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L’Unione europea e il neofeudalismo del XXI secolo

di Sebastiano Caputo - 15/07/2014

Fonte: L'intellettuale dissidente


Il sistema feudale è un lungo processo amministrativo che trovò le sue radici nell’Impero Romano ma che nacque con l’Impero Carolingio. Carlo Magno instaurò un sistema di vassallaggio, poiché intorno all’800 il suo Regno fu talmente vasto, che dovette delegare i poteri al fine di conservare un’unità imperiale sottomessa a un’autorità centrale, la sua. Questo sistema si consolidò attraverso nuove forme nel 962 con la nascita del Sacro Romano Impero mantenendo, di fatto, lo stesso ordine gerarchico. Grossomodo per tutto il Medio Evo, la società feudale era ordinata a piramide: il Sovrano sedeva al vertice con la sua corte, egli delegava l’amministrazione ai vassalli (che gli giuravano fedeltà attraverso il rito) che si spartivano i territori dell’Impero, che a loro volta affidavano le terre ai valvassori e ai valvassini, e infine essi distribuivano al popolino le terre da coltivare.

Anche se la coesione sembrava saldamente costituita, in verità il tutto era sconnesso e squilibrato, poiché il frazionamento territoriale e politico nascondeva al vertice della piramide un assolutismo a vantaggio di una classe – poco numerosa col potere di annientare i deboli poiché dotata di un esercito -, inoltre favoriva l’individualismo dei vassalli e attenuava la disciplina del popolo. Di fatto, il sistema feudale scoppiò come una bomba, si avviò verso l’anarchia, provocò la guerra, e man mano coi secoli si armonizzò in tutta Europa con la creazione degli Stati-nazione, vale a dire il giusto equilibrio.

Il Diciannovesimo è appunto il secolo del “Risorgimento europeo”; con le Rivoluzioni Americane e Francesi, i grandi eroi e padri delle nostre patrie odierne, cominciano a concepire l’idea della Nazione. L’Europa dei ducati e dei Regni comincia a decomporsi, le frontiere si ridisegnano e alcuni uomini iniziano così per la prima volta a riflettere su grandi temi per l’avvenire, come la patria, l’unità, la sovranità, l’indipendenza e la libertà.

Un secolo romantico ove i popoli si uniscono e s’identificano in un passato comune, si raggruppano attraverso la lingua, il modo di vivere, le radici e i valori, altri attraverso legami di sangue. Un trionfo delle nazioni europee, un’irresistibile onda che travolge gli Stati Uniti e la Francia, poi paesi come la Grecia, l’Italia, la Germania e l’Irlanda.

Il Ventesimo e il nuovo Millennio sono purtroppo un’altra storia.

Con le due Guerre Mondiali, l’ascesa della neo-superpotenza americana, e con la creazione dell’Ue, il Risorgimento Europeo, è solo un ricordo.

Il desiderio dell’Unione Europea è un progetto reazionario e al tempo stesso progressista, che si fonda sulla distruzione degli Stati Nazione. Un calcolo perverso che s’incammina verso uno stile amministrativo di tipo feudale, un neo feudalesimo che porterà al dominio di Bruxelles e annienterà, di fatto, le nostre amate patrie, trasformate in regioni vassallesche. Comunque sia è un lavoro che non vedrà il suo giorno subito, poiché anche se gli europei stanno perdendo lo spirito patriottico e si “lasciano fare” dalle direttive paneuropeiste e mondialiste, essi hanno ancora la lingua e la cultura nazionale, vale a dire due realtà difficili da sradicare. L’Europa non ha più frontiere doganali ed economiche (spazio Schengen e moneta unica), quelle politiche in parte “esistono”, mentre quelle culturali sono ancora intatte (per poco).

Il neo feudalesimo promosso dalle autorità “Bruxelloises” ha come scopo quello di abolire gli Stati-nazione, e di conseguenza annientare il sentimento nazionale.

Non è un proposito infondato, ma una realtà. Esiste una filosofia paneuropeista veicolata da strumenti simbolici – europeistici come l’Euro, la bandiera UE, il programma “Erasmus”, l’inno europeo (“Inno alla gioia” di Beethoven), il passaporto (europeo), il parlamento o le elezioni Brussellesi.
Esistono inoltre istituzioni europee che promuovono il regionalismo; l’Ue avanza a velocità massime, il suo motto è “Divide et imperam”.

Le regioni all’interno di una nazione sono sempre esistite, pertanto quando uno Stato è sovrano della sua politica in tutte le sue forme, esse sono sempre state dipendenti dall’autorità statale (e non è un male perché garantisce l’unità). Con la creazione di un potere unione europeistico centralizzato (BCE, parlamento Europeo, Commissione, Consiglio dell’UE …), la sovranità di uno Stato si fa limitata, per non dire inesistente. Di conseguenza le regioni dell’Europa non collaborando più con le istituzioni nazionali, dialogano direttamente con Bruxelles.
La prova esiste: i Fondi Strutturali (Fondi per le regioni dei paesi membri), offerti dall’UE non passano più nelle mani dei governi per poi esser ridistribuiti, ma si dirigono direttamente verso le regioni, che li gestiscono a loro uso e consumo.

Quest’ultimo è solo un esempio che promuove il regionalismo. Si sa; nei “ménages à trois” c’è sempre qualcuno di troppo: lo Stato-nazione deve andarsene.

Intanto le direttive che frantumano gli Stati sono ormai al capolinea: basta citare l’Euro a discapito della Lira, lo Stato Maggiore Nazionale è subordinato alla Nato e il Trattato di Lisbona detiene la priorità sul diritto statale.

Ultimamente con la crisi economica provocata dai signori del denaro americani, da Jean Claude Trichet e dai suoi amici, gli Stati hanno perso ancora più affidabilità, nonostante non abbiano nessuna colpa, poiché la politica monetaria è dettata dalla Banca Centrale Europea. L’esempio dell’Italia settentrionale che ha spremuto il governo per far passare il ddl sul federalismo fiscale ne è la prova; le regioni produttive, benestanti ed egoiste non hanno più nessuna voglia di pagare per quelle più arretrate, tutto ciò a detrimento della patria, addio Italia! Addio Europa delle nazioni…

Un altro fatto rilevante e che fa paura, è la questione che riguarda il Kosovo: la creazione di questo “Stato” oltre che a essere “fantoccio”, si dirige esattamente verso la teoria del neo feudalesimo unione europeistico. Lo Stato canaglia Kosovaro è composto da una popolazione interamente musulmana, per cui esso rappresenta il primo paese islamico d’Europa. Se l’UE ha detto sì al Kosovo, altri gruppi etnici già presenti in Europa o in arrivo, potranno proclamare l’indipendenza dicendo “Perché loro sì e noi no?”. L’UE sarà felice di accogliere questo genere di proposte a braccia aperte…

E’ ora di capire quanto e come il regionalismo è in azione all’interno dei nostri Stati d’Europa. Esistono Istituzioni riconosciute dall’Ue, misconosciute per la maggior parte delle persone, che hanno come obiettivo (inconsciamente o consciamente) quello di mutare le frontiere attraverso una cooperazione transfrontaliera.

- Alpen Adria: quest’organizzazione lavora nella zona alpina europea. Tra i suoi obiettivi essa dichiara: “Facendo valere i principi dell’eguaglianza e del partenariato tra i membri, (Alpen  Adria) tende a promuovere un’integrazione che smantelli i muri reali o virtuali esistenti tra i membri”.
- AER (Assembly European Region) : questa commissione animata da grandi autonomisti, promuove il regionalismo all’ennesima potenza. Nella dichiarazione dell’AER sul regionalismo, uno dei punti fondamentali è questo: “Gli Stati europei devono impegnarsi a sviluppare quanto più possibile il trasferimento delle competenze a favore delle Regioni così come quello dei mezzi finanziari destinati ad assumerle, introducendo le modifiche necessarie all’interno della legislazione internazionale”. Il sito internet è ancora più ricco d’informazioni…

- CCRE (Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa): quest’altro istituto ha come scopo finale quello di rinforzare l’autonomia delle regioni europee, attraverso il principio della “tabula rasa” degli Stati-nazione. La carta europea dell’autonomia locale, conforme al trattato di Lisbona sprona questo progetto.

Questi sono solo alcuni istituti, che hanno come finalità quella di decentralizzare il potere, favorire l’autonomia, far dipendere le regioni dall’UE e non più dai loro governi, e fondare così le euro-regioni future terre vassallesche del potere centrale di Bruxelles.
E non è un caso che queste euro-regioni sono sempre più rappresentate al livello politico da partiti autonomisti e pro-europeisti. La deframmentazione dell’Europa, e la fine delle nazioni accade sotto i nostri occhi.

Gli Stati scoppiano e i partiti autonomisti accumulano sempre più militanti!
Questo fenomeno di secessionismo è iniziato con la disintegrazione della Yugoslavia nel 1991… in futuro, pacificamente o con le armi la situazione sarà la stessa.
Il Belgio è già esploso da un anno, e ancora oggi non possiede un’unità politica e un governo sano che possa alzare il tricolore. L’affronto che dura dal 1831 e che vede Fiamminghi e Valloni si può finalmente terminare con la secessione dell’uno o dell’altro campo. Tutto è da vedere nei prossimi giorni…

La Spagna è il territorio con più rivendicazioni autonomiste nonostante l’unità garantita dal Re. La costituzione post franchista sancisce l’autonomia delle comunità spagnole. Ogni regione spagnola ha un governo o un potere esecutivo oltre che a un parlamento. La Spagna è già frammentata…le varie pressioni Basche e Catalane soprattutto, premono sempre di più affinché l’autonomia diventi totale.

La Francia, è il paese col potere più centralizzato d’Europa, tuttavia anch’essa è costretta a scendere compromessi con alcuni territori che si vogliono indipendenti. Il partito Corso autonomista vuole la secessione mentre l’Alsazia è già uscita dal circuito governativo francese, tanto che dialoga direttamente con Bruxelles.

L’Italia anche rischia lo sfascio: essa possiede già delle regioni ad autonomia speciale (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta), mentre le regioni ordinarie sono relativamente autonome poiché il paese non è centralista ma converge più su un sistema federalista. Inoltre con la Lega Nord al governo, la secessione è vicina, soprattutto dopo che il federalismo fiscale sarà definitivamente ratificato.

La Germania calca il futuro stato soprannazionale europeo; “patriottismo costituzionale” e articolo 31: “Il diritto federale prevale sul diritto del Land”. I Land hanno margine di manovra esecutiva e legislativa, essi sono già delle euro-regioni.

“Divide et impera”: il neo-feudalesimo è in atto, una marcia inarrestabile, che distruggerà gli Stati europei a favore delle euro-regioni governate da Bruxelles. Il regionalismo completo vedrà il suo giorno quando le nazioni spariranno.

D’altra parte solo una nazione possiede il potere di opporsi alle direttive paneuropeiste o euro-mondialiste, mentre une regione non ha il potere di ribaltare nessun tipo di decisione internazionale. Le regioni sono fragili, dato che non hanno un esercito e ne una diplomazia propria, e di conseguenza sono più manipolabili. Bruxelles garantirebbe loro un’autonomia degna dei “bei tempi medievali” e queste suddite potranno riattaccarsi soltanto a essa, poiché la Banca Centrale Europea attraverso l’Euro ne ha il controllo.

Con la firma del Trattato di Lisbona – che dichiara priorità del diritto europeo sul diritto degli Stati membri – alea iacta est, il dado è tratto, lo Stato Soprannazionale europeo è cosa fatta. Il neo feudalesimo promosso dall’Ue non ha più ostacoli, gli anni bui del Medio Evo sono alle porte, mentre gli anni bui tout court sono sotto i nostri occhi: Bruxelles e la sua corte di tecnocrati sono il Sovrano.

Lord Draghi e Jean Claude Trichet sono i vassalli. Merkel, Cameron e Sarkozy sono i valvassori; Zapatero e Berlusconi i valvassini.

E noi – lettori e scrittori – siamo i servi della gleba, lavoriamo per loro, ci nutriamo di panem (Fast food & Slow food) et circenses (Ballarò e Grande Fratello). Allora, Neo feudalesimo o “Risorgimento Europeo”?