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    <title>ARIANNA EDITRICE: rassegna stampa </title>
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    <description>Arianna Editrice: rassegna stampa - articoli in primo piano</description>
    <language>it</language>
    <pubDate>Tue, 18 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
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    <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>    <image>
      <title>ARIANNA EDITRICE: rassegna stampa</title>
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        <title><![CDATA[Hassan Rohani ha vinto le elezioni in Iran]]></title>
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        <pubDate>Tue, 18 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<p><img src="https://fbcdn-sphotos-e-a.akamaihd.net/hphotos-ak-frc1/1003693_590862004269517_1010434660_n.jpg" alt="" width="389" height="271" /> </p><p>&nbsp;</p><p><font size="2">Hassan Rohani ha vinto le elezioni in Iran. Gli sconfitti hanno  riconosciuto l&rsquo;esito del voto e si sono complimentati con lui. Nessuno  ha abbaiato alla luna degli imbrogli. &ldquo;Eppure&rdquo;, scrive la mia amica  Amani Razie, da Teheran, &ldquo;le elezioni sono state gestite dal governo di  Ahmadinejad. Io mi chiedo come mai oggi nessuno tra i candidati  sconfitti e coloro che li hanno votati non solo non dubita n&eacute; protesta  per l&rsquo;esito sorprendente delle presidenziali 2013, ma si congratula  persino con il nuovo presidente?&rdquo;. Azzardo una risposta. L&rsquo;Iran, a  differenza dell&rsquo;Italia, non &egrave; affetto da badoglismo. Certo, Dio ce ne  scampi da certi piritolli che ci sono e fanno felice Shaitan (ce ne  sono, altroch&eacute;), ma ho scoperto un dettaglio della storia iraniana, la  cui realt&agrave; statuale &egrave; antica di cinquecento anni, che mi ha colpito non  poco. All&rsquo;indomani della Rivoluzione moltissimi iraniani, fedeli allo  Sci&agrave;, cercarono riparo all&rsquo;estero. Ma quando nel settembre del 1980  l&rsquo;Iraq aggred&igrave; la Persia, la maggior parte di loro, quasi tutti  rifugiati in Usa, chiese e ottenne di rientrare in patria. Per  combattere. E non certo per badogliare.</font></p>]]></description>
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        <title><![CDATA[L'inganno dell'Euroamerica, che non porterà affatto più libero scambio]]></title>
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        <pubDate>Tue, 18 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<img src="http://st-listas.20minutos.es/images/2012-01/318090/list_321px.jpg?1327268194" alt="" /><br />Nella distrazione generale, soprattutto della pubblica opinione, prosegue il lavorio internazionale, di Usa ed Europa, per la creazione di un&rsquo;area di libero scambio tra le due unioni che non sar&agrave; n&eacute; libera n&eacute; paritaria. Si era detto che con la globalizzazione i confini fra gli Stati si sarebbero dissolti, poich&eacute; laddove circolano le merci depongono le armi gli eserciti, la civilt&agrave; dell&rsquo;integrazione economica e sociale si estende determinando la nascita di un superiore modello culturale di partecipazione e di solidariet&agrave; mondiale, finalizzato alla prosperit&agrave; generale. Ma, allora, come mai si rende necessario creare dei cortili di esclusivit&agrave; ristretta per rendere la libert&agrave; sempre pi&ugrave; libera?<br /><br />E&rsquo; un bel paradosso, in quanto un accordo di tale specie include alcuni ed esclude altri, oppure, per essere pi&ugrave; chiari, pu&ograve; servire sia per imprigionare una parte di quelli che vi aderiscono, in primis le nazioni pi&ugrave; deboli convinte di ricevere tutele subendo, invece, gravi condizionamenti, che per circondare ed isolare i nemici pi&ugrave; forti. Dunque, per attivare forme subdole di protezionismo, che nascondono precisi piani politici, non c&rsquo;&egrave; nulla di meglio che creare un&rsquo;area circoscritta di privilegio e chiamarla free-trade talks, un dominio apparentemente aperto ma surrettiziamente coercitivo dove vige la legge del pi&ugrave; prepotente.<br /><br />Gli Stati Uniti, non a caso, stanno promuovendo dette intese in quelle zone del pianeta dove operano superpotenze che mettono a repentaglio la sua egemonia. In Europa si temono i russi e nel Pacifico i cinesi. Ed voil&agrave; che nascono spazi di commercio e di canali diplomatici facilitati per frenare l&rsquo;avanzata degli Stati emergenti e riemergenti, i quali non si piegano a determinate prescrizioni geopolitiche unipolari.<br /><br />Noi italiani, che siamo doppiamente autolesionisti, siamo entusiasti dell&rsquo;iniziativa. Siamo da sempre un popolo di camerieri e servire &egrave; la nostra massima aspirazione. Non c&rsquo;&egrave; bastata l&rsquo;Ue che ha destabilizzato affari e sovranit&agrave; nazionale, vogliamo proprio toccare il fondo per stare tranquilli e facciamo i salti di gioia per questa nuova opportunit&agrave; nella quale daremo, sicuramente, il peggio di noi stessi.<br /><br />Perch&eacute; dico questo? Ho le prove del masochismo nostrano. Sentite un po&rsquo; cosa dice il sottosegretario allo sviluppo economico,&nbsp; Carlo Calenda, ribattezzato per l&rsquo;occasione segretario al sottosviluppo. Costui, dopo il tentativo francese di porre dei limiti all&rsquo;audiovisivo per non perdere la partita con l&#39;industria cinematografica Usa, teme ritorsioni da parte di Washington che potrebbe escludere dall&rsquo;accordo alcuni ambiti chiave, danneggiando l&rsquo;Italia. E quali sarebbero questi ambiti fondamentali? &ldquo;...il tessile, l&rsquo;oreficeria, la pelletteria&hellip;&rdquo; dopodich&eacute; il viceministro &egrave; convinto dell&rsquo;utilit&agrave; di introdurre dazi sui prodotti cinesi, e chiede pure all&rsquo;UE di sposare una linea condivisa e coerente su queste tematiche. Quindi il problema sarebbero i gialli che ci fanno neri in comparti industriali di precedenti ondate tecnologiche e non tutti quei tramatori alle nostre spalle, compresi i sedicenti partner pi&ugrave; stretti, che vorrebbero smantellare i nostri asset strategici, a compartecipazione pubblica, nei settori di punta, dall&rsquo;aerospaziale all&rsquo;energetico.<br /><br />I pi&ugrave; grandi economisti euroamericani sono convinti che, grazie alla creazione dell&rsquo;area di libero-scambio transatlantica, si aumenteranno i volumi di commercio internazionale di circa 100 mld annui. Pu&ograve; essere, ma occorre vedere come si distribuiranno i vantaggi tra i compartecipanti. Inoltre, trattandosi degli stessi dottori laureati che, appena qualche anno fa, non avevano previsto nessuna crisi sistemica, blaterando di piccole recessioni ricorsive, non c&rsquo;&egrave; da stare troppo a sentirli. Pi&ugrave; che la scienza triste l&rsquo;economia &egrave; diventata la religione delle balle dove vince e fa carriera chi le spara pi&ugrave; grosse.<br /><br />Diciamo, pertanto, come stanno davvero le questioni. Questo patto, al quale gli statunitensi non credevano, difatti J. W. Bush lo aveva fatto naufragare poich&eacute; distante dalla sua visione strategica, &egrave; stato ripescato da Obama che teme l&rsquo;estendersi dell&rsquo;ascendente russo su determinati membri europei in difficolt&agrave; (ma non solo, si pensi agli affari del gas tra Berlino e Mosca e a quelli, purtroppo quasi naufragati, con l&rsquo;Italia), e che vuole, al contempo, penetrare ancor pi&ugrave; pesantemente nel vecchio continente per farne un punto d&rsquo;osservazione e di controllo di teatri vicini, dove regna l&rsquo;instabilit&agrave; e l&rsquo;incertezza.<br /><br />Che la reale preoccupazione della Casa Bianca sia il Cremlino lo segnala anche il giornalista di Libero Carlo Pelanda il quale cos&igrave; ripercorre gli avvenimenti: &ldquo;Nell&rsquo;autunno del 2006 la Russia costrinse la Germania a definire confini certi della Ue affinch&eacute; la loro estensione ad est non destabilizzasse la Federazione russa e sia Ucraina sia Bielorussia (nonch&eacute; Georgia) ne restassero fuori per essere riassorbiti nel futuro dalla Russia stessa. Tale pressione fu fatta ricattando la Germania sul piano delle forniture di gas. Per inciso, Romania e Bulgaria furono incluse a razzo nella Ue, ma come segnale di fine dell&rsquo;espansione europea. Una sorta di nuova Yalta. Questa storia &egrave; poco nota e penso mai sia apparsa sui giornali per nascondere una sconfitta storica della Ue a conduzione tedesca. Berlino cerc&ograve; la sponda americana per segnalare ai russi che poteva contro-dissuadere ed alla fine Mosca e Berlino si accordarono. La mossa fu strumentale e lasci&ograve; freddi gli americani. Ora, appunto, &egrave; diverso: l&rsquo;America &egrave; apertissima all&rsquo;idea e la ha proposta&hellip;Perseguire l&rsquo;Euroamerica significa creare l&rsquo;organo di governo mondiale, basato sul criterio occidentale e non asiatico, del futuro. Ed anche dare un senso all&rsquo;Europa fin qui fatta&rdquo;.<br /><br />Visto? Non c&rsquo;&egrave; nulla di meglio dell&#39;ideologia del libero-scambio per innalzare cortine di ferro e predisporsi, senza farsi notare, alla guerra. Il povero Fr&eacute;d&eacute;ric Bastiat&#65279; non aveva capito nulla]]></description>
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        <title><![CDATA[Il G8 di Lough Erne. Il girotondo più grande del mondo]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45699</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45699</guid>
        <pubDate>Tue, 18 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<div class="post-meta"><br /><a href="http://www.destra.it/il-g8-di-lough-erne-il-girotondo-piu-grande-del-mondo/#comments" title="Scrivi un commento" class="post-comms"></a>                 </div>                  <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Barack Obama si trova a Lough Erne in Irlanda del Nord</strong>.  L&rsquo;accordo tra USA e UE, unisce disordinatamente la tavola rotonda dei  potenti. Di che accordo si tratta? Libero scambio. Ci fa capire <span>come</span> non sia sufficiente <span>leggere  approssimativamente i lavori del G8 in Irlanda, come una scampagnata  leggera dei grandi della terra. E&rsquo; l&rsquo;occasione per il primo appuntamento  tra Letta e Obama e, quella dichiarazione di intenti, miscelata ad un  pretesto burocratico, che unisce l&rsquo;Europa debilitata dal ballo del  Can-can globale a quel espediente primordiale dell&rsquo;interesse. E bene s&igrave;,  sul lungo periodo il rapporto dei nipoti di Trotsky (Letta governa) con  l&rsquo;orientamento cosmopolita e con l&rsquo;istruzione &ldquo;neo-egemonista&rdquo;  statunitense, &egrave; lampante. L&rsquo;espansionismo colonialista necessita una  volta per tutte la testa del vecchio continente? Obliquamente alle  istituzioni politiche e giuridiche internazionali si possono ottenere  risultati. Il libero scambio, non &egrave; altro che una forma di influsso  planetario di cui la politica statunitense e, l&rsquo;economia preponderante,  una volta quella occidentale, si alimentano supportando la  globalizzazione. </span></p> <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>&nbsp;</strong></p> <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span><strong>Da leggersi come la deregolamentazione dell&rsquo;economia europea</strong>  e dei suoi stati membri, in scala maggiore, dalla limpidezza nitida  anche ai pochi di vista corta che si assillano giurando il contrario:  l&rsquo;ingresso agli investimenti americani, l&rsquo;impatto gi&agrave; visto con lo  smantellamento delle &ldquo;nazionalizzate&rdquo; agli investimenti </span><span class="ndesc">in suolo europeo, italiano, affidati alla </span><strong>&ldquo;the Holy trinity of American Barbecue&rdquo;</strong>.  Carne da macello per rimpinguare il riassetto a stelle e strisce dopo  aver donato all&rsquo;Europa l&rsquo;affossamento del sistema, dell&rsquo;unit&agrave; dei suoi  stati e delle sue genti, grazie alle sue banche d&rsquo;affari. Letta ha  similitudini vicine al presidente di Cipro che and&ograve; in televisione a  spiegare ai suoi connazionali, come furono espropriati della sovranit&agrave;  nazionale, grazie, al &ldquo;nuovo&rdquo; unilateralismo? Macch&eacute;. In concomitanza  con il presidente della commissione UE, <span>Jose Manuel Barroso, ha dato il via alle formalit&agrave; e alla strategia compiuta dello standard globale. </span></p> <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>&nbsp;</strong></p> <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Stupirsi ancora? Ci ha pensato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy</strong>:  &ldquo;dobbiamo mobilitare tutti i mezzi possibili per combattere la  disoccupazione anche perch&eacute; l&rsquo;anno prossimo avremo una crescita che per&ograve;  non sar&agrave; abbastanza per contrastare l&rsquo;emergenza lavoro&rdquo;. L&rsquo;ennesima  riprova degli equilibri e delle emanazioni dirette e  quell&rsquo;obbligatoriet&agrave; della crescita intramontabile, dove, per&ograve;, di  rigore si muore e l&rsquo;austerit&agrave; pressante, sulle retribuzioni e sul potere  d&rsquo;acquisto, rendono minore le entrate fiscali. Favorendo l&rsquo;annullamento  industriale sulle localit&agrave;, le regioni, per favorirne alacremente le <span>delocalizzazioni  su scala nazionale? Sediamoci un attimo. Il girotondo pi&ugrave; grande del  mondo, il budget solidamente strutturato e, la dottrina della crescita,  esulano dal diritto degli stati e di un continente? Nell&rsquo;assenza di un  criterio politico e comunitario efficace, quando non c&rsquo;e&rsquo; da legittimare  la politica altrui valida per tutti ma, quella delle consuetudini e  delle culture traboccanti di potenza, d&rsquo;ingegno che dovrebbero essere in  grado di attraversare quel limite che &egrave; la mondializzazione. </span></p> <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span>&nbsp;</span></p> <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span><strong>&nbsp;L&rsquo;economia e il libero mercato non aprono solo le porte chiuse del G8, sconfinando nel terreno fertile della crisi siriana</strong>.  Letta incontrer&agrave; Vladimir Putin: partendo dalla netta contrapposizione  tra il Cremlino e il rappresentante di Palazzo Chigi sugli  approvvigionamenti dell&rsquo;arsenale dei ribelli siriani, rimpinguato dai  britannici dei &ldquo;popoli liberi&rdquo;, </span>allineati neppure a dirlo, con le impellenze americane. Un duro banco di prova per il Presidente del Consiglio dei <span>Ministri,  forte dell&rsquo;intrepida Emma Bonino; un incontro da trionfatori con il  risveglio &ldquo;dell&rsquo;Orso russo&rdquo;, reinvestendo sull&rsquo;antico adagio: il luogo  dove prolifica il consumo, le mancate relazioni, le discrepanze sociali e  la malevolenza, &egrave; estendibile anche in Siria ? La citt&agrave; di Hamoukar,  l&rsquo;antica citt&agrave; siriana a 10 chilometri al confine con l&rsquo;Iraq, vide 3500  anni la battaglia e l&rsquo;assedio pi&ugrave; antichi della Storia. Attualmente di  diversa natura sono le prospettive italiane ed europee? Cedere il passo  definitivamente &egrave; come cancellare la personificazione impressa nella  notte dei tempi. </span></p>]]></description>
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        <title><![CDATA[Il presidente iraniano Rouhani e la "linea rossa" israeliana]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45702</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45702</guid>
        <pubDate>Tue, 18 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"> </h3> <div class="post-header">  </div>  <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: x-small"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div class="separator" style="clear: both; text-align: center"> <a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em" href="http://4.bp.blogspot.com/-NDQzVslA6d4/UcAla7Xt_5I/AAAAAAAABC8/nTalMbYgQPs/s1600/20130616204906iran_isr.jpg"><img src="http://4.bp.blogspot.com/-NDQzVslA6d4/UcAla7Xt_5I/AAAAAAAABC8/nTalMbYgQPs/s400/20130616204906iran_isr.jpg" border="0" alt="" width="400" height="300" /></a></div> <div style="text-align: justify"> <br /></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Lo  scorso dicembre, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aveva  affermato che l&#39;Iran stava per avvicinarsi a quella &quot;linea rossa&quot; da  lui indicata nel discorso alle Nazioni Unite del settembre 2012 come  invalicabile per lo Stato ebraico, vale a dire il raggiungimento di una  quantit&agrave; di uranio arricchito sufficiente per produrre una testata  bellica nucleare. Negli stessi giorni, facendogli eco, esperti  israeliani stimavano che questa capacit&agrave; sarebbe stata raggiunta  dall&#39;Iran tra la primavera e l&#39;estate del 2013: cio&egrave; proprio quando gli  iraniani avrebbero eletto il loro nuovo presidente.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Nelle  parole del primo ministro israeliano, di nuovo a capo del governo di  Israele dopo le elezioni del 22 gennaio scorso, sta quindi tutta  l&#39;importanza dell&#39;elezione del nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani  (Ruhani o Rohani, secondo altre dizioni).&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Certamente  la vittoria di Rouhani &egrave; importante anche sul piano interno, per almeno  due buone ragioni: in primo luogo, essa dimostra che la linea  apocalittico-populista di Ahmadinejad &egrave; stata affossata dalla direzione  clericale del Paese, che ha escluso i candidati vicini all&#39;ex-presidente  dalla corsa alla presidenza; ma dimostra anche che la stessa classe  dirigente clericale iraniana ha voluto mettere un freno alla pericolosa  concentrazione di potere intorno alla Guida Suprema, Ali Khamenei, un  potere soprattutto legato agli ambienti militari e dell&#39;intelligence. Da  quest&#39;ultimo punto di vista &egrave; particolarmente significativa la  sconfitta dei due pi&ugrave; autorevoli candidati ispirati direttamente da  Khamenei, Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei per la politica  estera, e Saeed Jalili, rappresentante di Khamenei nel Consiglio Supremo  di Sicurezza Nazionale, l&#39;organismo-chiave per la direzione del Paese  sul piano politico-militare: ma soprattutto indicativo &egrave; il fatto che  questi candidati sono stati protagonisti di uno scontro faccia a faccia  proprio su come &egrave; stata gestita la diplomazia sul nucleare nel corso del  trattative con l&#39;Occidente.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">&quot;Quello  che il popolo ha visto, sig. Jalili, &egrave; che lei non ha fatto un passo  avanti e che la pressione delle sanzioni internazionali dura ancora.  L&#39;arte della diplomazia &egrave; di preservare il nostro diritto al nucleare,  non di vedere aumentate le sanzioni&quot;, ha affermato Velayati nel  dibattito televisivo che lo ha posto a duro confronto con Jalili,  aggiungendo: &quot;Quando la controparte &egrave; pronta a fare tre passi e lei  vuole farne solo uno &egrave; chiaro che lei non intende fare progressi&quot;.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">La  questione nucleare, quindi, rimane anche per l&#39;Iran al centro del  dibattito politico, e proprio Rouhani vi ha svolto, storicamente, un  ruolo determinante. Ma &egrave; fondamentale mettere bene a fuoco in quale  veste Rouhani &egrave; stato protagonista della politica nucleare dell&#39;Iran:  non si pu&ograve; dimenticare infatti che l&#39;attuale presidente, prima ancora  che un negoziatore sul nucleare, &egrave; stato per ben sedici anni (1989-2005)  segretario di quel Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale che, nella  complessa organizzazione della repubblica islamica iraniana, rappresenta  l&#39;organismo direttivo della politica internazionale e militare. Rouhani  ha del resto una specifica esperienza di altissimo livello sul piano  militare, dato che durante la sanguinosa guerra contro l&#39;Iraq, &egrave; stato  membro del Consiglio supremo di Difesa dal 1982 al 1988, rivestendo  anche incarichi operativi, tra cui, dal 1986, quello di comandante delle  Forze Aeree iraniane, prolungatosi anche dopo la fine del conflitto,  fino al 1991. Sempre nella veste di esperto militare ha poi svolto  l&#39;incarico di consigliere per la sicurezza nazionale per ben tredici  anni, con i due presidenti iraniani Hashemi (1989-1997) e Khatami  (2000-2005).&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Il  suo profilo &egrave; quindi quello di uno degli strateghi della politica  internazionale iraniana, come dimostrato dal fatto che intorno a Rouhani  ruotano alcuni dei principali think tank che in Iran si occupano di  politica internazionale, come il prestigioso Centro di Ricerche  Strategiche, da lui diretto fino dal 1991, e alcune importanti riviste,  come Rhabord (Strategia), Relazioni Internazionali e la Rivista Iraniana  di Politica Internazionale, di cui &egrave; direttore.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">&Egrave;  sicuramente grazie a questo elevato profilo di competenze che ha potuto  mantenere per oltre trent&#39;anni un ruolo costantemente determinante  nell&#39;elaborazione teorica e operativa della politica iraniana, fino ad  essersi potuto permettere di pubblicare nel 2010 un corposo volume, oggi  alla sesta edizione, intitolato Sicurezza Nazionale e Diplomazia  Nucleare, nel quale ha ricostruito i 678 giorni (6 ottobre 2003 - 15  agosto 2005) nei quali ha diretto la trattativa con gli Occidentali (e  non solo) sulla questione nucleare iraniana. Il lavoro, purtroppo non  pubblicato in Occidente, ha persino suscitato qualche polemica in Iran  per la dovizia di dati e informazioni che Rouhani ha reso noti sulle  motivazioni della scelta nucleare iraniana, sulla difficilissima partita  diplomatica con l&#39;Occidente, sul complesso meccanismo con cui la  trattativa &egrave; stata gestita sul versante iraniano, sulle ragioni che lo  hanno portato a rinunciare all&#39;incarico dopo l&#39;elezione di Ahmadinejad  alla presidenza della repubblica islamica.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Al  centro della visione di Rouhani sulla questione nucleare iraniana vi &egrave;  una constatazione tecnica essenziale, vale a dire che l&#39;acquisizione  della capacit&agrave; di sviluppare interamente il cosiddetto &quot;ciclo del  combustibile&quot;, vale a dire la capacit&agrave; di produrre autonomamente  combustibile nucleare arricchito anche solo intorno al 3,5 per cento  comporta immediatamente la capacit&agrave; di arricchirlo anche fino al 90 per  cento - una capacit&agrave; quindi di valenza militare. Avendo scelto, dalla  fine degli anni Novanta, di possedere in forma autonoma il &quot;ciclo del  combustibile&quot;, l&#39;Iran si &egrave; trovato in una situazione paradossale, che ha  chiaramente spiegato in una lunga e fondamentale intervista, pubblicata  sulla rivista Rhabord nel settembre 2005: &quot;Se un giorno fossimo capaci  di completare il ciclo del combustibile e il mondo vedesse che non c&#39;&egrave;  scelta, che noi abbiamo questa tecnologia, allora la situazione sarebbe  differente. Il mondo non vuole che il Pakistan abbia una bomba atomica o  che il Brasile controlli il ciclo del combustibile, ma il Pakistan ha  costruito la sua bomba e il Brasile ha il suo ciclo del combustibile e  il mondo ha iniziato a lavorare con loro. Il nostro problema &egrave; che non  abbiamo n&eacute; l&#39;una n&eacute; l&#39;altro, ma siamo sul limite di poterlo fare. Nel  caso della bomba atomica, non abbiamo mai voluto andare in questa  direzione, e non abbiamo ancora mai completamente sviluppato una nostra  capacit&agrave; nel ciclo del combustibile. Questo quindi sembra essere il  nostro maggior problema&quot;.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Per  questa impostazione realistica, lo stesso Rouhani il 10 ottobre 2007,  quindi in piena era Ahmadinejad, dichiarava in un discorso che l&#39;Iran  deve confrontarsi con un numero di minacce maggiori che in passato e che  il successo in diplomazia doveva consistere nell&#39;evitare che i nemici  si alleino fra di loro, con ci&ograve; facendo un chiaro riferimento al fatto  che Francia e Germania, ed in misura minore di Russia e Cina, si  andavano uniformando quasi completamente alle posizioni statunitensi in  seno al Consiglio di Sicurezza ONU, il quale ha permesso l&#39;adozione di  sanzioni ONU contro l&#39;Iran all&#39;inizio del 2007, quello che Rouhani aveva  cercato di evitare quando aveva la responsabilit&agrave; globale della  trattativa.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Intorno  a questi drammatici dati di fatto, il paradosso della situazione  iraniana, il crescente sottostare della diplomazia internazionale alle  indicazioni Usa, la costante minaccia di intervento militare, il duro  gioco delle sanzioni, ruoter&agrave; quindi ancora il futuro della questione  nucleare iraniana, in un clima che lo stesso Rouhani definisce di totale  reciproca diffidenza, una diffidenza che egli estende anche a Russia e  Cina (troppo preoccupate anch&#39;esse di un Iran autonomo nel produrre  combustibile nucleare), alla stessa Turchia (per ovvie ragioni di  vicinanza geografica), senza parlare di un&#39;Europa che egli ha ben  conosciuto nella sua debolezza politica che le impone un&#39;acritica  accettazione della politica anti-iraniana Usa, nonostante gli evidenti  interessi degli Europei ad avere un Iran amico in Medio Oriente.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Se  quindi Rouhani non &egrave; un nazional-popolare apocalittico come  Ahmadinejad, troppo spesso prestatosi per questo a facili  demonizzazioni, &egrave; difficile tuttavia anche pensare che un simile esperto  di questioni strategiche e internazionali sia il &quot;riformista&quot; pronto ad  accogliere tutti i diktat occidentali, soprattutto se ad essi si  affianca la continuamente ribadita minaccia di interventi militari  israeliani o statunitensi: poche settimane fa, infatti, in piena  campagna elettorale iraniana, il Washington Institute for Near East  Policy (Winep), da sempre molto vicino alla lobby filo-israeliana Usa,  pubblicava un dettagliato studio (Israeli or U.S. Action Against Iran.  Who Will Do It If It Must Be Done?) a firma congiunta di un ex alto  ufficiale dei Marines, James Cartwright, e di un ex-direttore  dell&#39;intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, nel quale ancora una  volta si discute dell&#39;opzione militare contro l&#39;Iran come di un&#39;ipotesi  del tutto ovvia, in spregio ai fondamenti stessi del diritto  internazionale.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">N&eacute;  il quadro delle ultime settimane sembra migliore, ora che potremmo  assistere a giorni anche all&#39;intensificarsi dell&#39;impegno statunitense  contro la Siria di Assad, con la possibile definizione di una ennesima  no-flight-zone vicinissima proprio al confine con l&#39;Iran.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">In  un simile contesto, Hassan Rouhani ha davanti a s&eacute; un compito non certo  pi&ugrave; semplice dei lunghi negoziati con l&#39;Occidente che ha condotto per  quasi due anni: non possiamo che augurarci tutti che questa volta gli  arrida il successo che gli &egrave; mancato allora.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <a href="http://www.clarissa.it/editoriale_n1894/Il-presidente-iraniano-Rouhani-e-la-linea-rossa-israeliana"><span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></a></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Il «leone impaziente» di sbranare]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45704</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45704</guid>
        <pubDate>Tue, 18 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<font size="4"><br /></font><br /><font size="4"><img src="http://www.marx21.it/images/guerra_militari/caccia_tramonto.jpg" alt="caccia tramonto" /><br />Quando il presidente Napolitano incontr&ograve; l&rsquo;anno scorso in Giordania S.M. Re Abdallah II, gli espresse &laquo;l&rsquo;alta considerazione con cui l&rsquo;Italia guarda alla volont&agrave; di pace e alla linea di moderazione da sempre perseguita dalla dinastia hashemita&raquo;. <br /><br />&Egrave; in questo spirito, sicuramente, che l&rsquo;Italia partecipa in Giordania all&rsquo;esercitazione &laquo;Eager Lion&raquo; (leone impaziente) sotto comando Usa, in corso dal 9 al 20 giugno. Vi partecipano 19 paesi, uniti dal &laquo;comune scopo di rafforzare la sicurezza e stabilit&agrave; regionale&raquo;. Minacciate, non hanno dubbi, dalla Siria di Assad che usa armi chimiche per schiacciare la ribellione. Le &laquo;prove&raquo; sono state fornite dalla Cia, la stessa che dieci anni fa forn&igrave; la documentazione fotografica, mostrata da Colin Powell al Consiglio di sicurezza, sul possesso da parte dell&rsquo;Iraq di 500 tonnellate di armi chimiche e biologiche e di laboratori mobili per la guerra biologica. Dopo si &egrave; scoperto, come ha riconosciuto lo stesso Powell, che tali armi non esistevano e che i laboratori mobili erano in realt&agrave; generatori di gas per palloni aerostatici ad uso meteorologico. I giochi per&ograve; ormai erano fatti: le &laquo;prove&raquo; della Cia erano servite a giustificare la guerra contro l&rsquo;Iraq. <br /><br />Poco importa quindi se, una volta vinta la guerra contro la Siria, si scoprir&agrave; che sono stati i &laquo;ribelli&raquo; a usare armi chimiche, come ha dichiarato Carla Del Ponte della Commissione Onu sui crimini di guerra. A insindacabile giudizio di Washington, la Siria ha superato la &laquo;linea rossa&raquo; e il presidente Obama, a malincuore, ha deciso di fornire armi ai &laquo;ribelli&raquo;. Nascondendo il fatto, emerso dall&rsquo;inchiesta del New York Times (26 marzo), che dal gennaio 2012 la Cia fornisce armi ai &laquo;ribelli&raquo;, facendole arrivare con un ponte aereo in Turchia e Giordania e addestrando qui le forze infiltrate in Siria. <br /><br />Su questo sfondo si svolge la &laquo;Eager Lion&raquo;, una vera propria esercitazione di guerra con forze aeree, aviotrasportate, navali, anfibie e terrestri, comprendenti oltre 8mila uomini. Tra cui militari italiani, incluso probabilmente il 185&deg; reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi della Brigata Folgore. A fianco di militari di specchiata fede democratica, come quelli sauditi, yemeniti, qatariani e altri. <br /><br />Tutti agli ordini del Comando centrale degli Stati uniti, la cui &laquo;area di responsabilit&agrave;&raquo; abbraccia Medio Oriente e Asia Centrale (inclusi Siria, Iraq, Iran e Afghanistan), pi&ugrave; l&rsquo;Egitto. Quale sia il reale scopo della &laquo;Eager Lion&raquo; &egrave; dimostrato dal fatto che, finita l&rsquo;esercitazione, il Pentagono lascer&agrave; in Giordania i caccia F-16 e i missili terra-aria Patriot. Questi si aggiungeranno ai Patriot statuniteni, tedeschi e olandesi gi&agrave; schierati in Turchia al confine con la Siria. <br /><br />Tutto &egrave; pronto per una &laquo;limitata no-fly zone&raquo;, estesa 40 km all&rsquo;interno della Siria, che &ndash; secondo funzionari Usa intervistati dal Wall Street Journal &ndash; servir&agrave; a &laquo;proteggere i campi di addestramento dei ribelli e la fornitura delle armi&raquo;. La no-fly zone sar&agrave; imposta dai caccia Usa che, decollando dalla Giordania e dalle portaerei, potranno distruggere con i loro missili gli aerei e le difese anti-aeree della Siria senza sorvolare il suo territorio. La no-fly zone, quindi, &laquo;non richieder&agrave; una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell&rsquo;Onu&raquo;. <br /><br />Il costo previsto &egrave; di &laquo;appena&raquo; 50 milioni di dollari (37 milioni di euro) al giorno che, assicura Washington, saranno pagati anche dagli alleati. Non si sa ancora quale sar&agrave; la quota italiana, ma il governo i soldi li trover&agrave;, spremendo le casse pubbliche e tagliando ancora le spese sociali.<br /><br /></font>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Il sarin: volatile come le promesse di Washington]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45693</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45693</guid>
        <pubDate>Mon, 17 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h1> 							</h1><img src="http://megachip.globalist.it/Images/pix.gif" border="0" alt="" width="10" height="10" /><img src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/40163000/jpg/_40163389_sarin203.jpg" alt="" /> 					<div class="PortalPanel_Body" align="left"> 						 					</div>	  	 					<div align="right"> 						 					</div>	  					<p>&nbsp;</p><div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> </div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <br /></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <strong><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt"><br /></span></strong></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <br /></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <em><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">La Siria ha utilizzato oppure no il gas sarin contro la sua opposizione armata? Dopo aver ossessionato le colonne dei giornali, la domanda ha trovato per Parigi, Londra e Washington una risposta positiva. La linea rossa sarebbe stata attraversata. La guerra sarebbe dunque imminente. In realt&agrave;, questo gioco dei media arriva troppo tardi. In termini di diritto internazionale, la Siria non &egrave; firmataria della Convenzione sulle armi chimiche e pu&ograve; pertanto utilizzarle liberamente. Inutile inventare l&#39;uso da parte di Damasco di armi di distruzione di massa, la guerra volge al termine.</span></em></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <br /></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">La questione dell&#39;uso del gas sarin da parte delle truppe regolari siriane somiglia <span style="color: black">a un gioco truccato</span>. Interpellato su questo argomento, il portavoce del ministero degli Esteri siriano, Jihad Makdisi, dichiar&ograve;, il 23 luglio 2012, che il suo paese poteva anche disporne e farne uso esclusivamente contro dei nemici esterni. Questa dichiarazione &egrave; stata interpretata dalla stampa degli Stati membri della NATO e del CCG come una minaccia contro i <em>&laquo;ribelli&raquo;</em>, nella misura in cui Damasco afferma che essi siano - come fu un tempo in Nicaragua - dei <em>&laquo;Contras&raquo;</em> in gran parte stranieri. Designava, infatti, e senza possibili contestazioni, sia i paesi membri della NATO sia Israele. Il portavoce era stato molto chiaro sul fatto che nessun&#39;arma di questo tipo sarebbe stata utilizzata contro degli <em>&laquo;insorti&raquo;</em> siriani.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Indipendentemente da ci&ograve;, i propositi di Jihad Makdisi erano troppo buoni per una NATO che, nel 2003, non aveva esitato a inventare <em>&laquo;armi di distruzione di massa&raquo;</em> irachene. Per due volte, il 20 agosto e il 3 dicembre 2012, il presidente Barack Obama mise in guardia la Siria contro il ricorso alle armi chimiche. <em>&laquo;Se iniziassimo a vedere certe quantit&agrave; di armi chimiche dispiegate o utilizzate, ci&ograve; cambierebbe il mio calcolo e la mia equazione&raquo;</em>, dichiarava, tanto per cominciare. E aggiungeva: <em>&laquo;Voglio essere assolutamente chiaro con Assad e con quelli che sottostanno al suo comando<span style="color: black">: il mondo vi guarda,</span><span style="color: red"> </span><span style="color: black">l&#39;uso di armi chimiche &egrave; e sar&agrave; considerato del tutto inaccettabile. Se fate il tragico errore di utilizzare queste armi chimiche, ci saranno conseguenze e ne risponderete&raquo;</span></em><span style="color: black">.</span></span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="color: black; font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">I falchi liberali e i neoconservatori fanno quindi una campagna per un intervento militare occidentale.</span><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt"> Secondo loro, la Siria avrebbe sperimentato una <em>&laquo;primavera araba&raquo;</em> brutalmente repressa da un <em>&laquo;dittatore&raquo;</em>. La comunit&agrave; internazionale dovrebbe intervenire in nome dei grandi ideali. Ovviamente non una parola sugli anni di preparazione e di finanziamento di questa <em>&laquo;primavera araba&raquo;</em> da parte della NATO e del CCG, per appropriarsi degli idrocarburi siriani e imporre un regime sionista islamista. Cos&igrave;, la professoressa Anne-Marie Slaughter, ex direttrice della pianificazione con Hillary Clinton (2009-2011), paragona sulle colonne del <em>Washington Post</em> il lasciar fare di Obama in Siria al caso ruandese [1].</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Nel 2003, la prova delle &laquo;armi di distruzione di massa&raquo; irachene provenne da un testimone a sorpresa. Mentre il capo della missione degli ispettori delle Nazioni Unite, Hans Blix, conferma davanti al Consiglio di sicurezza che tali armi non esistono pi&ugrave; in Iraq dal 1991, Hussain al-Shahristani, uno scienziato in esilio, espone una testimonianza che d&agrave; ragione al Segretario di Stato Colin Powell: Saddam Hussein possiede armi chimiche, batteriologiche e nucleari. Le sue parole sono confermate dall&#39;Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS) di Londra. Nessuna delle sue affermazioni resister&agrave; alla prova dei fatti. Una volta che l&#39;Iraq sar&agrave; invaso, saccheggiato e distrutto, Washington ammetter&agrave; di aver sbagliato, intanto che il suo falso testimone diventer&agrave; Vice Primo Ministro dell&#39;Iraq <em>&laquo;liberato&raquo;</em> mentre l&#39;IISS continua le sue perorazioni.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Questa volta, il lavoro di intossicazione &egrave; da attribuire a Francia e Regno Unito. Le due potenze coloniali che si erano spartite il Medio Oriente nel 1916 spingono a un intervento militare occidentale, nonostante i tre veti russi e cinesi. Il 27 maggio, alla vigilia di un incontro cruciale dei ministri dell&#39;UE sulla possibile fornitura di armi ai <em>&laquo;ribelli&raquo;</em>, <em>Le Monde</em> ha pubblicato un&#39;inchiesta di Jean-Philippe R&eacute;my attestante l&#39;uso di gas sarin a Damasco. Il giornalista ha dato conto dei campioni di sangue e urine che sono stati testati da un laboratorio militare francese. Il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, reagisce come un orologio, seguito dal governo britannico che denuncia un <em>&laquo;crimine di guerra&raquo;</em>. In definitiva, secondo la Casa Bianca: <em>&laquo;La nostra comunit&agrave; di intelligence conferma che il regime di Assad ha usato armi chimiche, compreso il gas sarin, su piccola scala, contro l&#39;opposizione pi&ugrave; volte durante lo scorso anno&raquo;</em>.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Il problema &egrave; che non ci sono problemi: in primo luogo, l&#39;uso di gas sarin &egrave; stato vietato nel 2007 dalla Convenzione sulle armi chimiche che non &egrave; stata ratificata n&eacute; da Israele, n&eacute; dalla Siria [2]. Di fatto, questi due stati possono fabbricarne, detenerne <span>&nbsp;</span>e farne uso legalmente senza commettere <em>&laquo;crimini di guerra&raquo;</em>. In secondo luogo, l&#39;uso di gas sarin da parte delle truppe regolari, bench&eacute; confermato da Parigi, Londra e Washington, rimane altamente improbabile. Il caso riportato da <em>Le Monde</em> pu&ograve; solo sorprendere: l&#39;esercito arabo siriano ne avrebbe fatto uso a Damasco, nel quartiere di Jobar, senza che il gas attraversasse la strada e raggiungesse la popolazione civile dal resto della capitale. I combattenti colpiti non soffrivano di crisi epilettiche, il che indicherebbe una debolissima disseminazione. Si curerebbero con fialette di atropina, ma anche con trattamenti locali, specie collirio, che apparirebbe inutile per un gas che penetra attraverso la pelle. In breve, le prove franco-anglo-statunitensi non resisteranno probabilmente di pi&ugrave; all&#39;esame dei fatti di quelle accumulate da George W. Bush e Tony Blair contro l&#39;Iraq.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Nei casi in cui l&#39;uso di gas sarin venisse considerato un abominio tale da richiedere una risposta internazionale, c&#39;&egrave; ben da domandarsi perch&eacute; mai le accuse di Carla del Ponte, membro della Commissione d&#39;inchiesta dell&#39;Alto Commissariato per i Diritti Umani, non abbiano suscitato le stesse reazioni. Ella ha dichiarato, il 5 maggio 2013, alla televisione svizzera: <em>&laquo;Nel corso della nostra indagine la nostra squadra investigativa ha interrogato nei paesi vicini le varie vittime nonch&eacute; i medici negli ospedali da campo ivi dispiegati, e ho letto la settimana scorsa in un rapporto che vi sono degli indizi concreti, anche se non sono stati ancora provati in modo inconfutabile, che &egrave; stato utilizzato del sarin. Lo si pu&ograve; dedurre dal modo in cui le vittime sono state trattate. Ed &egrave; stato usato dagli oppositori, ossia dai ribelli, e non dal governo&raquo;</em>. Le osservazioni della magistrata semplicemente confermavano quanto rivendicato dall&#39;Esercito siriano libero il quale, il 5 dicembre 2012, mostrava dei penosi tentativi di dotarsi di armi chimiche e minacciava gli alauiti di farne uso contro di loro [3]. Tuttavia, non vi &egrave; stata alcuna reazione, vista la sferzante smentita apportata dalla sua stessa Commissione, alla domanda dell&#39;Alto Commissario, </span><span style="font-family: 'Times','serif'; font-size: 12pt">Navy Pilai</span><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">. In assenza di consegne politiche, le parole dell&#39;ex procuratrice elvetica impegnavano soltanto lei.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Una volta ammesso l&#39;uso di sarin da parte dell&#39;esercito regolare, la Casa Bianca dispone di un argomento per legalizzare quel che ha gi&agrave; fatto fin dall&#39;inizio del conflitto: fornire armi ai &laquo;Contras&raquo; [4]. </span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Precipitandosi sulla breccia, il generale Salim Idriss, comandante in capo dell&#39;Esercito siriano libero, ha ordinato razzi anticarro e missili terra-aria. Possono essere utili, ma non decisivi, perch&eacute; ci&ograve; di cui il suo &quot;esercito&quot; ha bisogno, sono gli uomini molto pi&ugrave; che i materiali. Tuttavia, le consegne degli Stati Uniti dovrebbero essere limitate ad armi leggere e munizioni: la guerra volge al termine. Washington non spera pi&ugrave; di conquistare la Siria, bens&igrave; soltanto di fare liquidare Il Fronte al-Nosra da parte dell&#39;ESL. Coloro che hanno creduto nelle sue promesse ne faranno le spese. La Turchia &egrave; paralizzata da una rivolta contro i Fratelli musulmani, incarnati da Recep Tayyip Erdo&#287;an, mentre Washington ha appena costretto l&#39;emiro Hamad Al-Thani a cedere il trono del Qatar a suo figlio Tamim. I tempi della nuova suddivisione del Medio Oriente, tra russi e statunitensi, si avvicina.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <br /></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <strong><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">Note</span></strong></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">[1] </span><span style="font-family: 'Times','serif'; font-size: 12pt">&laquo;</span><span style="font-size: 12pt"><a href="http://articles.washingtonpost.com/2013-04-26/opinions/38843130_1_hutus-rwanda-genocide-convention" target="_blank"><span style="color: blue; font-family: 'Times','serif'">Obama should remember Rwanda as he weighsaction in Syria</span></a></span><span style="font-family: 'Times','serif'; font-size: 12pt">&raquo;, </span><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">di Anne-Marie Slaughter, <em>The Washington Post</em>, 26 aprile 2013.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">[2] Cfr. il </span><span style="font-size: 12pt"><a href="http://www.opcw.org/" target="_blank"><span style="color: blue; font-family: 'Times','serif'">sito ufficialedell&#39;OPWC</span></a></span><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">[3] &laquo;<a href="http://www.voltairenet.org/article176900.html" target="_blank">L&#39;ELS mostra il suolaboratorio di armi chimiche</a>&raquo;, <em>Rete Voltaire</em>, 5 dicembre 2012.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">[4] </span><span style="font-family: 'Times','serif'; font-size: 12pt">&laquo;</span><span style="font-size: 12pt"><a href="http://www.reuters.com/article/2012/08/01/us-usa-syria-obama-order-idUSBRE8701OK20120801" target="_blank"><span style="color: blue; font-family: 'Times','serif'">Exclusive: Obama authorizes secret U.S.support for Syrian rebels</span></a></span><span style="font-family: 'Times','serif'; font-size: 12pt">&nbsp;&raquo;, </span><span style="font-family: 'Verdana','serif'; font-size: 12pt">di Mark Hosenball, Reuters, 1 agosto 2012.</span></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <br /></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <br /></div> <div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 0cm"> <span style="font-size: 12pt">Traduzione a cura di <strong>Matzu Yagi</strong>.</span></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Fine della Primavera araba]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45694</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45694</guid>
        <pubDate>Mon, 17 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h2><br /></h2>  					<div class="post-info"> 						<p> 							<span class="time"><br /></span><span class="post-comments"><a href="http://aurorasito.wordpress.com/2013/06/16/fine-della-primavera-araba/#respond" title="Commenti a Fine della &lsquo;Primavera&nbsp;araba&rsquo;"></a></span> 																				</p> 					</div>  					<p style="text-align: justify"><span style="color: #800000"><strong>Obama sacrifica i suoi servitori arabi, lo sceicco Hamad e il primo ministro</strong> </span><br /> </p> <p style="text-align: justify"><em>Era prevedibile per chiunque, tranne  che per questi capicosca, che si credevano invulnerabili. Agli ordini di  Washington, Hamad abdica in favore del figlio Tamim. Ma, sostenuto da  Israele, il primo ministro di questo emirato wahhabita ha tentato di  prendere il potere con la forza. Invano. La situazione non &egrave; ancora  chiara in questo Paese microscopico, ma tutto indica che la sua politica  estera cambier&agrave; totalmente.</em></p> <p style="text-align: justify"><em><a href="http://aurorasito.files.wordpress.com/2013/06/obama-thanks-qatari-amir-for-support-on-libya.jpg"><img class="aligncenter" src="http://aurorasito.files.wordpress.com/2013/06/obama-thanks-qatari-amir-for-support-on-libya.jpg?w=595&amp;h=315" alt="obama-thanks-qatari-amir-for-support-on-libya" width="595" height="315" /></a></em><br /> Mentre la stampa francese ha osservato omertosamente il segreto, il  settimanale Le Point evocava il 5 giugno il ritiro di sheikh Hamad in  favore del figlio. Le point ha scritto che &ldquo;<em>L&rsquo;emiro del Qatar, lo  sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, organizza il passaggio di consegne a  suo figlio Tamim. Al potere dal 1995, l&rsquo;attuale emiro sembra stanco e  vuole ritirarsi&hellip; Quindi questa &egrave; una transizione graduale, durante la  quale il Primo ministro Hamad bin Jassim al-Thani, dovrebbe lasciare il  posto. Inoltre, l&rsquo;emiro aveva iniziato la trasmissione dei suoi beni  immobiliari francesi a una delle figlie</em>.&rdquo;<br /> L&rsquo;unica piccola bugia, per omissione, &egrave; che lo sceicco Hamad non &egrave; n&eacute;  stanco, n&eacute; malato, n&eacute; desideroso di lasciare il potere, anche se a  favore del figlio. Questo &egrave; un ordine di Barack Hussein Obama al  capocosca del Qatar di sparire. Il motivo del licenziamento &egrave; duplice.  In primo luogo, il fallimento del servitore arabo nel far cadere il  regime siriano. In secondo luogo, l&rsquo;indiscrezione con cui ha sostenuto  l&rsquo;ascesa al potere degli islamisti in Tunisia e in Egitto. Alleato  strategico dei Fratelli musulmani, Obama avrebbe preferito che i suoi  sostenitori servili operassero con tatto e discrezione. Peggio ancora,  si credeva autorizzato a sostenere <em>al-Qaida</em> e altre  organizzazioni terroristiche islamiche in Mali e nel continente  africano. Secondo il nostro collega R. Mahmoudi di Algeria Patriottica, &ldquo;<em>Sembra  che il ricchissimo principe non abbia pi&ugrave; il favore dei suoi sponsor  statunitensi che non apprezzano, da qualche tempo, l&rsquo;incoscienza e  l&rsquo;avidit&agrave; del loro alleato, e vorrebbero un socio pi&ugrave; adatto alla nuova  realt&agrave;&hellip; Si scopre che il suo fallimento in Siria e la cattiva situazione  di tutti i Paesi che hanno sperimentato il cambiamento di regime,  Tunisia, Libia ed Egitto, giocano contro di lui. Gli Stati Uniti, che  fin dall&rsquo;inizio hanno sostenuto la &ldquo;primavera araba&rdquo;, ora cercano di  stabilizzare il mondo arabo, per evitare di danneggiare i loro interessi  nella regione e la sicurezza d&rsquo;Israele</em>.&rdquo;<br /> La nostra ben informata fonte ha detto che a Doha, ieri, il Primo  ministro e ministro degli Esteri Hamad bin Jassim, molto turbato da  questo trasferimento di potere dal padre al figlio di Mozza, avrebbe  tentato un colpo di Stato con l&rsquo;appoggio dei suoi amici israeliani. Il  fallito colpo di Stato &egrave; stato riferito dal quotidiano palestinese  al-Manar, ripreso dall&rsquo;agenzia di stampa iraniana IRIB, secondo cui &ldquo;<em>Il  colpo di stato fallito &egrave; stato inscenato da un gruppo di leader  politici e militari guidato dal primo ministro del Paese, Hamad bin  Jassim</em>.&rdquo; Sempre secondo la nostra fonte locale, una trentina di  funzionari militari e della sicurezza sono stati arrestati dalle guardie  del corpo dell&rsquo;emiro licenziato. Protetto da Israele e da alcuni  potenti alleati neoconservatori statunitensi, Hamad bin Jassim non &egrave;  stato arrestato, ma privato delle sue guardie del corpo e messo agli  arresti domiciliari. Alcuni osservatori occidentali ben consapevoli  ritengono che il nuovo emiro dovr&agrave; fare i conti con questo incrollabile  alleato di Israele e Regno Unito. Di tutti questi avvenimenti,  al-Jazeera e i media del Qatar non hanno lasciato filtrare nulla. Come  affermato da al-Manar, &ldquo;<em>in effetti cercano di consolidare le basi  del potere del futuro emiro, qualcosa che richiede la previa  eliminazione dei leader del colpo di Stato</em>.&rdquo;<br /> Nato nel 1980 ed erede ufficiale dal 2003, Tamim bin Hamad al-Thani si &egrave; laureato alla <em>Royal Military Academy</em>  di Sandhurst, Regno Unito. E&rsquo; Presidente del Consiglio del QIA, il  fondo di investimento del regno, e del Comitato Olimpico del Qatar. &Egrave;  l&rsquo;uomo della politica sportiva dell&rsquo;emirato, del PSG e della Coppa del  mondo di calcio 2022. La sua influenza &egrave; cresciuta negli affari del  Qatar in questi ultimi mesi. Da due giorni il giovane emiro ha  cominciato le grandi pulire delle stalle di Augia. Ha dato ordine di  rimpatriare le ONG pseudo-umanitarie che operano in Egitto, Tunisia,  Libia e soprattutto nell&rsquo;Africa nera. L&rsquo;ambasciatore del Qatar a Tunisi &egrave;  stato richiamato. Un&rsquo;altra spettacolare inversione di tendenza, le  figure emblematiche della Fratellanza musulmana residenti a Doha sono  state invitate a lasciare rapidamente il territorio. Secondo il  quotidiano al-Ahram al-Jadid del 15 giugno, il mercenario palestinese  Khaled Mashaal &egrave; stato espulso lo scorso venerd&igrave; verso una destinazione  sconosciuta. Il leader di Hamas che ha tradito i suoi ex protettori  siriani per del denaro, viveva a Doha da due anni. Altri giornali  egiziani indicano che &egrave; arrivato al Cairo con una ventina di compagni.  Secondo la nostra fonte presente nella capitale del Qatar, anche Yusif  Qaradawi sarebbe colpito da queste misure. Sembra anche che ieri davanti  al palazzo dell&rsquo;imam, chiamato dall&rsquo;opinione araba &ldquo;<em>il mufti della NATO</em>&ldquo;,  siano stati visti tre grandi camion in movimento. Destinazione  probabile l&rsquo;Egitto. Il Mufti della NATO ancora gode della cittadinanza  del Qatar!<br /> Riguardo all&rsquo;emiro deposto, la sua scelta &egrave; caduta sulla Francia.  Secondo le nostre fonti francesi, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani  probabilmente si stabilir&agrave; in uno dei suoi castelli, non lontano da  Nizza, dove potr&agrave; finire i suoi giorni frequentando la &ldquo;Biblioteca&rdquo;, il  pi&ugrave; grande casin&ograve; della citt&agrave;.</p> <p style="text-align: justify">Traduzione di Alessandro Lattanzio &ndash; <em><a href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm" target="_blank">SitoAurora</a></em></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Siria: finale di partita]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45666</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45666</guid>
        <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h2 style="margin: 20px 0px; padding: 0px 0px 8px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 2.3em; line-height: normal; font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; text-align: left; border-bottom: 1px solid #333333; color: #000000; letter-spacing: normal; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff"><br /></h2><div class="entry" style="margin: 0px; padding: 0px 0px 28px; color: #000000; font-family: Arial,Verdana,sans-serif; font-size: 11px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; text-align: start; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff"><div style="margin: 0px 0px 7px 12px; padding: 1px; float: right; border: 5px solid silver"><img style="margin: 0px; padding: 0px; border: 0px none" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/zoom_19_feb_siria.6uzvmlspzdwk48480soccc8gg.1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg.th.jpeg" alt="SIRIA: FINALE DI PARTITA" title="SIRIA: FINALE DI PARTITA" width="250" /></div><div class="justify" style="margin: 0px; padding: 0px; text-align: justify"><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px"><font size="2" style="margin: 0px; padding: 0px">&laquo;<em style="margin: 0px; padding: 0px">Time for reform</em>&raquo;. Cos&igrave; dichiara il Presidente siriano Bashar al-Assad al<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">Wall Street Journa</em>l (1). E&rsquo; il 31 gennaio 2011. La &ldquo;rivolta&rdquo; in Libia contro il regime di Gheddafi scoppia qualche settimana dopo (il 17 febbraio). A marzo, la Giamahiria d&agrave; inizio ad una controffensiva che induce le potenze occidentali, forti della Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad intervenire direttamente nel conflitto. Ancora una volta, infischiandosene del diritto internazionale, gli Stati Uniti, insieme con il Qatar, la Gran Bretagna e la Francia, hanno appoggiato, se non organizzato, una insurrezione armata contro un regime considerato un ostacolo per quella ridefinizione in chiave filo-atlantista della carta geopolitica dell&rsquo;area mediterranea che i<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">media mainstream</em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>definiscono come &ldquo;primavera araba&rdquo;. (2) Passeranno per&ograve; mesi prima che le potenze occidentali abbiano ragione della resistenza di Gheddafi. Una resistenza piegata solo dal lancio di un centinaio di missili da crociera e dall&rsquo;aviazione della Nato, che effettuer&agrave; migliaia di missioni di combattimento. Ma all&rsquo;inizio del 2011, ben pochi in Occidente pensano che la guerra contro la Giamahiria sar&agrave; cos&igrave; lunga e difficile. Tanto che gli occhi dell&rsquo;Occidente sono gi&agrave; da tempo puntati su un &ldquo;ostacolo&rdquo; ben maggiore della Libia, la Siria di Bashar al-Assad appunto. Il motivo non &egrave; difficile comprenderlo. Negli ultimi anni, la Siria ha saputo creare un polo geopolitico regionale insieme con l&rsquo;Iran ed Hezbollah. Una alleanza di cui doveva far parte pure la Turchia di Erdogan.</font></p><font size="2" style="margin: 0px; padding: 0px"><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">In effetti, dopo l&rsquo;incidente della Mavi Marmara, sono parecchi gli analisti occidentali che ritengono che la tradizionale politica filoatlantista e filosionista di Ankara stia per volgere al tramonto. Ma &egrave; ovvio che n&eacute; gli Stati Uniti n&eacute; Israele possono rassegnarsi al ruolo di semplici spettatori. E il cosiddetto &ldquo;neoottomanesimo&rdquo; del governo turco viene sfruttato abilmente dai circoli filoatlantisti, che riescono a convincere Ankara a voltare le spalle a Damasco, facendo leva sul fatto che la Turchia pu&ograve; acquisire un&rsquo;importanza fondamentale nel &ldquo;gioco strategico&rdquo; delle potenze occidentali. Del resto, gli avvenimenti che sconvolgono l&rsquo;Africa Settentrionale, dalla Libia all&rsquo;Egitto, sono una &ldquo;ghiotta opportunit&agrave;&rdquo; per l&rsquo;ambizioso Erdogan, convinto che il nuovo corso della politica mediterranea porter&agrave; pure ad un rapido crollo del regime di Assad e assicurer&agrave; alla Turchia tutti i benefici derivanti dall&rsquo;essere l&rsquo;ago della bilancia nel Medio e Vicino Oriente.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">E&rsquo; evidente allora che, quando Assad dichiara di essere disposto ad &ldquo;aprire&rdquo; il proprio Paese, la macchina da guerra allestita dalle petromonarchie del Golfo, certamente con l&rsquo;appoggio degli Stati Uniti, &egrave; pronta ad entrare in funzione anche in Siria. Di conseguenza, si pu&ograve; supporre che il Presidente Assad, consapevole di quello che stava bollendo in pentola, abbia voluto &ldquo;giocare d&rsquo;anticipo&rdquo;. In Siria per&ograve; il fuoco cova sotto la cenere da parecchi anni, fin dalla rivolta (a Hama, nel 1982) contro il regime del padre di Bashar (Hafez al-Assad) da parte dei Fratelli Musulmani. Questi ultimi sono una &ldquo;galassia&rdquo; complessa, ma indubbiamente sono nemici giurati del regime di Damasco e in passato si sono perfino opposti a Nasser. S&igrave; che sembra che quel che i Fratelli Musulmani vogliono combattere sia, in realt&agrave;, ogni &ldquo;autorit&agrave;&rdquo; che non goda del sostegno degli Stati Uniti o che non agisca negli interessi di Israele. Ma dietro i Fratelli Musulmani vi &egrave; soprattutto il Qatar, una &ldquo;entit&agrave;&nbsp; politica&rdquo; che sarebbe del tutto trascurabile in condizioni geopolitiche di &ldquo;normale equilibrio&rdquo;, e che invece &egrave; un attore geopolitico di primo piano nel quadro di un mutamento di strategia che vede gli Stati Uniti appoggiare apertamente delle forze islamiste, il cui compito &egrave; quello di difendere gli interessi statunitensi, senza che sia necessario un intervento diretto degli Stati Uniti. (3)</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Non a caso, nel maggio del 2011, qualche mese dopo l&rsquo;inizio dell&rsquo;attacco alla Siria, gli statunitensi uccidono Osama Bin Laden (che pare conducesse una vita da pensionato in Pakistan), il cui cadavere viene gettato in mare, di modo che sia chiaro a tutti (sebbene non tutti lo comprendano) che, con la nuova amministrazione di Obama, i &ldquo;nemici dell&rsquo;Occidente&rdquo; ormai non sono pi&ugrave; i musulmani fondamentalisti, ma, oltre ai Russi e ai socialisti di tutte le &ldquo;specie&rdquo;, solo gli sciiti o comunque i musulmani (arabi o no) che non siano alle dipendenze della Casa Bianca. Washington ha preso atto sia dell&rsquo;insostenibilit&agrave; dell&rsquo;enorme costo della guerra contro l&rsquo;Afghanistan e di quella contro l&rsquo;Iraq, entrambe rivelatesi fallimentari sotto il profilo politico-militare (lo scopo di queste azioni belliche essendo, fuor di dubbio, il controllo del &ldquo;cuore&rdquo; dell&rsquo;Eurasia), sia del fatto che gli Stati Uniti possono impedire che si formi un nuovo equilibrio multipolare solo ricorrendo ad un &ldquo;approccio indiretto&rdquo;, tale cio&egrave; da destabilizzare/distruggere &ldquo;dall&rsquo;interno&rdquo; ogni centro di potere dell&rsquo;area mediterranea allargata (comprendente quindi pure la regione del Mar Nero e quella del Golfo Persico, nonch&eacute; buona parte dell&rsquo;Africa settentrionale ed orientale) che sia o si ritenga essere (potenzialmente) ostile nei confronti dell&rsquo;Occidente. D&rsquo;altra parte, il pericolo di essere un apprendista stregone lo deve pur correre Obama, e con lui i gruppi subdominanti europei, dacch&eacute; &egrave; in gioco la supremazia stessa degli Stati Uniti, che non possono pi&ugrave; sperare di evitare di confrontarsi con le (nuove) potenze dell&rsquo;Eurasia su basi ben diverse da quelle su cui si reggeva la politica degli Stati Uniti da Bush senior a Bush junior.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Perci&ograve; non pu&ograve; nemmeno sorprendere che nel mese di marzo 2011, in concomitanza con la controffensiva di Gheddafi e l&rsquo;entrata in guerra della Nato contro la Libia, le prime manifestazioni contro il governo di Damasco si rivelino essere in buona misura eterodirette e tutt&rsquo;altro che pacifiche. A nulla per&ograve; valgono le notizie che confermano che tra i manifestanti vi sono gruppi&nbsp; armati che cercano di gettare benzina sul fuoco per arrivare ad uno scontro con il regime (4). E a niente serve che Assad, che ormai &egrave; certo informato delle infiltrazioni nel Paese di diversi gruppi armati, nonch&eacute; dei legami tra questi gruppi e le frange pi&ugrave; radicali dell&rsquo;opposizione, sia ancora disposto a fare notevoli &ldquo;aperture&rdquo;, compresa la concessione della cittadinanza ai curdi.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Si tratta di passi importanti e non facili, se, a differenza di quanto fanno i media<em style="margin: 0px; padding: 0px"><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>mainstream</em>, si tiene conto che la Siria non solo si trova, di fatto, in guerra contro Israele dal 1948, ovvero fin dalla nascita dello Stato sionista, ma che dopo la guerra del Kippur nel 1973 e la pace tra l&rsquo;Egitto e Israele essa sostiene il peso maggiore della lotta contro gli israeliani (una lotta che porter&agrave; il regime baathista di Assad a dare il maggior contributo alla causa palestinese). In queste condizioni, la Siria sa benissimo che &ldquo;aprendosi&rdquo; rischia di essere aggredita dal &ldquo;nemico alle porte&rdquo;. Eppure Bashar Assad, i cui servizi non sono all&rsquo;oscuro della terribile minaccia che incombe sulla Siria, non esita ad annullare lo &ldquo;stato d&rsquo;emergenza&rdquo; in vigore dal 1963 e a sciogliere il governo. Una qualsiasi altra opposizione non si lascerebbe sfuggire una tale occasione, ma le forze che sono scese in campo contro Assad hanno scopi del tutto differenti da quelli dei manifestanti pacifici.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Al riguardo, la sequenza degli eventi non lascia dubbi. Mentre si susseguono manifestazioni pi&ugrave; o meno violente e compaiono &ldquo;misteriosi&rdquo; cecchini che sparano sulla folla, si moltiplica la pressione della &ldquo;comunit&agrave; internazionale&rdquo; (ossia &ldquo;Usa e soci&rdquo;) su Damasco, affinch&eacute; Assad getti la spugna. A maggio gli Stati Uniti annunciano sanzioni economiche contro la Siria, subito seguiti dalla Unione Europea (e questo mentre i &ldquo;mercati occidentali&rdquo; massacrano i ceti popolari e medio-bassi dell&rsquo;Europa Meridionale &ndash; Italia compresa, con il consenso di quella che si potrebbe definire la &ldquo;finanzsinistra&rdquo; &ndash; , al punto da rendere problematico per un buon numero di cittadini di Eurolandia garantire le cure mediche o un pasto decente ai propri familiari). Ma &egrave; nel mese di giugno che dovrebbe essere chiaro a chiunque che cosa veramente accade in Siria, allorch&eacute; il governo di Damasco comunica che a Jisr al-Shughour ben 120&nbsp; membri delle forze dell&rsquo;ordine sono stati uccisi da una banda armata. Nondimeno, a luglio Assad fa ancora un tentativo per risparmiare al proprio Paese gli orrori di una guerra civile, rimuovendo il governatore della provincia di Hama. E il Presidente siriano annuncia pure di essere pronto ad avviare un &ldquo;dialogo nazionale&rdquo; sulle riforme, esattamente come aveva gi&agrave; dichiarato il 31 gennaio al<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">Wall Street Journal</em>. Assad dunque ha intenzione di mantenere le proprie promesse. A questo punto per&ograve; Obama getta la maschera, dichiarando che Assad deve abbandonare la carica di Capo dello Stato, mentre parallelamente i rappresentanti dei &ldquo;ribelli&rdquo;, riuniti a Istanbul, danno vita al cosiddetto &ldquo;esercito siriano libero&rdquo;. Nulla pu&ograve; pi&ugrave; fermare la macchina da guerra che muove contro la Siria baathista.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">In sostanza, in Siria si &egrave; ripetuto il noto copione che porta all&rsquo;aggressione di un Paese ostile all&rsquo;Occidente: prima si creano, agendo su quelle &ldquo;fratture interne&rdquo; presenti in ogni Stato, le condizioni per una insurrezione armata e si provocano incidenti e scontri attribuendo alle forze governative ogni sorta di crimini e misfatti, in particolare proprio quelli commessi dai &ldquo;ribelli&rdquo;; poi scatta la condanna della &ldquo;comunit&agrave; internazionale&rdquo; con sanzioni e la richiesta di cambio di regime. Nel frattempo gli episodi di violenza si moltiplicano, si infiltrano nel Paese numerosi gruppi armati, nonch&eacute; membri delle forze speciali occidentali, e nelle mani dei &ldquo;ribelli&rdquo; appaiono, di punto in bianco, armi potenti e sofisticate. Le tensioni sociali naturalmente non spiegano affatto quel che in realt&agrave; succede, ma vengono strumentalizzate dai<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">media mainstream</em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>al fine di giustificare l&rsquo;aggressione. (Peraltro, non &egrave; difficile immaginare quel che accadrebbe anche nel nostro Paese, se si desse vita ad una &ldquo;operazione colorata&rdquo; di questo genere, facendo leva, con larga disponibilit&agrave; di mezzi e risorse, su organizzazioni criminali e/o gruppi estremisti&rdquo;).</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Tuttavia, gli strateghi (filo)occidentali anche questa volta hanno commesso un errore, non tenendo conto della storia politico-militare della Siria o interpretandola, come al solito, secondo schemi concettuali basati su pregiudizi &ldquo;etnocentrici&rdquo;. L&rsquo;esercito siriano in tutte le guerre combattute contro Israele si &egrave; sempre distinto per tenacia e capacit&agrave; di &ldquo;resistere al fuoco nemico&rdquo;. Quel che i siriani non potevano fare era colmare il divario tecnologico tra i sistemi d&rsquo;arma degli israeliani (in particolare aerei, missili e radar) e quelli prodotti dall&rsquo;Unione Sovietica in dotazione alle Forze Armate di Damasco. Eppure, nonostante i rovesci subiti dall&rsquo;aviazione e dalla difesa aerea, nel giugno del 1982, l&rsquo;esercito siriano riusc&igrave; a frustrare l&rsquo;azione di un intero corpo d&rsquo;armata israeliano comandato dal generale Ben-Gal. Quando si inizi&ograve; il &ldquo;cessate il fuoco&rdquo;, a mezzogiorno dell&rsquo;11 giugno, infatti l&rsquo;autostrada Beirut-Damasco, obiettivo principale di Ben Gal, era ancora saldamente controllata dalla prima divisone e da elementi della terza divisione corazzata siriane. E questo nonostante che l&rsquo;attacco di Ben-Gal fosse cominciato dopo che pressoch&eacute; tutte le batterie Sam siriane erano state distrutte o gravemente danneggiate. (5)</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Il parziale scacco dell&rsquo;esercito israeliano (solo parziale, in quanto in seguito gli israeliani, grazie al completo dominio dell&rsquo;aria, riuscirono a controllare una sezione dell&rsquo;autostrada Beirut-Damasco) non solo non venne ben valutato dalla maggior parte degli analisti israeliani, che nella seconda invasione del Libano andarono incontro ad una pi&ugrave; severa sconfitta contro Hezbollah, ma nemmeno dalla maggior parte degli analisti statunitensi od occidentali, abituati a confondere la superiorit&agrave; tecnologica e la maggiore potenza di fuoco con la capacit&agrave; e il valore dei combattenti (nonostante le durissime lezioni della Guerra d&rsquo;Indocina, d&rsquo;Algeria, di Corea e del Vietnam). Ma, al di l&agrave; della prestazione dell&rsquo;esercito siriano contro l&rsquo;esercito israeliano, quel che in questa sede rileva, come si sar&agrave; capito, &egrave; il fatto che era stato questo esercito, profondamente radicato nella societ&agrave; siriana, a reprimere la rivolta di Hama, scatenata dai Fratelli Musulmani, nel febbraio del 1982, proprio alcuni mesi prima degli scontri tra siriani ed israeliani nel Libano, ossia quando la tensione tra Siria e Israele era gi&agrave; altissima. Conta poco qui anche il giudizio che si pu&ograve; esprimere sulla durezza della repressione da parte di Hafez Assad, molto di pi&ugrave; conta invece, per capire la forza del regime baathista, che &egrave; l&rsquo;esercito (e, si badi, un<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">esercito di leva</em>) il pilastro cardine dello Stato baathista, anzich&eacute;, come favoleggiano i gazzettieri occidentali, gli &ldquo;sgherri&rdquo; di Assad.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Inoltre, i politici e gli analisti occidentali hanno trascurato il ruolo della Cina e (specialmente) della Russia, decise questa volta a non ripetere l&rsquo;errore compiuto nel non mettere il veto alla Risoluzione 1973 dell&rsquo;Onu. E se l&rsquo;appoggio della Russia si &egrave; rivelato essenziale per la Siria, decisiva si &egrave; rivelata anche l&rsquo;alleanza, solida e sicura, della Siria con l&rsquo;Iran ed Hezbollah. Nulla di strano pertanto che, sebbene in questi lunghissimi due anni di guerra pi&ugrave; volte l&rsquo;Occidente abbia dato per finito il regime di Assad, l&rsquo;esercito siriano abbia sempre saputo reagire, replicando &ldquo;colpo su colpo&rdquo; ad una aggressione condotta da una miriade di bande armate e di gruppi terroristici che possono contare su un finanziamento pressoch&eacute; illimitato e su un continuo flusso di armi, munizioni ed equipaggiamento, oltre che su un costante flusso di informazioni fornito dai pi&ugrave; sofisticati apparati di intelligence occidentali. Inevitabile per&ograve; anche che i delitti sempre pi&ugrave; efferati e orribili dei gruppi islamisti pi&ugrave; estremisti, soprattutto stranieri, abbiano spinto gli elementi pi&ugrave; moderati dell&rsquo;opposizione a prendere le distanze dalla &ldquo;rivolta&rdquo; e reso invece ancora pi&ugrave; coesa e determinata a combattere i &ldquo;ribelli&rdquo; gran parte della societ&agrave; siriana.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Si sono venuti cos&igrave; a creare i presupposti per una grande controffensiva dell&rsquo;esercito siriano, coadiuvato dalle milizie di Hezbollah, che ha portato in questi ultimi giorni alla liberazione di Al-Qusayr, un nodo strategico tra Damasco, le coste, Homs, Hama e Aleppo. E l&rsquo;esercito siriano adesso &egrave; pronto a muovere all&rsquo;assalto per liberare la pi&ugrave; grande citt&agrave; della Siria, dopo Damasco, diventata in questi ultimi mesi la roccaforte dei &ldquo;ribelli&rdquo;. Tutto lascia pensare quindi che la guerra civile siriana sia giunta al punto di svolta. Se i soldati di Damasco dovessero vincere la battaglia di Aleppo infliggerebbero un colpo letale ai &ldquo;ribelli&rdquo;. E tuttavia Damasco non pu&ograve; non tener conto anche delle &ldquo;forze occidentali&rdquo; che temono il contraccolpo di una vittoria di Assad, in quanto una totale vittoria di Damasco avrebbe un significato politico eccezionale, anche perch&eacute; inevitabilmente emergerebbero le malefatte, le menzogne e i crimini compiuti dagli islamisti con il sostegno e la complicit&agrave; delle potenze occidentali e dei circoli filo-atlantisti (media<em style="margin: 0px; padding: 0px">mainstream</em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>compresi).</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Di conseguenza, vi &egrave; da temere che gli Stati Uniti e i loro alleati accusino l&rsquo;esercito siriano di aver usato armi chimiche (mentre vi sono numerosi indizi che siano stati i &ldquo;ribelli&rdquo; a farne uso), per giustificare un intervento della Nato o comunque una serie di azioni a sostegno dei &ldquo;ribelli&rdquo;, tali da poter rovesciare una situazione nettamente favorevole alle forze governative, o perlomeno tali da evitare una totale vittoria dell&rsquo;esercito siriano che sta guadagnando rapidamente terreno. (6) D&rsquo;altronde, &egrave; pur vero che la particolare e delicata situazione geopolitica della regione rende un intervento militare della Nato assai rischioso sotto ogni punto di vista. E si deve anche tenere presente che la fortissima reazione dell&rsquo;esercito siriano, dopo che quest&rsquo;inverno tutto pareva perduto per chi difendeva la causa della Siria baathista, ha colto di sorpresa anche molti analisti e politici europei che sulla Siria e su chi la difende, con le armi o con le parole, hanno detto e scritto una marea di sciocchezze vergognose, allo scopo di mostrarsi, per cos&igrave; dire, perfino &ldquo;pi&ugrave; realisti del re&rdquo;.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Ovviamente il regime di Assad non &egrave; affatto privo di difetti, anche gravi, ma non &egrave; nemmeno lontanamente paragonabile al regime dell&rsquo;Arabia Saudita o a quello del Qatar. (Ma in quale Paese non vi sono tensioni sociali e gravi contraddizioni? Va bene la questione dei &ldquo;diritti umani&rdquo;, ma almeno si considerino innanzitutto quelli fondamentali, come il diritto ad una alimentazione adeguata, alla salute, al lavoro e cos&igrave; via; ossia quei diritti sociali ed economici che la Siria cerca almeno di garantire, pur tra mille difficolt&agrave;, a differenza di quanto succede in molti Paesi occidentali &ndash; bench&eacute; siano pi&ugrave; ricchi della Siria &ndash; in cui dettano legge una decina di banche, societ&agrave; finanziarie e agenzie di<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">rating<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></em>angloamericane, cio&egrave; quei &ldquo;mercati&rdquo; che, dopo aver rapinato i risparmi delle famiglie e dei lavoratori, accumulati nel corso d&rsquo;intere generazioni, si apprestano a &ldquo;fagocitare&rdquo; interi Stati per porre rimedio ai disastri causati da loro stessi). E se &egrave; facile rendersi conto di quello che pu&ograve; essere accaduto in quasi trenta mesi di guerra civile (resa ancor pi&ugrave; terribile dalla presenza di mercenari e terroristi arrivati da ogni angolo della terra), &egrave; lecito e doveroso sostenere, pur sapendo che &egrave; impossibile che il &ldquo;bene&rdquo; sia tutto da una parte, che la principale responsabilit&agrave; di quanto &egrave; accaduto (e accade) in Siria &egrave;, senza alcun dubbio, di quelle forze straniere e di quei siriani che non hanno esitato a ricorrere alla violenza e al terrorismo allo scopo di rovesciare il regime di Assad e distruggere la Siria baathista.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">Una barbarie che ha gi&agrave; causato quasi 100.000 morti (ma la cifra potrebbe essere pure maggiore), oltre un milione di profughi e immensi dolori, sofferenze e rovine. Epper&ograve;, se Assad non si fosse opposto al disegno criminale dell&rsquo;oligarchia occidentale e del grottesco petrodittatore del Qatar, sarebbe stata una catastrofe per tutto il Vicino e Medio Oriente (e non solo), indebolendo gravemente pure quel legame tra Hezbollah e Iran, che &egrave; ormai di vitale importanza per la causa del popolo palestinese (la cui classe dirigente, che presenta non pochi tratti simili a quelli della classe dirigente italiana, sembra essersi specializzata nella &ldquo;svendita&rdquo; della propria terra e dei sacrosanti diritti degli stessi palestinesi al miglior offerente). Perci&ograve; &egrave; logico che oggi, in Europa, coloro che ritengono che la politica di potenza degli statunitensi e dei loro alleati non sia destinata a durare in eterno, purch&eacute; ci si impegni a contrastare ovunque e &ldquo;senza se e senza ma&rdquo; la &ldquo;volont&agrave; di potenza&rdquo; dei centri di potere atlantisti, non possono non augurarsi una completa vittoria delle forze fedeli al regime baathista di Bashar al-Assad, contro il terrorismo e le aberrazioni di quella caricatura dell&rsquo;Islam che l&rsquo;Imam Khomeyni definiva sprezzantemente, ma correttamente, &ldquo;<em style="margin: 0px; padding: 0px">Islam made in Usa</em>&rdquo;.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">&nbsp;</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">&nbsp;</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">&nbsp;</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">&nbsp;</p></font><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px"><font size="2" style="margin: 0px; padding: 0px">&nbsp;<br /></font><font size="1" style="margin: 0px; padding: 0px"><br />1)Vedi<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="margin: 0px; padding: 0px; color: #3e4146; text-decoration: none" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704832704576114340735033236.html">http://online.wsj.com/article/SB100014240527487048</a><a style="margin: 0px; padding: 0px; color: #3e4146; text-decoration: none" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704832704576114340735033236.html">32704576114340735033236.html</a>.</font></p><font size="1" style="margin: 0px; padding: 0px"><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">2)Vedi<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="margin: 0px; padding: 0px; color: #3e4146; text-decoration: none" href="http://www.juragentium.org/topics/wlgo/it/libia.htm">http://www.juragentium.org/topics/wlgo/it/libia.htm</a>.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">3)Sul Qatar vedi, ad esempio, Alessandro Lattanzio,<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">Qatar. L&rsquo;assolutismo del XXI Secolo,<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></em>Anteo Edizioni, Cavriago (Re), 2013.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">4)Vedi Alessandro Lattanzio,<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">Intrigo contro la Siria</em>, &ldquo;Eurasia&rdquo;, 2/2012, pp. 125-155. Ancora pi&ugrave; dettagliato il libro, dello stesso autore,<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">Intrigo contro la Siria. La Siria baathista tra geopolitica, imperialismo e terrorismo,</em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>Anteo Edizioni, Cavriago (Re), 2012. Si veda anche<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="margin: 0px; padding: 0px; color: #3e4146; text-decoration: none" href="http://aurorasito.wordpress.com/2011/11/20/i-deliri-della-sinistra-riguardo-la-libia-e-la-siria/">http://aurorasito.wordpress.com/2011/11/20/i-deliri-della-sinistra-riguardo-la-libia-e-la-siria/</a>.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">5)Vedi Benny Morris,<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em style="margin: 0px; padding: 0px">Vittime</em>, Rizzoli, Milano, pp. 656-673.</p><p style="margin: 15px 0px; padding: 0px">6)Vedi<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="margin: 0px; padding: 0px; color: #3e4146; text-decoration: none" href="http://aurorasito.wordpress.com/2013/06/10/il-confronto-russo-occidentale-sulla-siria-sintensifica-mentre-i-ribelli-subiscono-un-sconfitta-decisiva/">http://aurorasito.wordpress.com/2013/06/10/il-confronto-russo-occidentale-siriasintensifica-mentre-i-ribelli-subiscono-un-sconfitta-decisiva/</a>.</p></font></div></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Siria, la disfatta dei ribelli]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45672</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45672</guid>
        <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h2 class="contentheading"> 		<a href="http://www.altrenotizie.org/esteri/5528-siria-occidente-in-soccorso-dei-ribelli.html" class="contentpagetitle"> 		</a> 	</h2><div id="toolbar-article"><table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%"><tbody><tr><td width="95%"><div class="menu-toolbar-article-horizontal"><br /> 				</div> 				</td> 			  <td width="5%"> <table border="0" cellspacing="5" cellpadding="0" align="right"> 			  <tbody><tr><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td> 			  </tr> 			  </tbody></table></td>  			   </tr> 			  </tbody></table> </div> <div id="toolbar-articlebody"> <p><span style="color: #cc3333"><strong><img style="float: left; margin: 5px 10px" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2013-2/kerry-khatib.jpg" border="0" alt="" width="300" align="left" /><br /></strong></span></p> <p>La serie di sconfitte sofferte nelle ultime settimane dai &ldquo;ribelli&rdquo;  siriani per mano delle forze del regime e di un limitato contingente di  uomini di Hezbollah provenienti dal Libano sta spingendo i governi  occidentali a cercare disperatamente qualche soluzione per invertire le  sorti del conflitto. Svariati fattori, tuttavia, impediscono agli Stati  Uniti e ai loro alleati di mettere in atto un processo sufficientemente  condiviso per portare a termine la crisi, cos&igrave; che l&rsquo;unico percorso  teoricamente praticabile rimane il rovesciamento con la forza del regime  alauita di Damasco.</p> <p>Una prospettiva, questa, che scatenerebbe per&ograve; una nuova rovinosa  guerra in Medio Oriente, smascherando definitivamente gli interessi e i  calcoli geo-strategici che si nascondono dietro all&rsquo;intera vicenda  siriana.<br /><br />La settimana in corso si era aperta con un anonimo  membro dell&rsquo;amministrazione Obama che aveva rivelato all&rsquo;Associated  Press come il governo americano potrebbe decidere gi&agrave; nei prossimi  giorni la possibilit&agrave; di fornire direttamente equipaggiamenti militari a  quei gruppi &ldquo;ribelli&rdquo; considerati pi&ugrave; moderati e filo-occidentali.<br /><br />L&rsquo;indiscrezione  &egrave; stata seguita dal rinvio di un nuovo viaggio in Medio Oriente del  segretario di Stato, John Kerry, per discutere della questione  palestinese, cos&igrave; da permettergli di partecipare ad un vertice alla Casa  Bianca sulla Siria e, in particolare, sulle misure da adottare per  &ldquo;aiutare l&rsquo;opposizione a far fronte ai bisogni essenziali della  popolazione siriana e accelerare la transizione verso il dopo-Assad&rdquo;.<br /><br />In  altre parole, l&rsquo;ormai manifesta incapacit&agrave; delle formazioni &ldquo;ribelli&rdquo;  di dare la spallata al regime richiede misure drastiche e immediate da  parte dei loro sponsor per accendere ancor pi&ugrave; lo scontro nel paese e  rianimare milizie dominate da elementi radicali impopolari che adottano  in gran parte metodi terroristici per giungere alla creazione di un  sistema caratterizzato dall&rsquo;islamismo integralista pi&ugrave; retrogrado.<br /><br />I  commenti dei media americani mettono per&ograve; in guardia dalla pericolosit&agrave;  di una decisione che comporterebbe un ulteriore afflusso di armi in  Siria, dimenticando puntualmente di sottolineare come Washington svolga  gi&agrave; da tempo una funzione essenziale nel coordinare le spedizioni di  materiale bellico a favore dei &ldquo;ribelli&rdquo; proveniente da paesi come  Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi.<br /><br /><img style="float: right; margin: 5px 10px" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2013-2/damasco.jpg" border="0" alt="" width="300" align="right" />In  molti negli Stati Uniti temono inoltre le conseguenze di un nuovo  intervento nella regione tutt&rsquo;altro che gradito agli americani, cos&igrave; che  esponenti del governo e commentatori vari continuano ad escludere  l&rsquo;invio di truppe in territorio siriano per combattere a fianco, o al  posto, dei &ldquo;ribelli&rdquo;.<br /><br />Esclusa dunque per il momento quest&rsquo;ultima opzione, gli USA potrebbero studiare anche la fattibilit&agrave; di una <em>no-fly zone</em>  sulla Siria, visto che appare sempre pi&ugrave; diffusa l&rsquo;opinione che  addirittura le stesse eventuali forniture americane di armi  all&rsquo;opposizione farebbero ormai ben poco per ribaltare gli equilibri sul  campo.<br /><br />Per una <em>no-fly zone</em> spingono tra l&rsquo;altro alcuni  dei falchi repubblicani al Congresso di Washington, primo fra tutti l&rsquo;ex  candidato alla presidenza John McCain, presenza puntuale nei talk-show  d&rsquo;oltreoceano per promuovere una nuova guerra &ldquo;umanitaria&rdquo;, nonch&eacute;  protagonista di un recente blitz in territorio siriano per incontrare  alcuni guerriglieri anti-Assad.<br /><br />L&rsquo;imposizione di una <em>no-fly zone</em>  richiederebbe in ogni caso una decisione unilaterale da parte degli  Stati Uniti o della NATO, visto che al Consiglio di Sicurezza dell&rsquo;ONU  Russia e Cina sono ben determinate a porre il veto su qualsiasi  risoluzione che possa essere manipolata per favorire gli obiettivi  occidentali, come accadde nel 2011 con la Libia.<br /><br />Con un sistema difensivo decisamente pi&ugrave; sofisticato di quello a disposizione di Gheddafi, oltretutto, il rispetto di una <em>no-fly zone</em>  sulla Siria dovrebbe essere ottenuto con massicci bombardamenti e,  inevitabilmente, produrrebbe un numero elevatissimo di vittime tra i  civili.<br /><br />Sul campo in Siria, intanto, dopo la riconquista della  citt&agrave; strategica di Qusayr, ad una manciata di chilometri dal confine  con il Libano, le forze dell&rsquo;esercito regolare si stanno preparando ad  avviare nuove offensive contro i &ldquo;ribelli&rdquo;.<br /><br /><img style="float: left; margin: 5px 10px" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2013-2/ribelli2.jpg" border="0" alt="" width="300" align="right" />L&rsquo;inviato del <em>Wall Street Journal</em>  in Siria, ad esempio, ha descritto marted&igrave; una serie di assalti da  parte del governo e di Hezbollah contro le postazioni controllate  dall&rsquo;opposizione nella citt&agrave; di Homs, considerata dai &ldquo;ribelli&rdquo; la  &ldquo;capitale della rivoluzione&rdquo;. Per tutta risposta, questi ultimi  starebbero ricorrendo a tattiche a lungo attribuite al regime, come il  lancio di missili contro obiettivi civili nei quartieri della citt&agrave;  controllati dalle forze del governo e l&rsquo;utilizzo di civili come scudi  umani.<br /><br />Il ritorno di Homs nelle mani del regime assesterebbe un  ulteriore colpo alle capacit&agrave; dei &ldquo;ribelli&rdquo; di condurre operazioni di  una qualche efficacia nel sud della Siria, mentre la liberazione di  Aleppo - altro obiettivo a breve del governo - potrebbe interrompere le  forniture dirette alle forze di opposizione provenienti dalla Turchia.<br /><br />Tutti  i giornali occidentali in questi giorni indicano il momento favorevole  ad Assad come un impedimento alla convocazione della sempre meno  probabile conferenza di pace denominata &ldquo;Ginevra II&rdquo; e lanciata da Kerry  assieme al suo omologo russo, Sergei Lavrov. I rappresentanti  dell&rsquo;opposizione sostenuta dall&rsquo;Occidente hanno infatti annunciato da  qualche giorno di non volere partecipare all&rsquo;evento, poich&eacute; un Assad  reduce da una serie di vittorie militari, come &egrave; ovvio, non avrebbe  alcuna intenzione di abbandonare il potere.<br /><br />Su questa linea  appaiono anche i rappresentanti dei governi occidentali, confermando  perci&ograve; come &ldquo;Ginevra II&rdquo; era in realt&agrave; soltanto l&rsquo;ennesimo espediente  messo in atto da Washington per forzare il cambio di regime a Damasco,  questa volta attraverso l&rsquo;apparenza di un processo diplomatico  condiviso.<br /><br />Oltre al possibile maggiore sostegno militare alle  formazioni &ldquo;ribelli&rdquo;, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna continuano  poi a preparare la rimozione di Assad attraverso le accuse dell&rsquo;utilizzo  di armi chimiche. I dubbi su questa strategia cominciano per&ograve; a  diffondersi anche tra i media allineati al governo americano, come il <em>New York Times</em>,  il quale, in un articolo di luned&igrave; sulle incertezze che rimangono circa  l&rsquo;uso di gas sarin in Siria si &egrave; chiesto il motivo della difficolt&agrave; di  provare con certezza le responsabilit&agrave; nonostante la relativa fermezza  con cui Washington, Parigi o Londra hanno puntato il dito contro il  regime di Assad.<br /><br /><img style="float: right; margin: 5px 10px" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2013-2/ribelli1.jpg" border="0" alt="" width="300" align="left" />La risposta all&rsquo;interrogativo del <em>NYT </em>appare  tutt&rsquo;altro che complicata, dal momento che la mancata chiarezza sulle  responsabilit&agrave; del ricorso ad armi chimiche &egrave; dovuta al fatto che  l&rsquo;Occidente non ha alcuna prova concreta per accusare Damasco e,  ciononostante, continua ad agitare lo spettro del sarin e di altri  agenti letali perch&eacute; intende comunque imputarne l&rsquo;uso al regime.<br /><br />Questo  atteggiamento continua ad essere tenuto per costruire un casus belli  che possa giustificare un intervento militare diretto in Siria, anche se  l&rsquo;organo pi&ugrave; autorevole ad avere finora indagato sulla questione - una  speciale commissione sulla Siria delle Nazioni Unite - ha lasciato  intendere che ad avere usato quantit&agrave; limitate di armi chimiche  potrebbero essere stati proprio i &ldquo;ribelli&rdquo;.<br /><br />L&rsquo;incapacit&agrave; di  questi ultimi di sostenere una campagna efficace contro il regime, in  definitiva, &egrave; la diretta conseguenza della sostanziale mancanza di  seguito tra la popolazione siriana. Il motivo principale della loro  impopolarit&agrave; &egrave; dovuto soprattutto alla diffusissima presenza di elementi  jihadisti violenti nelle file dell&rsquo;opposizione armata, tra cui,  probabilmente, decine di migliaia giunti dall&rsquo;estero.<br /><br />I metodi  generalmente messi in atto in oltre due anni di conflitto sono stati  recentemente descritti ancora dall&rsquo;ONU e includono atti terroristici  contro obiettivi civili, assassini, esecuzioni sommarie, rapimenti, atti  di cannibalismo e l&rsquo;imposizione di punizioni barbare ispirate alla  Sharia. Proprio marted&igrave;, ad esempio, due attentati suicidi sono stati  portati a termine a Damasco, facendo almeno 14 vittime e una trentina di  feriti, mentre una persona &egrave; morta nella citt&agrave; libanese di Hermel, una  delle roccaforti di Hezbollah, in seguito al lancio di alcuni missili  dalla Siria.<br /><br /><img style="float: left; margin: 5px 10px" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2013-2/ragazzo-siriano-245218.jpg" border="0" alt="" width="300" align="left" />Uno  degli episodi pi&ugrave; raccapriccianti documentati negli ultimi giorni &egrave;  stato reso noto dall&rsquo;Osservatorio per i Diritti Umani in Siria ed &egrave;  avvenuto nel fine settimana scorso ad Aleppo. Qui, un 14enne che vendeva  caff&egrave; nelle strade della citt&agrave; &egrave; stato sorpreso da un gruppo di  affiliati ad una milizia jihadista mentre respingeva la richiesta di un  cliente di avere una bevanda gratis, ricorrendo ad un detto popolare  siriano: &ldquo;Nemmeno se [il profeta] Muhammad tornasse su questa terra in  questo stesso istante&rdquo;.<br /><br />Alcuni estremisti lo hanno allora  caricato su un auto, allontanandosi per alcune ore. Una volta tornati,  il giovane, che mostrava evidenti segni di percosse, &egrave; stato portato in  una piazza davanti a centinaia di persone dove gli &egrave; stata coperta la  testa con la camicia che indossava.</p> <p>Con la madre che osservava la scena dal balcone della propria  abitazione, il gruppo di islamisti ha avvertito la folla che &ldquo;chiunque  insulti Dio o il profeta Muhammad verr&agrave; punito in questo modo&rdquo;, per poi  giustiziare il 14enne con due colpi di pistola diretti alla testa e al  collo. Un esempio concreto della versione siriana dei diritti umani in  nome della quale si battono i combattenti filo-occidentali.</p>  </div>]]></description>
      </item>
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        <title><![CDATA[Datagate, ovvero Barack O'Bush]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45673</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45673</guid>
        <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<div id="contenuto_3" style="position: absolute; top: 191px; vertical-align: bottom; width: 494px"> 							<hr /> 							<div style="height: 16px">						  								<div class="BioFirma BioVia">Redazione</div> 								 							</div> 							<div class="BioData">venerd&igrave; 14 giugno 2013 12:43</div> 							<div style="height: 11px; margin-top: 23px"> 								<div class="BioFirma BioVia"><a href="http://ilfattoquotidiano.it">ilfattoquotidiano.it</a></div> 								<div class="BioFirma BioComments"><a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=78113&amp;typeb=0&amp;Datagate-ovvero-Barack-O%27Bush#ShowComment">Commenta</a></div> 							</div> 							<hr /> 						</div> 					    					<div id="News_PhotoLite"><img src="http://megachip.globalist.it/QFC/NEWS_142955.jpg" border="0" alt="" /></div> 					<img src="http://megachip.globalist.it/Images/pix.gif" border="0" alt="" width="10" height="10" /> 					<div class="PortalPanel_Body" align="left"> 						 					</div>	  	 					<div align="right"> 						 					</div>	  					<p><br /> <br /> Disse <strong>Bertolt Brecht</strong> che, quando il fascismo fosse giunto in <strong>America</strong>, avrebbe assunto le fattezze della democrazia.<br /> Profezia  poetica che si sta avverando sotto i nostri occhi. Il paese che  continua ad esserci ossessivamente rappresentato come la pi&ugrave; progredita  forma di <strong>democrazia</strong>, &egrave; quello stesso in cui i suoi un tempo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/13/datagate-allarme-del-new-york-times-raccolto-dna-di-migliaia-di-americani/625397/" target="_self">cittadini (ora sudditi abitanti di Matrix) sono sorvegliati ad ogni istante dal <strong>Grande &nbsp;fratello Nsa</strong>&nbsp;che tutto sa e tutto pu&ograve; leggere e vedere</a>.<br /> Anche a noi tocca essere, qualche volta, profeti. Pino Cabras ed io, sul nostro libro <em><strong>&quot;<a href="http://www.ibs.it/code/9788862204347/chiesa-giulietto/barack-obush.html" target="_blank">Barack Obush</a>&quot;</strong></em>, nella sua edizione in lingua russa, mettemmo in copertina un photoshop di <strong>Obama</strong> e <strong>Bush</strong> che mostrava la loro <strong>contiguit&agrave; e continuit&agrave;</strong>. Nei giorni scorsi l&#39;<em>Huffington Post</em>,  nella sua edizione americana, a due anni di distanza, ci ha copiato il  photoshop. Confermando, per altro, il mio giudizio al momento  dell&#39;elezione del primo presidente di colore della storia americana:  Obama come la pi&ugrave; straordinaria operazione di <strong><em>maquillage</em></strong> di un imperatore dai tempi del faraone <strong>Tutankamen.</strong><br /> Il programma dei 30.000 <strong>droni</strong> varato da Barack Obush, per sorvegliare dall&#39;alto tutta l&#39;America (non per uccidere i terroristi), quello della <strong>mappatura</strong> <strong>del cervello umano</strong>, sempre promosso dal faraone democratico, dice che si sta andando a tappe forzate verso uno <strong>stato americano totalitario</strong>  sotto tutti i parametri. E ci&ograve; avviene mentre Giovanna Botteri, sul  Tg3, ogni&nbsp; sera, con occhi sognanti e parole estatiche, ci descrive le  meraviglie della democrazia americana.<br /> Obama fu eletto avendo promesso il ritiro dall&#39;<strong>Afghanistan,</strong>  ma ora scopriamo che questo ritiro non ci sar&agrave; mai pi&ugrave;. In quel deserto  dei tartari rester&agrave; un distaccamento permanente di almeno 10.000  uomini. L&#39;<strong>Irak</strong> &egrave; un protettorato americano dove la  guerra civile va avanti al ritmo di 50 morti per bomba. Si prepara  l&#39;offensiva militare della <strong>Nato</strong> contro la <strong>Siria</strong>. Obama dichiara di avere acconsentito alla &quot;<em>red line</em>&quot; tracciata da <strong>Netanyhau</strong> per l&#39;<strong>Iran</strong>: cos&igrave;, quando decideranno Tel Aviv e Washington, partir&agrave; il bombardamento contro Teheran.<br /> E tutto procede secondo i piani, anche la preparazione psicologica alla guerra. Un recente <strong>sondaggio</strong>, di pochi giorni fa, pubblicato sulla prima pagina del <em>New York Times</em>, promosso dallo stesso <em>New York Times</em> e dalla <em>Cbs News</em>, dice che il <strong>60% degli americani</strong> sarebbe d&#39;accordo di <strong>attaccare l&#39;Iran</strong>  se la linea rossa venisse oltrepassata. Ma la linea rossa la decide  Israele e, dunque, l&#39;Iran la sorpasser&agrave; anche se star&agrave; fermo come una  statua di marmo. La maggioranza degli americani ha gi&agrave; subito il <strong>lavaggio del cervello</strong> e, dunque, applaudir&agrave; freneticamente.<br /> Si tratta di vedere ora se anche l&#39;<strong>Europa</strong> applaudir&agrave;. E questo dipende anche da noi, anche dagli italiani. Ora, in mezzo alla valanga di critiche e dileggio contro il <strong>Movimento 5 Stelle</strong>,  io voglio distinguermi plaudendo alla dichiarazione fatta in Parlamento  dal capogruppo di quel partito. Quando ha detto, chiaro e forte, che <strong>l&#39;Italia non dovr&agrave; pi&ugrave; partecipare e nessuna impresa militare fuori dai suoi confini</strong>. E&#39; una saggia proposta, per l&#39;Italia e per l&#39;Europa.<br /> In mezzo al devoto e ossequioso silenzio di tutte le sinistre, di ogni tinteggiatura, solo il gruppo parlamentare del <strong>Movimento 5 Stelle</strong>  si candida a far risorgere il movimento pacifista italiano, gi&agrave;  demolito dal tradimento di tutte le sinistre. Dunque, almeno su questo  punto qualificante, io sto con l&#39;unica opposizione, senza se e senza ma.  <strong>L&#39;alternativa alla guerra &egrave; solo la pace.</strong> Il resto sono chiacchiere</p>]]></description>
      </item>
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        <title><![CDATA[Impeachment?]]></title>
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        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45674</guid>
        <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td class="contentheading" width="100%">&nbsp;</td> 							<td class="buttonheading" width="100%" align="right"> 				<a href="http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&amp;do_pdf=1&amp;id=962" target="_blank" title="PDF"> 					</a> 			<br /></td> 							<td class="buttonheading" width="100%" align="right"> 					<a href="http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=962&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=10" target="_blank" title="Stampa"> 						</a> 				<br /></td> 							<td class="buttonheading" width="100%" align="right"> 				<a href="http://www.giornaledelribelle.com/index2.php?option=com_content&amp;task=emailform&amp;id=962" target="_blank" title="E-mail"> 					</a> 			<br /></td> 						</tr> 			</tbody></table> 			 		 				 			 			<p>&nbsp;</p><p><img src="http://www.giornaledelribelle.com/images/stories/impeachment.jpg" border="0" alt="Image" title="Image" hspace="6" width="317" height="159" /></p><p>&nbsp;</p><h3 style="margin-top: 0cm; text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; color: windowtext; font-weight: normal">Il  presidente Usa Barack Obama rischia davvero di essere spodestato con un  procedimento di Impeachment voluto fortemente dai repubblicani e  verosimilmente sostenuto anche da una parte dei democratici, al punto  che egli sar&agrave; probabilmente costretto a dimettersi prima che ci&ograve; accada,  per evitare il peggio, e tutto questo a causa del nuovo scandalo del  &ldquo;datagate&rdquo;, detto anche &ldquo;webgate&rdquo;. Fbi e Nsa, hanno spiato per anni ogni  forma di comunicazione negli Usa e nel mondo; per molto meno, Richard  Nixon fu messo in croce, obbligato alle dimissioni per evitare appunto  il procedimento di Impeachment, e a causa di quella &ldquo;indecorosa&rdquo; fine,  Nixon pass&ograve; alla storia come uno dei peggiori presidenti della storia  Usa, soprannominato addirittura &ldquo;Nixon il boia&rdquo;. Se l&rsquo;amministrazione  Nixon fu accusata di &ldquo;abuso di potere&rdquo;, allo scopo di indebolire  l&rsquo;opposizione politica dei movimenti pacifisti e del Partito  democratico, cosa dovremmo dire dell&rsquo;amministrazione Obama che &quot;spiava&quot;  gestori, societ&agrave; web e carte di credito di tutti i cittadini nel mondo?  Quello che valse per Nixon, deve valere ancor pi&ugrave; per Obama,  considerando che qui la cosa &egrave; ben pi&ugrave; grave. L&rsquo;America repubblicana  potrebbe in questo modo prendersi una rivincita su quella democratica  che sul &ldquo;caso Nixon&rdquo; ha sempre speculato; infatti, Watergate a parte,  Nixon non fu per niente un pessimo presidente; la guerra in Vietnam non  fu lui a volerla, ma Kennedy, e fu aggravata da </span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CDIQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FLyndon_B._Johnson&amp;ei=QAO1UcDgFIfmOa-QgIgI&amp;usg=AFQjCNENbEDo4wVJT9K7KayI_oB_JpZk9g&amp;sig2=KuAB1_nHbi0W_yfYqLYacw&amp;bvm=bv.47534661,d.bGE&amp;cad=rja"><em><span style="color: windowtext; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none">Johnson, mentre Nixon riport&ograve; i soldati a casa,</span></em><span style="color: #4f81bd; text-decoration: none"> </span><span style="color: windowtext; font-weight: normal; text-decoration: none">abbandon&ograve; lo </span><span style="color: #4f81bd; text-decoration: none"><u><span style="color: windowtext; font-weight: normal">standard aureo</span></u></span><span style="color: windowtext; font-weight: normal; text-decoration: none"> per il </span><span style="color: #4f81bd; text-decoration: none"><u><span style="color: windowtext; font-weight: normal">dollaro</span></u></span><span style="color: windowtext; font-weight: normal; text-decoration: none">,<em><span style="font-style: normal"> </span></em></span></a></span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; color: windowtext; font-weight: normal">normalizz&ograve; i rapporti con la </span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Popolare_Cinese" title="Repubblica Popolare Cinese"><span style="color: windowtext; font-weight: normal">Repubblica Popolare Cinese</span></a></span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; color: windowtext; font-weight: normal">, realizz&ograve; la pi&ugrave; significativa riforma delle politiche ambientali dai tempi di Theodore Roosevelt, e firm&ograve; a </span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mosca" title="Mosca"><span style="color: windowtext; font-weight: normal">Mosca</span></a></span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; color: windowtext; font-weight: normal"> il trattato per la limitazione delle armi strategiche (</span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/SALT" title="SALT"><span style="color: windowtext; font-weight: normal">SALT</span></a></span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; color: windowtext; font-weight: normal">), con </span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leonid_Breznev" title="Leonid Breznev"><span style="color: windowtext; font-weight: normal">Leonid Breznev</span></a></span><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; color: windowtext; font-weight: normal">. </span></h3>  <p style="margin-bottom: 0.0001pt" class="MsoNormal"><span style="text-align: justify; font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana">Lo  scandalo del Webgate &egrave; moralmente molto grave; Obama ha rilevato come  non si possa avere sicurezza e privacy entrambi al 100% ma </span><em style="text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; font-style: normal">la  nazione che &egrave; definita retoricamente &ldquo;la pi&ugrave; grande democrazia del  mondo&rdquo; non pu&ograve; comportarsi come l&rsquo;OVRA del fascismo o il Kgb sovietico. E  questo ci spiega anche perch&eacute; <strong>&egrave; assolutamente sbagliato sperare nella &ldquo;web-democrazia&rdquo;</strong>  grillina del Movimento 5 stelle; il web sembra in realt&agrave; un mezzo in  pi&ugrave; attraverso il quale le oligarchie cercano di completare il loro  controllo globale e giungere al governo mondiale. &nbsp;</span></em></p>  <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; font-style: normal">Tuttavia,  potevamo realmente credere che le cose non stessero cos&igrave;? E  soprattutto, non ha forse ragione Obama quando afferma che il Congresso  Usa sapeva? Quelle leggi non sono state fatte da lui, ma dal suo  predecessore, Bush, e se Obama ha avuto la colpa di non cambiarle, non &egrave;  stato certo solo, la verit&agrave; &egrave; che l&rsquo;11 Settembre &egrave; stato usato  (provocato?) per giustificare gli interventi militari in Afganistan e  Iraq, e per fare delle leggi speciali, che, di fatto, trasformano la  democrazia in una &ldquo;dittatura strisciante&rdquo;. E allora perch&eacute; Obama &egrave;  finito bersaglio di questo scandalo? Semplice, perch&eacute; una gran parte  dell&rsquo;America vuole liberarsi di lui; lo vuole l&rsquo;America &ldquo;bianca&rdquo;, che  non ha mai sopportato un afroamericano alla Casa&nbsp; Bianca, lo vuole  l&rsquo;America conservatrice, che non accetta un Presidente cos&igrave; &ldquo;liberal&rdquo;,  l&rsquo;America oligarchica e capitalista, che non apprezza le sue politiche  economiche e fiscali di matrice keynesiana e socialista, e soprattutto  l&rsquo;America &ldquo;interventista&rdquo;, che non perdona un presidente cos&igrave;  neutralista o esitante, sull&rsquo;ipotesi d&rsquo;intervento militare contro Siria e  Iran. Intanto, Francia e Inghilterra insistono nell&rsquo;affermare che vi  siano prove inconfutabili che il governo siriano abbia usato armi  chimiche contro i ribelli (sebbene, altre fonti affermino che le abbiano  invece usate i ribelli), e per questo minacciano d&rsquo;intervenire, anche  militarmente. Obama sembra per&ograve; esitare, dichiarando che le prove certe  dell&rsquo;utilizzo di armi chimiche non ci siano. &Egrave; noto che se al suo posto  ci fosse il suo vice </span></em><span class="st"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana">Joe </span></span><em><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; font-style: normal">Biden,  gli Usa sarebbero in guerra gi&agrave; da un pezzo, perci&ograve; non &egrave; difficile  capire che come al suo tempo lo fu Nixon, Obama &egrave; oggi vittima di un  complotto che cerca di scaricare unicamente su di lui responsabilit&agrave;  generali. Oltretutto circolano voci che gli Usa abbiano intenzione di  comprare i Titoli di Stato italiani. Questo, secondo qualcuno,  salverebbe l&rsquo;Italia dal debito pubblico, ci libererebbe dall&rsquo;Euro e  dall&rsquo;Ue germanocentrica, e rilancerebbe l&rsquo;economia mondiale. Invece, se  cos&igrave; fosse, si rischierebbe di passare dalla padella alla brace, perch&eacute;  gli Usa lancerebbero un Opa su Italia ed Europa, senza considerare che  se anche rilanciassero &ldquo;la crescita&rdquo;, resteremmo imprigionati dentro il  medesimo modello di sviluppo capitalista, destinato comunque a implodere  successivamente, con conseguenze ancor pi&ugrave; gravi, poich&eacute; il modello  basato sulla crescita continua &egrave; insostenibile. C&rsquo;&egrave; il serio rischio che  le due cose siano collegate, che gli Usa stiano cio&egrave; tentando l&rsquo;assalto  finale di una guerra che &egrave; sia economica sia militare, il tentativo Usa  di imporre un nuovo secolo americano, dove l&rsquo;impero Usa sia ancor pi&ugrave;  globale e autoritario. Per fare questo hanno bisogno di <strong>un uomo forte al comando</strong>,  che intenda proseguire su questa linea, ed ecco perch&eacute;, con molta  probabilit&agrave;, Obama sar&agrave; fatto cadere, per essere sostituito da <strong>Joe Biden</strong>.&nbsp; </span></em></p>  <p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><em><strong><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Verdana; font-style: normal"><br /></span></strong></em></p>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[La guerra imperialista contro la Siria: Erdogan Pasha, lultimo sultano ottomano]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45676</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45676</guid>
        <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[Ad un ricevimento presso il palazzo presidenziale di Damasco, il 9 agosto 2011, il capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu comunicò al presidente siriano Bashar al-Assad un messaggio duro e fermo, chiedendogli di porre fine alla sanguinosa repressione delle manifestazioni pacifiche in Siria [1] prima che fosse troppo tardi. In quella giornata indimenticabile, Davutoglu arrivò a Damasco, dopo giorni e notti a cavallo dellaltopiano anatolico. Al suo arrivo davanti le mura della città, evitò il suq e i caravanserragli del vecchio quartiere e rapidamente si precipitò a Qasr al-Muhajerin, il palazzo presidenziale, circondato da fiori di acacia e gardenia. Senza far seccare il sudore sulla fronte o togliendosi la polvere che gli copriva il becco [2] si appoggiò sul bastone e il guanto di Carlo Magno [3], e si pose davanti Assad come Gano [4] davanti Marsiglia [5], e pieno di arroganza, iniziò il suo discorso da messaggero della Santa Alleanza arabo-atlantica. Infatti, Ahmet Davutoglu era arrivato nella capitale degli omayyadi con un messaggio deciso, secondo le parole del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan; Davutoglu fu inviato dalla Santa Alleanza a consegnare al presidente siriano Assad un messaggio occidentale, dentro una busta araba e con timbro di spedizione della turca PTT (posta ve telgraf teskilati) [6].

Inizio della guerra imperialista contro la Siria
Basta fare un parallelo con le dichiarazioni dei leader arabo-atlantici nello stesso periodo, per sapere fino a che punto la Turchia sia coinvolta, fin dallinizio, nella guerra contro la Siria. La prova è che durante il suo incontro con il presidente Assad, Davutoglu disse che la Turchia non poteva rimanere spettatrice degli eventi che si verificavano in un Paese con il quale condivide un confine di circa 900 km, e legami storici, culturali e familiari. [7] Aggiunse anche che il messaggio di Ankara sarebbe stato più rigoroso, forte e chiaro, avendo la Turchia quasi perso la pazienza, aggiunse. [8] La sera stessa, la segretaria di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton, chiese a Davutoglu di dire al presidente Assad che doveva rimandare i suoi soldati nelle caserme [9]. Da parte sua, lUnione europea previde nuove sanzioni. Il servizio diplomatico europeo fu incaricato di preparare una lista di opzioni per andare oltre ciò che era in vigore [10] e la Francia, che nascondeva un rancore  colonialista verso la Siria, si dichiarò per lattuazione della transizione di potere, il tempo dellimpunità è finito per le autorità siriane, dichiarò Christine Fages, allora vice-portavoce del ministero degli Esteri. [11]
Va notato qui che gli emiri e sultani arabi, temendo di perdere il bavaglio [12], esortarono la Siria a porre fine al bagno di sangue. Re Abdullah dellArabia Saudita disse che la Siria aveva solo due scelte per il futuro: optare volontariamente nella saggezza o impantanarsi nel caos e nella violenza, riassunse in una dichiarazione dal tono insolitamente duro verso lo Stato siriano. Da parte sua, il capo della diplomazia del Kuwait, lo sceicco Mohammed al-Sabah, rese omaggio alla decisione dellArabia Saudita. Più tardi, lo Stato del Bahrein si unì alla festa, e prese parte al Rot [13]: Il Bahrein ha deciso di richiamare il suo ambasciatore a Damasco per consultazioni e chiede saggezza alla Siria, disse il ministro degli Esteri del Bahrein, sheikh Khalid bin Ahmad al-Khalifa [14]. In effetti, gli emiri e sultani arabi, questi despoti e tiranni delle monarchie assolute del mondo arabo, si precipitarono al festino del Fagiano [15] dellUnione europea, non solo per celebrare linizio della guerra imperialista contro la Siria, ma anche per versare olio sul fuoco dellodio per le minoranze musulmane eterodosse religiose di tutto il mondo musulmano. Nonostante le minacce dirette e sottintese, la Siria respinse lultimatum della Santa Alleanza e la consulente politica del presidente siriano, Dr. Bouthaina Shaaban, avvertì il diplomatico [turco] che avrebbe dovuto aspettarsi una gelida accoglienza e che la Siria avrebbe presentato ad Ankara un messaggio ancor più fermo di quello di Davutoglu, rifiutando lultimatum: Se [...] Davutoglu viene per consegnare un messaggio duro alla Siria, allora sentirà propositi ancor più duri sulla posizione della Turchia. La Turchia non ha ancora condannato i brutali omicidi di civili e soldati da parte dei gruppi armati terroristici, riferiva lagenzia SANA. [16] Dopo il rifiuto dellultimatum da parte dello Stato siriano, la guerra imperialista contro la Siria fu innescata, e lingerenza straniera prese una linea ascendente. Davutoglu tornò ad Ankara deluso senza riuscire a spaventare il presidente siriano Assad e le sue minacce furono portate via dal vento, la Siria aveva già preso una ferma e determinata decisione: resistere, confrontarsi e portare il Paese alla vittoria decisiva, nonostante i notevoli sacrifici.
In risposta alla decisione dello Stato siriano, la Santa Alleanza decise di togliersi la maschera e mostrare il suo volto spaventoso: o le dimissioni di Assad o la Siria sarà distrutta completamente.  Così, i presunti oppositori si riunirono ad Istanbul per creare un fronte unito contro lo Stato siriano e il giorno dopo, il miserabile Consiglio nazionale siriano (CNS) nacque, allora presieduto da un docente universitario di Parigi, Burhan Ghalyun [17]. Due giorni dopo, il 4 ottobre 2011, la creazione del CNS fu seguita dal progetto di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condannava la Siria, ma subì lopposizione del doppio veto russo e cinese. Mosca si oppose allapproccio del confronto che andava contro una soluzione pacifica della crisi, mentre Pechino respinse linterferenza negli affari interni di un Paese [18]. Eravamo ancora agli inizi della guerra imperialista contro la Siria.

Erdogan Pasha: il sigillo del califfato ottomano
Tutto quello che abbiamo detto prima appartiene già alla storia, lo Stato siriano ha resistito non solo alla peggiore guerra imperialista del secolo, ma il suo esercito ottiene vittorie decisive sul terreno contro le ondate di nuovi mongoli che hanno invaso il territorio siriano con la grazia e la benedizione del califfo di Istanbul, Erdogan Pasha. Tuttavia, Erdogan oggi non è più un Sadrazam [19] o Davutoglu un Reis Effendi [20]. Nella seconda settimana di proteste senza precedenti, le forze democratiche turche apprendono i loro preparativi. Continuano a occupare luoghi pubblici e a gridare i loro slogan contro il governo Erdogan. I manifestanti sono attivisti della società civile, studenti, disoccupati, sostenitori della sinistra e dellestrema sinistra allopposizione e ambientalisti. Le loro richieste: in primo luogo, labbandono da parte del governo del progetto immobiliare a Piazza Taksim, lepicentro della rivolta in corso a Istanbul e simbolo storico della repubblica e della laicità turche. Un progetto che prevede la costruzione di una moschea e di un enorme centro commerciale. Tuttavia, lopposizione a questo progetto è solo un pretesto per molti turchi nella loro frustrazione nei confronti di ciò che avvertono come le limitazioni delle libertà civili e politiche antidemocratiche dellAKP, il partito di governo.
Su un altro livello, vale la pena ricordare qui larticolo pubblicato questa settimana sulla rivista britannica The Economist, che segue gli ultimi sviluppi in piazza Taksim a Istanbul. Linteresse di un tale articolo non è certo nei contenuti, dei contenuti che non rompono ovviamente con il classico discorso occidentale sullOriente e gli orientali, o lapproccio che lautore segue, ma piuttosto nel titolo che presenta: I moti della Turchia: democratico o sultano [21], nonché il fotomontaggio del ritratto del sultano ottomano Selim III con la faccia del primo ministro turco Erdogan. Tutto ruota intorno al seguente: per la rivista The Economist, una rivista monopolio certamente legata ai centri di potere imperialisti, pubblicare un tale articolo con un titolo e una foto del genere, criticando lalleato più fedele della Santa alleanza nella guerra contro la Siria, dovrebbe avere una buona ragione. Tuttavia, questa buona ragione non risiede necessariamente nei paragrafi dellarticolo, né nel suo discorso sulla diffusione della democrazia. In altre parole, limpressione creata leggendo larticolo è la seguente: Erdogan Pacha abusa della democrazia e la rivista The Economist lha avvertito, semplicemente! Purtroppo, una tale lettura è parte del cosiddetto grado zero di pensiero critico o massimo stadio dingenuità politica. Certo, il motivo per cui questo articolo appare su The Economist, oggi, risiede altrove, soprattutto quando si sa che questa non è la prima volta in 10 anni di governo, che Erdogan abusa della democrazia nel suo Paese, né la prima volta che getta benzina sul fuoco dello sciovinismo e dellodio religioso contro i gruppi etnici e religiosi della Turchia, come curdi, armeni e alawiti, senza che sia protetto e coperto dal silenzio dei monopoli mediatici che hanno giocato finora il ruolo delle tre scimmiette davanti le pratiche ostili di Erdogan.
Ritornando ad Erdogan e il ministro degli Esteri Davutoglu, si presentano come la punta di diamante della guerra imperialista contro la Siria, e per oltre due anni hanno pronunciato sorprendenti discorsi sui diritti, la democrazia, la libertà, la giustizia, la tolleranza, promettendo al popolo delle vecchie province arabe dellimpero ottomano una nuova era di luce, giustizia e prosperità al punto in cui avremmo immaginato Voltaire e Montesquieu, la pace sia su di loro, rivolgersi alle masse arabe nelle persone di Erdogan e del Reis Effendi Davutoglu.
A maggior ragione, la pubblicazione di un tale articolo nella rivista The Economist deve essere letta nel contesto delle vittorie decisive riportate sul campo dallesercito arabo siriano contro i gruppi takfiri, che hanno nelle regioni di confine turche con la Siria le proprie retrovie. In altre parole, va detto che i centri del potere imperialista non conoscono amici o nemici permanenti, ma piuttosto  interessi permanenti, e dopo due anni e rotti di guerra imperialista contro la Siria, dove i principali attori erano fino a ieri il Sadrazam Erdogan e il Reis Effendi Davutoglu, la Santa Alleanza non è riuscita a rovesciare il regime del presidente Assad, nonostante le cifre catastrofiche in perdite umane e materiali, malgrado luso di tutti i centauri [22] e i minotauri [23] dellAde. Ciò significa che le potenze imperialiste ora cercano di sostituire Erdogan, che ha appena ricevuto il cartellino rosso, con un altro giocatore turco che sarebbe pronto a correre come Maradona nella fase del  compromesso internazionale sulla Siria pianificato tra Mosca e Washington.

Il popolo turco chiede la dipartita di Erdogan
Un anno e mezzo fa, precisamente il 22 novembre 2011, Erdogan ha esortato il presidente siriano Bashar al-Assad a dimettersi al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue nel Paese: Per la salvezza del tuo popolo, del tuo Paese e della regione, ora lascia il potere, disse in Parlamento davanti al gruppo parlamentare del suo partito Giustizia e Sviluppo AKP [24]. Ora, diciotto mesi dopo, a Piazza Taksim e al Gezi Park di Istanbul, migliaia di attivisti della società civile e delle forze democratiche turche, che sono scesi ogni giorno per le strade di tutto il Paese, chiedono le dimissioni del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che accusano di guidare un governo conservatore che cerca di islamizzare il Paese e di ridurne la democrazia e la laicità.

Nella pianura con i Dodici
Quindi Gesù discese dalla montagna con i dodici Apostoli e si fermò nella pianura. Vi era un gran numero di discepoli, e una folla di persone da tutta la Giudea, Gerusalemme e dal litorale di Tiro e  Sidone () Guardando poi i suoi discepoli, Gesù disse: Perché vedi la pagliuzza nellocchio di tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come potrai dire a tuo fratello,  Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi vedrai bene per poter togliere la pagliuzza che è nellocchio di tuo fratello. [25]

Fida Dakroub, Ph.D Sito ufficiale dellautrice

Note
[1] Todays Zaman (8 agosto 2011) Davutoglu to deliver harsh message to Damascus.
[2] Il becco è una scarpa del Medioevo (XIV secolo), con un estremità a punta allungata fino a 50 cm, di solito sollevata. Più si apparteneva a una classe sociale elevata, più la punta era lunga. Per i re, la dimensione della punta poteva essere grande quanto desiderato. Lestremità era imbottita con schiuma o canapa per irrigidirne la punta.
[3] Ne La Chanson de Roland, il bastone e il guanto di Carlo Magno sono la potenza conferita al messaggero.
[4] Personaggio letterario de La Chanson de Roland, Gano è il figlio di Grifone, Conte di Hautefeuille. È il patrigno di Orlando. È il messaggero di Carlo Magno presso il re di Saragozza.  Eppure fu lui che ha tradito Orlando mettendolo nella retroguardia che doveva essere attaccata dai saraceni. Per questo motivo è in qualche modo diventato, nella tradizione francese, larchetipo del criminale o del traditore.
[5] Marsilio è il nome di un leggendario personaggio che appare ne La Chanson de Roland o La canzone di Roncisvalle. E il re saraceno di Saragozza nemico di Carlo Magno.
[6] Acronimo turco per Posta ve Telgraf Teskilati Genel Müdürlügü o Direzione Generale delle Poste e Telecomunicazioni della Turchia.
[7] Le Point (9 agosto 2011) Syrie: le chef de la diplomatie turque arrivé à Damas avec un message ferme pour Assad.
[8] Todays Zaman, op. cit.
[9] Le Monde (8 agosto 2012) Le président syrien de plus en plus isolé après le rappel dambassadeurs de pays arabes.
[11] ibidem
[12] Nel Medioevo, il banchetto iniziava con insalata o frutta fresca di stagione per preparare lo stomaco a ricevere i piatti più ricchi.
[13] Nel Medioevo, il banchetto comprendeva anche il Rot, un piatto principale che consisteva di carni arrostite accompagnate da varie salse.
[14] Le Monde (8 agosto 2012) op.  cit.
[15] La corte di Borgogna sviluppò unetichetta a tavola senza precedenti per la sua raffinatezza e ritualità. Fece di ogni banchetto uno spettacolo permanente. Il più famoso, dove centinaia di ospiti e spettatori parteciparono, fu il banchetto del Fagiano tenutosi a Lilla nel 1454.
[16] Le Devoir (8 agosto 2011)  Damas passe de nouveau à lattaque.
[17] Le Devoir (4 ottobre 2011) Mabrouk!  Syrie : euphorie et émotion accueillent la création du Conseil national
[18] Radio Canada (5 ottobre 2011) Résolution de lONU sur la Syrie: le veto sino-russe critiqué par lopposition, applaudi par Damas.
[19] Sadrazam o gran visir era il Primo ministro dellImpero Ottomano.
[20] Il Reis Effendi era il ministro degli Esteri dellImpero Ottomano.
[21] The Economist (8 giugno 2013) Turkeys troubles. Democrat or sultan?
[22] Nella mitologia greca, i centauri sono creature metà uomo metà cavallo. Discendono da Ixion, il primo uomo ad aver ucciso un membro della propria famiglia, che ideò il primo Centauro unendosi a una nuvola cui Zeus, il dio supremo, aveva dato la forma di sua moglie Hera. I centauri vivevano in Tessaglia, intorno a Monte Pelio, ed erano considerati esseri selvatici incivili.
[23] Nella mitologia greca, il Minotauro o toro di Minosse è un mostro abbastanza orrendo con  testa di toro e corpo umano. Il Minotauro è figlio dellamore della regina Pasifae di Creta e di un toro bianco che Minosse non aveva sacrificato a Poseidone.
[24] Le Monde (22 novembre 2011) Le premier ministre turc demande le départ de Bachar Al-Assad.
[25] Vangelo di Gesù secondo Luca (6, 41-42).]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Kabul, transizione sulle sabbie mobili]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45648</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45648</guid>
        <pubDate>Tue, 11 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font><br /><font size="3"><img src="http://static.infowars.com/2013/05/i/general/karzaicia.jpg" alt="" /><br /><br />&Egrave; rientrata dall&#39;Afghanistan la 53ma &laquo;vittima&raquo; italiana, termine usato per definire i militari Natouccisi nelle operazioni belliche, non le migliaia di vittime civili che la guerra continua a provocare.<br />E mentre si spettacolarizza il dolore dei familiari e le massime autorit&agrave; dello stato esprimono il solito &laquo;profondo cordoglio&raquo;, il ministro della difesa Mauro declama: &laquo;La libert&agrave;, la pace e la democrazia, a cui noi contribuiamo in diversi teatri operativi nel mondo, hanno purtroppo un prezzo e questa volta a pagarlo sono i nostri soldati&raquo;. Per ben altri scopi sono in Afghanistan oltre 3mila soldati italiani (il quarto maggiore contingente dopo quelli di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania).<br />Sono l&agrave;, sulla scia della strategia Usa, per occupare un territorio che - situato al crocevia tra Asia centrale e meridionale, occidentale e orientale - &egrave; di primaria importanza geostrategica rispetto a Russia, Cina, Iran e Pakistan, e alle riserve energetiche del Caspio e del Golfo. Sono l&agrave; sotto comando Usa da quando la Nato ha assunto nel 2003 con un colpo di mano (allora senza autorizzazione del Consiglio di sicurezza) la &laquo;leadership dell&#39;Isaf, forza con mandato Onu&raquo;. Dopo aver speso nella guerra circa 1.200 miliardi di dollari secondo il Pentagono (in realt&agrave; molti di pi&ugrave; se si calcolano altre spese, tra cui quelle per gli oltre 18mila militari Usa feriti), gli Stati uniti hanno deciso di ridurre dal 2014 il numero delle loro truppe in Afghanistan da 68mila a circa 10mila. Riduzioni proporzionali sono state annunciate per gli altri contingenti, compreso quello italiano. <br />Secondo quanto prevede il piano, un crescente ruolo sul campo dovr&agrave; essere svolto dalle forze governative afghane addestrate, armate e di fatto comandate da quelle Usa/Nato, che conserveranno le principali basi in Afghanistan. La &laquo;transizione&raquo; consister&agrave; non nella fine della guerra, ma nella sua trasformazione in guerra &laquo;coperta&raquo;, condotta con forze speciali e droni.<br />Gli Usa hanno impegnato gli alleati a contribuire alla formazione delle &laquo;forze di sicurezza afghane&raquo;, gi&agrave; costata oltre 60 miliardi di dollari. Le cose non vanno per&ograve; tanto bene: diversi soldati afghani, una volta addestrati, rivolgono le armi contro gli addestratori. Per la &laquo;transizione&raquo; la Nato deve quindi puntare ancora di pi&ugrave; sul governo afghano, ossia sul gruppo di potere che ha insediato a Kabul. A tal fine sar&agrave; accresciuto il &laquo;fondo per la ricostruzione&raquo;, gi&agrave; costato oltre 20 miliardi. In tale quadro si inserisce l&#39;Accordo di partenariato firmato da Monti e Karzai, che prevede crediti agevolati e altri investimenti italiani in Afghanistan per centinaia di milioni di euro. Questo fiume di denaro finir&agrave; in gran parte nelle tasche di Hamid Karzai e dei suoi familiari, molti dei quali hanno cittadinanza Usa. Continueranno cos&igrave; ad arricchirsi con i miliardi della Nato (che escono anche dalle nostre tasche), gli affari sottobanco con compagnie straniere e il traffico di droga.<br />Non a caso l&#39;anno scorso l&#39;Afghanistan ha accresciuto del 18% le proprie piantagioni di oppio, il cui traffico &egrave; gestito non solo dai taleban ma in primo luogo dalla cerchia governativa. Una inchiesta del &laquo;New York Times&raquo; conferma che, per oltre un decennio, sono arrivate nell&#39;ufficio del presidente Karzai, tramite la Cia, &laquo;borse di denaro liquido&raquo; per l&#39;ammontare di decine di milioni di dollari. Niente scandalo: lo stesso Karzai ha dichiarato di essere stato assicurato dalla Cia che continuer&agrave; a ricevere &laquo;denaro contante&raquo;, parte del quale servir&agrave; a &laquo;pagare l&#39;&eacute;lite politica, dominata dai signori della guerra&raquo;.</font>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[L'Europa sta per spezzarsi in due ma non è detto sia una buona notizia]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45654</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45654</guid>
        <pubDate>Tue, 11 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%"><tbody><tr><td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td></tr> <tr> <td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif">&nbsp;</td> <td width="100%" bgcolor="ffffff">&nbsp; <img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/berlusconi-putin.jpg" alt="" width=" 220" height="180" align="left" /> <br />  <strong>Con un &ldquo;racconto&rdquo; a puntate scritto dalle sue penne pi&ugrave; rappresentative</strong>  il Giornale di Berlusconi ha svelato l&rsquo;incipit delle trame  internazionali e nazionali che hanno portato alla caduta del governo di  Centro-destra e i motivi degli attacchi al fulmicotone contro il suo  fondatore.  <p>Tutto molto in ritardo, dunque, tutto molto sospetto, a partire da  questa baldanza post festum, dopo che a B. gli &egrave; gi&agrave; stata fatta la  festa dai suoi detrattori. </p> <br /><br />Inizialmente, si poteva pensare che questo improvviso coraggio a  mezzo stampa del Cav (nessuno pu&ograve; credere all&rsquo;iniziativa autonoma dei  suoi giornalisti) potesse essere assimilabile al colpo di coda del  caimano braccato, il quale di fronte alla morte politica ed  imprenditoriale (potrebbero arrivare in fretta le sentenze definitive di  condanna nei processi in cui &egrave; imputato, col rischio dell&rsquo;interdizione  perpetua dai pubblici uffici e qualche annetto di gattabuia) ha provato,  con la forza della disperazione, a divincolarsi sputando sangue su suoi  predatori, nel tentativo di riuscire a scantonare anche questa volta.  <p><strong>Emblematica, in proposito, fu la sceneggiata al G8 di Deuville del 2011</strong> quando B. affianc&ograve; <strong>Obama</strong>,  a favore di telecamere, per chiedere a voce alta protezione all&rsquo;uomo  pi&ugrave; potente del mondo contro una magistratura faziosa e persecutoria.  Obama, all&rsquo;epoca, offr&igrave; le sue rassicurazioni ribattendo &ldquo;o non caschi o  caschi in piedi&rdquo;. Dopo quell&rsquo;<em>endorsement</em> sotto gli occhi del  pianeta B. si &egrave; fatto piano piano da parte convinto di essere riuscito a  barattare la pelle e le aziende con il progressivo defilamento dal  palcoscenico politico. </p> <p><strong>Si sbagliava</strong>. I giudici hanno continuato ad agire  speditamente nei suoi riguardi forse proprio perch&eacute; il Presidente Usa,  oltre quelle parole d&rsquo;occasione, non ha mosso un dito per tutelarlo. Del  resto, era stato quest&rsquo;ultimo a scatenare le sue ire poco pacifiste sul  governo italiano la cui intraprendenza verso la Russia e il  Mediterraneo infastidiva, e non poco, Washington. Allora, possiamo  pensare che le difficolt&agrave; in patria di Obama, coinvolto in alcuni  scandali che preannunciano una sorta di watergate in salsa black, hanno  convinto Berlusconi ad uscire allo scoperto? Qualcuno da oltreoceano,  magari qualche vecchio amico repubblicano, gli ha suggerito di sferrare  il colpetto?Se lo ha autorizzato non &egrave; per il benessere di B. ma per  precise intenzioni che celano altri piani sul Belpaese e sull&rsquo;UE.<br /> </p> <p><strong>Pu&ograve; essere, dunque, ma se gli americani stanno delegittimando  l&rsquo;inquilino della Casa Bianca vuol dire che hanno in mente un mutamento  di strategia, soprattutto a livello internazionale, e per questo  punterebbero a sbarazzarsi di un Presidente che ha sbagliato molto ed ha  perso, da tempo, il controllo della situazione. </strong></p> <p><strong>B. &egrave; forse tornato utile ad alcuni settori yankees per queste motivazioni</strong>  e pu&ograve; ora alzare un po&rsquo; la cresta, magari rendendo pi&ugrave; accorto qualche  togato eccessivamente zelante nei suoi confronti. A noi, invece, ci  interessa capire che di tipo di trasformazioni (probabilmente  sconvolgenti) si annunciano in Italia e in Europa col cambio di passo  americano. Altro che il ciuffo asfaltato dell&rsquo;arconano che torna a  sventolare sui cieli della patria. Tra qualche riga ci arriveremo,  arrischiando alcune previsioni.</p> <p> <strong>Ad ogni modo, dopo la sfuriata di carta del guappo di cartone</strong>  qualche verit&agrave; sepolta dalla manfrina repubblicana &egrave; venuta a galla, ma  troppe restano le zone d&rsquo;ombra sulle quali si tace per evitare che gli  italiani si facciano strane idee circa l&rsquo;effettiva natura della politica  (terreno di conflitti e di cospirazioni) e il suo prodotto epocale pi&ugrave;  sofisticato, nel senso di contraffatto: la democrazia. Perch&eacute; ci&ograve; che  appare non &egrave; e ci&ograve; che &egrave; appena appena s&rsquo;intuisce, per supposizione ed  astrazione, mettendo insieme i fili di molte circostanze e raccogliendo  scampoli di deboli segnali; sempre che si sia abbastanza svegli e non si  creda alla favola bella, che ieri come oggi illude miliardi di uomini,  secondo la quale la politica, al suo attuale stadio di sviluppo, &egrave;  tensione morale per la costruzione di una superiore civilt&agrave; di  solidariet&agrave; e cooperazione e la democrazia, nonostante tutte le  imperfezioni (compresi i droni), il suo braccio operativo pi&ugrave;  efficiente. </p> <p> <strong>Nel porto delle nebbie dell&rsquo;ideologia e della menzogna</strong>  &egrave; facile scambiare un guerrafondaio per un nobel per la pace ed un  possibile interlocutore per un dittatore sanguinario. Insomma, figli di  Putin mai, servitori di Ba(ld)rack sempre, sognando le stelle dell&rsquo;<em>american way of life</em> e risvegliandoci col culo a strisce. Ecco la storia dei nostri tempi spiegata ai bambini. </p> <p> <strong>Il dossier in argomento &egrave; stato denominato &ldquo;Intrigo internazionale&rdquo;</strong>  e i sette articoli finora pubblicati hanno tracciato il vasto arco di  sotterfugi e di manovre attraverso le quali l&rsquo;Italia (e qualche altro  Paese subordinato come la Grecia) &egrave; stata costretta a retrocedere da  posizioni diplomatiche non gradite ai suoi alleati, nonch&eacute; da affari  troppo lucrosi per essere lasciati ad un partner minore, come noi siamo  considerati dagli atlantici. Nell&rsquo;ordine questi sono i titoli dei pezzi  pubblicati dal quotidiano:</p> <ol><li> <p> <a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/923844.html"> I segreti indicibili della guerra a Berlusconi</a> (P. Guzzanti) 04/06/201 </p> </li><li> <p> <a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/linchiesta-924165.html"> I leader mondiali e le trame anti Cav: ecco la vera storia</a> (P. Guzzanti)05/06/2013 </p> </li><li> <p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/guerra-casa-bianca-all-asse-cav-e-mosca-924300.html"> La guerra della Casa Bianca all&rsquo;asse tra il Cav e Mosca</a> (G. Micalessin)06/06/2013 </p> </li><li> <p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/quando-hillary-spiava-cav-vincere-guerra-gas-924816.html"> Quando Hillary spiava il Cav per vincere la guerra del gas</a> (G. Micalessin)07/06/2013 </p> </li><li> <p> <a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/cos-sarkozy-freg-gheddafi-e-litalia-924814.html"> Cos&igrave; Sarkozy freg&ograve; Gheddafi e l&rsquo;Italia</a> (F. Biroslavo)07/06/2013 </p> </li><li> <p>  <a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/guerra-dei-poteri-forti-20-anni-cordate-anti-cav-925145.html"> La guerra dei poteri forti: 20 anni di cordate anti Cav</a> (L. Festa)08/06/2013 </p> </li><li> <p> <a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/chi-tocca-gas-russo-si-scotta-silurato-pure-lex-premier-925140.html"> Chi tocca il gas russo si scotta: silurato pure l&rsquo;ex premier greco</a> (F. De Palo) 08/06/2013 </p> </li></ol> <p> Leggere per credere.</p> <p><strong>Ce n&rsquo;&egrave; per tutti i gusti e per tutti i complotti</strong> ma  andiamo al sodo della questione. L&rsquo;assioma (che crediamo incontestabile)  &egrave; questo: Berlusconi &egrave; stato costretto a sloggiare per la sua amicizia  con Putin che si traduceva in pericolosi accordi energetici, tanto per  la costruzione del gasdotto south stream che per i vari altri business,  in comparti viciniori agli idrocarburi, spartiti tra italiani, russi,  libici, algerini, turchi ecc. ecc.. &ldquo;<em>Quali sono i punti di vista dei  funzionari del governo e di quelli dell&rsquo;Eni sulle relazioni nel settore  energia dell&rsquo;Italia con la Russia e con il progetto South Stream&hellip; Vi  preghiamo di fornire ogni informazione sui rapporti tra i funzionari  dell&rsquo;Eni, incluso il presidente Scaroni e i componenti del governo,  specialmente con il primo ministro Berlusconi e il ministro degli  Esteri&rdquo;</em>, tanto pretendeva dai suoi diplomatici e agenti travestiti da feluchei H<strong>illary Clinton</strong>  (secondo un cablogramma desecretato da wikileaks) allorch&eacute;  incominciarono a trapelare brutte notizie dal fronte italiano che si  autonomizzava sulle intese strategiche, nei settori di peso geopolitico,  senza chiedere il permesso ai padroni del mondo. </p> <p> Bush aveva lasciato fare perch&egrave; differente era il suo progetto  geostrategico ma ora la musica doveva cambiare. B. mescolando i fatti  suoi con gli investimenti del Paese si era spinto troppo in l&agrave; e lo zio  Sam, che non &egrave; Sam&hellip;aritano per niente, si preparava a dargli una bella  lezione. </p> <p><strong>A questo punto, chiamati all&rsquo;adunanza, scesero in campo i  soliti guastafeste che non mancano mai quando il caos politico diventa  l&rsquo;habitat preferito dai mercenari</strong>: agenti segreti, provocatori  armati di statuette, un ex leader sovietico passato al nemico quando era  ancora sovietico, burocrati europei camuffati da superesperti, ruffiani  di casa nostra, serpi in senso, traditori a ritta e a manca,  carrieristi, puttane di stato, di partito e di lupanare vero e proprio,  tutti, ma propri tutti si misero a disposizione del bello ed abbronzato  per interrompere le <em> liaisons dangereuses</em> ed eliminare il nano  che si credeva un gigante. Viviamo in una nazione di valvassini ed in  una Unione europea di valvassori e vassalli per cui non c&rsquo;era da  aspettarsi qualcosa di difforme. Infine,&nbsp; francesi ed inglesi occuparono  manu militari l&rsquo;arena e B. fece puff essendo un puffo di statista, tra  una risata e l&rsquo;altra dei suoi nemici. </p> <p><strong>La storia per&ograve; non si conclude qui</strong>. Dicevamo che  potrebbe verificarsi una metamorfosi repentina che cambier&agrave; i connotati  economici e politici dell&rsquo;Italia e dell&rsquo;Europa. Infatti, contestualmente  alla campagna del Giornale sulle macchinazioni indicibili ai bei tempi  delle ammucchiate sessuali (oggi sono diventate politiche e, pertanto,  fanno ancor pi&ugrave; ribrezzo), l&rsquo;altro quotidiano di discendenza destrorsa,  Libero, inaugurava l&rsquo;operazione antieuro. Solo un caso? </p> <p><strong>Pareri di esperti e di tecnici, consigli di economisti e politici, missive di semplici lettori,</strong>  quasi tutti d&rsquo;accordo nell&rsquo;affermare che l&rsquo;euro ci ha spinto nel  baratro finanziario e tutti d&rsquo;accordissimo, anche chi si conferma  pro-moneta unica, nell&rsquo;accusare la Germania di questo sfracello  sovranazionale. Ecco come togliere forza ad una battaglia sacrosanta e  fare un altro favore agli americani. </p> <p><strong>Abbiamo gi&agrave; visto come gli statunitensi non abbiano bisogno del fiscal compact per amministraci la vita</strong>,  a loro bastano le congiure e le minacce, temute anche dai tedeschi che  quasi non mettono becco nei teatri caldi della scacchiera globale. I  brutti ed inflessibili mangiatori di crauti si sarebbero avvantaggiati  della valuta forte e adesso ci costringerebbero a soffrire le pene  austere dell&rsquo;inferno per mantenerla tale, anche a costo di affamare le  popolazioni. </p> <p><strong>Pure noi siamo convinti che l&rsquo;euro ci abbia fatto pi&ugrave; male che bene</strong> ma non &egrave; certo per colpa della Merkel. Il fatto che poi si faccia giocare l&rsquo;americanissimo <strong>Mario Draghi</strong>,  ex Goldman Sachs (ricordiamoci dei danni che questa merchant bank ha  combinato a molti membri europei) ed attuale Presidente della BCE,  contro la Cancelliera la dice lunga sull&rsquo;imbroglio e sull&rsquo;abbaglio. </p> <p><strong>Probabilmente, la Germania ha saputo sfruttare la debolezza altrui e quella complessiva della costruzione comunitaria</strong>,  essendo il perno industriale ed economico di tutta l&rsquo;area, ma ora che  alcuni Paesi, soprattutto mediterranei, vedi Portogallo, Spagna, Grecia e  Italia, arrancano paurosamente ed i benefici diventano sproporzionati  per i contesti del nord qualcuno si sta gi&agrave; attrezzando per insinuarsi  nei problemi e farne equilibri pro domo sua, dunque peggiorandoci  l&rsquo;esistenza. Chi? Ancora gli Usa naturalmente, i quali hanno in testa di  staccare il club med dall&rsquo;euro e di condurlo direttamente nella loro  orbita d&rsquo;influenza finanziaria, prendendo cos&igrave; due piccioni con una  fava. Si tratta, invero, di ridimensionare l&rsquo;egemonia tedesca e di  servirsi di questi Stati, ricoprenti una posizione logistica molto  interessante per Washington che vuole predisporre avamposti adeguati per  tenere sotto osservazione la dorsale africana e&nbsp; quella  medio-orientale, provando ad integrarla, in qualche forma, con i  dirimpettai. Non a caso c&rsquo;&egrave; chi parla, almeno per l&rsquo;Italia, di tornare  alla lira e di agganciare quest&rsquo;ultima al dollaro. Sono gli stessi che  hanno esultato alla notizia della Fed che si appresterebbe a comprare il  debito dei paesi del sud Europa, Italia inclusa. </p> <p><strong>Stiamo per finire dalla padella alla brace e per rimpiangere  persino i teutonici. Sfatta l&rsquo;Europa non sar&agrave; fatta l&rsquo;Italia, non in  queste condizioni.</strong> </p>  </td></tr></tbody></table>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Obama nel birino?]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45657</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45657</guid>
        <pubDate>Tue, 11 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%"><tbody><tr><td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td></tr> <tr> <td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif">&nbsp;</td> <td width="100%" bgcolor="ffffff">&nbsp; <img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/President+Obama+Awards+Army+Staff+Sgt+Giunta+hY6fMwehaBal.jpg" alt="" width=" 280" height="180" align="left" />       <br />               Nulla accade per caso, n&eacute; nel micro delle nostre vite individuali n&eacute; nel  macro della grande politica. L&rsquo;attacco fortissimo che Obama deve  subire, proprio alla vigilia e durante il suo incontro col capo della  Repubblica popolare cinese, ha senza dubbio una reg&igrave;a e una finalit&agrave;. <br /><br /> Se c&rsquo;&egrave; una cosa di cui qualunque persona che abbia la percezione  corretta della realt&agrave; in cui vive deve essere consapevole da tempo, &egrave;  che le nuove tecnologie permettono ai poteri di intercettare e spiare  miliardi di persone sul pianeta Terra. Lo sappiamo bene. Sappiamo da  anni che Echelon era (o &egrave;?) un sistema che permette di intercettare le  telefonate da tutto il mondo. Sappiamo da anni che nella Rete restano  tracce che consentono di individuare tutti gli utenti. Sappiamo da anni  che i social network hanno anche lo scopo di schedare chi ne fa uso. <br /><br />Sospettavamo  da anni che le stesse carte di credito possono essere fonte di  informazione per chi usa gli strumenti di controllo in modo  sofisticatissimo. Sappiamo da anni che leggi regolarmente approvate dal  Congresso degli Stati Uniti autorizzano a violare la corrispondenza dei  cittadini, americani e non, col pretesto della lotta al terrorismo.&nbsp; <br /><br /> Come mai tanto scalpore proprio adesso? E perch&eacute; prendersela con Obama,  quando un&rsquo;altra cosa che dovrebbe essere di dominio pubblico &egrave; che egli  non fa altro che continuare le prassi dei suoi predecessori? La campagna  contro il Presidente &egrave; talmente forte che, dati certi precedenti nella  storia politica americana, c&rsquo;&egrave; da pensare che cresca a valanga e possa  mettere in discussione la sua stessa legittimit&agrave; a continuare a  ricoprire la carica. <br /><br /> Allora la domanda che si impone &egrave;: chi e perch&eacute; ha interesse a colpire il Presidente, forse a volerne le dimissioni? <br /><br /> La pi&ugrave; dura opposizione venne al suo progetto di riforma del sistema  sanitario. Quella riforma &egrave; passata durante la sua prima presidenza, ed &egrave;  passata con emendamenti che l&rsquo;hanno ridimensionata.&nbsp;Ora c&rsquo;&egrave; la levata  di scudi della lobby dei produttori di armi individuali, quelle che  entrano in quasi ogni casa e che fin troppo spesso finiscono fra le mani  di allucinati che sparano nel mucchio.&nbsp;Pu&ograve; un progetto di limitazione  della vendita di armi ai cittadini provocare una tale campagna  destabilizzante? Non sembra molto probabile.&nbsp;Viene il dubbio che si  voglia colpire un Presidente troppo titubante nella politica  internazionale.<br /><br />  Obama non &egrave; un pacifista. Lo dimostra l&rsquo;uso spregiudicato di quel  terribile e vile strumento di morte che sono i droni. Tuttavia  l&rsquo;intensificazione di questo sistema d&rsquo;arma, gi&agrave; usato al tempo di Bush  junior, sostituisce l&rsquo;uso massiccio di truppe di terra e la politica  dell&rsquo;occupazione di territori. Obama volle che gli USA restassero  defilati durante la crisi libica, anche se l&rsquo;apporto tecnologico  americano fu decisivo ai fini dell&rsquo;efficienza dei bombardamenti  franco-britannici.<br /><br />  Obama ha appoggiato le &ldquo;primavere arabe&rdquo;, i cui sviluppi probabilmente  non sono graditi a settori importanti dell&rsquo;&nbsp;establishment&nbsp;americano e  israeliano.<br /><br />  Su Siria e Iran tutto si pu&ograve; dire di Obama tranne che conduca una  politica lineare e fortemente aggressiva. Sembra piuttosto la &ldquo;tigre di  carta&rdquo; della famosa definizione di Mao. Probabilmente la cosa irrita  molto la dirigenza israeliana, che si sa quanto sia influente negli USA. <br /><br /> Concludendo, l&rsquo;ipotesi &egrave; inquietante: montare un grande scandalo per  travolgere un Presidente troppo poco guerriero. Nel 2008 Obama fu  letteralmente spinto fino alla presidenza dai poteri che avevano  compreso quanto fosse stata disastrosa la direzione di Bush e come fosse  necessario ridare prestigio e credibilit&agrave; agli USA con un Presidente  mezzo nero, democratico, in odore di pacifismo.<br /><br />  Ora, con l&rsquo;approfondirsi di una crisi che potrebbe richiedere come unico  sbocco possibile una nuova grande guerra, prima che la superiorit&agrave;  militare americana sia intaccata, qualcuno molto potente pu&ograve; avere  pensato che la rielezione del&nbsp;debole&nbsp;Obama sia stata un errore.<br /><br />  A questa ipotesi si potrebbe obiettare che il tema su cui Obama &egrave;  attaccato, &egrave; caro non ai settori guerrafondai della societ&agrave; americana,  ma ai&nbsp;liberal, nel significato che questo termine ha nel mondo  anglosassone. Infatti in prima fila fra gli accusatori del Presidente  c&rsquo;&egrave; il New York Times, tradizionale portavoce dell&rsquo;America democratica  e&nbsp;liberal. Per&ograve; quel giornale &egrave; anche da sempre il pi&ugrave; schierato con  Israele, il riferimento di quel mondo ebraico che &egrave; tanta parte della  metropoli americana. E sappiamo quanto lo stato maggiore di Israele sia  irritato con la cautela obamiana verso Siria e Iran, nonch&eacute; molto  perplesso sulla scelta di appoggiare le &ldquo;primavere arabe&rdquo;. <br /><br /> Insomma, i contorni del disegno appaiono ancora incerti e sfumati, ma  una cosa &egrave; evidente: si tratta di una campagna virulenta, destinata a&nbsp;  crescere, con una posta in palio molto elevata. Sollevare tanto clamore  per uno spionaggio largamente noto, non pu&ograve; essere casuale.<br /><br />   </td></tr></tbody></table>]]></description>
      </item>
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        <title><![CDATA[Raramente l'equità e la giustizia prevalgono sugli interessi costituiti]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45661</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45661</guid>
        <pubDate>Tue, 11 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<br /><div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div class="separator" style="clear: both; text-align: center"> <a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em" href="http://3.bp.blogspot.com/-inA3omm2KGg/UbcDRMyk8gI/AAAAAAAABAU/RUFG8tPqEgk/s1600/283274_3895040541311_633406304_a.jpg"><img src="http://3.bp.blogspot.com/-inA3omm2KGg/UbcDRMyk8gI/AAAAAAAABAU/RUFG8tPqEgk/s400/283274_3895040541311_633406304_a.jpg" border="0" alt="" width="400" height="400" /></a></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Domanda:  L&rsquo;attuale crisi &egrave; qualcosa che si poteva prevedere, oppure si &egrave;  trattato di un evento i cui fattori molteplici globali lo hanno reso in  qualche modo imprevedibile e conseguentemente incontrastabile? Quanto &egrave;  fondata l&rsquo;accusa rivolta agli economisti in genere di non aver lanciato  l&rsquo;allarme tempestivamente su quanto si stava preparando?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">Bruno  Amoroso: La crisi finanziaria &ndash; &ldquo;la pi&ugrave; grande ondata di crimine  finanziario organizzato della storia umana&rdquo;, secondo le parole di James  K. Galbraith &ndash; &egrave; stata preparata nel corso di tre decenni durante i  quali la Globalizzazione ha avuto il tempo di organizzarsi dispiegando  tutti i suoi effetti con l&rsquo;imposizione del &ldquo;pensiero unico&rdquo; fino al  &ldquo;potere unico&rdquo; dell&rsquo;ultimo decennio. Tra gli economisti, e non solo, &egrave;  prevalsa la corsa a farsi &ldquo;consiglieri del principe&rdquo; sostituendo e  riscrivendo i libri di testo sotto dettatura del pensiero neoliberista.  Tuttavia, le analisi critiche per comprendere quanto &egrave; accaduto non sono  mancate: dai con- tributi premonitori di James K. Galbraith (Lo Stato  Predatore) a quelli di Paul Krugman e Joseph E. Stiglitz. In Italia le  persone e i movimenti che potevano denunciare e interpretare queste  tendenze hanno scelto la via opportunistica dell&rsquo;&rdquo;inserimento&rdquo; e del-  l&rsquo;&rdquo;integrazione&rdquo;, trasformando il piano di apartheid globale della  Globalizzazione in un&rsquo;opportunit&agrave; per arricchirsi nel &ldquo;villaggio  globale&rdquo;, e interpretando i fenomeni reali della &ldquo;destabilizzazione  politica&rdquo; e &ldquo;marginalizzazione economica&rdquo; come &ldquo;globalizzazione dal  basso&rdquo; e &ldquo;globalizzazione del welfare&rdquo;. Si &egrave; cio&egrave; pensato di poter  predicare il pacifismo portando la guerra altrove, di combattere la  speculazione e il crimine &ldquo;tassandoli&rdquo; per ricavarne parte del  dividendo, di poter costruire la &ldquo;citt&agrave; ideale&rdquo; dentro le nicchie di un  contesto in sfacelo.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Si sente spesso sostenere che quella che stiamo vivendo rappresenti non  una delle tante crisi cicliche vissute in passato, ma una crisi  &ldquo;sistemica o strutturale&rdquo;, che pu&ograve; essere superata solo adottando  soluzioni estranee al contesto al cui interno &egrave; maturata. &Egrave; d&rsquo;accordo  con questa interpretazione e se s&igrave; quali azioni si sentirebbe di  proporre?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  La crisi attuale &egrave; una crisi economica e sociale provocata dal successo  della nuova struttura del processo di accumulazione capitalistico, che  si &egrave; dato a partire dagli anni settanta con la Globalizzazione. Il cuore  del processo &egrave; la finanza, cio&egrave; la trasfigurazione da un sistema basato  sul profitto capitalistico a quello basato sull&rsquo;esproprio dei redditi e  la rapina delle ricchezze materiali e intellettuali. La crisi in corso  non ha nulla di ciclico, diversamente dalle crisi economiche del  capitalismo industriale, e trover&agrave; il suo punto di approdo in un potere  assoluto coincidente con l&rsquo;impoverimento di gran parte dei cittadini.  Per questo l&rsquo;uscita dagli effetti della crisi pu&ograve; avvenire solo con  l&rsquo;uscita dal capitalismo che oggi &egrave; quello della speculazione  finanziaria e della rapina di Stato.&nbsp;</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Quale ruolo hanno giocato i mercati finanziari nella costruzione  dell&rsquo;attuale situazione economica? In che misura sono stati causa della  crisi e potrebbero contribuire a sanarla?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  I mercati finanziari sono le &ldquo;fabbriche&rdquo; che hanno sostituito quelle  del fordismo industriale, la culla della rapina e dell&rsquo;esproprio. Questo  percorso di &ldquo;finanziarizzazione&rdquo; delle economie capitalistiche inizia  negli anni ottanta con la modifica della legge bancaria negli Stati  Uniti (Reagan), poi negli anni novanta con l&rsquo;introduzione di nuove  regole per la finanza che hanno consentito la produzione dei derivati e  titoli tossici (Clinton), il tutto con il consolidarsi di un potere  unico finanziario-militare illustrato ampiamente da James K. Galbraith.  L&rsquo;Europa ha seguito per imitazione le stesse politiche con le &ldquo;direttive  europee&rdquo;, passivamente recepite anche in Italia, che hanno introdotto  la banca &ldquo;universale&rdquo; e la liberalizzazione dei mercati finanziari. In  Italia questo percorso &egrave; stato segnato dalla biografia di Mario Draghi,  che bene illustra i conflitti d&rsquo;interessi e le collusioni tra mondo  politico e poteri finanziari. Negli anni ottanta &egrave; direttore per  l&rsquo;Italia della Banca Mondiale, negli anni novanta diventa direttore  generale al Tesoro e privatizza il sistema bancario, introduce il Testo  Unico del 1993 sulle banche che recepisce tutte le direttive europee,  comprese quelle ben note sui derivati speculativi. Poi lascia la mano  per andare a dirigere la Goldman Sachs e contribuire cos&igrave; a mettere a  punto la &ldquo;grande truffa&rdquo; che esplode nel 2008, di cui non era a  conoscenza come responsabile della sorveglianza in quanto Governatore  della Banca d&rsquo;Italia. Nel mentre la &ldquo;sinistra&rdquo; &egrave; distratta dalla difesa  dell&rsquo;&rdquo;autonomia&rdquo; della Banca d&rsquo;Italia, dalla denuncia sul conflitto  d&rsquo;interessi di Berlusconi contro il quale, in ogni caso, non fa nulla.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Che ruolo potrebbe rivestire l&rsquo;Unione europea in questo particolare  passaggio storico-economico? L&rsquo;euro pu&ograve; offrire uno scudo contro la  crisi?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  L&rsquo;euro doveva essere lo scudo, ma la sua gestione &egrave; stata affidata a  chi ha messo in moto la crisi (inu- tile ripetere i nomi delle persone e  organizzazioni) ed &egrave; quindi divenuto la camicia di forza che impedisce  agli Stati e alla stessa UE di reagire e di difendersi. Il ruolo  dell&rsquo;Europa &egrave; possibile se negli Stati nazionali si manifestano forze  popolari che si facciano carico di riprendere il percorso di &ldquo;pace&rdquo; e  &ldquo;cooperazione&rdquo; che fu alla base dell&rsquo;idea di Europa nel primo dopo-  guerra, e poi fatto deragliare prima dalla &ldquo;guerra fredda&rdquo; e  successivamente, negli anni novanta, dalla scelta di fare del progetto  europeo un piano di &ldquo;competitivit&agrave;&rdquo; e di &ldquo;guerra&rdquo;. Una ricostruzione  dell&rsquo;Europa a partire dai popoli e dagli Stati deve assumere una forma  confederale tra le quattro grandi meso-regioni europee (Paesi nordici,  Europea centrale, Europa mediterranea, e Europa occidentale). Uscire dal  guscio asfissiante del dominio dell&rsquo;Europa occidentale e dell&rsquo;alleanza  atlantica &egrave; la premessa per queste nuove politiche.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Una delle affermazioni ricorrenti &egrave; che bisogna tagliare la spesa  pubblica per creare le condizioni di base utili a contrastare e superare  la crisi. Quanto &egrave; condivisibile una simile posizione?L&rsquo;attuale crisi  economica costringer&agrave; a sacrificare l&rsquo;attuale modello di stato sociale?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  La spesa pubblica non c&rsquo;entra con la crisi e invece di guardare al  deficit dello Stato e al debito estero si dovrebbe guardare  all&rsquo;occupazione e al deficit della bilancia dei pagamenti come ho  spiegato nel mio libro L&rsquo;Europa oltre l&rsquo;euro. La spesa pubblica aumenta  in situazioni di crisi in ragione degli stabilizzatori automatici che  hanno il compito di evitare forti conseguenze sociali, ed &egrave; per questo  che Keynes raccomandava al governo: &ldquo;Occupatevi dell&rsquo;occupazione e  questa si prender&agrave; cura del bilancio dello Stato&rdquo;. Chi vuole gli  stabilizzatori sociali &ndash; cio&egrave; il welfare &ndash; non intende risolvere la  crisi ma scaricarne i costi in modo irresponsabile sui cittadini pi&ugrave;  deboli e i lavoratori, cio&egrave; sul 99% delle persone.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Cosa ha comportato e cosa comporter&agrave; per l&rsquo;Europa lo spostamento del  baricentro mondiale fuori dall&rsquo;Occidente industrializzato?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  Significa che l&rsquo;Europa deve ripensarsi e ritrovare il suo spirito di  pace e di cooperazione con le nuove aree mondiali emergenti, lasciandosi  alle spalle i vecchi mercati ricchi dell&rsquo;Occidente. Insistere sul  modello della guerra e della competitivit&agrave; significa condannarsi al  suicidio e alla marginalit&agrave; sia verso l&rsquo;Occidente che verso l&rsquo;Oriente.  La cooperazione con le nuove aree in crescita non si ottiene con la  competitivit&agrave; ma con rapporti diretti e di cooperazione tra Stati, cio&egrave;  sullo scambio reale di capacit&agrave; e di beni e con la messa in comune delle  risorse disponibili.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Nel dibattito pubblico spesso si attribuisce la colpa dell&rsquo;attuale  stato di cose, almeno in Italia, a una classe dirigente incolta, poco  lungimirante e fautrice di ripetute scelte sbagliate. Condivide questa  posizione e se s&igrave; come ritiene si possano conciliare fra loro due ambiti  apparentemente cos&igrave; distanti quali istanza politica e azione  tecnico-scientifica?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  La classe dirigente (politica e imprenditoriale) che abbiamo &egrave; quella  che &egrave; sopravvissuta alla guerra condotta contro il sistema italiano  dagli anni cin- quanta in poi dagli Stati Uniti, Francia e Germania, e  che continua oggi. Questa guerra &egrave; stata vinta finora prima con  l&rsquo;eliminazione fisica dei personaggi scomodi (Mattei, Olivetti ecc.),  poi con la distruzione del sistema politico italiano negli anni novanta e  ancora oggi. La corruzione, esistente &egrave; la causa di questi sviluppi e  di come, attraverso i fiumi di denaro riversati sui politici e sulle  istituzioni, se ne &egrave; ottenuto il silenzio e la collusione alla  realizzazione dei piani di costruzione del consenso su un progetto  italiano ed europeo squilibrato. La reazione popolare degli ultimi anni,  e espressa dalle ultime elezioni, dimostra che il limite della  sopportazione &egrave; stato raggiunto, ma anche il fallimento di questi piani  di destabilizzazione politica e di marginalizzazione economica del  paese.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Fra gli effetti della lunga crisi che stiamo vivendo vi &egrave; anche  l&rsquo;aumento considerevole di giovani senza lavoro, costretti a vivere in  condizioni di precariet&agrave; e a fare i conti con un futuro dai contorni  molto incerti. In che modo tutto ci&ograve; potr&agrave; influire sulla nostra futura  societ&agrave;?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  A chi avanzava riserve critiche sulle forme dell&rsquo;integrazione europea  si rispondeva che queste volevano far &ldquo;sprofondare&rdquo; l&rsquo;Italia nel  Mediterraneo. Ebbene, &egrave; proprio l&rsquo;adesione acritica alle strategie della  Globalizzazione e dell&rsquo;UE che sta facendo sprofondare l&rsquo;Italia nel  &ldquo;sottosviluppo&rdquo;. Ma l&rsquo;Italia &egrave; un paese forte e le reazioni sociali e  politiche che si annunciano lo dimostrano. Il successo di queste  tendenza &egrave; anche la sola speranza offerta ai nostri giovani.</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">D:  Dal suo punto di vista quando ritiene si possa immaginare un&rsquo;inversione  di tendenza dell&rsquo;attuale dina- mica recessiva? E quando ci&ograve; dovesse  accadere, passato il peggio, che insegnamenti potremmo e dovremmo trarne  da quanto accaduto?</span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-size: large"><br /></span></div> <div style="text-align: justify"> <span style="font-family: Helvetica Neue,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large">BA:  Questa crisi si fermer&agrave; quando i 4/5 della popolazione saranno ridotti  in condizioni di povert&agrave; e marginalizzazione. Un percorso avviato ma che  richiede tempo. La &ldquo;ripresa&rdquo; sar&agrave; una stabilizzazione e  istituzionalizzazione della povert&agrave; e della dipendenza politica del  paese dai centri finanziari. Che questo possa avvenire in forma  &ldquo;pacifica&rdquo; &egrave; da dimostrare. La vera ripresa ci pu&ograve; essere solo se il 99%  degli esclusi riprende il controllo sulla macchina del potere politico  ed economico. Le forme in cui questo avverr&agrave;, se avverr&agrave;, non saranno  indolori per le vecchie classi dirigenti e per questo si oppongono con  tutti gli strumenti a disposizione. La forza obiettiva di questo  cambiamento dipende dal fatto che l&rsquo;alternativa a una vera ripresa &egrave; lo  scenario dell&rsquo;implosione dell&rsquo;Europa sul modello iugoslavo, a noi ben  noto. La preferenza per una soluzione, anche europea, negoziata e con un  cambio di indi- rizzo dovrebbe apparire ovvia e di buon senso, oltre  che pi&ugrave; giusta. Ma raramente l&rsquo;equit&agrave; e la giustizia prevalgono sugli  interessi costituiti.</span></div>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Esercitazioni di guerra nellIsola dei droni]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45630</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45630</guid>
        <pubDate>Sun, 09 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<!--[if gte mso 9]><xml>  <o:OfficeDocumentSettings>   <o:AllowPNG/>  </o:OfficeDocumentSettings> </xml><![endif]-->  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal" align="center"><strong><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br /></span></strong><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'"> </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br /> </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">&nbsp; </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Il Comando Usa di Sigonella aveva annunciato qualche giorno fa che i velivoli di ultima generazione &ldquo;Osprey&rdquo; in dotazione al Corpo dei Marines avrebbero volato tutta l&rsquo;estate in Sicilia per esercitarsi alle prossime guerre in Africa. Quanto per&ograve; fossero molesti i cosiddetti &ldquo;convertiplani&rdquo; (met&agrave; elicotteri e met&agrave; aerei), lo hanno scoperto all&rsquo;alba di stamani i cittadini di Vittoria, in provincia di Ragusa. &ldquo;Siamo stati svegliati intorno alle 4 da un rombo insopportabile&rdquo;, racconta uno di essi. &ldquo;Nonostante l&rsquo;oscurit&agrave; abbiamo compreso che si trattava del transito di aerei pesanti militari. Sembrava assistere al film <em>Apocalipse Now</em>. Volavano a bassa quota, uno dietro l&rsquo;altro. E le loro evoluzioni si sono prolungate per almeno un&rsquo;altra ora&hellip;&rdquo;. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">In grado di trasportare pi&ugrave; di una ventina di soldati completamente equipaggiati, gli &ldquo;Osprey&rdquo; avvistati nel ragusano appartengono al gruppo volo del <em>Marine Medium Tiltrotor Squadron 365</em> del North Caroline, trasferito un mese fa in Sicilia insieme a 250-300 uomini della <em>Special-Purpose Marine Air-Ground Task Force</em> (SP MAGTF), l&rsquo;unit&agrave; di pronto intervento Usa per il combattimento aereo e terrestre, di base in Spagna. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">E&rsquo; per&ograve; tutta l&rsquo;Isola a fare da scenario dei war games delle forze armate nazionali e di quelle degli Stati Uniti d&rsquo;America. Dallo scorso 25 maggio nelle campagne di Caltagirone (Catania) si alternano combattimenti e lanci di paracadutisti, tutti i giorni dalle 4 di mattina a sera tardi. Le esercitazioni sono previste sino al 21 giugno sotto il controllo della stazione aereonavale di Sigonella. Cannoni e armi leggere in dotazione ai reparti della brigata &ldquo;Aosta&rdquo; dell&rsquo;esercito italiano spareranno sino al 10 giugno nel poligono di Drasy, alle porte della citt&agrave; di Agrigento e della Valle dei Templi (patrimonio Unesco). L&rsquo;area, di straordinaria bellezza paesaggistica e naturalistica, &egrave; off limit per i civili dal gennaio di quest&rsquo;anno e dopo una &ldquo;sospensione estiva&rdquo;, torner&agrave; il 15 settembre a fare da palestra di guerra per i militari italiani e Usa. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Dal 3 al 28 giugno l&rsquo;Esercito si addestra pure (da luned&igrave; a venerd&igrave; dalle ore 6 alle 22) nel poligono di San Matteo (Trapani), mentre dal 4 sino al 27 giugno i lanci di bombe e le esercitazioni di tiro interessano anche localit&agrave; Santa Barbara, Messina. Le attivit&agrave; nei Peloritani sono pi&ugrave; ridotte: solo tre ore al giorno e nel tardo pomeriggio, tranne gli ultimi quattro giorni quando si potr&agrave; sparare dalle ore 6 alle 21. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Grandi manovre pure nell&rsquo;isola minore di Favignana, dal 4 al 14 giugno. &ldquo;L&rsquo;esercitazione denominata <em>Egadi 2013</em> ha lo scopo di addestrare il personale militare nell&rsquo;organizzazione del supporto logistico in previsione dell&rsquo;impiego fuori dal territorio nazionale o per utilit&agrave; sociale, in soccorso della collettivit&agrave; in aree di intervento complesse&rdquo;, recita il comunicato emesso dal Comando dell&rsquo;Esercito. I mezzi militari sbarcati sull&rsquo;isola sono stati forniti dall&rsquo;8&deg; Reggimento trasporti &ldquo;Casilina&rdquo; di Roma e dalle Compagnie trasporti di sostegno dei Comandi logistici di Padova e Napoli. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Secondo quanto si apprende poi dal testo di alcune notificazioni ai <span class="yiv1990829744yshortcuts">piloti</span> di aeromobili&nbsp; - i cosiddetti &ldquo;NOTAM&rdquo; - emessi dalle autorit&agrave; di volo, dallo scorso 21 maggio (e fino a nuova comunicazione) &egrave; stato vietato il passaggio di velivoli passeggeri in prossimit&agrave; del &ldquo;Pachino range target&rdquo;, il poligono marittimo con un raggio di 2.700 per lo sganciamento di bombe e l&rsquo;esplosione di mine, a poche miglia di distanza da Punta Castellazzo-Marza (Pachino-Siracusa), nella parte pi&ugrave; sud-orientale della Sicilia. &ldquo;Nell&rsquo;area interdetta sono previste per tutta la giornata esercitazioni a fuoco con armi pesanti e attivit&agrave; di velivoli militari senza pilota (<em>Unmanned Aircraft Military</em>)&rdquo;, riporta il NOTAM n. A3322/13. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">I velivoli a guida remota, meglio noti come <em>droni</em>, sono in dotazione all&rsquo;US Air Force e decollano e atterrano ininterrottamente da Sigonella ormai da qualche anno. Si tratta dei famigerati MQ-1 &ldquo;Predator&rdquo; (utilizzati per i bombardamenti selettivi in Medio oriente, Somalia e nord Africa), e dei grandi aerei-spia &ldquo;Global Hawk&rdquo; che operano ad altissima quota e con un&rsquo;autonomia di volo superiore alle 36 ore. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">La lettura di altri NOTAM recenti conferma come oramai le operazioni nell&rsquo;intero spazio aereo e negli scali aeroportuali dell&rsquo;Isola siano fortemente condizionate e penalizzate dai droni Usa di Sigonella. Da oltre due anni le autorit&agrave; di controllo hanno imposto la sospensione delle procedure strumentali standard nelle <span class="yiv1990829744yshortcuts">fasi</span> di <span class="yiv1990829744yshortcuts">accesso</span>, partenza e arrivo di aerei passeggeri a Catania Fontanarossa e Trapani Birgi, &ldquo;causa attivit&agrave; degli <span class="yiv1990829744yshortcuts"><em>Unmanned Aircraft</em></span>&rdquo; militari. Con l&rsquo;acutizzarsi del conflitto siriano e le tensioni crescenti in Libia, il Pentagono ha intensificato le azioni dei droni, imponendo ulteriori restrizioni alla mobilit&agrave; aerea. Il 31 maggio, in particolare, &egrave; stato implementato un &ldquo;corridoio di transito&rdquo; ad uso esclusivo dei Global Hawk di Sigonella perlomeno sino al prossimo 30 giugno. &ldquo;Le limitazioni saranno notificate dal management dei velivoli senza pilota ai velivoli civili e militari entro 48 ore prima e mediante avviso&rdquo;, spiega il NOTAM. Sempre a causa degli aerei militari telecomandati, &ldquo;ulteriori limitazioni&rdquo; al traffico aereo civile sono state previste nell&rsquo;aeroporto di Trapani Birgi dal 14 maggio al 15 giugno. </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Pericolo droni anche per l&rsquo;aeroporto di Comiso (Ragusa), l&rsquo;ex base missilistica nucleare Nato riconvertita in scalo passeggeri ma non ancora entrato in funzione. Con NOTAM n. B2877/13 dell&rsquo;1 giugno e con valore &ldquo;permanente&rdquo;, si segnala la possibilit&agrave; di &ldquo;restrizioni&rdquo; in quanto il &ldquo;traffico verso/da Comiso potrebbe essere soggetto a ritardi in presenza di attivit&agrave; di velivoli senza pilota&rdquo;. Sul regolare funzionamento dello scalo comisano pende pure la spada di Damocle delle potenti emissioni del MUOS, il sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare Usa in fase di realizzazione nella vicina Niscemi (Caltanissetta). </span></p>  <p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; line-height: 115%" class="yiv1990829744msonormal"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Ancora peggio per l&rsquo;aeroporto di Catania-Fontanarossa, il terzo pi&ugrave; grande in Italia come volume-passeggeri. Qui le &ldquo;restrizioni&rdquo; e i &ldquo;ritardi&rdquo; generati dai droni sono sempre pi&ugrave; pesanti e frequenti. La vicenda pi&ugrave; eclatante risale al 22 marzo scorso, quando l&rsquo;intenso movimento di aerei con e senza pilota nella base militare di Sigonella ha comportato la chiusura per un&rsquo;ora e 15 minuti di Fontanarossa e il conseguente dirottamento su Palermo-Punta Raisi di due aerei gi&agrave; in fase di atterraggio su Catania. Per i passeggeri del Roma Fiumicino-Catania (AZ 1741- Alitalia) e Milano Malpensa-Catania (U2 2847 - EasyJet) l&rsquo;estremo disagio di attraversare in bus la Sicilia da costa a costa e raggiungere il capoluogo etneo con mezza giornata di ritardo. </span></p>  <!--[if gte mso 9]><xml>  <w:WordDocument>   <w:View>Normal</w:View>   <w:Zoom>0</w:Zoom>   <w:TrackMoves/>   <w:TrackFormatting/>   <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone>   <w:PunctuationKerning/>   <w:ValidateAgainstSchemas/>   <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid>   <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent>   <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText>   <w:DoNotPromoteQF/>   <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther>   <w:LidThemeAsian>X-NONE</w:LidThemeAsian>   <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript>   <w:Compatibility>    <w:BreakWrappedTables/>    <w:SnapToGridInCell/>    <w:WrapTextWithPunct/>    <w:UseAsianBreakRules/>    <w:DontGrowAutofit/>    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        <title><![CDATA[Il lato oscuro dei valori non negoziabili]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45631</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45631</guid>
        <pubDate>Sun, 09 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h1 class="article_title"> 																																						</h1> 							 																													<h2 class="article_summary"><img src="http://data.whicdn.com/images/12792040/czggwas9_thumb.jpg" alt="" /> <br /></h2><p>Cl&eacute;ment, l&rsquo;antif&agrave; che indossava gli stessi abiti dei suoi assassini																													</p> 							 														 																					 																																													<div id="boxBnrSemantic">  					<a href="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/click_lx.ads/www.ilfoglio.it/08/ros/1268450403/VideoBox_180x150/default/empty.gif/325956614e464743492f7341414c3251" target="_top"><img src="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/Creatives/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a>  				</div> 																								<p><img class="foto" src="http://www.ilfoglio.it/media/uploads/2011/clement.jpg" alt="" hspace="4" vspace="4" width="260" height="173" align="left" /><strong>Prima di tutto loro sono skinheads, oppure rude boys o anche hard mods, poi anche il resto</strong>.  Questo &ldquo;resto&rdquo; a volte si tinge di politica e diventa puro combustibile  rovesciato sopra i nervi di una sottocultura che nasce gi&agrave; di suo  esulcerata e fiera. Pu&ograve; essere questo lo schema per comprendere  l&rsquo;infausto omicidio del giovanissimo bretone Cl&eacute;ment M&eacute;ric, a Parigi,  vittima disgraziata di una rissa fra consanguinei politicizzati, tra  antif&agrave; e nationalistes in boots e Ben Sherman. Il mariage pour tous  c&rsquo;entra e non c&rsquo;entra, ma rischia di essere un ultimo cazzotto, perfino  strumentale, su quel maledetto corpo a corpo parigino. <br /> Bisogna fare un lungo passo indietro, &ldquo;one step behind&rdquo;, tanto per  giocare con la canzone simbolo del gruppo Ska britannico che vittime e  carnefici francesi ascoltavano con simmetrico amore fra gli amici delle  rispettive trib&ugrave; (sono i Madness di &ldquo;One step beyond!&rdquo;, fa&rsquo; un passo  avanti).</p> <p><strong>Bisogna andare a Londra alla fine dei Sessanta del secolo scorso e scoprire che non c&rsquo;erano soltanto i punk o i Beatles.</strong>  In quegli anni l&rsquo;Inghilterra andava velocissima e nelle periferie  metropolitane i ragazzi della working class cominciavano ad avere i  soldi per costruirsi un universo parallelo fatto di codici  sottoculturali: alcol e droghe rapide come le purple hearts, cio&egrave;  anfetamine e barbiturici mescolati; scooter levigatissimi (Lambretta o  Vespa) e super accessoriati per sfrecciare sul lungomare di Brighton nel  fine settimana; musica a volont&agrave; germogliata dal Rhythm&rsquo;n&rsquo;Blues e dal  Northern Soul dei rude boys stanziati nei ghetti neri contigui alle case  a schiera del proletariato bianco, ma declinata spaccando chitarre  sugli amplificatori come facevano Pete Townshend e i suoi The Who  urlando orgoglio e disgusto titanico: &ldquo;I hope I die before I get old&rdquo;  (&ldquo;My Generation&rdquo;). Eccoli, questi erano i mods, abbreviazione che sta  per modernists, con il loro parka verde a coprire giacca e pantaloni  stretti a tubo, polo Fred Perry (dal nome del gran tennista), mocassini  ai piedi, capelli ben pettinati e tanta rabbia in cerca di sfogo contro  le trib&ugrave; rivali dei rockers, gli americaneggianti dell&rsquo;epoca la cui  musica nasceva comunque dallo stesso mainstream giamaicano trapiantato  in Gran Bretagna. Altro tratto caratteristico delle bande giovanili nate  nei Sessanta, e decisivo per comprenderne le attuali sopravvivenze: un  patriottismo da estremisti della Union Jack combinato con un fortissimo  istinto identitario da classe inferiore. L&rsquo;intensit&agrave; delle risse tribali  dell&rsquo;epoca sarebbe stata immortalata molti anni dopo nel film  &ldquo;Quadrophenia&rdquo;, voluto dagli Who nel 1979 per celebrare uno dei tanti  revival modernisti. Allora gli skinheads erano gi&agrave; belli e nati,  cresciuti come una filiazione dei mods. La loro genealogia estetica si  pu&ograve; sintetizzare cos&igrave;: modernisti duri (hard mods) dai capelli sempre  pi&ugrave; corti per non farsi acciuffare dalle mani dei bobbies durante i  tumulti, il colletto delle camicie che si restringe per lo stesso motivo  (cos&igrave; nasce la fortuna della Ben Sherman trattenuta da sottili bretelle  rosse) ovvero, nel caso del bomber, viene direttamente eliminato,  pantaloni Sta-Prest (acronimo dall&rsquo;inglese &ldquo;stay pressed&rdquo;: stare  stirato), scarpe operaie con o senza rinforzo (Doctor Martens), per  l&rsquo;inverno un giaccone con le toppe di pelle uguale a quello indossato  dai carcerati; simboli totemici: i tatuaggi pi&ugrave; varii con una  predilezione per la ragnatela su uno dei gomiti; luoghi di ritrovo: pub e  curve degli stadi di calcio. Anche la musica s&rsquo;indurisce, nasce l&rsquo;Oi!  (che sta per &ldquo;ehi tu!&rdquo; nel dialetto cockney dell&rsquo;East End) e s&rsquo;affermano  balli pi&ugrave; scomposti (in pratica spallate belluine: loro lo chiamano  &ldquo;pogare&rdquo;). Questo &egrave; pi&ugrave; o meno ci&ograve; che si deve sapere quando si parla di  skins. Dopodich&eacute; arriva la politica a trasformarli: i tafferugli con i  pachistani londinesi figli della prima grossa ondata migratoria sono lo  spartiacque generazionale, i fratelli si separano in sciovinisti e no  (dagli originals agli sharp: skinheads against racial prejudice), poi  pi&ugrave; a sinistra spunteranno i redskins. Un aspetto interessante delle  cos&igrave; dette sottoculture &egrave; che la loro consistenza somiglia a quella  inestirpabile del folclore e delle tradizioni popolari. Questo ambiguo  pregio delle plebi fa s&igrave; che determinate tendenze, ormai non pi&ugrave;  modaiole come allora, siano sopravvissute tranquillamente fino all&rsquo;&egrave;ra  di Twitter: stessa musica, stesse movenze, stesse rivalit&agrave;.</p> <p><strong>Difficilissimo distinguerne la colorazione politica,</strong>  se non per spille e toppe cucite sui bomber. Facile, invece, che la  loro natura orgogliosa e gruppettara diventi una riserva di manovalanza  per cattivi maestri. Ma quando domandate se siano fascisti o comunisti o  chiss&agrave; che, vi diranno: prima di tutto sono uno skinhead, poi vediamo  che altro. Ve lo diranno a Londra canticchiando i Cockney Rejects, a  Barcellona intonando &ldquo;Trabajo duro&rdquo;, a Parigi urlando &ldquo;Dans la rueee&rdquo;  (canzone militante dei primi Novanta), e in Italia idem: dai Klasse  Kriminale di Savona ai Verde-Bianco-Rosso di Aosta, dai Nabat di Bologna  alla rossissima Banda Bassotti romana. Esempio parlante: molti anni fa,  in una Roma nella quale per comprare una Fred Perry decente dovevi  emigrare a Carnaby Street, circolava uno skin marsigliese di una certa  notoriet&agrave;, gi&agrave; fotografato in una rivista per teste rasate (confezionata  in una questura, si sarebbe poi scoperto), forse latitante. Era anche  pugile, aveva il tricolore francese tatuato sul collo, passava per  fascio ma, potendo scegliere tra la palestra preferita dai pugilatori  neri (l&rsquo;Indomita di via Merulana) e quella della bassa societ&agrave;  capitolina (l&rsquo;Audace, in una catacomba vicina al Colosseo, oggi  depositaria di un marchio infighettito), lui s&rsquo;era scelto quest&rsquo;ultima.  Non parlava mai, amava le docce fredde con il pavimento bucato e le  strisce di sangue (provocate dallo sparring spesso eccessivo) mai fatte  pulire dall&rsquo;istruttore corpulento e manesco. Era uno skin fatto e  finito, oggi potrebbe essere il padre un po&rsquo; ag&eacute; di Cl&eacute;ment, il 19enne  ammalato che ha finito i suoi giorni dopo aver fatto a botte con alcuni  suoi coetanei in un negozio domestico dove tutti andavano a cercare le  stesse Fred Perry. Lui era gracile ma frequentava gli estremisti antif&agrave;,  roba muscolare, e non so se sarebbe contento di passare come un  qualunque pacifista devoto al mariage pour tous: prima di tutto voleva  essere un rude boy. Come i suoi assassini.</p>]]></description>
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        <title><![CDATA[USA, il regime del Grande Fratello]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45638</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45638</guid>
        <pubDate>Sun, 09 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<br /><font size="3"><img class="spotlight" src="https://fbcdn-sphotos-c-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/419150_10151730758871204_1022017338_n.jpg" alt="" width="326" height="314" /><br />Una rivelazione esplosiva del quotidiano britannico Guardian ha messo in evidenza gioved&igrave; come la famigerata Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti (NSA) stia raccogliendo segretamente i dati relativi alle comunicazioni telefoniche di milioni di americani clienti della compagnia di telecomunicazioni Verizon.<br /><br />L&rsquo;ennesima colossale violazione della privacy dei propri cittadini commessa dal governo di Washington si basa su un ordine emesso dal cosiddetto Tribunale per la Sorveglianza dell&rsquo;Intelligence Straniera (FISC) e riguarda i &ldquo;metadati telefonici&rdquo; relativi alle comunicazioni che avvengono all&rsquo;interno degli Stati Uniti e tra questi ultimi e un paese estero.<br /><br />Il documento top secret di cui &egrave; entrato in possesso il Guardian certifica il primo caso conosciuto nel quale l&rsquo;attuale amministrazione democratica ha deciso il monitoraggio di massa di telefonate di cittadini americani, senza che essi siano necessariamente sospettati del coinvolgimento in attivit&agrave; illegali. L&rsquo;ordine del tribunale &egrave; stato emesso il 25 aprile scorso e copre un periodo di poco meno di tre mesi, fino al 19 luglio prossimo. La data fissata dal Tribunale per la possibile divulgazione pubblica dell&rsquo;ordine era il 12 aprile 2038.<br /><br />Il Tribunale per la Sorveglianza dell&rsquo;Intelligence Straniera &egrave; stato creato nel 1978 dopo l&rsquo;approvazione della legge sulla Sorveglianza dell&rsquo;Intelligence Straniera (FISA) appositamente per ricevere e valutare, o meglio assecondare, le richieste delle varie agenzie governative di mettere sotto controllo le comunicazioni di sospetti agenti segreti stranieri operanti in territorio americano.<br /><br />Dopo l&rsquo;11 settembre 2001, la legge &egrave; stata di fatto incorporata nell&rsquo;apparato pseudo-legale della &ldquo;guerra al terrore&rdquo;, per essere poi modificata nel 2008 con misure che hanno ulteriormente allentato i limiti imposti al governo dietro l&rsquo;apparenza di maggiori garanzie legali. Il Tribunale, come dimostrano i numeri relativi alle proprie sentenze, quasi mai respinge le richieste del governo ed &egrave; diventato perci&ograve; un vero e proprio strumento per spiare i cittadini americani con una parvenza di legalit&agrave;.<br /><br />I &ldquo;metadati&rdquo; che Verizon sta passando &ldquo;su base quotidiana&rdquo; alla NSA riguardano sostanzialmente i numeri di telefono di chi chiama e di chi risponde, i numeri di serie dei dispositivi telefonici utilizzati, l&rsquo;orario e la durata delle telefonate e la localit&agrave; in cui si trovano le persone interessate al momento delle chiamate. Esclusi dall&rsquo;ordine sono invece i contenuti delle comunicazioni stesse, cos&igrave; come l&rsquo;identit&agrave; e il domicilio dei clienti Verizon.<br /><br />Questo genere di dati, che secondo il governo non sarebbe di natura personale o privata, permette in realt&agrave; di ricostruire un quadro molto chiaro di un individuo e dei suoi contatti. I &ldquo;metadati&rdquo; di comunicazioni telefoniche sono stati recentemente al centro di uno scandalo che ha coinvolto l&rsquo;amministrazione Obama, responsabile della raccolta segreta di queste informazioni relative ad alcuni reporter dell&rsquo;Associated Press nell&rsquo;ambito di un&rsquo;indagine su una fuga di notizie a favore dell&rsquo;agenzia di stampa americana.<br /><br />Come ha spiegato mercoled&igrave; un articolo di approfondimento del Guardian sulla vicenda, l&rsquo;ottenimento e la conservazione dei &ldquo;metadati&rdquo; garantisce al governo un &ldquo;potere di sorveglianza retroattiva&rdquo;. In altre parole, se in un qualsiasi momento un individuo dovesse finire per qualsiasi ragione al centro di un&rsquo;indagine giudiziaria, le informazioni telefoniche gi&agrave; raccolte in forma teoricamente anonima potrebbero fornire una ricostruzione dettagliata sui suoi movimenti, contatti e molto altro.<br /><br />Le implicazioni di un simile programma di sorveglianza svincolato da specifiche indagini &egrave; evidente e comporta, in primo luogo, la facolt&agrave; di creare una sorta di banca dati riguardante il maggior numero possibile di cittadini, cos&igrave; da avere a disposizione informazioni che consentano di monitorare e incriminare potenzialmente qualsiasi oppositore del governo.<br /><br />Tutto ci&ograve; &egrave; confermato dal carattere estremamente insolito della richiesta di intercettazioni di massa presentata al Tribunale per la Sorveglianza, il quale in genere &egrave; chiamato invece ad esprimersi su casi che riguardano singoli individui sospettati di avere qualche legame con gruppi terroristici o servizi segreti stranieri.<br /><br />Nonostante l&rsquo;assenza di commenti ufficiali da parte della Casa Bianca, un anonimo esponente dell&rsquo;amministrazione Obama nella giornata di gioved&igrave; ha cercato di minimizzare la portata delle rivelazioni del Guardian, affermando che l&rsquo;ordine in questione &ldquo;non consente al governo di ascoltare le telefonate di nessuno&rdquo;. Come di consueto, una misura che va contro i principi stessi della Costituzione &egrave; stata poi definita come &ldquo;uno strumento cruciale per proteggere gli Stati Uniti dalle minacce terroristiche&rdquo;.<br /><br />L&rsquo;estrema segretezza che avvolge simili iniziative, cos&igrave; come la mano pesante del governo nel punire ogni fuga di notizie riguardanti le pratiche anti-democratiche messe in atto dietro le spalle degli americani, indica una pi&ugrave; che giustificata inquietudine tra la classe politica d&rsquo;oltreoceano, la cui legittimit&agrave; appare sempre pi&ugrave; deteriorata agli occhi della popolazione.<br /><br />Come ha ricordato il Guardian, infatti, la conduzione di programmi come quello appena rivelato e, verosimilmente, di altri ancora che rimangono occultati al pubblico, era stata oggetto di recenti critiche da parte di alcuni membri del Congresso USA, sia pure in maniera indiretta.<br /><br />In particolare, i senatori democratici Ron Wyden (Oregon) e Mark Udall (Colorado) avevano accusato la Casa Bianca di utilizzare &ldquo;interpretazioni legali segrete&rdquo; per giustificare poteri di sorveglianza cos&igrave; ampi che, se fossero resi noti, lascerebbero gli americani &ldquo;sconvolti&rdquo;. Simili programmi invasivi si basano sull&rsquo;interpretazione del contenuto della sezione 1861 del Patriot Act, firmato da George W. Bush all&rsquo;indomani degli attacchi al World Trade Center.<br /><br />Proprio la precedente amministrazione repubblicana era stata per prima al centro di accese polemiche per avere autorizzato segretamente un programma di intercettazioni telefoniche, ma anche di e-mail e traffico internet, senza nemmeno ottenere un mandato dal Tribunale per la Sorveglianza. Il programma era stato portato alla luce dal New York Times nel 2005 dopo che i vertici del giornale avevano evitato a lungo di pubblicare la notizia su richiesta della Casa Bianca per non danneggiare le chances di rielezione di Bush nell&rsquo;autunno dell&rsquo;anno precedente.<br /><br />Inoltre, nel 2006 fu rivelato che l&rsquo;NSA aveva segretamente ottenuto dati telefonici di decine di milioni di americani dalle principali compagnie di telecomunicazioni, come Verizon, AT&amp;T e BellSouth, proprio come sta facendo la stessa agenzia fin dal 25 aprile sotto la direzione dell&rsquo;amministrazione Obama.<br /><br />Quest&rsquo;ultima, d&rsquo;altra parte, ha mostrato pi&ugrave; volte di non essere intenzionata a interrompere le pratiche abusive e gravemente lesive dei diritti democratici degli americani inaugurate dall&rsquo;amministrazione Bush. Misure che assegnino ampi poteri di sorveglianza ad agenzie come NSA o FBI sono infatti necessarie per un governo che raccoglie sempre meno consensi tra la popolazione e che, in una fase di crisi strutturale dell&rsquo;economia, si trova costretto a mettere in atto provvedimenti profondamente impopolari per salvaguardare gli interessi dell&rsquo;oligarchia economica e finanziaria di cui &egrave; espressione.<br /><br />Solo qualche settimana fa, infatti, era circolata la notizia di una prossima presentazione da parte della Casa Bianca di una nuova legge che costringerebbe compagnie come Google o Facebook a creare appositi sistemi per consentire alle agenzie del governo di monitorare indiscriminatamente l&rsquo;utilizzo delle comunicazioni sul web da parte degli utenti.<br /><br />Questa rivelazione, assieme a quella pubblicata gioved&igrave; dal Guardian, conferma dunque ancora una volta come le fondamenta per la creazione di un vero e proprio stato di polizia negli Stati Uniti siano state gettate ormai da tempo, cos&igrave; da mettere a disposizione del governo strumenti legali per fronteggiare un&rsquo;opposizione popolare sempre pi&ugrave; diffusa a causa delle crescenti tensioni sociali che attraversano il paese.<br /><br /></font>]]></description>
      </item>
            <item>
        <title><![CDATA[Siria: loccidente prepara il suo piano B!]]></title>
        <link>http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45640</link>
        <category>Internazionale, Conflitti e Autodeterminazione</category>        <guid isPermaLink="true">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45640</guid>
        <pubDate>Sun, 09 Jun 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
        <description><![CDATA[<h1 style="color: #333333; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-weight: normal; text-decoration: none; margin: 0px 0px 10px; padding: 0px 0px 5px; font-size: 20px; border-bottom: 1px dotted #cccccc; font-style: normal; font-variant: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-align: start; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff"><br /></h1><br /><p style="margin: 0px; padding: 0px 0px 15px; color: #555555; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff; text-align: justify"><em>L&rsquo;eterna vigilanza &egrave; l&rsquo;impossibile prezzo della libert&agrave;</em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>[Guerra agli invisibili/Erik Frank Russell]<em>.&nbsp; Impossibile? Restiamo vigili!</em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>[NdT].</p><p style="margin: 0px; padding: 0px 0px 15px; color: #555555; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff; text-align: justify"><a style="color: #008dcf; text-decoration: none" href="http://aurorasito.files.wordpress.com/2013/06/484375.jpg"><img style="border: medium none; display: block; margin-left: auto; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; max-width: 100%" class="aligncenter size-full wp-image-4048" src="http://aurorasito.files.wordpress.com/2013/06/484375.jpg?w=630&amp;h=229" alt="484375" width="630" height="229" /></a>L&rsquo;ex vicepresidente del Consiglio dei ministri per l&rsquo;economia siriano Abdullah al-Dardari si prepara ad avere un ruolo politico nella &ldquo;<em>Siria del dopoguerra!</em>&rdquo; Al-Dardari ha abbandonato il tacito sostegno ai gruppi armati, e si offre di coordinare un programma di finanziamento [da pi&ugrave; di venti miliardi di dollari] per la ricostruzione della Siria nel dopoguerra; un progetto presentato come &ldquo;<em>Piano Marshall per la Siria</em>&ldquo;, in riferimento al piano omonimo che support&ograve; la ricostruzione dell&rsquo;Europa dopo la seconda guerra mondiale. [1] Da funzionario internazionale [2] al-Dardari ha incontrato il Presidente Bashar al-Assad, il quale, secondo testimonianze di personalit&agrave; giordane, non avrebbe prestato alcuna attenzione al piano e l&rsquo;avrebbe rifiutato non appena gli &egrave; stato direttamente chiesto un parere al riguardo. Fonti della stampa hanno riferito che la reazione di alcuni circoli diplomatici occidentali &egrave; stata dichiarare che &ldquo;<em>Assad non ha potere di veto sul gruppo guidato da al-Dardari, nel quadro dei regolamenti interni!</em>&ldquo;. La cosa importante non &egrave; al-Dardari. La cosa importante &egrave; che il progetto che annuncia comincia a prendere forma negli ambienti economici occidentali e nei circoli della finanza, probabilmente in stretta collusione con i loro omologhi arabi e siriani.<br />Il progetto o &ldquo;Piano B&rdquo; &egrave; stato ideato dopo l&rsquo;inevitabile sconfitta politica e militare del piano precedente [3] per rovesciare il governo siriano. La sua attuazione &egrave; solo agli inizi e i suoi ideatori sperano di approfittare dell&rsquo;esaurimento inflitto al governo siriano sfruttandone il bisogno di riconciliazione interna e di ricostruzione accelerata, permettendo all&rsquo;occidente, agli Stati Uniti, ai Paesi del Golfo e alla Turchia di<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em>&ldquo;rovesciare economicamente la Siria!</em>&rdquo; Un&rsquo;inversione che dovrebbe portare al controllo delle sue risorse e ricchezze attraverso l&rsquo;imposizione di un &ldquo;sistema neo-liberale&rdquo; su tutto il territorio e tutti i settori: la privatizzazione su larga scala, la liberalizzazione del mercato e della circolazione dei capitali, la concentrazione degli investimenti stranieri nei settori pi&ugrave; redditizi, quali infrastrutture, immobiliare, turismo e finanza. Le ben note conseguenze di un tale approccio sono il debito, il deficit di bilancio, la distruzione delle istituzioni industriali e artigianali, lo smantellamento della produzione agraria e, pertanto, la trasformazione della Siria in uno Stato dallo sviluppo nazionale in uno &ldquo;Stato compradore&rdquo; che perde la sua relativa indipendenza economica, con tutto ci&ograve; che comporta la resa totale alle forze del neoliberismo e a tutto ci&ograve; che esso genera, come la corruzione che l&rsquo;accompagna! Pertanto, la dipendenza economica inevitabilmente ne minerebbe l&rsquo;indipendenza politica. Ed &egrave; naturale che una tale dinamica, alimentata dal capitalismo globale e dalla sua cricca nei Paesi del Golfo, possa portera alla &ldquo;disintegrazione&rdquo; delle costanti politiche siriane, quali il finanziamento e l&rsquo;equipaggiamento dell&rsquo;esercito nazionale, la sua resistenza politica e militare all&rsquo;occupazione delle alture del Golan, il suo sostegno alla resistenza libanese e palestinese&hellip; Insomma, la politica siriana verrebbe disintegrata! Infine, attraverso gli obblighi economici del Piano Marshall si pretenderebbe da Damasco ci&ograve; che non si pu&ograve; imporre con la forza delle armi e delle sanzioni. Tuttavia, ha il merito di sottolineare l&rsquo;unico aspetto positivo di questo approccio verso &ldquo;la Siria del dopoguerra&rdquo;, il tacito riconoscimenti che l&rsquo;opzione della guerra &egrave; superata ed &egrave; ormai inevitabile affrontare il governo del presidente Bashar al-Assad&hellip; utilizzando delle tentazioni seducenti!<br />Qui, chiedo alla leadership siriana di ricordare quanto segue:<br />In primo luogo, l&rsquo;attuazione parziale delle politiche di privatizzazione e di apertura economica verso l&rsquo;occidente, gli Stati del Golfo e la Turchia, di cui al-Dardari fu il principale artefice quando&nbsp; incaricato esercit&ograve; il controllo sulle politiche e le decisioni economiche della Siria dal 2005; &egrave; stata la causa principale che ha privato il governo siriano della sua base sociale tradizionale. Contadini, artigiani e lavoratori furono gravemente colpiti dallo &ldquo;shock neoliberista&rdquo; nella seconda met&agrave; del decennio scorso. E&rsquo; infatti dal 2005 che sono apparse le peggiori manifestazioni di povert&agrave;,&nbsp; disoccupazione ed emarginazione. &Egrave; su questo segmento della societ&agrave; siriana che si basavano le forze reazionarie ostili alla Siria. E&rsquo; tra costoro che furono reclutati i combattenti che si unirono ai gruppi terroristici, dopo l&rsquo;indottrinamento settario di migliaia di loro. Quindi, cosa possiamo aspettarci se una politica neoliberista viene applicata pienamente e incondizionatamente?<br />In secondo luogo, le forze che hanno versato il loro sangue e difeso la Repubblica araba siriana e il suo governo legittimo sono principalmente:<br />1.&nbsp; Gli ufficiali e i soldati dell&rsquo;esercito arabo siriano provenienti dalle classi lavoratrici.<br />2.&nbsp; Gruppi di giovani patrioti progressisti.<br />3.&nbsp; Attivisti di sinistra e nazionalisti che sperano che la guerra, anche se dolorosa, possa solo guidare la rotta socio-economica siriana verso lo sviluppo nazionale e la democrazia sociale.<br />4.&nbsp; Le forze della borghesia siriana e gli industriali patriottici che ne hanno abbastanza dell&rsquo;apertura verso la Turchia.<br />Queste sono le quattro forze che saranno maggiormente colpite, se la Siria sar&agrave; costretta a diventare uno &ldquo;Stato compradore&rdquo;, comportando inevitabilmente la riduzione delle spese militari, l&rsquo;aumento della disoccupazione nella classe media lavoratrice e il degrado delle qualit&agrave; della vita dei giovani della classe media e la distruzione dei progetti industriali&hellip; Il governo siriano non pu&ograve; cedere a questa tentazione, con il rischio ritrovarsi un consenso nazionale pronto ad opporvisi. La Siria del dopoguerra sar&agrave; solo per coloro che hanno combattuto per la sua difesa, e i suoi giovani, i suoi lavoratori e contadini, i suoi industriali patriottici non si discostano dalla linea dell&rsquo;indipendenza, dello sviluppo e della resistenza. Questo &egrave; ci&ograve; che vogliamo sentire, ma questa volta &ldquo;in pubblico&rdquo;, dal suo Presidente!</p><p style="margin: 0px; padding: 0px 0px 15px; color: #555555; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-align: start; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff">Nahed Hattar<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em><a style="color: #008dcf; text-decoration: none" href="http://www.al-akhbar.com/node/184158" target="_blank">al-Akhbar</a></em><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>31/05/2013<br />Articolo tradotto dall&rsquo;arabo da Muna Alno-Nakhal</p><p style="margin: 0px; padding: 0px 0px 15px; color: #555555; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff; text-align: justify"><strong>Note:<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong><br />[1]<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="color: #008dcf; text-decoration: none" href="http://cartoflash.free.fr/motcle/pages/PlanMarshall.htm" target="_blank">Il piano Marshall/Indice storico</a>: &ldquo;<em>Dal 1947, il Piano Marshall fu un&rsquo;arma economica usata dagli statunitensi per combattere il comunismo. Fu il lato economico della Dottrina Truman del contenimento. L&rsquo;idea &egrave; che la miseria sia la culla del comunismo, il Piano Marshall permise sia di combattere il comunismo che di convertire l&rsquo;economia di guerra statunitense in un&rsquo;economia di pace, necessaria. Con il Piano Marshall gli statunitensi radunarono l&rsquo;Europa. L&rsquo;assistenza finanziaria fu subordinata alla condizione di acquistare prodotti statunitensi. L&rsquo;Unione Sovietica si oppose al progetto e imped&igrave; ai Paesi dell&rsquo;Europa orientale di beneficiarne. Ad esempio, il piano Marshall in Cecoslovacchia venne inizialmente accettato dal governo, che poi dovette respingerlo sotto pressione di Mosca. Tuttavia 17 Paesi che l&rsquo;accettarono contribuirono a creare, nel 1948, l&rsquo;Organizzazione per la cooperazione economica (OECE), che divenne OCSE [Organizzazione per il Coordinamento e lo Sviluppo Economico). Nel maggio 1949 fu creata la RFT ed un ex-oppositore di Hitler, il democristiano Konrad Adenauer ne fu il primo Cancelliere. Ancor&ograve; fermamente la RFT nel campo occidentale e&nbsp; accett&ograve; il piano Marshall. Il Piano Marshall permise le pressione sugli alleati degli Stati Uniti. Cos&igrave;, gli statunitensi minacciarono l&#39;Olanda di sospendere il piano se non avesse concesso l&#39;indipendenza all&#39;Indonesia (nel 1949)</em>.&quot; [Questo sito non &egrave; forse una fonte ma dal momento che la storia &egrave; scritta dai vincitori, non &egrave; vietato leggere l&#39;altra faccia di alcune medaglie. NdT].<br />[2]&nbsp;<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="color: #008dcf; text-decoration: none" href="http://www.leconomistemaghrebin.com/2013/05/30/forum-de-tunis-le-13-juin-2013/" target="_blank">Abdallah al-Dardari, capo economista e direttore della Divisione sviluppo economico e globalizzazione ed ESCWA</a><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>[Commissione economica e sociale per l&#39;Asia occidentale] .<br />[3]<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><a style="color: #008dcf; text-decoration: none" href="http://www.entrefilets.com/16_mois_pour_une_guerre.htm" target="_blank">Come il blocco atlantista ha condotto la guerra alla Siria&nbsp;</a></p><p style="margin: 0px; padding: 0px 0px 15px; color: #555555; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff; text-align: justify">Dr.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><strong>Nahed Hattar</strong><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>&egrave; uno scrittore e giornalista che vive in Giordania, ad Amman.<br /><em>Copyright &copy; 2013 Global Research</em></p><p style="margin: 0px; padding: 0px 0px 15px; color: #555555; font-family: Arial,Tahoma,Verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 20px; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff; text-align: justify">Traduzione di Alessandro Lattanzio &ndash;<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span><em><a style="color: #008dcf; text-decoration: none" href="http://sitoaurora.altervista.org/home.htm">SitoAurora</a></em></p>]]></description>
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