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Tutto è perduto tranne le aziende? La scelta di Silvio

di Marco Della Luna - 27/08/2013

   
   
Silvio Berlusconi e il PDL pare abbiano deciso per la linea dura: B. rompe il governo favoLetta se non lo si lascia senatore o se N non lo fa senatore a vita (a pari merito con Monti), carica che lo ripara contro possibili misure cautelari dei magistrati che lo perseguono. Se fossi B., se non avessi da tutelare le sue aziende di famiglia, se non considerassi l’Italia irrecuperabile, già in pugno agli stranieri, perciò assurdo scatenare una guerra per governarla, io adesso mi giocherei il tutto per tutto rovesciando il tavolo, perché B, alla sua età, o riesce a sbaraccare il sistema, oppure è finito. E finito ingloriosamente, perché tutti lo hanno menato per il naso. Per lui, allora, meglio morire sulla breccia che vivere da beffato e mazziato.

 Quindi, prima di essere scacciato, andrei in Senato e spiegherei sostanzialmente che è illogico e ipocrita insistere tanto sull’indiscutibilità delle sentenze e delle leggi, dato che in Italia, come tutti sanno – giudici, politici, avvocati – non esiste alcuna legalità né poteri super partes, né, quindi, veri giudici, né giustizia o sentenze da rispettare; che ogni politico, magistrato e avvocato sa come le regole si fanno e si aggiustano da sempre per sé e per gli amici, anche quelle processuali e costituzionali; che chi ha un potere pubblico lo usa a fini privati e innanzitutto per pagare chi glielo ha dato; e che tutto questo è un sistema culturale storicamente consolidato, e si va avanti non con le leggi ma attraverso mediazioni e accordi sottobanco. Politici e istituzioni simulano di essere tutori della legge per legittimare se stessi soprattutto come spremitori dei contribuenti, succhiatori di denari pubblici, beneficiari di poltrone, privilegi e impunità. E per stroncare i loro avversari e concorrenti anche con mezzi giudiziari.

Spiegherei che è sotto gli occhi di tutti come la Costituzione è stata rovesciata, come la forma di governo, da ben prima di Napolitano,  è stata illegittimamente trasformata in una repubblica presidenziale con un presidente non eletto dal popolo, temuto, sacralizzato, confermato a vita, simile a un pontefice, ma che fa politica attiva, e che ultimamente subisce direttive dall’estero sulla sostituzione dei governi. E ciò anche grazie al fatto che, mediante i trattati  (WTO, Schengen, Lisbona, Fiscal Compact), avete persino stravolto la prima parte della Costituzione, cioè i suoi principi etici fondanti, aggirando l’art. 138 e cedendo la sovranità popolare. Quindi  è tutta una presa per i fondelli, tutto uno sopruso, è tutto fuori legge e antidemocratico. Chi difende un tale sistema è da proscrivere, un infame. Chi invoca la legalità per far fuori gli avversari politici è un ipocrita e un brigante. E’ ora di dire pane al pane e di scoprire gli altarini, e che il popolo riprenda in mano la propria sorte.

 Spiegherei che molti importanti magistrati dichiarano apertamente, alla luce del sole, di organizzarsi per perseguire obiettivi politici, segnatamente per mandare al potere la sinistra contrastando i suoi avversari,  e che i 41 processi intentati a mio carico sono, almeno in maggioranza, appunto rivolti a quel fine, oltre al fine di consentire a Rupert Murdoch di prendersi sottocosto le mie televisioni per conquistare il monopolio tele-educativo degli italiani. Per contro, i magistrati di sinistra hanno chiuso gli occhi sugli affari sporchi della sinistra nella gestione della cosa pubblica, soprattutto nelle campagne di privatizzazioni e svendite di aziende e risorse pubbliche, come documentato in libri quali Corruzione ad Alta Velocità dell’ex giudice ed ex comunista Imposimato. Tutto lo Stato è radicalmente nell’illegalità e nell’incostituzionalità. Che potete rimproverare, quindi, a me, voi, che siete solo complici, golpisti e sepolcri imbiancati?

 Pertanto mi presenterei in giunta delle elezioni e affermerei che il Senato, nella sua autodikia, a norma dell’art. 66 Cost., verificando se ci sono stati soprusi o persecuzioni da parte dei giudici, deve esaminare i fatti e prendere atto della inattendibilità generale dei pronunciamenti degli organi giudiziari italiani, sovente strumentali, soprattutto in casi e su persone politicamente rilevanti; inattendibilità generale che, nel mio caso particolare, è affiancata da molti elementi di dichiarata ostilità a me di un giudice, e di forzatura a mio danno delle risultanze istruttorie, oltreché dal ventennale accanimento accusatorio. Proclamerei che, in Italia, non ci sono giudici o Colli imparziali: tutti sono di qualche parte, tutti sono schierati, tutti difendono interessi; inoltre la giustizia italiana è una delle peggiori del mondo, a livello di Africa nera, quindi è doppiamente inattendibile, e le sue sentenze sono non da rispettare e recepire dogmaticamente, ma da valutare criticamente, secondo scienza e coscienza; e il Senato, dovendo istituzionalmente tutelare se stesso e i suoi membri dai possibili attacchi dei poteri esterni, non può recepire una sentenza manifestamente ingiusta e persecutoria contro un suo membro. In ogni caso, aggiungerei, la legge Severino dispone l’incandidabilità di chi vorrebbe concorrere in nuove elezioni, nongià la decadenza di chi è già eletto; inoltre si tratta di una sanzione che non può applicarsi a un fatto precedente all’entrata in vigore della legge medesima. (Questi due argomenti hanno almeno qualche validità giuridica, sicché va quantomeno applicato il principio generale “in dubio pro reo”).

 A questo punto, di fronte a tale attacco frontale al partito dei magistrati e a Napolitano, il PD, i Montiani e i Casiniani, anche qualora condividano gli argomenti giuridici suddetti, sarebbero costretti a votare in giunta la mia decadenza, quantomeno perché altrimenti sembrerebbero avallare quell’attacco, e perderebbero il favore dei poteri forti prima ancora del voto dei loro elettorati.

Subito dopo mi dimetterei assieme a tutti i ministri e ai parlamentari del PDL, ripetendo a più non posso al popolo la mia denuncia contro la casta, gli abusi, la sovversione della Costituzione, l’illegittimità del sistema. Farei il possibile per delegittimare chi mi può contrastare o mettere in cattiva luce, ossia non solo la fazione dei magistrati cattivi, ma pure Napolitano e le istituzioni europee, rivangando il passato antidemocratico del primo e accusando le seconde di aver lavorato ai danni dell’Italia perché dominate dalla Germania e da finanzieri predoni, mandandola in depressione economica profonda. E costituirei al posto del PDL non una Forza Italia, ma una Rifondazione Italiana, o un Partito della Ricostituzione Nazionale, con un programma, appunto, costituente, incentrato sulla delegittimazione dell’attuale regime e sul ripristino dei principi costituzionali violati, per una giustizia spoliticizzata, magari per una repubblica nazionale democratica e indipendente anche nelle politiche economiche, che si sottragga alla dittatura del cartello bancario europeo e mondiale. Così sottrarrei elettorato anche al M5S e alla sinistra vera. Cavalcherei le crescenti tensioni sociali a spron battuto. Direi che l’incandidabile non sono io, ma ciascuno di quelli che hanno rovesciato la Costituzione del 1948 e asservito l’Italia ad interessi stranieri. E cercherei di andare a elezioni politiche anticipate col porcellum, perché se vinco mi dà il premio di maggioranza. Però forse rifletterei che il mio partito, il mio popolo, non è in grado di cambiare realmente il Paese, perciò manovrerei in modo di far vincere il M5S, che, se vince, qualche sconquasso lo fa in ogni caso, nel bene o nel male, ma sempre spettacolaramente.

Se però B. pensasse davvero con la mia testa, non farebbe alcunché di quanto sopra, bensì rileggerebbe la storia, a lui già nota, di Re Parikshit, direbbe a se stesso che il modo migliore per ispirare un cambiamento vero, profondo, negli italiani, sarebbe anche la scelta migliore per lui, a questo punto e questa età: ossia dare un esempio eclatante, cambiare la sua vita, rinunciare alla contesa, al potere, al mondo, alle fidanzate, per ritirarsi all’estero a vivere serenamente dedicandosi a tutto ciò che sembra aver trascurato sinora, a ciò che può dare progettualità e splendore alla vita anche nella sua fase finale.

Ma restando terra terra, la cosa più sensata da fare, per B, sarebbe concludere un baratto in questi termini: “Voi combinatemi e garantitemi una vendita a prezzo vantaggioso delle mie aziende familiari, e io mi ritiro dalla politica e me ne vado con la mia famiglia a vivere all’estero, dove fisserò la mia dimora in un paese da cui non ci sia estradizione. E voi potrete finire in pace di mangiarvi l’Italia, pardon, di far mangiare l’Italia dai vostri burattinai stranieri del Bilderberg, Grillo permettendo. Però spero che vi faccia un culo così!”

Marco Della Luna