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A proposito di Limoges

di Giorgio Bianchi - 18/10/2026

A proposito di Limoges

Fonte: Giorgio Bianchi

Negli ultimi decenni è stato dato un impulso straordinario alla demolizione controllata della vecchia architettura economica e sociale, mentre nel contempo si andavano perfezionando e implementando gli strumenti tecnologici, concettuali e giuridici di controllo e repressione.
Questo processo di demolizione controllata dell'architettura socio-economica, ormai considerata obsoleta dalle classi dirigenti, è già in atto e sta avvenendo senza che l'edificio sia stato preventivamente sgomberato.
Purtroppo un numero rilevante di categorie lavorative, quelle maggiormente legate al "vecchio" assetto produttivo, rimarranno sotto le macerie.
Altre verranno portate temporaneamente al riparo attraverso strumenti tampone, ma giusto per garantire al Sistema il tempo necessario per procedere alla demolizione.
Al termine del processo, anche coloro che si ritenevano al sicuro rispetto a tutto ciò, finiranno per ingrossare la massa di "batterie viventi", tenute in vita grazie a strumenti tipo il reddito di cittadinanza e regolate con sistemi sofisticatissimi di sorveglianza digitale, attraverso i quali verranno distribuiti anche i crediti sociali.
Oramai si è capito che per sconfiggere la resistenza di un popolo, conviene prima dividerlo sulla base di presunte differenze antropologiche (il caso Ruanda insegna), combattere una parte con l'ausilio dell'altra e poi procedere alla liquidazione dei collaborazionisti.
Già così il sistema non è in grado di garantire benessere per tutti. Se poi ci aggiungiamo i colossali piani di riarmo, la rivoluzione della IA e quella della robotica, il sistema che hanno in mente, digitalizzato e integrato, si poterà via anche gran parte dei posti di lavoro legati ai servizi e alle professioni.
Per questo la militarizzazione delle società è inevitabile.
Per perfezionarla, manca soltanto una classe politica spregiudicata, sorretta da un adeguata ideologia legge-e-ordine, e una forza di polizia tipo la gestapo, modellata sull'esempio dell'ICE statunitense
Se il film di riferimento per il "ribelli rivoluzionari" dei primi due decenni del nuovo millennio è stato "V per vendetta", con tanto di maschere di Anonymous divenute simbolo delle proteste di piazza (le rivoluzioni colorate e le primavere arabe ricalcano la tipologia di lotta ipotizzata nella pellicola), presto il nuovo modello di riferimento sarà l'Arthur Fleck di Joker.
L'aspetto più inquietante del film è la giustificazione della rabbia e della violenza: se la società è ingiusta è legittimo reagire furiosamente, anche in maniera criminale.
Se in passato il Joker era un delinquente per amore del crimine, oggi il suo agire ha all'origine una giustificazione morale. Pertanto nelle società reali il malvivente si potrà sentire legittimato dall'ingiustizia sociale e potrà unirsi al cittadino comune nella ricerca di vendetta.
Il problema è che in passato l'origine dell'ingiustizia sociale era insito nelle istituzioni del paese di riferimento che erano espressione di un'élite locale.
Le società contemporanee sono espressione di élite che si trovano altrove, al sicuro, ben protette nel cuore dell'impero o in luoghi remoti come il magnate Lewis che ha edificato il suo beuen retiro in Patagonia. 
Nel mondo della finanza globalizzata e delle istituzioni transnazionali la lotta contro le istituzioni statuali è indirizzata verso un falso bersaglio ed è destinata ad indebolire ulteriormente i paesi oggetto di attacco imperialistico.
Se non si capisce chi è il vero nemico e come esercita il suo potere, si finisce inevitabilmente per fare il suo gioco.
Lo abbiamo visto con i paesi non allineati.
Le rivoluzioni colorate e le primavere arabe non hanno minimamente scalfito la piramide del potere, ma si sono risolte con la distruzione, o l'ulteriore assoggettamento, dei paesi che le hanno prodotte.
Il progetto delle élite è quello di intensificare gli attacchi nei confronti di questi paesi, con l'aggiunta delle medie potenze europee che stavano rialzando la testa e avevano cominciato a guardare con interesse ad Est.
Le proteste future, non avranno luogo solo nei paesi dell'ex Patto di Varsavia o in seno al mondo arabo, ma anche nel cosiddetto "occidente allargato" con particolare riferimento all'Europa.
La mia idea è che a breve si passerà alla violenza diffusa e che questo sarà l’errore fatale, perché giustificherà la repressione vera e propria, quella che ora stanno solo mettendo a punto.
Per  capire meglio il concetto possono tornare utili le parole di John Lennon:
“Quando si tratta di dover usare la violenza, allora stai giocando al gioco del sistema . L'establishment ti irrita - tira la tua barba, ti schiaffeggia la faccia - per indurti a combattere. Perché una volta che ti hanno violento, allora sanno come maneggiarti. 
Le uniche cose che non sanno gestire sono la non-violenza e l'umorismo.”
La criminalità organizzata sarà parte attiva in questa seconda fase, così come i non autoctoni. 
A questo punto la svolta autoritaria sarà inevitabile e come ho scritto in precedenza:
"quando il discorso vacilla, allora c'è bisogno di iniziare a controllare i corpi.
La democrazia è un lusso che ti puoi permettere fino a quando hai ben salde le redini del potere.
Se perdi il controllo allora arriva il regime.
Il nuovo inganno sarà far credere al popolo che il regime è arrivato per sua volontà e non per necessità delle élite che avevano perso il controllo della situazione."