia&rdquo; (manifestazione del lato ottimistico); non ci saranno pi&ugrave; uomini, ma &ldquo;transumani&rdquo;. Il futuro sar&agrave; popolato di &ldquo;postumani&rdquo;[7]. Schiavone, dal canto suo, non parla pi&ugrave; nemmeno di uomini, di esseri umani, bens&igrave; di &laquo;forme biologiche&raquo; molto diverse da quelle attuali e che saranno il frutto &laquo;di trasformazioni genetiche consapevolmente indotte e controllate&raquo;[8], rese concrete dalla &laquo;possibilit&agrave; di intervenire massicciamente&raquo; sul nostro patrimonio genetico[9]. Non diversamente si esprime Francis Fukuyama, un tempo celebrato annunciatore della fine della storia, per il quale i bio-ingegneri avranno successo nel loro tentativo di &laquo;partorire un nuovo genere umano&raquo;, l&agrave; dove gli ingegneri sociali hanno fallito; avremo cos&igrave; una umanit&agrave; fatta di esseri &laquo;meno violenti, liberati dalle loro tendenze criminali&raquo; (Arancia meccanica non &egrave; poi molto lontana); ma l&rsquo;avvenire ci riserva qualcosa di ancora pi&ugrave; esaltante: riusciremo a mettere fine alla storia umana non perch&eacute; avremo banalmente sconfitto il totalitarismo comunista, come ci raccontava il Fukuyama de La fine della storia e l&rsquo;ultimo uomo, ma perch&eacute; &laquo;avremo abolito l&rsquo;essere umano in quanto tale. Allora, una nuova storia post-umana potr&agrave; cominciare&raquo;[10]. La hybris fa capolino in queste idee nella convinzione, presente anche in Francis Galton, padre dell&rsquo;eugenetica, di poter sostituire alla selezione naturale, cieca e procedente a tentoni, una selezione artificiale, tecnica, consapevolmente guidata da un uomo diventato pienamente padrone e possessore della natura, secondo gli auspici di Cartesio. Se siamo arrivati a questo punto, incalza Schiavone, se la vita &egrave; apparsa sulla terra, e segnatamente la vita umana con tutte le gloriose conquiste della scienza e della tecnica, &egrave; perch&eacute; siamo stati sfacciatamente fortunati, perch&eacute; alla roulette della vita il nostro numero &egrave; uscito un numero incredibile di volte, ma ora &egrave; giunto il momento che noi stessi prendiamo in mano il nostro destino, sottraendolo al caso che finora ha guidato i meccanismi della selezione. Un giorno, potremo costruirci una selezione a nostro esclusivo uso e consumo. Di tutto, di pi&ugrave;, come recita un noto slogan pubblicitario. Niente, per&ograve;, che sia, semplicemente, a misura d&rsquo;uomo. L&rsquo;idea stessa di misura &egrave; considerata con sospetto perch&eacute; rinvia alla nostra inevitabile finitezza e quindi, in qualche modo, alla morte, che la nostra civilt&agrave; rifiuta con sdegno, quasi fosse un&rsquo;offesa, dal momento che &egrave; &laquo;la prima che si crede immortale, mentre forse &egrave; semplicemente la prima alla quale manchi un consapevole sentimento di limitazione&raquo;[11]. Isabel sintetizza quella che dovrebbe essere la norma ricorrendo a un verso di Pindaro: &laquo;O anima mia, non desiderare la vita immortale, ma esaurisci il campo del possibile&raquo; (a complicare il quadro, c&rsquo;&egrave; per&ograve; il fatto che oggi questo campo si &egrave; notevolmente ampliato). Il desiderio di immortalit&agrave; &egrave; gi&agrave; un elemento di squilibrio, la spia luminosa, il segnale di allarme che ci dice che in noi c&rsquo;&egrave; qualcosa che non quadra, perch&eacute; equivale a rifiutare l&rsquo;essere-per-la-morte che connota il nostro esistere, a desiderare l&rsquo;assenza di ogni limite, e particolarmente di quel limite per eccellenza che &egrave; la morte (che san Francesco accoglieva invece come sorella), contro il quale la medicina impegna strenue battaglie nel tentativo di farlo indietreggiare sempre di pi&ugrave;, ottenendo spesso un risultato niente affatto coincidente con quello voluto: anzich&eacute; alleviare le sofferenze del paziente, si prolungano inutilmente i suoi dolori, senza peraltro potergli offrire in cambio una realistica prospettiva di guarigione. Nel linguaggio degli psicanalisti e degli psicologi, si parla di &ldquo;enantiodromia&rdquo; (dal greco enantios, opposto, e dromos, corsa), vocabolo usato da Jung, che lo ha a sua volta mutuato da Eraclito, che indica quella che, in termini filosofici, viene definita eterogenesi dei fini: ogni cosa, spinta all&rsquo;eccesso, genera il suo contrario. Troppa medicina ci fa ammalare e morire, troppa informazione e scolarizzazione ci rendono disinformati e ignoranti, troppo movimento ci blocca (come ben sanno gli automobilisti chiusi negli imbottigliamenti del traffico). Ed ancora: l&rsquo;esaltazione prometeica dell&rsquo;uomo e delle sue possibilit&agrave;, tipica della modernit&agrave;, si rovescia nella &ldquo;vergogna prometeica&rdquo; dell&rsquo;uomo di fronte ai suoi manufatti analizzata da G&uuml;nther Anders. Orbene, noi siamo immersi fino al collo, sia individualmente che collettivamente, nell&rsquo;enantiodromia: la corsa verso la crescita illimitata, cui siamo mentalmente assuefatti fin dalla pi&ugrave; tenera et&agrave;, determina gli effetti entropici accelerati e irreversibili descritti da Nicholas Georgescu-Roegen. Pensando di liberarci, di diventare adulti, abbiamo ingaggiato una gara sfrenata finalizzata all&rsquo;abolizione di limiti e barriere&nbsp; &ndash; che, secondo Pierre-Andr&eacute; Taguieff, ha finito ormai col perdere ogni connotazione teleologica, risolvendosi in bougisme, in movimento fine a se stesso &ndash;&nbsp; per definire la quale usiamo i termini di sviluppo e progresso, mentre, come suggerisce Luigi Zoja, si tratta in realt&agrave; di tipiche &laquo;perversioni moderne: dannose gi&agrave; a livello psicologico, prima ancora di esserlo nelle conseguenze materiali&raquo;[12]. Non vogliamo morire (la morte &egrave; il grande tab&ugrave; contemporaneo), abbiamo ucciso Dio e lo abbiamo &ldquo;mangiato&rdquo;, compiendo un atto di &ldquo;teofagia&rdquo;, per dirla ancora con Zoja, e, come capita ai cannibali, crediamo di averne incorporato le qualit&agrave;: l&rsquo;infinitezza, l&rsquo;immortalit&agrave;, l&rsquo;onnipotenza, l&rsquo;illimitatezza. Grazie ai progressi della scienza e della tecnica, saremmo addirittura sul punto di sconfiggere per sempre la morte, relegandola tra i brutti e angosciosi ricordi della preistoria dell&rsquo;umanit&agrave;, ovvero della sua infanzia (secondo questa mentalit&agrave;, i veri antichi, e quindi i veri saggi, saremmo noi moderni, mentre gli antichi sarebbero degli ingenui bamboccioni). &laquo;Credo&raquo;, ha scritto a questo proposito Aldo Schiavone, &laquo;che la generazione cui appartengo e quella dei suoi figli saranno fra le ultime a fare i conti con l&rsquo;esperienza della morte, almeno nei termini in cui la nostra specie l&rsquo;ha incontrata finora&raquo;[13]. Non morremo pi&ugrave;, a meno che non decideremo noi di farlo, come capita a Daniel25, il &ldquo;neoumano&rdquo; protagonista de La possibilit&agrave; di un&rsquo;isola di Michel Houellebecq, stanco della sua eternit&agrave; artificiale. Non moriremo pi&ugrave;, perch&eacute; la nostra mente potr&agrave; essere trasferita su un &laquo;supporto pensante non biologico&raquo;, oppure (ipotesi meno estrema) perch&eacute; riusciremo a trasformare il nostro corpo &laquo;da entit&agrave; solo biologica a entit&agrave; mista, bioelettronica&raquo;[14]. Ma &egrave; il primo scenario, che Pietro Barcellona etichetta come quello del &laquo;postumano disincarnato&raquo;[15], ad avere maggiori aficionados. In esso, il corpo fatto di sangue, ossa, nervi, tessuti, liquidi e che costituisce l&rsquo;ultimo, grande ostacolo alla totale artificializzazione della vita, vista come progresso e vittoria sulla natura, &laquo;&egrave; sostituito da un supporto arbitrario, che serve solo a mantenere lo sciame di bit che ne descrivono la struttura: l&rsquo;informazione contenuta in un corpo si pu&ograve; estrarre e introdurre in un altro corpo, in una macchina, nel silicio di un robot. Se l&rsquo;identit&agrave; di un S&eacute; consiste in una certa configurazione neuronale, allora il corpo diventa soltanto una sede occasionale di quel S&eacute;, che pu&ograve; essere trasferito in qualunque altro supporto. Il corpo cessa di essere ci&ograve; che &egrave; sempre stato: il segno distintivo ultimo dell&rsquo;identit&agrave; individuale&raquo;[16]. No, non siamo capitati in un romanzo di fantascienza e sarebbe un grave errore reagire con un sorriso, perch&eacute; qui siamo nel cuore del progetto eugenetico della modernit&agrave;, la quale rifiuta tutto ci&ograve; che &egrave; dato, in quanto ritiene che sia suo dovere trasformarlo e &ldquo;migliorarlo&rdquo; all&rsquo;infinito; siamo nel cuore del progetto borghese, ossia dell&rsquo;&laquo;idea dell&rsquo;illimitata fattibilit&agrave; del mondo&raquo;[17], di quella &laquo;visione dell&rsquo;uomo e del mondo in cui l&rsquo;universale appropriabilit&agrave; delle cose &egrave; la conseguenza della totale producibilit&agrave; dell&rsquo;oggetto. Tutto ci&ograve; che &egrave; manipolabile &egrave; anche producibile e tutto ci&ograve; che &egrave; producibile &egrave; appropriabile. Illimitata producibilit&agrave; e immediata appropriabilit&agrave; coincidono, talch&eacute; il mondo diventa ci&ograve; che pu&ograve; essere appropriato&nbsp; e prodotto senza limiti&raquo;[18]. Cinquant&rsquo;anni fa, Hannah Arendt aveva largamente previsto questo scenario quando, riflettendo sull&rsquo;umanit&agrave; futura che gli scienziati pensavano di produrre nel giro di un secolo, descriveva l&rsquo;uomo prossimo venturo come un essere che appare &laquo;posseduto da una sorta di ribellione contro l&rsquo;esistenza umana come gli &egrave; stata data, un dono gratuito proveniente da non so dove (parlando in termini profani), che desidera scambiare, se possibile, con qualcosa che lui stesso abbia fatto&raquo;[19].&nbsp;&nbsp; <br />L&rsquo;ex allieva di Heidegger ha spiegato molto bene come si &egrave; arrivati a questo punto: la modernit&agrave; ha rinunciato a considerare la terra, unica sede dove la condizione umana si &egrave; finora manifestata, come il luogo in cui appare, sotto molteplici forme, la verit&agrave;; ha rinunciato, in altri termini, a quello che originariamente era considerato il punto di partenza del filosofare, &laquo;il thaumazein, la meraviglia di fronte al miracolo dell&rsquo;essere&raquo;[20]; si &egrave; stufata di contemplare e interpretare il mondo, ora vuole solo trasformarlo. La verit&agrave;, secondo l&rsquo;uomo moderno, non &egrave; conoscibile per la nostra intelligenza e i nostri sensi, che spesso ci ingannano. Noi possiamo conoscere solo ci&ograve; che facciamo. Un tempo la vita attiva e il pensare erano propedeutici alla sfera contemplativa. La modernit&agrave; ha prodotto non tanto un rovesciamento di questo rapporto, ponendo la vita attiva al posto di quella contemplativa, ma ha semplicemente soppresso la contemplazione, ritenendola del tutto inutile, e ha messo il pensare al servizio del fare. I due possibili punti di fuga di una realt&agrave; di questo genere, ampiamente sperimentati dall&rsquo;Occidente, sono la disperazione o un abnorme incremento dell&rsquo;attivit&agrave;, una &laquo;crescita innaturale, per cos&igrave; dire, del naturale&raquo;[21].&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />Per questo abbiamo fondato il nostro mondo sul fuoco, sull&rsquo;energia termica, rinnovando cos&igrave; il gesto di Prometeo e scartando o mettendo in subordine gli altri elementi (terra, acqua e aria) che tradizionalmente, combinati insieme, ci davano energia e vita: perch&eacute; il fuoco &egrave; l&rsquo;elemento che meglio asseconda il nostro attivismo progressista e sviluppista, il nostro malsano desiderio di abbattere ostacoli ad ogni costo distruggendo le capacit&agrave; omeostatiche della natura, la nostra voglia di spiccare il &ldquo;folle volo&rdquo; di cui parla Dante a proposito di Ulisse. Il fuoco ha schiavizzato la terra, riducendola a deposito da cui estrarre carbone, gas e petrolio, da trasformare poi in fuoco attraverso la combustione e a luogo di sepoltura delle ceneri prodotte dalla combustione; ha schiavizzato le acque dei mari, dove queste stesse ceneri si diluiscono; ha asservito il vento, cui &egrave; affidato il compito di disperdere i residui delle nostre fornaci. La scelta del fuoco, come l&rsquo;ha definita Alain Gras, &laquo;fu un salto intellettuale nell&rsquo;ignoto, l&rsquo;occasione al contempo di una rottura con un patto implicito di aggressione misurata dell&rsquo;ambiente e della chiusura di altre vie tecnologiche non termiche&raquo;[22]. In questo modo, continua Gras, &laquo;l&rsquo;uomo moderno d&agrave; ragione ai Titani e respinge all&rsquo;infinito i limiti posti alla volont&agrave; di potenza dagli antichi d&egrave;i&raquo;[23]. In uno dei miti fondanti della nostra cultura, quello di Prometeo, troviamo dunque gi&agrave; chiaramente indicati, in termini di una sconcertante attualit&agrave;, i tratti costitutivi dell&rsquo;immaginario moderno e della sua hybris: &laquo;Il calore dell&rsquo;energia fossile che sembra dare il dominio del divenire, la credenza in un universo artificiale che non conoscerebbe la decadenza, il sogno di un lavoro senza l&rsquo;uomo; tutti elementi che restano ai giorni nostri i fermenti dell&rsquo;idea di progresso tecnico. Il quale progresso presuppone sullo sfondo l&rsquo;immagine di una vittoria sulla morte, di cui il gigantesco sistema di protezione della salute &egrave; il potenziale garante&raquo;[24]. Non si tratta di fare l&rsquo;apologia dell&rsquo;immobilismo, ma di riconoscere che &laquo;la mente umana vuole il movimento, ma vuole anche fermarsi&raquo;[25]. Ci&ograve; non vale, in verit&agrave;, solo per la mente umana, ma per il vivente in generale. Gli organismi, sia animali che vegetali, si evolvono infatti, come hanno mostrato Elredge e Gould, secondo lo schema dei ponctuated equilibria; si muovono, non sono quindi parte di un universo immutabile dato una volta per tutte, ma il loro movimento tende comunque al raggiungimento di un equilibrio all&rsquo;interno della propria specie e con l&rsquo;ambiente circostante. Quando poi abbiamo a che fare con quel particolare organismo che &egrave; l&rsquo;essere umano &ndash; particolare in quanto agisce ed &egrave; aperto al mondo &ndash; allora questi limiti vengono anche storicamente costruiti. Essi variano a seconda delle culture e delle epoche, ma non mancano mai in ogni civilt&agrave; sana. A confermarlo, anche in questo caso involontariamente, &egrave; ancora una volta Aldo Schiavone, il quale ritiene invece che l&rsquo;autentica realizzazione del destino umano consista nell&rsquo;andare oltre la specie, nello sfondare una soglia al di l&agrave; della quale saremo protagonisti di &laquo;un&rsquo;avventura senza precedenti&raquo;[26]. Tuttavia, se osserviamo la scala temporale lungo la quale si &egrave; evoluta la vita (la sua &ldquo;storia&rdquo;, giacch&eacute; per Schiavone, che si riconosce in una posizione di storicismo assoluto, &laquo;L&rsquo;universo &egrave; storia. La vita &egrave; storia. Noi non siamo che sola storia&raquo;[27]), l&rsquo;impressione che se ne ricava &egrave; tutt&rsquo;altro che caratterizzata da accelerazioni e fughe vertiginose: la Terra risale a quattro miliardi e mezzo di anni fa, le prime forme di vita unicellulare appaiono un miliardo di anni dopo, quelle pluricellulari risalgono a cinquecentosettanta milioni di anni fa. A questo punto, inizia una serie di &ldquo;decimazioni&rdquo;, la pi&ugrave; famosa delle quali &egrave; quella dei dinosauri, che consentono ai mammiferi di affermarsi. I primi ominidi si separano dalle grandi scimmie all&rsquo;incirca otto/sei milioni di anni fa, l&rsquo;uomo, cos&igrave; come lo conosciamo adesso, ossia l&rsquo;homo sapiens sapiens, risale a quarantamila/trentamila anni fa. Pur volendo prendere per buona questa ricostruzione &ndash; che, sebbene sia quella prevalente, &egrave; per&ograve; anche in larga misura ipotetica, dato che del passato pi&ugrave; remoto dell&rsquo;universo, oltre che del nostro, non sappiamo in realt&agrave; quasi niente &ndash; ci sembra che solo un residuale e inconscio pregiudizio progressista autorizzi Schiavone a interpretare queste varie tappe come accelerazioni (diciamo &ldquo;residuale&rdquo; e &ldquo;inconscio&rdquo; perch&eacute; Schiavone sottolinea pi&ugrave; volte di non riconoscersi nella classica versione lineare e gradualistica dell&rsquo;evoluzionismo). Le distanze temporali tra una fase e l&rsquo;altra, pur accorciandosi, sono troppo forti per consentirci di parlare di accelerazioni. Del resto, piuttosto che vederle come accelerazioni, potremmo altres&igrave; considerarle come catastrofi, nel senso letterale della parola, vale a dire come svolte, radicali trasformazioni di un universo del tutto indifferente al tempo, alla storia e agli esseri viventi (prospettiva, questa, che non rientra nello storicismo di Schiavone, ma ci&ograve; nondimeno proponibile e plausibile). Fin qui siamo per&ograve; in un ambito di percezioni soggettive. A sembrarci oggettivamente rilevante &egrave; invece un altro elemento, e cio&egrave; che all&rsquo;interno del vivente, anche di quello umano, prevale la ricerca di equilibri, per quanto mai definitivi. Quando si sofferma, a volo d&rsquo;uccello, sulla storia dell&rsquo;uomo, Schiavone deve, suo malgrado, constatare che essa offre lo spettacolo di una costante ricerca di limiti e confini. Commetteremmo un errore se vedessimo in ci&ograve; la conseguenza di una incapacit&agrave; tecnica; se pensassimo, in altri termini, che, siccome gli uomini di una volta non erano bravi a dominare il mondo come noi occidentali illuminati e sviluppati, dovevano per forza accontentarsi di quello che passava il convento. Questa sarebbe solo, da parte nostra, un&rsquo;ennesima manifestazione di auto-glorificazione e di sbruffoneria. La storia della tecnologia ci racconta qualcosa di diverso. I cinesi, ad esempio, pur avendo &laquo;inventato una buona parte delle tecniche che accompagnarono l&rsquo;espansione della potenza dell&rsquo;Occidente [&hellip;] non sembravano preoccupati dal loro divenire&raquo;[28], ossia non si ponevano il problema del loro sviluppo, comprendendo forse che, in certi casi, non fare &egrave; meglio che fare e che aprire il vaso di Pandora &egrave; un gesto che si pu&ograve; pagare a caro prezzo. Il limite, ha scritto Zoja, assurge presso i greci al rango di &laquo;statuto di fede&raquo; e viene &laquo;iscritto nell&rsquo;unica tavola dei loro comandamenti&raquo;[29]. La preoccupazione di cadere nella hybris (l&rsquo;arroganza, l&rsquo;orgoglio, la dismisura), che scatenerebbe inevitabilmente la nemesi degli d&egrave;i e la punizione dell&rsquo;uomo, &egrave; in realt&agrave; la fedele compagna del cammino dell&rsquo;uomo sulla terra. I greci conoscevano bene la vertigine dell&rsquo;illimitato, ma si sforzavano di addomesticarla, non di rincorrerla. La loro vita activa, analizzata da Hannah Arendt, &egrave; tutt&rsquo;altro che sinonimo di vita frenetica e sregolata; al contrario, i greci ritenevano che l&rsquo;agire, nelle sue varie manifestazioni (quelle dell&rsquo;animal laborans, dell&rsquo;homo faber e dello zoon politikon), dovesse comunque essere rigidamente regolamentato, e ci&ograve; anche, e soprattutto, in ambito politico, dove l&rsquo;azione era suscettibile, per il suo potenziale carattere di illimitatezza, di produrre esiti disastrosi; &laquo;questo &egrave; il motivo&raquo;, scrive la Arendt, &laquo;per cui la vecchia virt&ugrave; della moderazione, del contenersi entro dei limiti, &egrave; certamente una delle virt&ugrave; politiche per eccellenza, proprio come la tentazione politica per eccellenza &egrave; certamente la hybris [&hellip;] e non la volont&agrave; di potenza, come tendiamo a credere noi&raquo;[30]. La stessa figura di Prometeo, &ldquo;colui che vede in anticipo&rdquo;, e che perci&ograve; &egrave; diventato l&rsquo;eroe eponimo, l&rsquo;araldo del progressismo, rientra in questo discorso. Si dimentica, infatti, troppo spesso, o addirittura si ignora, che il Prometeo incatenato di Eschilo fa parte di una trilogia, di cui &egrave; probabilmente il pezzo centrale, comprendente anche altre due tragedie, purtroppo andate perdute, Prometeo portatore di fuoco e Prometeo liberato, il cui senso complessivo &egrave; quello della ricerca di un&rsquo;intesa con gli d&egrave;i, di una rinnovata alleanza tra il cielo e la terra, in mancanza della quale la preveggenza prometeica si risolve in un disastro. &ldquo;Niente di troppo&rdquo; (med&eacute;n &aacute;gan) &egrave; la massima che caratterizza non solo gli antichi greci, ma anche le altre civilt&agrave; e culture: i cinesi, i giapponesi, gli ind&ugrave;, i popoli precolombiani, per non parlare delle cosiddette culture primitive o popoli naturali. I miti di Dedalo e Icaro, del carro celeste guidato da Fetonte, quello di Prometeo, del biblico albero del bene e del male, la nozione taoista di wu-wei (non fare, non agire) testimoniano della estrema attenzione con cui l&rsquo;uomo di ogni epoca ha sempre tracciato solchi e costruito forme, mostrando cos&igrave; il suo &ldquo;carattere&rdquo;. Il pensiero meridiano, manifestatosi sulle sponde del Mediterraneo, su cui Franco Cassano ha scritto un suggestivo saggio, non &egrave; dunque una esclusiva degli antichi greci. Potremmo dire che il mondo intero &egrave; pieno di luoghi &ldquo;mediterranei&rdquo;, dove gli uomini hanno cercato, dalla notte dei tempi, di dar vita a culture costiere, &ldquo;talattiche&rdquo;, come le chiama Schmitt, ossia a modi di vita in cui il mare e la terra, il senso dell&rsquo;infinito e del radicamento, non confliggono in modo radicale ma si equilibrano, riuscendo a &laquo;ospitare la scissione&raquo;[31]. La fascinazione &ldquo;oceanica&rdquo; per la scienza e la tecnica e per le possibilit&agrave; da esse offerte di interventi manipolativi ed eugenetici sul vivente, per la dismisura dell&rsquo;homo currens, con tutto quello che ci&ograve; comporta in termini di sfruttamento dell&rsquo;uomo e dell&rsquo;ambiente, &egrave; qualcosa di molto recente. Dal suo punto di vista, Schiavone vede in questa ricerca del limes il segno di una mancanza, di una deficienza, di una incomprensibile rinuncia; ma quando questa ricerca accomuna la quasi totalit&agrave; dell&rsquo;avventura umana sulla Terra (trentamila/quarantamila anni, come si &egrave; visto), mentre la decisione di lanciarsi a capofitto nel tentativo di vivere all&rsquo;insegna dell&rsquo;illimitato e dell&rsquo;infinito, della crescita esponenziale, riguarda solo un minuscolo tratto di questo segmento temporale (gli ultimi trecento anni, dato che, a giudizio di Schiavone, fino al XVIII secolo, &laquo;una certa continuit&agrave; con le epoche precedenti fu ancora mantenuta&raquo;[32]), ci si dovrebbe seriamente chiedere se tale decisione, proprio per la sua eccezionalit&agrave;, sia una conquista o una proliferazione tumorale, se per caso non siamo vittime dell&rsquo;integralismo della corsa denunciato da Franco Cassano e se non abbiamo urgentemente bisogno di un bagno di umilt&agrave;, intendendo questa parola non tanto nel suo significato morale-religioso, quanto in quello letterale di vicinanza all&rsquo;humus, al suolo. Scrive Alain Gras: &laquo;Ammettiamo che la situazione attuale &egrave; propriamente inconcepibile, ritroviamo l&rsquo;umilt&agrave; per aprirci al mistero del mondo, dimentichiamo il grande credo della crescita, rendiamoci conto del delirio del pensiero economico dominante e allora forse potremo ritrovare una freschezza che ci aprir&agrave; le porte di un altro avvenire&raquo;[33]. Insomma, dobbiamo, e con una certa celerit&agrave;, rimettere i piedi a terra. Non siamo affatto certi che ci&ograve; accadr&agrave;. Non ha torto Latouche quando parla di scommessa. Dal punto di vista psicologico, l&rsquo;unico, sottile motivo di speranza risiede nel fatto che, sebbene siamo parte di una civilt&agrave; che esalta il nuovo fine a se stesso e lo sviluppo ad oltranza, possediamo ancora (ma per quanto?) una psiche che &laquo;&egrave;, nei suoi strati profondi, quella di sempre: e non pu&ograve; ignorare che la presenza di dio e della morte istituiva il limite nella vita e alla vita&raquo;[34]. Al livello filosofico e metapolitico, una possibile riformulazione di questo discorso comporta la rivalutazione del senso del sacro inteso come argine, come limite (katechon) da opporre alla liquefazione del mondo - rivalutazione che troviamo nei citati testi di Cassano e Barcellona. Non &egrave; un granch&eacute;, ma, di questi tempi, chiedere di pi&ugrave; &egrave; forse troppo, soprattutto per noi che condanniamo gli eccessi della hybris. Che il dio Termine ci protegga!&nbsp; </font></p><p><font size="2">Giuseppe Giaccio&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p><font size="2">NOTE </font></p><p><font size="2">[1] S. Latouche, &ldquo;Per una societ&agrave; della decrescita&rdquo; in Mauro Bonaiuti (a cura di), Obiettivo decrescita, Emi, Bologna 2007, pag. 20. </font></p><p><font size="2">[2] Cfr. L. Zoja, Storia dell&rsquo;arroganza, Moretti &amp; Vitali, Bergamo 2003, pag. 188.&nbsp;&nbsp; </font></p><p><font size="2">[3] Citato in B. Friedman, Il valore etico della crescita, Universit&agrave; Bocconi Editore, Milano 2008, pag. 97. </font></p><p><font size="2">[4] B. Friedman, op. cit., pag. 4. </font></p><p><font size="2">[5] Questa e le successive citazioni di tale autore sono tratte da T. Isabel, Il campo del possibile, Controcorrente, Napoli 2009, pagg. 11-38.&nbsp; </font></p><p><font size="2">[6] A. Schiavone, Storia e destino, Einaudi, Torino 2007, pag. 98. </font></p><p><font size="2">[7] Si veda J. Attali, Breve storia del futuro, Fazi, Roma 2007.&nbsp;&nbsp; </font></p><p><font size="2">[8] A. Schiavone, op. cit., pag. 73.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></p><p><font size="2">[9] Ibidem, pag. 69. </font></p><p><font size="2">[10] Citato in Pierre-Andr&eacute; Taguieff, Du progr&egrave;s, E.J.L., Paris 2001, pagg. 118-121 [ed. it. Il progresso, Citt&agrave; Aperta, Troina 2003]. </font></p><p><font size="2">[11] L. Zoja, op. cit., pag. 209.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></p><p><font size="2">[12] Ibidem, pag. 9. </font></p><p><font size="2">[13] A. Schiavone, op. cit., pag. 74. </font></p><p><font size="2">[14] Ibidem, pag. 73. </font></p><p><font size="2">[15] P. Barcellona, L&rsquo;epoca del postumano, Citt&agrave; Aperta, Troina 2007, pag. 31. </font></p><p><font size="2">[16] Ibidem. </font></p><p><font size="2">[17] F. Cassano, Il pensiero meridiano, Laterza, Roma-Bari 2005, pag. 82. </font></p><p><font size="2">[18] P. Barcellona, op. cit., pag. 37. </font></p><p><font size="2">[19] H. Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 1989, pag. 2. &Egrave; interessante notare che, riferendosi all&rsquo;uomo venturo prodotto negli alambicchi dei laboratori della modernit&agrave;, la Arendt usi termini come &laquo;posseduto&raquo; e &laquo;ribellione&raquo; che rinviano alla sfera del demoniaco. </font></p><p><font size="2">[20] Ibidem, pag. 224. </font></p><p><font size="2">[21] Ibidem, pag. 35. </font></p><p><font size="2">[22] A. Gras, Le choix du feu, Fayard, Paris 2007, pag. 157. </font></p><p><font size="2">[23] A. Gras, Fragilit&eacute; de la puissance, Fayard, Paris, pag. 167.&nbsp; </font></p><p><font size="2">[24] A. Gras, Fragilit&eacute; de la puissance, op. cit., pag. 9.&nbsp; </font></p><p><font size="2">[25] L. Zoja, op. cit., pag. 9. </font></p><p><font size="2">[26] A. Schiavone, op. cit, pag. 54. </font></p><p><font size="2">[27] Ibidem, pag. 55.&nbsp;&nbsp; </font></p><p><font size="2">[28] A. Gras, Fragilit&eacute; de la puissance, op. cit., pag. 208. </font></p><p><font size="2">[29] L. Zoja, op. cit., pag. 190. </font></p><p><font size="2">[30] H. Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 1989, pag. 140. </font></p><p><font size="2">[31] F. Cassano, op. cit., pag. 23.&nbsp; </font></p><p><font size="2">[32] A. Schiavone, op. cit., pag. 49. </font></p><p><font size="2">[33] A. Gras, Le choix du feu, op. cit., pag. 7. </font></p><p><font size="2">[34] L. Zoja, op. cit., pag. 209. <br /></font></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Nessuna differenza tra musulmane in burqa e occidentali in tanga]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30383</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30383</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<span class="postbody"><strong><img src="http://liceoberchet.it/ricerche/geo4d_03/Medio_Oriente/chador1.jpg" alt="" width="408" height="476" /><br /></strong><font size="3">&nbsp; <br /><br />In Francia avanza un progetto di legge per vietare il burqa, il tradizionale indumento che copre interamente il viso in uso non solo in Afghanistan ma in vaste aree del mondo musulmano, nei luoghi pubblici. La &laquo;ratio&raquo; del divieto &egrave; che il burqa (e anche il niqab dei sauditi) sarebbe &laquo;contrario ai principi della Repubblica, alla dignit&agrave; della donna, alla laicit&agrave; dello Stato&raquo;. In Italia si sono gi&agrave; dichiarati favorevoli all&rsquo;ipotesi francese il ministro Mara Carfagna e, in genere, i leghisti. <br /><br />In realt&agrave; il divieto di indossare il burqa &egrave; contrario a un principio cardine della liberaldemocrazia difficilmente scavalcabile: quello della libert&agrave; di espressione del proprio pensiero. Perch&eacute; di questo si tratta, prima ancora che di libert&agrave; religiosa. In quanto alla laicit&agrave; dello Stato, molto sentita in Francia meno in Italia, essa contraddice se stessa se vieta i simboli religiosi. Perch&eacute; si trasforma a sua volta in una religione laica, assolutista, intollerante dell&rsquo;altro da s&egrave; che &egrave; proprio il contrario del concetto di laicit&agrave; rettamente inteso, di quel principio illuminista per cui &laquo;ognuno &egrave; libero di fare ci&ograve; che vuole nella misura in cui non nuocere agli altri&raquo;. E se una donna indossa il burqa o il niqab non nuoce a nessuno, non offende nessuno se non gli intolleranti che non sopportano nulla che sia estraneo dalla propria cultura. <br />Dice: ma il burqa conculca la libert&agrave; della donna. Si parte dal presupposto che il burqa, nella tradizione e nella cultura musulmana, sia un&rsquo;imposizione maschile. Ma questo &egrave; un punto di vista prettamente occidentale. Nulla ci dice che, soprattutto qui in Europa, una donna indossi il burqa perch&eacute; cos&igrave; le va di fare. E se le Stato glielo impedisce per legge viola un principio di libert&agrave; della persona. Viola il diritto della persona di affermare la propria identit&agrave;, religiosa o laica che sia. Per questo nei Paesi del Magreb molte delle giovani donne hanno ripreso a portare il niqab per difendere la propria identit&agrave; insidiata dalla tambureggiante propaganda occidentale che le vorrebbe omologare ai costumi delle nostre donne. In quanto al fatto che il burqa o indumenti similari offenderebbero la &laquo;dignit&agrave; della donna&raquo; ci sarebbe molto da discutere se non offenda di pi&ugrave; questa dignit&agrave; l&rsquo;uso che facciamo noi del suo corpo, esponendo a pezzi e bocconi, come quarti di macelleria, nelle pubblicit&agrave;, sui giornali, nei film, e l&rsquo;uso estremamente disinvolto che ne fa la stessa donna occidentale. Gira e rigira si torna, almeno in occidente, al punto di partenza: ognuno &egrave; libero di fare ci&ograve; che vuole nella misura in cui non nuoce agli altri. Una donna musulmana di indossare il burqua, e una occidentale di sculare in tanga sulle nostre spiagge. <br /><br />La sola ragione ragionevole per vietare il burqa attiene alla sicurezza, alla possibilit&agrave; di identificare una persona attraverso il suo volto. Ma allora bisognerebbe proibire anche i caschi da motociclista. Qualcuno afferma che il divieto del burqa &egrave; uno strumento per favorire l&rsquo;integrazione. Ma l&rsquo;integrazione non si ottiene a botte di divieti, che anzi, di solito, sortiscono l&rsquo;effetto contrario, di ribellione. E, anche qui, l&rsquo;integrazione &egrave; una possibilit&agrave;, non un obbligo. Sempre che rispetti le leggi del Paese di cui sono ospite io ho il diritto di preservare intatta la mia identit&agrave;, le mie tradizioni, i miei costumi senza contaminarli con quelli altrui. Ha detto molto bene, sintetizzando, Antonio Di Pietro: &laquo;Il burqa come strumento di costrizione &egrave; una gabbia, come libera scelta &egrave; un diritto individuale&raquo;. <br /><br /></font></span>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Berlusconi in Israele, dal Paese delle Banane allo Stato criminale di guerra.]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30385</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30385</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p class="byline">&nbsp;</p><div class="entry"><p>&nbsp;</p><p><font size="2"><strong>Infopal.</strong> &quot;Sono onorato, il mio Paese &egrave; onorato di essere qui e di parlare in questo parlamento, che &egrave; il simbolo stesso della democrazia&quot;.<em> Sono le parole pronunciate dal nostro primo ministro, Silvio Berlusconi, davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano, durante la recente visita in Israele (*).</em></font></p><p><em><font size="2">In questi giorni &egrave; andato in scena un vero spettacolo ad uso e consumo dei veri sovrani d&#39;Italia - gli Usa e Israele (e Gran Bretagna e Unione Europea, logge massoniche e quant&#39;altro) - e dei detrattori di Berlusconi, quelli che attraverso la carta stampata e alcune tv hanno condotto la regia degli attacchi contro la &quot;morale&quot; del premier italiano, mirando in realt&agrave; a ben altro: la sua &quot;amicizia&quot; con la Russia di Putin, con la Libia di Qaddafi, la sua &quot;cedevolezza&quot; verso l&#39;Iran, le mancate &quot;riforme neoliberiste&quot; in Italia, la sua politica energetica, e altro ancora. Evidentemente, tanta propaganda negativa ha sortito gli effetti voluti: le dichiarazioni di sudditanza a Israele e l&#39;inimicizia verso un partner storico come l&#39;Iran.</font></em></p><p><em><font size="2">Il nostro premier, per salvar se stesso, le sue aziende (anche dalla minaccia di Rupert Murdoch), e per placare i virulenti attacchi alla sua immagine e alla sua stessa persona (fisicamente intesa), ha scelto, ancora una volta, di minare gli interessi nazionali e di vender la dignit&agrave; del popolo italiano.</font></em></p><p><font size="2"><em>Ecco allora che per il presidente del Consiglio, Israele rappresenta </em>&quot;il pi&ugrave; grande esempio di democrazia e di libert&agrave; nel Medio Oriente. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico &egrave; un &#39;fratello maggiore e noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere&quot;. E prosegue, augurandosi che Israele diventi &quot;membro a pieno titolo dell&#39;Unione Europea&quot;.</font></p><p><font size="2"><em>Ma Berlusconi non si ferma al grido di &quot;</em>Viva Israele&quot;<em>. Va avanti e d&agrave; totale appoggio allo stato sionista, macchiatosi di numerosi crimini di guerra, nei suoi 61 anni di ingloriosa storia, e definisce addirittura </em>&quot;una reazione giusta ai missili di Hamas&quot;<em> l&#39;Operazione Piombo Fuso, la carneficina dello scorso inverno contro la popolazione innocente di Gaza.</em></font></p><p><em><font size="2">Il discorso del presidente del Consiglio &egrave; accolto da applausi scroscianti: la pecora smarrita &egrave; tornata all&#39;ovile. Un ovile pieno di lupi.</font></em></p><p><em><font size="2">La svolta pro-Israele effettuata dall&#39;Italia, rispetto a decenni di filo-arabismo, in questi ultimi anni di governi di destra-sinistra-destra, e in particolare, in questi giorni, hanno suscitato forti perplessit&agrave;, delusioni e malumori nella comunit&agrave; palestinese italiana.</font></em></p><p><font size="2">Riportiamo qui di seguito l&#39;<strong>intervista di Infopal al presidente dell&#39;API, l&#39;associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun. </strong></font></p><p><font size="2">&quot;La visita del primo ministro Berlusconi, in s&eacute;, rappresenta un tradimento: ha calpestato 1400 innocenti caduti durante la guerra israeliana contro Gaza, &#39;Piombo Fuso&#39;. Questa visita &egrave; un premio consegnato al governo israeliano. E&#39; dal 1993, dagli accordi di Oslo, che Israele non solo non ha restituito un centimetri di terra palestinese, ma ne ha rubata altra, costruendo colonie, muri, checkpoint. In questo momento difficile per Israele, a causa dell&#39;isolamento internazionale, del Rapporto Goldstone, ecc., vediamo un premier di un Paese come l&rsquo;Italia, che ha avuto una lunga storia di solidariet&agrave; con i paesi oppressi, accolto dal governo Netanyahu, davanti al quale dichiara che &#39;Israele &egrave; uno Stato democratico&#39;! Un paese che macella i palestinesi! </font></p><p><font size="2">L&#39;appoggio incondizionato di Berlusconi a Israele &egrave; un invito indiretto a compiere altri massacri come Piombo Fuso. Non ha detto una sola parola di critica verso l&rsquo;occupazione e l&rsquo;umiliazione cui sono soggetti i palestinesi. Non ha chiesto di rompere l&rsquo;assedio a Gaza, di abbattere il Muro dell&#39;Apartheid che strangola la Cisgiordania e Gerusalemme&quot;.</font></p><p><strong><font size="2">Come commenta l&#39;augurio del premier a Israele affinch&eacute; diventi &quot;membro a pieno titolo della Ue&quot;?</font></strong></p><p><font size="2">&quot;Con le sue dichiarazioni, Berlusconi ha superato quelle dello stesso governo israeliano. E&#39; stato pi&ugrave; realista del Re. E&rsquo; spaventoso questo suo modo di sostenere il terrorismo sionista. Ci&ograve; non aiuta affatto il processo di pace, che l&#39;Italia e l&#39;Unione Europea devono sostenere, in modo da vedere realizzati i diritti legittimi del popolo palestinese. Questo suo atteggiamento cancella tutto, in un solo colpo. Egli ha parlato della sicurezza di Israele, mentre quella dei palestinesi non &egrave; stata neanche presa in considerazione.&nbsp; </font></p><p><font size="2">Noi palestinesi ci aspettavamo dal premier italiano una posizione pi&ugrave; equilibrata e che si schierasse a favore di diritti umani...&quot;.</font></p><p><font size="2">(Si legga: </font><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2010/02/02/la-diplomazia-sporca-di-frattini-ed-i-bambini-della-palestina/"><font size="2">http://byebyeunclesam.wordpress.com/2010/02/02/la-diplomazia-sporca-di-frattini-ed-i-bambini-della-palestina/)</font></a></p><p><font size="2"><strong>Berlusconi ha definito &quot;giusta reazione&quot; l&#39;operazione israeliana Piombo Fuso contro Gaza. Che ne pensa?</strong><br /></font></p><p><font size="2">&quot;Sono parole gravissime. Non posso credere che sia arrivato a giustificare il massacro di 1400 esseri umani e il ferimento di altri 5000, la distruzione di case, scuole, ospedali. Siamo messi proprio male, qui in Italia&quot;.</font></p><p><strong><font size="2">Secondo lei, quali sono le motivazioni che hanno spinto il nostro primo ministro a rilasciare quelle dichiarazioni?</font></strong></p><p><font size="2">&quot;Penso che abbia voluto dimostrare che &egrave; un fedele &#39;servo di Israele&#39;. Le sue, infatti, non sono affermazioni degne di un leader nazionale. Il popolo italiano, popolo dignitoso, non si merita un atteggiamento simile. Berlusconi ha abbandonato tutti i principi umani, le convenzioni internazionali, per star dietro a Israele&hellip; Inoltre, non bisogna dimenticare che &egrave; un uomo d&#39;affari e avr&agrave; obiettivi personali e aziendali da raggiungere... Non ultimo, nei confronti del suo rivale commerciale, Rupert Murdoch, le cui tv sono state co-protagoniste delle campagne di diffamazione nei suoi confronti. Avr&agrave; voluto dimostrargli che anche lui &egrave; filo-sionista...e sta con il pi&ugrave; forte...</font></p><p><font size="2">Noi vogliamo invitare gli italiani a non lasciarsi trascinare dalle dichiarazioni del premier. Egli dovrebbe rappresentare tutto il popolo italiano, non soltanto la comunit&agrave; ebraica. Afferma di rappresentare tutti, ma i fatti lo contraddicono in modo palese&quot;.</font></p><p><font size="2">(*) </font><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/03/news/simbolo-democrazia-2172111" target="_self"><font size="2">Berlusconi fra Knesset e Abu Mazen<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; &quot;A Gaza una reazione giusta&quot;</font></a></p><p><font size="2">Il premier in Israele: &quot;Ebrei fratelli maggiori&quot;. D&#39;accordo con la guerra ad Hamas. Anp: &quot;Fu aggressione&quot;. &quot;Dolore per vittime palestinesi come per Shoah&quot;. Il muro? &quot;Non l&#39;ho visto&quot; </font></p></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Se Berlusconi lancia loffensiva anti Iran]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30386</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30386</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<div class="article-rel-wrapper"><h2 class="contentheading"><font size="2">Teheran &egrave; la prova del nove dei nostri rapporti con Israele. Gli attacchi del premier arrivano nel momento in cui si decidono nuove sanzioni. Se queste falliranno sar&agrave; pi&ugrave; forte il partito del bombardamento all&#39;Iran. In caso di attacco l&#39;Italia subir&agrave; le prime conseguenze.</font></h2></div><div id="toolbar-articlebody"><p><img src="http://www.ilgiornale.it/foto-id=600532-x=198-y=149/berl_israele2.jpg" alt="" width="198" height="149" /></p><p><font size="2"><strong>Gli attacchi senza precedenti </strong>di Silvio Berlusconi al regime iraniano rappresentano probabilmente anche il frutto dei suoi recenti incontri con i dirigenti israeliani. In Israele, pi&ugrave; ancora che in Occidente, la minaccia dell&rsquo;atomica persiana &egrave; considerata esistenziale. Per un paese come il nostro, che si &egrave; sempre considerato amico dello Stato ebraico e che oggi, con Berlusconi, si pretende portabandiera degli interessi israeliani in Europa, il fronte iraniano &egrave; la prova del nove. <br /><br /><strong>Nel nostro rapporto con Gerusalemme</strong> verremo valutati soprattutto per quello che vorremo e sapremo fare contro Teheran. In particolare, bisogner&agrave; vedere fino a che punto saremo disposti a sacrificare i nostri tradizionali, corposi vincoli economici e commerciali con l&rsquo;Iran. Spesso, in modo informale, gli alleati americani ci hanno fatto capire come sia necessario ridurre la nostra esposizione economica nei confronti dello Stato iraniano. Proprio nelle settimane in cui si discutono i dettagli di un nuovo giro di sanzioni contro il regime dei pasdaran e in cui l&rsquo;America, per ordine di Barack Obama, rafforza la sua presenza navale nel Golfo, in funzione dichiaratamente anti-iraniana, questo capitolo diventa per noi specialmente delicato.</font></p><p>&nbsp;</p><p><font size="2"><strong>Berlusconi ha fra l&rsquo;altro rimarcato </strong>la necessit&agrave; di sostenere l&rsquo;opposizione in Iran. Non sar&agrave; facile. Innanzitutto perch&eacute; l&rsquo;&ldquo;onda verde&rdquo; sembra in fase di ristagno. In secondo luogo, perch&eacute; i principali leader del movimento sorto l&rsquo;estate scorsa per rigettare la rielezione di Mahamud Ahmadinejad alla presidenza del paese si sta dividendo. Terzo, perch&eacute; non &egrave; detto che la nostra volont&agrave; di aiutare in qualche modo gli oppositori possa essere realmente di sostegno alla loro battaglia. Nel clima di nazionalismo parossistico in cui si trova oggi l&rsquo;Iran, essere in odore d&rsquo;intelligenza con l&rsquo;Occidente pu&ograve; essere uno svantaggio, pi&ugrave; che una risorsa.<br /></font><strong><br /><font size="2">In ogni caso, i prossimi mesi </font></strong><font size="2">saranno decisivi. Se le sanzioni non ci saranno o saranno inefficaci, &egrave; possibile che non solo in Israele, ma anche negli Stati Uniti torni a farsi sentire il partito del bombardamento, come unica alternativa alla bomba atomica iraniana. In quel contesto, evidentemente, noi italiani avremmo poco da dire. Ma certamente saremmo tra i primi a subire direttamente e indirettamente le conseguenze di una guerra. I nostri uomini in Libano e Afghanistan sono, di fatto, sotto un ambiguo ombrello di protezione iraniano. &Egrave; ovvio che, in caso di conflitto, questa protezione cadr&agrave;. I nostri contingenti sarebbero probabilmente oggetto delle prime rappresaglie iraniane. Ma non &egrave; detto che queste considerazioni siano state presenti a Berlusconi nel momento in cui si lanciava nell&rsquo;offensiva verbale contro Teheran.</font></p><p><em><font size="2">(articolo pubblicato sui giornali locali dell&#39;Espresso il 3/2/2010)</font></em></p><p><em><strong><font size="2">Fonte: </font><a href="http://temi.repubblica.it/limes/se-berlusconi-lancia-loffensiva-anti-iran/10777" target="_blank"><font size="2" color="#0269b3">http://temi.repubblica.it/limes/se-berlusconi-lancia-loffensiva-anti-iran/10777</font></a></strong></em><font size="2">.</font></p></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Berlusconi in Israele (tra il serio e il faceto)]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30388</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30388</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td class="contentheading" width="100%">&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a rel="nofollow" href="http://www.ariannaeditrice.it/index.php?view=article&amp;catid=13%3Aitalia-cat&amp;id=856%3Aberlusconi-in-israele-tra-il-serio-e-il-faceto&amp;format=pdf&amp;option=com_content&amp;Itemid=21" title="PDF" onclick="window.open(this.href,'win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"></a>&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a rel="nofollow" href="http://www.ariannaeditrice.it/index.php?view=article&amp;catid=13%3Aitalia-cat&amp;id=856%3Aberlusconi-in-israele-tra-il-serio-e-il-faceto&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=21" title="Stampa" onclick="window.open(this.href,'win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"></a>&nbsp;</td></tr></tbody></table><table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td><span>&nbsp;</span></td></tr><tr><td valign="top">&nbsp; </td></tr><tr><td class="createdate" valign="top">&nbsp;</td></tr><tr><td valign="top"><p><strong><img style="margin: 3px 5px; float: left" src="http://www.apcom.net/bin/content_3/TopNews/imgs/C_3_TopNews_81840_foto.jpg" border="0" alt="" width="204" height="141" />Fino a dove pu&ograve; condurre l&rsquo;eccesso di zelo e il protagonismo da avanspettacolo</strong></p><p><em>La visita che in pompa magna Berlusconi ha compiuto in Israele si presta a due prime riflessioni. La prima &egrave; che l&rsquo;eco di questa visita non ha oltrepassato i confini della acque territoriali italiane e israeliane, a conferma dell&rsquo;insignificante posizione dell&rsquo;Italia sulla scena internazionale. La seconda, ma non ce n&rsquo;era bisogno, di quanto stringente sia, per non dire patetico, il rapporto di sudditanza che lega la casta politica italiana tutta (si noti infatti come improvvisamente tacciano i trombettieri &nbsp;dell&rsquo;anti-berlusconismo nel caso del pellegrinaggio gerosolomitano) all&rsquo;Entit&agrave; sionista. C&rsquo;&egrave; infine una terza riflessione.....<br /><br /></em>Per avere conferma che del pellegrinaggio a Gerusalemme non &egrave; importato un fico secco ad alcuno, &egrave; sufficiente un pur rapido sguardo ai siti dei principali mezzi di comunicazione mondiali. Nessuno, ma proprio nessuno, ha ritenuto che la visita di Berlusconi e di mezzo governo italiano meritasse, non diciamo la prima pagina, ma nemmeno il diritto di cronaca. Nessuna traccia di questo pellegrinaggio nella stampa araba, neanche l&rsquo;ombra in quella cinese, indiana o russa. Niente di niente in quella nord-americana o latino-americana. Dei network africani neanche a parlarne. L&rsquo;unica eccezione &egrave; stata la stampa persiana, che ha reso nota una telegrafica dichiarazione di Kazem Jalali, modesto portavoce della commissione affari esteri del Parlamento iraniano, il quale si &egrave; limitato a dire che le affermazioni del premier italiano sul fatto che Tehran dovrebbe capitolare ai diktat imperialistici &laquo;non potranno aiutare a risolvere i problemi, ma al contrario li renderanno pi&ugrave; complicati&raquo; e che esse suonano come una &laquo;interferenza negli affari interni di un Paese indipendente&raquo;.</p><p>Questo silenzio tombale tira in ballo la questione del discredito universale di cui gode il pagliaccio, che i media mondiali rappresentano infatti come tale, come l&rsquo;inveramento politico di Pulcinella, trovando quindi pi&ugrave; significativo raccontare le sue gaffe, le sue battute da puttaniere, o segnalando il suo profilo di torbido capitano d&rsquo;industria. Qualcuno avverta Berlusconi, che sappiamo non difetta di megalomania, che egli &egrave; considerato un nano, non nel senso di brevilineo, ma proprio nel senso politico. Ma questo nanismo non &egrave; che una metafora dell&rsquo;insignificanza italiana sulla scena mondiale, paese noto ai pi&ugrave; per la Ferrari e i marchi come Valentino o Prada o, per meglio dire, come quell&rsquo;area geografica che sta attorno al Vaticano. Tant&rsquo;&egrave; che quando il viaggio lo fa il Papa la musica cambia: l&rsquo;attenzione dei media mondiali, almeno fino all&rsquo;Indo, &egrave; assicurata. L&rsquo;irrilevanza del peso politico dell&rsquo;Italia nel mondo &egrave; tutta in questa rappresentazione: che essa &egrave; una mera appendice della Santa Romana Chiesa, cattolica e apostolica.</p><p>La terza riflessione &egrave; sul senso politico di questa visita. La presenza di mezzo Consiglio dei ministri mostra quanto questo mezzo-Stato tricolore sia legato al vero-Stato che &egrave; Israele e quanto sia intenzionato ad intensificare le relazioni bilaterali, economiche, commerciali, diplomatiche. Lo scopo &egrave; evidente: rendere indissolubili le relazioni strategiche, portarle ad un punto di non ritorno, cos&igrave; che, non si sa mai, chiunque sia domani alla guida del paese, non possa scantonare e proceda sulla direzione tracciata.</p><p>Noi non sappiamo, e Lor signori si guardano bene dal renderlo noto, che tipo di accordi le delegazioni hanno stipulato. E&rsquo; la diplomazia segreta, ma &egrave; segreta appunto perch&eacute; vengono siglati patti e prese decisioni, che non attengono certo al commercio di pompelmi o di sali del Mar Morto. Riguardano invece materie strategiche scottanti come lo scambio di tecnologie sensibili, la cooperazione sul piano militare e logistico, la cooperazione d&rsquo;intelligence. Il tutto, beninteso, a spese non solo del popolo palestinese, ma della Resistenza libanese e araba, nonch&eacute; dell&rsquo;Iran.</p><p>E proprio l&rsquo;Iran riteniamo sar&agrave; stato il primo punto dell&rsquo;agenda di questi incontri. Netanyahu e la Livni non hanno fatto mistero di aver chiesto all&rsquo;Italia, e ottenuto, una posizione dura contro l&rsquo;Iran, non solo per quanto attiene alla disponbilit&agrave; a promuovere pesanti sanzioni internazionali. Nello specifico il governo sionista avr&agrave; chiesto che il governo di Roma si impegni a premere sulla tante aziende italiane che fanno affari d&rsquo;oro con Tehran. No, non solo l&rsquo;Eni. Gli israeliani sanno bene &nbsp;che decine di aziende italiane cooperano con l&rsquo;Iran in diversi e ben altri campi, tra cui le alte tecnologie, comprese quelle spaziali e militari. Berlusconi, a legger tra le righe, ha assicurato l&rsquo;impegno affinch&eacute; le aziende italiane in questione tronchino i loro rapporti con l&rsquo;Iran. Alla faccia delle libert&agrave; di mercato.</p><p>Noi sospettiamo cos&igrave; che questo pellegrinaggio gerosolomitano abbia un altro possibile recondito significato. Essendo l&rsquo;Italia il primo partner commerciale dell&rsquo;Iran, i sionisti, che non hanno mai nascosto l&rsquo;intenzione di compiere un attacco aereo su grande scala alle centrali nucleari persiane e che attendono, per metterlo in atto, solo il semaforo verde dalla Casa Bianca, hanno voluto metter sull&rsquo;avviso gli amici italiani: &ldquo;Guardate che quest&rsquo;attacco &egrave; imminente, meglio per voi se fate armi e bagagli e ve ne venite via dall&rsquo;Iran, prima che sia troppo tardi&rdquo;.</p><p>Che sia andata proprio cos&igrave; lo ha confermato Netanyahu quando ha esordito: &ldquo;Silvio &egrave; il carissimo amico italiano, che deve essere d&rsquo;esempio per tutti i leader del mondo, che ha il nostro totale appoggio, che stimiamo e amiamo.&rdquo; Pi&ugrave; chiaro di cos&igrave; si muore. Il servo sciocco, da parte sua, dandosi le arie, gli ha fatto eco sostenendo che si considera &ldquo;... l&rsquo;avvocato degli interessi israeliani.. e far&ograve; tutto quello che potr&ograve; fare per sostenere le ragioni di Israele.&rdquo; Amen.</p><p>In questo eccesso di zelo, sempre proteso alla ricerca della battuta ad effetto per conquistare le luci della ribalta, Berlusconi non &egrave; riuscito a trattenere la &ldquo;tavanata&rdquo;: &ldquo;Sogno Israele nella Unione Europea!&rdquo;.<br />Una sciocchezza sesquipedale che poteva fare rumore in questo paese allo sbando che &egrave; l&rsquo;Italia, ma alla quale, naturalmente, la pi&ugrave; seria stampa israeliana non ha dato il bench&eacute; minimo peso. Il perch&eacute; &egrave; evidente: vi immaginate i sionisti che chiedono a Bruxelles se possono o non possono spianare Gaza o attaccare il Libano? Se debbono o non debbono radere al suolo le centrali atomiche persiane? Se il Mossad pu&ograve; o non pu&ograve; continuare la pratica delle uccisioni mirate a danno dei combattenti palestinesi? Ve lo immaginate il governo israeliano dover concordare la sua politica estera con Almunya? O cedere la propria sovranit&agrave; monetaria?</p><p>Chiunque abbia un po&rsquo; di sale in zucca, sa benissimo che stiamo parlando di fantapolitica. E infatti avviene praticamente il contrario: &egrave; quest&rsquo;appiccicaticcio dell&rsquo;Unione Europea che ogni volta non pu&ograve; che limitarsi a prendere atto delle iniziative unilaterali e guerrafondaie dei sionisti, magari dandosi un tono storcendo il naso, il pi&ugrave; delle volte facendo finta di niente.</p><p>Berlusconi ha sparato la sua cavolata (&egrave; un&rsquo;altra storia che egli ci creda davvero o lo faccia solo per far parlare di s&eacute;), certo pensando di toccare le corde dei sionisti, ma questi, pur apprezzando il suo zelo, l&rsquo;hanno lasciata cadere. Hanno cose pi&ugrave; serie e tremende a cui pensare.</p></td></tr></tbody></table>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[«i palestinesi hanno diritto sacrosanto ad una patria e ad una terra»]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30389</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30389</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<h2><a rel="bookmark" href="http://www.alessandracolla.net/?p=381" title="Permanent Link: &laquo;&hellip;i palestinesi hanno diritto sacrosanto ad una patria e ad una terra&raquo;"></a></h2><div class="post-content"><p>Non so se mio padre approverebbe, ma forse s&igrave; &mdash; era una persona giusta, e sapeva quando era il momento di anteporre la ragione alla passione.<br />Immagino che non se la prenderebbe, allora, lui combattente della RSI, sentendomi per una volta parlare bene del partigiano Sandro Pertini, rispolverando un brano del suo <a href="http://www.fondazionepertini.it/asp/leggi.asp?IdSez=3&amp;idcontenuto=195&amp;IdSottoSez=41"><font color="#ca1008">messaggio di fine d&rsquo;anno del 1983</font></a>.<br />Ne &egrave; passato, di tempo: e sono cambiate molte cose. Soprattutto c&rsquo;&egrave; stato di mezzo l&rsquo;11 settembre, che ha impresso una sterzata decisiva verso la <a href="http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf"><font color="#ca1008">realizzazione di quello che gli Stati Uniti, nel 1999, definivano &ldquo;il nuovo secolo americano&rdquo;</font></a>.<br />Fra le molte cose che sono cambiate dal 1983, &egrave; cambiato anche il modo in cui la nostra nazione si rapporta agli Usa e ai loro amici: e non ho bisogno, qui, di citare esempi e riportare link &mdash; basta guardarsi intorno.<br />Come basta guardarsi intorno per capire che parole cos&igrave;, da un presidente della Repubblica o del Consiglio, qui in Italia non ne sentiremo per un bel pezzo.</p><blockquote><p>[&hellip;] Io sono stato, amici miei, nel Libano a trovare i nostri bravi ragazzi. Ho passato con loro quella che una volta era la festa nazionale, il 4 novembre. Ho detto scherzosamente: &laquo;io non arrivo con i capi di stato maggiore; sono arrivato con cento bottiglie di lambrusco e con cento panettoni&raquo;. Bravi questi nostri soldati, bravissimi. Ecco, io mi sono chiesto, chiedetevelo anche voi, amici miei: &laquo;come mai il nostro contingente non &egrave; stato fatto bersaglio da parte di attacchi proditori come il contingente americano o il contingente francese?&raquo;. Lasciamo la parola ad un osservatore straniero, ad un giornalista del &ldquo;Washington Post&rdquo;. Voi sapete che il &ldquo;Washington post&rdquo; &egrave; un giornale americano molto diffuso e molto serio. Scrive sul suo giornale questo giornalista: <em>&laquo;il contingente militare italiano a Beirut si sta comportando molto bene. Si fa amare dalla popolazione ed ha avuto il minor numero di vittime e di danni rispetto ad americani e francesi. Difatti </em>&mdash; continua sempre il &ldquo;Washington Post&rdquo; &mdash; <em>le statistiche sottolineano il livello del successo italiano in Libano. Mentre il corpo dei marines conta finora oltre 240 morti ed i francesi hanno perduto 76 uomini, in 14 mesi gli italiani hanno perduto un solo uomo. Questo malgrado il fatto che il loro contingente &egrave; il pi&ugrave; numeroso di tutti. Secondo moltissimi osservatori i motivi di questo contrasto sono da ricercare anzitutto nel fatto che a differenza degli americani e dei francesi gli italiani mantengono a Beirut una stretta imparzialit&agrave;, che offre loro la migliore protezione tra la popolazione libanese. Mentre gli americani sono isolati ed asserragliati nelle loro posizioni intorno all&rsquo;aeroporto di Beirut, gli italiani pattugliano i vasti sobborghi a meridione della citt&agrave; e controllano con estrema efficacia i campi di Sabra e Chatila, inoltre hanno un ospedale da campo, 24 ore su 24 ore, che cura gratuitamente anche i civili e distribuisce diverse tonnellate di farmaci ogni mese. Tra i contingenti americano, francese e italiano esistono anche differenze militari </em>&mdash; continua il &ldquo;Washington Post&rdquo; &mdash;. <em>Mentre i cannoni americani lo scorso anno hanno fatto piovere tonnellate di esplosivo sui ribelli trincerati sulle montagne, ed i jet francesi la settimana scorsa hanno scatenato la rappresaglia sugli sciiti, finora gli italiani sono rimasti al di sopra delle parti, continuando a difendere il loro ruolo di forza di pace. Uno dei punti a favore del contingente italiano &egrave; anche il loro ospedale da campo</em> &mdash; aggiunge il quotidiano &mdash;. <em>Ha 75 posti letto che devono servire solo ai militari, invece ogni mese cura pi&ugrave; di mille cittadini del posto&raquo;</em>.<br />Ecco la differenza fra noi ed i francesi e gli americani messa in evidenza da un giornale americano di grande tiratura. Io ne vado orgoglioso. Si brama sempre dire che le altre nazioni sono superiori alla nostra, lo dicono anche degli italiani, ma qui diamo prova di buon senso con i nostri soldati. Io li ho visitati questi soldati, bravi, generosi. Ricordo che si &egrave; stretto a me quello che viene considerato un po&rsquo; la &ldquo;mascotte&rdquo; del contingente. &Egrave; un ragazzo palestinese che ha imparato benissimo l&rsquo;italiano. Mando il mio saluto paterno a questo caro ragazzo, Mustaf&agrave; . E questi soldati, sotto la guida del bravissimo generale Angioni, cercano veramente di fare opera di pace in quella tormentata regione. Adesso sono partiti i palestinesi. Ha avuto inizio la loro &ldquo;diaspora&rdquo;. Una volta furono gli ebrei a conoscere la &ldquo;diaspora&rdquo;. Vennero dispersi, cacciati dal Medio Oriente e dispersi per il mondo; adesso sono invece i palestinesi. Ebbene io affermo ancora una volta che i palestinesi hanno diritto sacrosanto ad una patria e ad una terra come l&rsquo;hanno avuta gli israeliti. [&hellip;] Dico questo perch&eacute; sia il contrasto che vi &egrave; oggi, coperto dal silenzio, tra l&rsquo;Unione Sovietica e gli Stati Uniti d&rsquo;America, sia quanto avviene nel Libano pu&ograve; sempre minacciare la pace nel mondo e pu&ograve; farci cadere quindi nella guerra nucleare. Io sono decisamente contrario a che il nostro contingente sia coinvolto nel Libano in una guerra, sia pure locale. Se il nostro contingente pu&ograve; svolgere opera di pace, rimanga in Libano, ma se nel Libano si creano condizioni tali da scatenare un conflitto, noi dobbiamo togliere il nostro contingente e lasciare a Beirut soltanto l&rsquo;ospedale da campo. Questo &egrave; il mio pensiero personale, che non vuole influire sul pensiero del governo. Io sono stato, ripeto, nel Libano. Ho visitato quella tormentata regione, i cimiteri di Chatila e Sabra. &Egrave; una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quel massacro orrendo. Il responsabile di quel massacro orrendo &egrave; ancora al governo in israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro fatto. &Egrave; un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando della societ&agrave;. &Egrave; stato un massacro, mi hanno detto quelli del posto, tremendo; quante vittime ha fatto! [&hellip;]</p></blockquote></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Berlusconi: un"non" statista piccolo piccolo]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30390</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30390</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><font size="2"><img src="http://www.leggonline.it/LeggoNews/HIGH/20100202_berlu_2.jpg" alt="" width="320" height="320" /></font></p><p><font size="2">Berlusconi &egrave; ancora un leader piccino piccino, un politico per caso e per necessit&agrave;, un Premier che, pur sentendosi uno statista, riesce, a malapena, a stare dietro all&#39;incantato strimpellatore Apicella. Il tycoon di Arcore si &egrave; ricavato un posto&nbsp; al festival della musica napoletana.&nbsp; Nulla di pi&ugrave;. </font></p><p><br /><font size="2">Mi sono ammattito? Proprio io che fino a ieri ho scritto di Berlusconi uomo della speranza nazionale e facilitatore dei rapporti privilegiati con le potenze emergenti-riemergenti ad Est, in Medio-Oriente, in Africa; martello pneumatico contro i bastioni dei &ldquo;salotti buoni&rdquo; economico-finanziari-industriali dissipatori di risorse statali; argine salvifico contro l&#39;avanzamento di una sinistra servile e moralista che avrebbe fatto strame dello Stato, pi&ugrave; di quanto non sia accaduto, se solo gli fosse riuscito il &ldquo;colpetto&rdquo; elettorale del &#39;94?</font></p><p><font size="2">A chi ci accusava di filo-berlusconismo serviamo questa lezione di realismo politico su un piatto freddo di mesi e di anni, stracolmo&nbsp; di calunnie e critiche come maccheroni indigesti mai ordinati. In primo luogo, siamo stati noi a parlare di &ldquo;determinanti oggettive&rdquo; dei processi storici e di agenti &ldquo;agiti&rdquo; dalle condizioni epocali, anche in discordanza con le loro intenzioni &ldquo;coscienti&rdquo;. Berlusconi, per un tratto, ha interpretato questo zeitgeist che, casualmente, coincideva con i suoi piccoli interessi di &ldquo;retrobottega&rdquo;. In linguaggio teorico cos&igrave; La Grassa definiva la questione in un suo saggio:<br />&ldquo;Sar&agrave; necessario continuare e accentuare in futuro l&rsquo;analisi dei vari aspetti della crisi-sviluppo-trasformazione sociale con maggior attenzione all&rsquo;intreccio (che &egrave; temporale come spaziale) tra le diverse sfere d&rsquo;attivit&agrave; in cui si muovono i vari agenti delle formazioni capitalistiche; dando sempre la priorit&agrave; logica all&rsquo;&ldquo;oggettivit&agrave; strutturale&rdquo; di queste ultime, che orienta i portatori soggettivi, la cui azione in condizioni date (sempre indagate a mezzo di ipotesi) non va comunque mai trascurata. I giocatori giocano le partite immettendovi le loro competenze e capacit&agrave; particolari (individuali); alla fin fine, essi giocano un dato gioco caratterizzato da andamenti probabilistici eppur cogenti entro un determinato alveo di scorrimento, che si rende noto soltanto ex post: noto, non per&ograve; immediatamente conosciuto &ndash; se si afferra la differenza &ndash; poich&eacute; anche la conoscenza del gi&agrave; trascorso richiede in ogni caso la formulazione di ipotesi di interpretazione storica, che mutano d&rsquo;epoca in epoca e mai devono irrigidirsi in dogmi intoccabili ponendosi cos&igrave; &ldquo;fuori gioco&rdquo;. </font></p><p><font size="2">Ed ancora: <br />&ldquo;...E speciale attenzione ai settori &ndash; economici, politici, culturali &ndash; che possano eventualmente favorire una maggiore autonomia del paese (e dell&rsquo;area della formazione mondiale) in cui siamo situati. Settori che francamente mi sembrano oggi assai deboli, pressoch&eacute; invisibili; non per questo, per&ograve;, dobbiamo smettere di &ldquo;cercarli&rdquo; poich&eacute; ci comportiamo pur sempre da portatori soggettivi, che si assumono la responsabilit&agrave; di andare anche controcorrente con tutti i possibili rischi di fallimento&rdquo;.<br />Ed infatti, non smettiamo mai di cercare barlumi di mutamento e se una strada non &egrave; pi&ugrave; percorribile sappiamo tornare indietro per prenderne un&#39;altra, scrutando all&#39;orizzonte ogni possibile sbocco storico a quest&#39;epoca di sbandamento. <br />Il Presidente del Consiglio, a causa dei suoi guai giudiziari e dei tentativi di annichilirlo politicamente, messi in atto dai peggiori poteri costituiti nostrani, avrebbe potuto, anche transeutemente, fungere da catalizzatore per forze nuove e meno succubi agli equilibri, in dissesto, dell&#39;ordine mondiale americano. Le sue ultime affermazioni in Israele sull&#39;Iran ci dicono che non &egrave; cos&igrave;. </font></p><p><font size="2">A noi dell&#39;uomo (non &egrave; un errore di battitura ho scritto proprio la &ldquo;u&rdquo; in carattere minimo) e del personaggio pubblico Berlusconi non importa un fico secco, non dobbiamo farci eleggere in nessuna carica istituzionale e non abbiamo bisogno di prebende di qualsivoglia specie.</font></p><p><font size="2">Veniamo dunque ai fatti perch&egrave; in questo blog si pu&ograve; parlare sempre liberamente ed in piena coerenza con le nostre concezioni teoriche. Che Berlusconi sia un politico di infima caratura lo dimostrano le sue dichiarazioni alla Knesset, il parlamento israeliano, dove il Presidente del Consiglio ha fatto una pessima figura rivelando di non avere propriamente recepito il senso delle svolte storiche, il flusso degli eventi internazionali e quello dei cambiamenti epocali in atto sullo scacchiere geopolitico mondiale. </font></p><p><font size="2">Si &egrave; persa un&#39;occasione per manifestare alla comunit&agrave; globale che l&#39;Italia non &egrave; pi&ugrave; una provincia ossequiosa dell&#39;impero dello zio Sam e del suo giannizzero mediorientale armato fino ai denti (quest&#39;ultimo definito dal Cavaliere, a torto e in dispregio della verit&agrave;, una grande democrazia). Se Israele fosse stato davvero uno Stato democratico e se il termine democrazia avesse ancora un legame etimologico col suo significato pi&ugrave; remoto (governo del popolo), non rappresenterebbe il paese pi&ugrave; odiato del Medio-Oriente e non sarebbe nelle mani di una cricca sionista di chierici esaltati che con una mano si aggancia ai valori dell&#39;Occidente e con l&#39;altra occupa i territori altrui distribuendo morte e distruzione. Quando &ldquo;addirittura&rdquo; i legittimi abitanti di quelle terre ardiscono all&#39;intenzione (e solo all&#39;intenzione, perch&eacute; pietre e razzi Qassam non rappresentano una reazione) della difesa patriottica, la risposta dei sionisti &egrave; talmente sproporzionata (si pensi all&#39;uso di ADM) che l&#39;ONU, a malincuore, deve pure emettere delle risoluzioni di condanna. Di queste ce n&#39;&egrave; ormai una caterva ma la fantomatica Comunit&agrave; Internazionale fa orecchie da mercante.</font></p><p><font size="2">Berlusconi, sviscerando peraltro un&#39;acuta ignoranza in materia, parla di dilagante antisemitismo (ma i palestinesi non sono semiti?) e di ideale sionista. Se quello sionista &egrave; un ideale lo &egrave; esclusivamente in negativo come sinonimo di razzismo antiarabo, di colonizzazione criminale e di sterminio scientifico perpetrato ai danni di tutti i &ldquo;non ebrei&rdquo; dell&#39;area. Su questi elementi si fonda Israele, altro che libert&agrave;, sovranit&agrave; popolare ed ingresso in Europa.</font></p><p><font size="2">Quanto poi alle affermazioni sull&#39;Iran stendiamo un &ldquo;lenzuolo&rdquo; pietoso. Innanzitutto, per le ingerenze negli affari di un Paese fiero e indipendente che viene quotidianamente provocato e insidiato con le sanzioni economiche e con i tentativi di far esplodere al suo interno una guerra civile &ldquo;colorata&rdquo;. (Berlusconi si &egrave; lamentato ma non ha imparato nulla dalle esperienze italiane dove la marea viola si muove con le stesse intenzioni).<br />In secondo battuta, perch&eacute; definire l&#39;Iran una minaccia internazionale - laddove questa nazione non ci ha mai colpito direttamente, n&eacute; con le parole n&eacute; con i fatti (mentre, al contrario, abbiamo finora &ldquo;allegramente&rdquo; ed &ldquo;estensivamente&rdquo; commerciato con essa senza troppo scandalizzarci dei suoi assetti statali confessionali) - vuol dire aderire, al pari di servi anacronistici, ad una campagna d&#39;odio lanciata dagli Usa per ragioni prettamente geopolitiche e di preservazione della propria egemonia mondiale. </font></p><p><font size="2">Infine, noi siamo italiani ed &egrave; gi&agrave; un compito arduo, figurarsi se dobbiamo ora preoccuparci di sentirci tutti israeliani, cio&egrave; legati, nel sangue, nei nervi e nelle aspirazioni, ai prepotenti sicari degli statunitensi in Medio-Oriente. </font></p><p><font size="2">Non, Monsieur le Pr&eacute;sident, noi siamo italiani e tali restiamo, in saecula saeculorum</font></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Silvio e i suoi fratelli]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30399</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30399</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><font size="3"><img src="http://www.pupia.tv/includes/tiny_mce/plugins/filemanager/files/fm/01_immagini/01_italia/01_politica/berlusconi/berlusconi_netanyahu.jpg" alt="" width="548" height="345" />&nbsp;</font></p><p><font size="3">Il fratello minore&nbsp; ha dunque svolto con precisione e successo la sua missione a Tel Aviv.<br />Il panegirico del Cavaliere alla &ldquo;democrazia&rdquo; dell&rsquo;entit&agrave; sionista, interrotto da dodici salve di applausi e da palpitanti attestazioni di gratitudine per la dichiarata volont&agrave; dell&rsquo;Italia-colonia di essere a fianco del suo fratello maggiore insediatosi sulle sponde del Mediterraneo orientale con la rapina della terra patria del popolo palestinese, ha raggiunto il suo apice con la giustificazione del massacro di Gaza del capodanno 2009. Anche il muro della vergogna, anche le bombe al fosforo israeliane&nbsp; sparse sulla popolazione civile palestinese, anche la strage di oltre millecinquecento uomini, donne, vecchi,&nbsp; bambini, sono diventati cos&igrave; parte integrante di una &ldquo;guerra giusta&rdquo;. <br />Con tanto di elogio al sionismo. Nazionale e internazionale. E con l&rsquo;assurdo corollario del placet italiano all&rsquo;aggressione atlantica contro l&rsquo;Iran, per il neo-circonciso Berlusconi uno Stato-canaglia dal quale prendere le distanze e del quale abbattere il governo.<br />Con una tre giorni da incorniciare a lutto nel libro nero delle pulizie etniche nel mondo, il rappresentante della Repubblica Italiana &ndash; ha fatto strame cos&igrave; degli unici tre conati di libert&agrave; di questa nostra maledetta Repubblica, nata sul sangue di una generazione di patrioti che aveva cercato di fare dell&rsquo;Italia proletaria una nazione libera dalla plutocrazia internazionale.<br />Elogiando fino allo stremo &ldquo;Israele&rdquo;, l&rsquo;Italietta di Berlusconi si &egrave; cos&igrave; stupidamente integrata nel fronte - in accelerato declino - dell&rsquo;egemonia occidentale: nella ridotta atlantica pi&ugrave; ortodossa e vergognosa, quello stesso lager di anti-democrazia che ha operato, tra l&rsquo;altro, in sessant&rsquo;anni di dopoguerra per l&rsquo;eliminazione fisica di politici italiani rei di &ldquo;lesa maest&agrave;&rdquo; al pensiero unico israelo-anglo-americano: Enrico Mattei, Aldo Moro, Bettino Craxi. Timidi &ldquo;conati&rdquo; di indipendenza dal padrone atlantico che avevano fatto sperare al nostro popolo di non morire vittima della grande finanza internazionale e dei suoi bracci armati, politici e militari, sparsi nel pianeta e che dal 1945 a oggi occupano fisicamente la nostra penisola.<br />Ma tant&rsquo;&egrave;. Nell&rsquo;assordante silenzio delle cosiddette opposizioni, restiamo dunque noi soli a innalzare verso un altro sole la bandiera della libert&agrave;.<br />Anche e soprattutto nel nome dei popoli del nostro Vicino Oriente. Ai quali uccidono i bambini perch&eacute; non sappiano mai delle loro patria rubata; uccidono le donne perch&eacute; non partoriscano figli di quelle nazioni; uccidono gli uomini per rimuovere ogni desiderio di libert&agrave;; uccidono i vecchi per cancellare ogni memoria.<br />Una tragedia di oggi che noi purtroppo comprendiamo bene: &egrave; il pi&ugrave; recente capitolo della seconda guerra mondiale.<br /></font></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Tutti allineati]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30400</link>
        <category>Politica e Informazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30400</guid>
        <pubDate>Thu,  4 Feb 2010 00:00:00 +0100</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><font size="2"><img src="http://www.milanoweb.com/notizie/images/7168/25501_silvio-berlusconi.jpg" alt="" width="600" height="375" /></font></p><p><font size="2"><br />Di reazioni, in Italia, al discorso del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi nella visita in Israele ce ne sono state col contagocce. Forse, tra centrodestra e centrosinistra, anche il pi&ugrave; amico degli amici dei sionisti sar&agrave; rimasto sorpreso dalle dichiarazioni del Cavaliere, superando anche le pi&ugrave; ottimistiche previsioni. E cos&igrave; dal Pdl al Pd per finire all&rsquo;Ud e all&rsquo;IdV non &egrave; arrivato alcun commento. Questo, logicamente, ci fa pensare che siano tutti dei proni, schiacciati sulle posizioni del Cavaliere. La sorpresa &egrave; proprio nel silenzio assordante del Parlamento. Dal centrodestra come dal centrosinistra non ci si pu&ograve; certo aspettare una qualche dissonanza rispetto alle bestialit&agrave; dette dal presidente del Consiglio, che oltretutto, per quanto riguarda le forti critiche al governo iraniano, danneggiano anche le nostre aziende, come l&rsquo;Eni, che hanno in corso contratti di un certo peso finanziario con l&rsquo;Iran. Le soli voci critiche sono venute dagli extraparlamentari, da Rifondazione al Pdci. &ldquo;Complimenti cavalier Berlusconi, ancora una volta &egrave; riuscito ad infangare il nostro Paese con le sue dichiarazioni rilasciate oltre confine&rdquo;, questo il primo passaggio della lettera di Maurizio Mugolino, esponente del Pdci, partito ormai desaparecido a seguito della politica incoerente portata avanti dal segretario Oliviero Diliberto. Ovviamente le cose dette dall&rsquo;esponente pidiccino non sono di certo campate in aria ma anzi condivisibili come quando critica Berlusconi per l&rsquo;elogio alla democrazia di Tel Aviv &ldquo;che non si fa vergogna di occupare illegalmente terre e popolazioni, di incarcerare oltre 10 mila oppositori palestinesi, di far vivere in apartheid oltre un milione e mezzo di suoi cittadini colpevoli solo di non essere ebrei&rdquo;. Anche sulle farneticanti dichiarazioni del Cavaliere in merito alla &ldquo;giusta reazione di Israele&rdquo; su Gaza che ha causato distruzione e morte, con oltre 1.500 vittime anche bambini non possiamo che avere parole di sdegno&hellip; comuni alla sinistra radicale. Anche il rifondarolo Ferrero mostra un forte sdegno nei confronti di quanto detto dal Cavaliere sulla reazione di Israele nei confronti dei palestinesi, sottolineando che a &ldquo;Gaza con l&rsquo;operazione Piombo fuso, l&rsquo;esercito israeliano non ha effettuato nessuna giusta reazione ma un terribile massacro di civili&rdquo;. Si tratt&ograve; di un vero e proprio crimine di guerra cui i potenti di Tel Aviv non sono finora stati chiamati a rispondere, grazie alle spalle coperte dagli amerikani. Quindi per Ferrero le vergognose affermazioni del presidente del Consiglio in merito&hellip; alla giusta reazione di Israele dovrebbero trovare una condanna esemplare: andare in visita a Gaza, per rendersi conto di persona di come sono costretti a vivere a seguito dell&rsquo;oppressione e del disumano embargo israeliano. Dovrebbe favorire il processo di pace ma invece, a detta del rifondarolo, favorisce l&rsquo;odio appoggiando in toto il governo israeliano. Ma il fido Bondi non ritiene affatto che il suo idolo Silvio sia un incendiario e anzi s&rsquo;indigna per la mancanza di onest&agrave; politica di tutta la sinistra, incapace di riconoscere i meriti del presidente del Consiglio che in terra&hellip; palestinese si &egrave; ricoperto di gloria. &ldquo;Possibile che ormai l&rsquo;unica questione che appassioni la sinistra &egrave; quella della giustizia?&rdquo;, questo l&rsquo;interrogativo di Bondi pieno di altre domande ai fratelli con la kippah del Pd &ldquo;Possibile che la lunga tradizione di impegno internazionale della sinistra sia approdata a questo imbarazzante silenzio? Possibile che gli interessi dell&rsquo;Italia nel mondo, e il legittimo orgoglio del nostro Paese per gli apprezzamenti ricevuti nel mondo, non contino nulla agli occhi di questa sinistra?&rdquo;. Ma di che si lamenta il fido Bondi? Questa volta siamo noi a porre l&rsquo;interrogativo al ministro dei Beni culturali. Pensa davvero che il Pd abbia posizioni divergenti dal Pdl sulla questione palestinese? Per Berlusconi come per D&rsquo;Alema, Bersani e Fassino&hellip; Israele ha sempre ragione. D&rsquo;altronde andavano d&rsquo;amore e d&rsquo;accordo anche quando Baffino bombardava Belgrado.<br /></font></p>]]></description>
      </item>
        </channel>
</rss>
    