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"Alba dello Yemen"

di Filippo Bovo - 09/10/2026

"Alba dello Yemen"

Fonte: Filippo Bovo

Alla fine dell'estate gli EAU, storico pilastro nella coalizione anti-Ansar Allah, hanno progressivamente cominciato a rimodulare la loro postura strategica onde garantire una protezione al territorio nazionale, la cui vulnerabilità (come evinto da vari precedenti, ad esempio i droni e missili sulle raffinerie ADNOC a Musaffah e agli aeroporti internazionali di Abu Dhabi e Dubai, solo per citare i più eclatanti) è fatto ormai ampiamente noto. La soluzione al quesito su come ottenere una simile garanzia non poteva che passare per Teheran, con cui i vertici emiratini hanno avviato trattative ombra per stabilire un pragmatico canale di de-escalation. Dopo i primi incontri informali, condotti tra Abu Dhabi e Teheran, e l'ingresso di rappresentanti di Ansar Allah, come richiesto dalle parti iraniane, i due paesi sono giunti ad un accordo sostanzialmente funzionale, consacrato infine nelle discussioni tra il principe ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Khaled, e il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, a margine del Vertice BRICS+ di New Delhi di metà settembre.
Gli EAU avrebbero "limitato" il loro impegno a favore delle forze di Resistenza Nazionale di Tareq Saleh, presenti soprattutto a Mokha e lungo la costa occidentale yemenita, non osteggiando pertanto un'avanzata di Ansar Allah, che in cambio avrebbe "risparmiato" il loro territorio. L'Iran avrebbe fornito analoghe garanzie agli EAU, e contenuto le forniture militari ad Ansar Allah, oltre ad "accogliere" le richieste di Abu Dhabi circa la navigazione ad Hormuz. Ancora, gli EAU avrebbero sbloccato fondi iraniani congelati per un valore tra i 10 e i 20 miliardi, di cui effettivamente varie testate, verso la fine di settembre, hanno diffusamente parlato. Naturalmente, non sono mancate le smentite a molte di queste ricostruzioni; eppure l'impressione che delle trattative più o meno informali siano state tenute appare piuttosto difficile da fugare. Quel che è certo, è che abbiamo visto Ansar Allah avanzare con gran facilità a Mokha, in un contesto in cui, pur non mancando scontri militari, le milizie storicamente legate agli EAU si sono ritirate di buon grado.
Il vuoto politico-militare creato dal "disimpegno" dei filo-emiratini è stato rapidamente ed efficacemente colmato da Ansar Allah che a quel punto, guadagnatosi la fascia costiera, ha potuto spostare il baricentro delle sue operazioni militari verso l'interno, dando inizio ad una massiccia manovra a tenaglia per colpire il cuore logistico del governo sud-yemenita (il Consiglio Presidenziale di Guida). Il primo obiettivo è stato il governatorato di Taiz, terra d'origine del presidente yemenita Rashad al-Alimi e terza città del paese. Dopo la conquista di Al-Safiya ed Al-Turban, l'ultima via di collegamento che collegava Taiz alla capitale provvisoria del governo yemenita, Aden (un tempo capitale della vecchia RPD Yemenita, ma ormai è "acqua passata") è stata interrotta, dando più di un'indicazione di quali sarebbero stati i successivi esiti del conflitto in corso. Per i contingenti governativi e filo-sauditi, trovatisi a quel punto del tutto circondati, privi di supporto logistico ed impossibilitati a ricevere rinforzi, la resa è stata alla fine l'unica via percorribile. I capitribù locali hanno svolto un lungo, importante ed estenuante lavoro di mediazione che in parte s'era già visto a Mokha, come del resto continua tuttora in altre località, ad esempio la strategica Marib.
La presa di Taiz ha mutato radicalmente la geografia del conflitto, con Aden ora logisticamente ancor più sotto pressione di prima. Prima di compiervi una marcia terrestre, prendendola, Ansar Allah avrà buone ragioni per fiaccarla ed indebolirla con un isolamento economico non dissimile da quello che, in altri tempi, proprio il governo sud-yemenita ha attuato contro Sana'a e l'esecutivo del Consiglio Nazionale Supremo. L'unica differenza, nel caso, è che sarebbe di ben più breve durata. Non a caso Ansar Allah punta a rafforzare il controllo dei massicci montuosi di Tor al-Baha, così pure impedendo alle forze del Consiglio Presidenziale di Guida di muoversi verso i fronti interni. L'obiettivo è facilitato dal fatto che, dopo la liberazione di Taiz, Ansar Allah può ora concentrare sul nuovo fronte molti dei combattenti sin qui impegnati proprio per presidiare il vecchio; per anni, Taiz aveva tenuto impegnati i suoi combattenti, che oggi possono essere distribuiti su un'area assai più vasta. Sta solo ad Ansar Allah decidere se concentrarsi prima sul fronte meridionale, Aden, su quello settentrionale, il confine saudita, o ancora orientale, Marib.
Tuttavia, l'iniziativa autonoma degli EAU è stata percepita a Riyad come un grave cedimento strategico, ed un'ulteriore pugnalata da un paese con cui il Regno dei Saud è entrato dall'anno scorso in forte rivalità: le questioni che li dividono, infatti, vanno ben oltre le rispettive ambizioni nello Yemen meridionale, andatesi di fatto a sostanziare nello svuotamento del suo "non-governo". Al riguardo, abbiamo già parlato in passato di come, gareggiando tra loro nel tentativo di guadagnarsi un'influenza su Aden ciascuno superiore all'altro, abbiano finito esclusivamente col tener artificialmente in vita un vero e proprio "stipendificio", vale a dire un governo che, per quanto sia l'unico internazionalmente riconosciuto, tra corruzione e peculato è risultato avere sul campo soltanto il 20% delle forze combattenti ufficialmente dichiarate. Il resto del denaro ha preso altre vie. Vedendo il suo fianco meridionale scoperto, con gli EAU intenti a giocare una partita separata con Teheran, Riyad ha così deciso di rompere gli indugi nel tentativo di riprendere l'iniziativa nel conflitto yemenita. Quanto sin qui condotto contro gli uomini di Ansar Allah, come notato, non ha sortito effetti convincenti per il Regno, bensì autodistruttivi: la sovraesposizione in un conflitto del genere finisce, protraendolo ad oltranza, solo col tradursi in un suicidio strategico. Non possiamo attenderci che possa andar meglio ora con la nuova e massiccia operazione saudita "Alba dello Yemen" ("Dawn of Yemen").
Per l'operazione, Riyad ha schierato circa 100 caccia bombardieri, intensificando i raid per colpire le linee di rifornimento e i depositi di munizioni di Ansar Allah nelle province centro-settentrionali, e tentato ad ogni modo d'internazionalizzare il conflitto, come del resto già era avvenuto sin dai primi giorni, ancora a settembre. A più riprese sono stati interpellati partner ed alleati, sollecitando una loro partecipazione infine giunta, almeno per quanto riguarda le sole operazioni difensive del suolo saudita e non offensive su quello yemenita, dai membri del Patto di Mutua Difesa: Turchia e Pakistan hanno inviato loro effettivi, al fine di tutelare gli obiettivi energetici, logistici e militari del Regno. Il problema di una guerra che l'Arabia Saudita deve sostenere, nello Yemen, contando sulle sue sole forze, in sostanza rimane invariato. La Siria, a seguito di ripetute richieste, ha acconsentito a mandare proprie milizie, ma sono principalmente uomini legati ad Al-Qaeda, che costituiscono un problema anche per la stabilità di Al-Sharaa e dei quali questi intende così liberarsi, contando nel lavoro sporco di Ansar Allah. Difficilmente irregimentabili, benché assimilabili a molti miliziani inquadrati nelle file delle cinque forze militari di Aden, pare poco credibile che a Riyad possano dare più vantaggi che problemi.
Nel frattempo, l'attenzione d Ansar Allah si concentra su Marib, la città della leggendaria diga le cui primissime fondazioni risalgono addirittura a migliaia di anni fa. Marib non è solo memoria, è oggi più che mai il polmone economico del paese e il più remunerativo obiettivo di Ansar Allah. E' per questo motivo che ha cominciato a concentrare i suoi assalti terrestri nel distretto settentrionale di Ragwhan e nei pressi del Monte Helan, allo scopo d'impadronirsi delle locali infrastrutture per l'estrazione del gas e del petrolio. Il paese, storicamente, ha una sua produzione petrolifera, modesta, se rapportata a quella delle monarchie del CCG, ma ad ogni modo vitale per il governo di Aden che, perdendola, si ritroverebbe privo dell'unica reale fonte di sostentamento finanziario rimasta (tolti i finanziamenti sauditi ed emiratini). Non a caso le milizie di Aden e i caccia sauditi bombardano continuamente le colonne dei rinforzi di Ansar Allah per tentare un suo arresto; che, a sua volta, replica con droni e missili sulle basi militari e i centri urbani. Il prezzo più salato, come in ogni guerra, è pagato sempre dalla popolazione: Marib ospita già oggi due milioni di sfollati. Con l'avvicinarsi delle linee del fronte ai campi profughi e i precedenti scontri nell'area di Taiz, altri 200.000 sfollati si sono poi aggiunti solo nelle ultime due settimane. La pressione all'interno della città è, anche per questo motivo, comprensibilmente più elevata, ed aggrava le capacità del Consiglio Presidenziale di Guida e dei suoi combattenti di tenere il controllo della situazione. I capitribù locali li esortano, da tempo, ad andarsene.
Vedremo il seguito. Gli EAU non sono del tutto fuori dal confronto sul terreno, nonostante il "disimpegno", e la rescissione su spinta di Riyad di una serie di accordi di difesa con Abu Dhabi da parte del governo di Aden. Continuano comunque a finanziare due milizie, le Brigate dei Giganti (una forza d'élite composta da salafiti) e il STC (Consiglio di Transizione Meridionale: proprio la sua espansione verso Aden e l'Hadramwt, intorno a dicembre, aveva cagionato le prime e gravi fratture tra Abu Dhabi e Riyad). In termini d'influenza militare, seppur dietro le quinte, continuano a giocare ancora un ruolo significativo; e in termini d'influenza politica ed economica, soprattutto se informale, ancor di più.