Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Evoluzionismo darwiniano: verità o ideologia?

Evoluzionismo darwiniano: verità o ideologia?

di Massimiliano Viviani - 09/11/2009

   



Image

Nel novembre del 1859 fu pubblicata per la prima volta "L'origine delle specie" da parte di Charles Darwin. Il 2009 quindi -e questo mese in particolare - ne ricorre il centocinquantesimo anniversario, celebrato in tutto il mondo -un po' meno in Italia- con la solennità cui si conviene ai grandi innovatori del pensiero.
Essa infatti è solo apparentemente materia per specialisti
. I sostenitori del progresso la trattano con il riguardo tenuto verso una reliquia spirituale: tale teoria infatti incarna gran parte delle loro aspirazioni e della loro visione del mondo. Fra le grandi "conquiste" del pensiero moderno, essa occupa un posto particolare. Più dell'eliocentrismo, del metodo scientifico sperimentale, della psicanalisi, della relatività, dei diritti dell'uomo e via dicendo, l'evoluzionismo darwiniano è uno dei pilastri dell'Ideologia del Progresso e della modernità in generale. Negarlo o anche solo criticarlo, significa negare una verità chiara come il sole, e per uno scienziato, precludersi ogni possibilità di carriera, e relegarsi a vita nel limbro dei ricercatori di seconda o terza fascia.
Chiariamo subito che non si pretende in questa sede di giudicare la teoria dell'evoluzione rispetto per esempio, al creazionismo, oppure all'interno di essa, tra quella darwiniana o quella cosiddetta "intelligente". Si tratta di questioni molto delicate, che ancora oggi toccano non solo le coscienze, ma anche i contenuti, perchè vedremo che il cosidetto evoluzionismo al contrario di quello che pensa la gente comune, è tutt'altro che una verità assodata, come si vuole far credere, ed è ben lungi dall'essere dimostrato o provato "scientificamente". Qui si vuole soltanto mettere in evidenza il carattere ideologico della questione -evidente per esempio nell'insegnamento scolastico- insieme con i tantissimi punti oscuri della teoria darwiniana, che paradossalmente -ma nemmeno tanto- hanno più probabilità di essere riconosciuti dagli stessi ricercatori che dai cosiddetti "divulgatori", che spesso altro non sono se non dei mercenari ideologizzati, al soldo di chi sanno loro.
Ma andiamo per ordine. Intanto uno dei principali vanti degli evoluzionisti, ossia il fatto che tale teoria sia rimasta praticamente immutata in 150 anni, ne evidenzia semmai -in un'epoca come la nostra in cui spesso le teorie hanno vita breve- il carattere ideologico più che scientifico. Carattere che in verità -come fin troppo spesso è stato sottolineato- trova una preoccupante analogia con la visione imperante all'epoca e nel luogo in cui tale teoria è nata.
L'Inghilterra di metà ottocento infatti era la nazione nella quale la nascente borghesia industriale mieteva i suoi indiscutibili successi. Nella terra di conquista del capitalismo moderno, la teoria di Darwin sembra davvero l'ideologia del trionfo borghese adattata alle scienze naturali, proprio ciò di cui la locomotiva moderna aveva bisogno per scardinare le resistenze delle menti -all'epoca moltissime- ancora legate a vecchi e improponibili modelli. La teoria dell'evoluzionismo darwiniano si adatta infatti in modo perfetto anche alle scienze sociali: se le società si sono sempre "evolute" nei millenni -cosa che per esempio le religioni tradizionali negavano- quello che la nostra società moderna sta facendo -cioè modificarsi e migliorare in continuazione- trova una solida giustificazione.
Le somiglianze tra il modello evoluzionista e quello economico liberale sono a dir poco impressionanti. La lotta per l'esistenza tra i singoli animali altro non è se non la competizione tra i vari homines oeconomici; la sopravvivenza del più adatto, ricorda l'utilitarismo borghese; la casualità "meccanica" con cui procede l'evoluzione è la stessa casualità del libero mercato che -secondo il paradigma liberale- si autoregola e vive di e con leggi proprie; l'evoluzione stessa altro non è se non progresso puro e semplice, che tutto ciò sia poi illimitato e senza un fine richiama l'illimitatezza e la non-finalità del progresso razionale, tecnologico ed economico, avanzante di accumuli quantitativi e di analisi senza fine, in modo "aperto" per antonomasia.

A questo proposito è bene fare un'osservazione: spesso gli scienziati precisano che evoluzione non significa "miglioramento" o progresso, ma solo "cambiamento". Tale affermazione è smentita dallo stesso linguaggio che essi utilizzano: "infatti non sempre le specie vanno avanti, talvolta vanno indietro, talora stanno ferme", come dicono loro, cos'è se non l'ammissione di un impianto progressivo e assoluto sottostante? Non sono forse loro i primi ad esaltare i fasti dell'umana ragione (cosa che invece un lombrico non potrebbe fare)? Non sono forse loro che si inorgogliscono di questo lunghissimo processo che è arrivato "fino all'uomo"? "Evoluzione" viene dunque intesa come "progresso senza limiti", negarlo è ipocrisia.
Ma il carattere ideologico con cui la questione viene trattata risulta forse ancor più evidente dagli attacchi ai loro avversari. I sostenitori dell'evoluzione infatti hanno buon gioco a far credere che il creazionismo -termine orribile con cui si indica la verità di chi rimane ancorato alla tradizione- sia una teoria sorta in opposizione alla loro! Ma ancora di più ad affibiarlo implicitamente al Cristianesimo e alla Chiesa cattolica, sfruttando la debolezza ormai cronica di tali realtà, e legandolo indissolubilmente -e in modo quasi caricaturale- al testo della Genesi biblica, che in realtà ne rappresenta solo una formulazione tra le tante, nulla più. Nessuno infatti in buona fede oserebbe ignorare che pure l'Islam è "creazionista", lo è l'Induismo, lo sono i culti buddhisti, le religioni cinesi, lo è lo shintoismo, lo sono i culti animisti e le religioni sciamaniche, lo era Platone e i neoplatonici, lo sono stati per millenni tutti i popoli politeisti del mondo antico, e lo sono i pochi che sopravvivono ancora. Comunque la si giudichi -e ripeto, non è questa la sede per dare dei giudizi in merito- la concezione tradizionale della Creazione merita altro atteggiamento dalla sprezzante sufficienza con cui viene trattata...
Oltretutto, nell'ambito dell'evoluzione, in alternativa al darwinismo, esiste anche la formulazione dell'evoluzione cosiddetta "intelligente", che suppone le creature evolversi nel tempo secondo i modi enunciati dalla teoria classica, ma non in seguito alla casualità meccanica che essa richiede, bensì finalisticamente, conforme ad archetipi assoluti ed eterni ("platonici" si potrebbe dire), il cui riferimento "guida" i cambiamenti delle varie specie. Si tratta di una teoria già molto razionale quindi, e non più teista, e come tale, già più accettabile dall'uomo moderno. Tuttavia i guardiani del progresso considerano tale approccio con la stessa sufficienza dovuta alle teorìe ostili, e dall'attributo di oscurantismo reazionario non si salva neppure l'evoluzione finalistica, inaccettabile anch'essa di fronte all'evidenza dell'evoluzionismo ufficiale di Darwin.
A questo punto però, non possiamo sottrarci dal porci una domanda: ma la teoria dell'evoluzione di Darwin, è davvero così evidente? La risposta è "no".
L'evoluzionismo darwiniano presenta tante incoerenze al suo interno
. Spesso si tratta di punti rilevanti e niente affatto secondari, che sembrano contraddire quelli che altrove vengono presentati come verità accertate e inconfutabili. Innanzitutto, uno dei dogmi dell'evoluzione darwiniana, ossia l'azione della selezione naturale, sembra non trovare sempre riscontro nella realtà: la selezione sembra agire spesso più in senso conservatore che non innovatore, come invece prevede la teoria, facilitando la persistenza e la continuità dei caratteri vecchi piuttosto che il sorgere di quelli nuovi. Infatti, le differenze qualitative tra le varie specie sono maggiori nei primi fossili conosciuti che tra le specie attuali, ossia la variabilità è diminuita nel tempo anzichè essere aumentata. La selezione naturale pare quindi aver agito sì, ma più per selezionare ed eliminare caratteristiche vecchie, che per crearne di nuove!
Ciò è legato al fatto -e questo è il secondo grande punto oscuro- che il numero di generi e di specie nei milioni di anni non è aumentato gradualmente e con una certa continuità, come prevederebbe la teoria darwiniana, ma appare improvvisamente nel Cambriano, con un apparente salto dal nulla rispetto a prima! Il numero di specie nel Cambriano quindi è già elevatissimo -più elevato che oggi per esempio- e in seguito, come abbiamo detto poc'anzi, addirittura diminuisce, fino al livello attuale.
Abbiamo quindi, in sintesi, al posto di poche specie simili che appaiono all'inizio e che gradualmente si distanziano e si diversificano fino alla varietà attuale -come la teoria prevederebbe- un salto improvviso dal nulla a una varietà di specie superiore alla nostra, la quale in seguito anzichè aumentare in numero e variabilità, addirittura diminuisce!
Il terzo grande punto oscuro è che mentre la teoria darwiniana stabilisce un'evoluzione continua tra le varie specie, si trova invece che da una specie all'altra vi sono sempre e solo salti e mai continuità! Ossia due specie vicine che vengono messe a confronto, presentano caratteristiche già formate, già compiute, e non in divenire, come ci si aspetterebbe. Non si riesce quindi a capire come tra due specie con tratti già compiuti si passi ad un'altra specie....
Questa mancanza è forse la più grave. Di cosiddetti "anelli di congiunzione" tra le varie specie non ne sono mai stati trovati di certi ed inequivocabili, se non alcuni, vaghi e molto discutibili. Famoso è quello mancante tra la scimmia e l'uomo, ma non è l'unico. E' in ogni caso preoccupante che in un secolo e mezzo di affannose ricerche, le prove scientifiche portate alla causa di questa affascinante teoria sono poche ed incerte, e questo nonostante la mole impressionante di materiale paleontologico venuto alla luce. Di fatto, la teoria darwiniana -seguendo lo stesso rigore che la scienza ufficiale pretende sempre dai suoi avversari, come ben sottolinea Feyerabend- rimane soltanto un'ipotesi, niente affatto dimostrata scientificamente.
Questo certamente non significa che non possa essere vera, ma ciò dovrebbe essere sufficiente ad aprire e a sostenere un dibattito tra varie teorie e correnti di pensiero. Invece ciò non accade, e la teoria darwiniana -ma più in generale, la teoria evoluzionista, di cui quella darwiniana non è che una formulazione tra le tante- viene presa per oro colato e mostrata come una verità evidente e solida come la terra che ruota intorno al sole.
La verità è che un eventuale dibattito intorno a questa affascinante e mai dimostrata teoria, condurrebbe a vederla sotto un'altra luce, quella appunto di ipotesi scientifica e non di certezza. Ma questo non è ammissibile: il Progresso ha bisogno dei suoi punti fermi, e se non ne ha, li crea. La forza e la potenza di questa ipotesi non derivano dalle poche e incerte prove portate a suo favore in ben un secolo e mezzo di ricerche, ma nel fatto che essa incarna l'Ideologia somma della nostra epoca con una lucidità e una coerenza impressionante. Essa è nata già adulta perchè è nata con una pesante componente ideologica, e non ha bisogno di ulteriori modifiche nè di prove alcune. Essa rimarrà inalterata e incontestata chissà per ancora quanti secoli, e avrà accompagnato, dalla nascita alla sua fine, la più mostruosa caricatura di civiltà che l'uomo abbia mai concepito.