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Il terrorismo psicologico dei sondaggisti

di Sebastiano Caputo - 01/05/2014

Fonte: L'intellettuale dissidente


Poi ci sono i sondaggi. La più grande fregatura del secolo democratico. Due anni fa davano i partiti populisti intorno al 10 per cento in modo tale da arginarli, oggi invece li danno a pochi punti percentuali dalla vetta. Con il terrorismo psicologico sperano di calamitare il partito degli indecisi. Di fronte ai problemi, alla fine, il nostro istinto ci porta invero alle scelte più facili. Cambiare fa paura. I sondaggisti lo sanno bene.

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Negli ultimi vent’anni l’anti-berlusconismo compulsivo di un certo ambiente politico è servito soltanto a mascherare il tradimento del popolo italiano e la sottomissione integrale al Potere dominante. Dall’altra parte invece, gli altri, i berlusconiani, hanno sprecato le loro energie a fare gli avvocati del “diavolo”. Il filosofo francese Guy Debord l’avrebbe definita la “società dello spettacolo”. Lo spettacolo - scrive - è il discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo. È l’autoritratto del potere all’epoca della gestione totalitaria delle condizioni di esistenza”. La dialettica nell’era del Berlusconismo è stata in realtà un coro univoco, in cui dietro al falso scontro si è celato il discorso egemonizzante del regime democratico.

È però miracolistico come in due anni il dibattito politico e culturale italiano abbia assunto nuove forme. Se prima era svuotato di contenuti, dogmatico, sterile, fondato sulla demagogia, adesso, almeno, ci si confronta con e sull’ideologia dominante. Si rimettono in discussione i miti fondanti del mondo moderno spacciati negli ultimi decenni come “certezze non negoziabili”. L’Euro, la politica monetaria dell’Unione Europea, la politica estera degli Stati Uniti, il neo-liberismo, la globalizzazione, il nesso tra società capitalistica e mutamento antropologico, non sono più un tabù. L’era del Berlusconismo (e dell’anti-berlusconismo) è apparentemente terminata. Perfino Michele Santoro – allora stampella del Partito Democratico – non articola più i suoi spettacoli intorno alla figura del Cavaliere. Finalmente emergono espressioni come “sovranità politica”, “indipendenza energetica”, “mondo multipolare”, “ritorno alla lira”, “re-industrializzazione del Paese”.  E questo merito va innanzitutto alla Rete che ha spaccato l’egemonia della televisione e dei giornali, obbligandoli, per sopravvivere, a ridimensionarsi radicalmente. Non è un caso che è stata proprio la Rete a spianare la strada al trionfo elettorale del Movimento 5 Stelle alle elezioni di Febbraio del 2013. Beppe Grillo è stato il primo tramite il suo Blog (fonte d’informazione e di formazione della comunità pentastellata) a portare al centro del dibattito politico-culturale “mainstream” quei temi sacrosanti ma oscurati per decenni dall’apparato mediatico-giornalistico.

Al mutamento politico e sociale ha inevitabilmente seguito un rinnovamento della linea editoriale di testate nazionali e programmi televisivi. A loro volta gli animatori del dibattito mediatico-culturale hanno influenzato quello politico riempiendo di contenuti dottrinali e teorici anche i partiti. A fare da eco a questo cambiamento sono state quattro le forze parlamentari: il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord, Fratelli D’Italia e la Lista Tsipras. A parte qualche differenza nella forma, nei modi, nei numeri e nella visione, questi quattro contenitori si sono dichiarati contro questa Unione Europea – l’Europa delle banche nemica dei popoli -, e rientrano nella pseudo-categoria dei “populisti”.

Ora a poche settimane dalle elezioni europee, il regime democratico italiano serra i ranghi, e pensa nuove strategie per calamitare gli elettori del più grande partito del Paese: quello degli indecisi. E dopo tre governi non-eletti non poteva essere altrimenti. Il sistema punta su Matteo Renzi e Giorgio Napolitano. Il primo rappresenta la sintesi tra la destra e la sinistra, il secondo invece è l’anello di congiunzione tra l’Italia e i poteri forti sovranazionali. È lui che ha iniziato la propaganda contro gli euro-critici il giorno della celebrazione per i 70 anni dell’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma: “bisogna sempre saper ricordare che la pace non è un regalo o addirittura un dato scontato e per quel che riguarda il nostro e gli altri paesi europei è una conquista dovuta a quella unità europea, a quel progetto europeo che oggi da varie parti si cerca di screditare”. Ma il sistema punta anche su Silvio Berlusconi, facendo di tutto per tenerlo in vita. Tutto l’apparato anti-berlusconiano tace su Berlusconi proprio perché il sistema per non crollare su se stesso deve assicurarsi che ci siano in Italia tre forze politiche maggiori. L’estinzione di Forza Italia significherebbe creare il bipolarismo M5S-PD, e quindi rischiare che la diaspora degli elettori del centro-destra confluisca nel movimento di Beppe Grillo. Ha ragione il leader quando dice: “Renzi e Berlusconi resteranno alleati, altrimenti muoiono insieme”.

Il sistema deve difendersi a tutti i costi e usa nuovi strumenti. Lo spread e le agenzie di rating, entrambe private quindi rappresentative soltanto di alcuni interessi, non servono in un momento dove è necessario preservare lo status quo. La Rai fa propaganda – con i soldi pubblici – attraverso gli spot pro-euro mentre il Corriere della Sera promuove l’iniziativa “Romanzi d’Europa” una raccolta di saggi che vanno da Kundera a Yourcenar passando da Joyce, Dickens, Levi e altri autori continentali. E poi ci sono i sondaggi. La più grande fregatura del secolo democratico. Due anni fa davano i partiti populisti intorno al 10 per cento in modo tale da arginarli, oggi invece li danno a pochi punti percentuali dalla vetta. Con il terrorismo psicologico sperano di calamitare il partito degli indecisi. Di fronte ai problemi, alla fine, il nostro istinto ci porta invero alle scelte più facili. Cambiare fa paura. I sondaggisti lo sanno bene.