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A che servono i movimenti di piazza?

di Riccardo Paccosi - 19/10/2026

A che servono i movimenti di piazza?

Fonte: Riccardo Paccosi

Nei paesi europei volti all'economia di guerra si sta palesando, nelle piazze, la più grave crisi di consenso degli ultimi due secoli.
Ma questo non implica l'avvento d'una nuova Primavera dei Popoli come nel 1848, giacché le ragioni di mobilitazione si diversificano troppo da paese a paese.
Se in Francia e in Italia vediamo lavoratori, studenti e sottoproletariato immigrato uniti genericamente contro il carovita, in Gran Bretagna la dinamica di piazza affluente è invece quella remigrazionista.
Sarebbe semplice - in teoria - chiudere le porte a una destra che rifiuta di condannare o anche solo vedere le cause neoliberiste dell'immigrazione nonché chiuderle, parimenti, a una sinistra che sul medesimo tema propugna invece la sostituzione demografica.
Sarebbe semplice rivendicare, come i Gilet Gialli francesi qualche anno fa, sia politiche sociali di spesa pubblica rovescianti il paradigma neoliberale sia il completo stop a un'immigrazione illimitata promossa dalla classe padronale.
In pratica, però, destra e sinistra mantengono saldamente la loro presa mefitica sulle coscienze impedendo l'emersione di un pensiero autonomo e popolare che metta in discussione il sistema e l'ideologia dominante.
In altre parole, la funzione delle declinazioni "contro la destra" e "contro la sinistra" delle insorgenze popolari, consta dell'ostacolare la possibilità che la sollevazione si ponga contro le èlite sovranazionali nonché dell'impedire ai popoli di comprendere che i governanti che promuovono l'immigrazione illimitata sono esattamente gli stessi che puntano alla guerra con la Russia.