Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Alla ricerca della culla degli indoeuropei

Alla ricerca della culla degli indoeuropei

di Alain de Benoist - 13/10/2026

Alla ricerca della culla degli indoeuropei

Fonte: GRECE Italia

Intervista / Alain de Benoist: alla ricerca della culla degli indoeuropei

Da due secoli, linguisti e archeologi, ormai coadiuvati dalla genetica, seguono le tracce degli indoeuropei. Nel suo nuovo libro, «Indoeuropei. Alla ricerca della culla originaria» (Krisis/La Nouvelle Librairie), Alain de Benoist ripercorre questa straordinaria indagine scientifica. Un tuffo in cinque millenni di storia europea.

ÉLÉMENTS: In che modo la conoscenza degli indoeuropei può aiutarci a superare la nostra crisi di civiltà?

ALAIN DE BENOIST: Non sono sicuro di poter rispondere adeguatamente alla sua domanda, poiché non è certo grazie alle conoscenze, di qualsiasi tipo esse siano, che riusciremo a superare la crisi generalizzata che oggi ci troviamo ad affrontare. Tuttavia, si può ricordare che il futuro si nutre sempre del passato: chi non sa (o non vuole sapere) da dove viene è incapace di capire dove sta andando. Lo studio degli indoeuropei ci mostra che la nostra civiltà existe da almeno 5.000 anni, di cui 3.000 corrispondono alla protostoria e all’antichità. Tenere conto del fatto indoeuropeo colloca quindi fin dall’inizio la nostra civiltà in una prospettiva di lunga durata, una durata molto più lunga di quanto immaginano coloro che la fanno iniziare con il cristianesimo, la comparsa dello Stato-nazione o la rivoluzione dei diritti umani! Se dobbiamo cercare le «radici» della civiltà europea, è verso gli indoeuropei – i Greci e i Romani, i Celti e i Germani, i Baltici e gli Slavi, gli indo-iraniani e gli indo-ariani, solo per citarne alcuni – che dobbiamo rivolgerci.

ÉLÉMENTS: Lei ripercorre la ricerca della culla indoeuropea. È stata ormai individuata? Lei accenna alla questione iperborea: è stata completamente screditata?

ALAIN DE BENOIST: Il mio libro non è l’ennesima opera sugli indoeuropei. È un’opera che ripercorre, in ordine cronologico, la storia degli studi indoeuropei che, da almeno due secoli, hanno dapprima dimostrato la parentela e l’origine comune delle lingue indoeuropee, per poi interrogarsi sul luogo in cui avrebbe avuto luogo l’etnogenesi degli indoeuropei a partire da un substrato proto-indoeuropeo (PIE). Le ipotesi non sono mancate, ma con il tempo quelle più improbabili (o più stravaganti) sono state scartate. Alla fine del secolo scorso, il dibattito si è concentrato su due teorie: da un lato, la teoria anatolica, che identificava i primi indoeuropei con gli agricoltori del Neolitico, e dall’altro quella che collocava la loro ultima patria comune nelle steppe pontiche vicino al Mar Nero, a sud dell’attuale Ucraina e Russia, più precisamente nella cultura dei kurgan, creata da popoli che oggi chiamiamo Yamnaya o Yamna, che sembra essere apparsa intorno al 3300 a.C. La teoria anatolica non ha retto alle critiche di ogni genere che le sono state mosse, come ha poi finito per ammettere lo stesso Colin Renfrew, il suo principale sostenitore. Rimane quindi, in sostanza, la cultura Yamna. Ma naturalmente questo nucleo di certezza non ha fatto altro che rilanciare le discussioni riguardanti, ad esempio, la data in cui le diverse lingue si sono differenziate dalla lingua comune, i rapporti tra i loro diversi parlanti, i vari «focolai comuni» che potrebbero aver preceduto la cultura dei kurgan e molte altre cose ancora da scoprire.

Non è mai esistita, in senso stretto, un’ipotesi “iperborea”. Gli Iperborei sono un popolo mitico dell’antichità, menzionato per la prima volta nell’VIII secolo a.C. negli Epigoni (un poema epico perduto appartenente al Ciclo tebano) e in Esiodo. È più che probabile che questi Iperborei, il cui nome indica che abitavano ai confini settentrionali del mondo abitato («oltre Borea», il vento del nord), fossero indoeuropei, ma gli elementi a nostra disposizione non consentono di localizzarli con precisione. Si noti che, nella religione greca, il dio Apollo fu trasportato da cigni dall’isola di Delo, suo luogo di nascita, fino «presso gli Iperborei».

Abbiamo invece alcuni motivi per ritenere che almeno una parte dei primi indoeuropei abbia vissuto per qualche tempo nelle regioni circumpolari, in prossimità del Mar Baltico, che furono costretti ad abbandonare a seguito di una catastrofe “cosmica” di vasta portata (di cui il racconto germanico del Ragnarök conserva forse il ricordo). Ne sono testimonianza, negli strati più arcaici della mitologia indoeuropea, diversi elementi relativi al «simbolismo cosmico» che si ritrova nel mondo celtico, così come in India e in Iran.

ÉLÉMENTS: Quali sono i fondamenti antropologici degli indoeuropei che sembrano essere definitivamente accettati dalla ricerca?

ALAIN DE BENOIST: Si tratta di un ambito in cui, fino agli ultimi decenni, si disponeva practically solo delle testimonianze degli autori antichi e delle descrizioni contenute in testi redatti a loro volta in epoche molto remote, come l’Iliade e l’Odissea. Negli ultimi dieci anni, il rapido sviluppo della paleogenetica ha completamente cambiato la situazione. Non existe una «razza indoeuropea», contrariamente a quanto si credeva in passato, ma gli Indoeuropei presentavano ovviamente caratteristiche etniche, come tutti i popoli della Terra. Erano di razza bianca, proprio come lo sono anche i rari popoli europei che non parlano una lingua indoeuropea (baschi, ungheresi, finlandesi e alcuni abitanti del Caucaso). Mescolato ad altri apporti, il tipo nordico sembra essere stato predominante, almeno in alcuni di loro.

ÉLÉMENTS: Cosa possono dirci la mitologia comparata o la linguistica sulla ricerca di un focolare comune?

ALAIN DE BENOIST: La linguistica ha svolto un ruolo fondamentale: non bisogna mai dimenticare che il fenomeno indoeuropeo è innanzitutto un fenomeno linguistico e che la maggior parte degli studiosi di indoeuropeistica sono oggi linguisti. È stata proprio la linguistica a consentire di stabilire che la maggior parte delle lingue oggi parlate in Europa e oltre, dall’Islanda al subcontinente indiano, derivano da una protolingua comune, il cui confronto sistematico ha permesso di ricostruirne il lessico, la fonologia, la morfologia, la sintassi e la filogenesi. Il principio di base è che ogni elemento linguistico comune a più lingue indoeuropee che non possa essere identificato come un prestito può essere legittimamente considerato come ereditato dall’indoeuropeo comune.

La mitologia comparata, dal canto suo, ha permesso di stabilire la parentela funzionale tra le principali divinità dei pantheon indoeuropei, ma anche l’origine comune di numerosi culti e rituali, di elementi della forma poetica, di motivi essenziali delle grandi epopee, ecc. Tutto ciò costituisce una produzione letteraria considerevole, di cui le riviste specializzate rendono regolarmente conto e di cui presento i principali risultati nel mio libro.

ÉLÉMENTS: Si può affermare che la «Weltanschauung» della Nuova Destra sia stata influenzata dagli studi indoeuropei?

ALAIN DE BENOIST: Dire che abbiano avuto un’influenza sarebbe un’esagerazione, ma nella misura in cui la Nuova Destra ha sempre nutrito un vivo interesse per la storia delle origini delle diverse culture europee, i risultati degli studi indoeuropei vi hanno trovato naturalmente il loro posto. Questo spiega perché abbiamo spesso richiamato l’attenzione sui lavori dei grandi studiosi di indoeuropeistica, a cominciare da Émile Benveniste (sul vocabolario degli indoeuropei), Georges Dumézil (sulla tripartizione funzionale) o Jean Haudry (sulla «religione cosmica» degli indoeuropei).

ÉLÉMENTS: Quali spunti di ricerca vorreste che venissero approfonditi in futuro riguardo agli indoeuropei?

ALAIN DE BENOIST: Tra le innumerevoli questioni che si pongono, quella delle origini esatte della cultura della ceramica cordata (Schnurkeramik, Corded Ware), che compare nel III millennio a.C., resta ancora da chiarire. Anche in questo caso si contrappongono due tesi: una considera questa cultura una «discendente» della cultura steppica di Yamna, che si sarebbe spostata verso nord dopo essersi separata da essa; l’altra sostiene invece uno sviluppo parallelo delle due culture a partire da un focolaio comune antecedente alla cultura dei kurgan, focolaio che potrebbe a sua volta trovarsi nei pressi del Baltico. Il fatto che l’aplotipo R1a, caratteristico della cultura cordata, sia anteriore all’aplotipo R1b, dominante presso gli Yamna, sembra avvalorare la seconda ipotesi, ma il campione delle sepolture, ovvero il numero di resti umani provenienti dalla cultura cordata di cui è stato possibile decifrare il DNA, è ancora troppo esiguo per poter trarre conclusioni definitive.

Intervista a cura di Gabriel Pinès

 

 

 

(Traduzione a cura di Piero della Roccella Sorelli).

Éléments, Alain de Benoist : à la recherche du berceau des Indo-Européens, 12 ottobre 2026.

Il libro è uscito sia in Francia che in Italia.

In lingua francese: https://www.revue-elements.com/produit/indo-europeens/

In lingua italiana: https://www.dianaedizioni.com/indoeuropei/