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L’incontro Putin – Assad cementa la fine del dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente

di Tom Luongo - 22/11/2017

L’incontro Putin – Assad cementa la fine del dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente

Fonte: Aurora sito

Non sono un uomo molto religioso. Ma, mi piacerebbe credere che ci sia un angolo speciale nell’inferno riservato a chi ha fomentato la guerra civile siriana. Dagli inizi in Libia passando dal cannoneggiamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi fino all’incontro di ieri tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Bashar al-Assad, questa vicenda sarà ricordata come uno dei periodi più cinici e brutali della storia. La “Guerra civile” siriana doveva essere il coronamento della politica statunitense/israeliana/saudita in Medio Oriente, l’apoteosi del neoconservatorismo. Se fosse riuscita, avrebbe trasformato il mondo nell’inferno governato da elementi come Hillary Clinton, George Soros, Angela Merkel e il cartello bancario USA/Regno Unito. La Siria sarebbe stata il cuneo che spaccava non solo il Medio Oriente, ma anche l’Asia centrale, bloccando la rinascita della Russia a potenza mondiale, soggiogando l’Europa nell’incubo infinito dell’assimilazione culturale forzata e completato la bancarotta degli Stati Uniti allineandoli al fallimentare piano dell’integrazione europea. Trattati sovranazionali come TPP, TTIP e Accordo di Parigi furono progettati per creare una sovrastruttura che sostituisse la sovranità nazionale senza alcun contributo da parte dei popoli maggiormente colpiti.

La svolta di Putin
Con il discorso cruciale di Vladimir Putin alle Nazioni Unite del 28 settembre 2015, l’opposizione a tale visione venne espressa nei termini più netti e francamente umanistici che si possano immaginare. Vi ricorderò il passaggio più importante relativo alla Siria. “In queste circostanze, è ipocrita ed irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sulla minaccia del terrorismo internazionale mentre si chiude un occhio sul finanziamento e sostegno ai terroristi, incluso traffico e contrabbando di petrolio e armi. Sarebbe ugualmente irresponsabile cercare di manipolare gruppi estremisti e metterli al proprio servizio per raggiungere obiettivi politici nella speranza di affrontarli successivamente o, in altre parole, liquidarli. A chi lo fa vorrei dire, cari signori, senza dubbio avete a che fare con persone brutali e crudeli, ma non sono affatto primitivi o sciocchi. Sono intelligenti come voi, e non saprete mai chi sta manipolando chi. E i recenti dati sulle armi trasferite a tale opposizione moderata ne sono la prova migliore. Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare coi terroristi, per non parlare di armarli, non sia solo miope, ma pericoloso. Ciò potrebbe comportare l’aumento drammatico della minaccia terroristica globale inghiottendo nuove regioni, soprattutto considerando che i campi dello Stato islamico addestrano terroristi di molti Paesi, anche europei”. In verità, va rivisitato tutto il discorso. È un duro promemoria con cui Putin, normalmente molto riservato, ha posto tutte le carte sul tavolo accusando direttamente gli Stati Uniti di dichiarare guerra al mondo. E in 48 ore i Sukhoj giunsero in Siria per bombardare gli obiettivi dei nemici del governo siriano, permettendo una vittoria militare dopo l’altra all’assediato Esercito arabo siriano. Poco dopo fu formata una coalizione attorno al governo di Assad, tra cui Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, l’ala militare di Hezbollah e il tacito appoggio finanziario e morale della Cina. Putin disse “Ora basta” all’ONU, quindi sostenne le parole con le azioni. La guerra è sempre deplorevole. Non è quasi mai giustificabile. Ma di fronte a un nemico implacabile, c’era poco altro da fare. E sostengo che le forze neoconservatrici che dettano le decisioni politiche anti-Assad sono quel nemico implacabile.

La fine di ‘Assad deve andarsene’
Quell’azione iniziò il processo di disfacimento della narrativa attentamente costruita sulla guerra civile siriana. Ma basta storia. Ieri Putin ha presentato ad Assad i comandanti militari responsabili della stabilizzazione del suo Paese. La Siria come unità politica è sopravvissuta. La vecchia guardia saudita è imprigionata, impoverita e perde influenza nel mondo di minuto in minuto. Il governo neoconservatore d’Israele, guidato dal pazzo Benjamin Netanyahu, è impotente di fronte gli eventi e, ovviamente, lo SIIL è stato completamente spazzato via in Siria e Iraq. Gli Stati Uniti continuano a parlare con lingua biforcuta, permettendo ad alcuni membri dello SIIL di scappare per essere riutilizzati un altro giorno, presumibilmente contro Iran e/o Libano, pur riconoscendo il crollo dello SIIL e la cattura di Raqqa. Ciò riflette le profonde questioni all’interno delle comunità diplomatica, militare e d’intelligence degli Stati Uniti e le difficoltà che il presidente Trump ha nell’affrontare tali gruppi tentando di non apparire debole ed inefficace. Va solo guardato l’evento strano di fine settimana, quando degli elicotteri militari giungevano nel quartier generale della CIA a Langleyper sapere che, come minimo, c’è una guerra intestina nel governo degli Stati Uniti. La migliore spiegazione sentita (e non è affatto confermato) è che le forze armate statunitensi abbiano compiuto una dimostrazione di forza contro le reti dell’amministrazione Obama nella CIA che ancora gestiscono i terroristi in Siria. E tali operazioni sarebbero in conflitto diretto con gli obiettivi dei militari statunitensi. Se è così, Putin ha ragione d’ignorare semplicemente gli statunitensi e accelerare i colloqui politici, ignorando i colloqui a Ginevra e dando ad Assad tutto il sostegno di cui ha bisogno per continuare da leader siriano, se è questo che il popolo siriano vuole. Dato il sostegno aperto ad Assad delle sue forze armate e il modo in cui la guerra contro SIIL e altri gruppi separatisti è stata guidata dalle Forze siriane, non c’è dubbio che Assad avrà tale sostegno in tutte le prossime elezioni.

Putin non gongola
La grande domanda è tuttavia quale prezzo pagheranno gli Stati Uniti per la loro parte in tutto ciò. Putin non metterà Trump in una brutta posizione. Il discredito degli Stati Uniti si è già verificato a livello internazionale. La complicità dell’amministrazione Obama in questo triste capitolo della storia del Medio Oriente è chiara per chiunque avesse gli occhi aperti. Putin offrirà a Trump un modo per salvare la faccia degli Stati Uniti, mentre incolperà Obama, Clinton, McCain e il resto. Se credete che il legame tra questo e l’inchiesta “Russia-gate” di Robert Mueller sia folle, non fate attenzione. Mueller cerca disperatamente di salvare tutti gli implicati da accuse di tradimento. Ma mi aspetto che la scena politica statunitense stia per cambiare radicalmente. Una volta che il giudice Roy Moore andrà al Senato (le probabilità che ciò non accada sono quasi zero), Trump avrà una maggioranza a prova d’impeachment alla Camera e al Senato e potrà bloccare Mueller o farlo girare. Trump può giocare a fare la pace qui. Può consolidare la posizione di controllore dei peggiori attori di Arabia Saudita ed Israele e tenerli al guinzaglio. In effetti, si potrebbe argomentare in modo credibile che è su ciò che si basa la purga in Arabia Saudita. Il contro-colpo di Stato di Muhamad bin Salman aveva la benedizione di Trump. Putin può agire in modo simile per placare i sospetti sulle intenzioni di Iran ed Hezbollah. Può anche trattenere Assad dalla rappresaglia contro i nemici, anche se giustamente meritata, per costruire una pace duratura. E una volta che i colloqui saranno finiti come la minaccia dell’indipendenza curda, la Turchia ritirerà le truppe dalla Siria. Putin è pronto a chiamare Trump per aggiornarlo su ciò che verrà dopo. È ovvio che i due sono in contatto su come vanno le cose in Siria. E Trump, da parte sua, ha elegantemente lasciato il lavoro sporco a Putin mentre si occupa dei problemi coi neoconservatori a casa.
Qualunque cosa accada dopo, un quadro per la pace a lungo termine o un inquieto cessate il fuoco con la Russia come intermediario, gli Stati Uniti hanno perso ogni credibilità nella regione oltre Riyadh e Tel Aviv. E non abbiamo nessuno da incolpare se non noi stessi.Traduzione di Alessandro Lattanzio