Cosa è e cosa rappresenta il quotidiano Repubblica
di Francesco Petrone - 21/10/2026

Fonte: Francesco Petrone
La Repubblica non è un giornale.
Fin dalla fondazione è stato un partito, una corrente, un ambiente.
1976, Eugenio Scalfari. Non fonda un quotidiano di cronaca, fonda il giornale del compromesso storico che non si fa, del PCI che diventa socialdemocrazia, della borghesia colta che non vuole più votare DC ma non vuole nemmeno la rivoluzione e il socialismo.
Finanziato all'inizio da De Benedetti e Caracciolo, poi solo De Benedetti. Quindi fin da subito rappresenta la grande industria del Nord che vuole una sinistra moderna, non operaia.
Il blocco sociale che ci sta dietro è preciso:
Magistratura e alta burocrazia romana. Repubblica è sempre stata il megafono del pool di Mani Pulite, poi del CSM, dei procuratori. Un rapporto simbiotico.
Università e mondo culturale di sinistra. La Sapienza, il mondo editoriale, il cinema, i grandi nomi progressisti. Scalfari li chiamava "i miei professori".
Alta borghesia illuminata di Milano e Torino. Quella che vota PD ma ha i soldi in borsa, che è per i diritti civili ma anche per l'Europa e i mercati. De Benedetti prima, Elkann/Agnelli oggi.
Quirinale e Farnesina.Più che il governo, Repubblica rappresenta lo Stato permanente. La linea atlantista, europeista, istituzionale. Non a caso ha sostenuto tutti i presidenti della Repubblica da Napolitano in poi, e tutti i governi tecnici da Ciampi a Draghi.
Mondo ONG, terzo settore, fondazioni. L'ecosistema che gira intorno al PD e ai centri culturali.
Non è mai stata popolare. Non è mai stata operaia o sindacale, anche quando sosteneva la CGIL.
Dal 2020 la proprietà è passata a Exor degli Agnelli. Direttore Maurizio Molinari prima, Mario Orfeo ora. Ma la linea è rimasta quella: partito della continuità repubblicana, garante che qualunque governo, anche di destra, resti dentro i tre perimetri: euro, NATO, magistratura.
Per questo Repubblica è un intero blocco sociale: quello che in Italia ha vinto dopo il '92, dopo Tangentopoli, e che considera se stesso la Repubblica stessa, non solo un suo giornale.
È il giornale dell'establishment, dello stato profondo. Ancora prima della trasformazione in PD era diventato il giornale di riferimento della base del PCI che aveva sostituito la lettura de l'Unità con Repubblica, lasciando fallire il proprio organo di partito. Un caso unico in cui il padronato si è messo a capo della classe operaia. George Mosse avrebbe parlato di nazionalizzazione delle masse, o meglio di istituzionalizzazione delle masse. Masse che poi avrebbero sostenuto la privatizzazione della cosa pubblica.
E cosa hanno sostenuto, quelle masse istituzionalizzate?
La fine della scala mobile con l'accordo Confindustria, CGIL CISL UIL, governo nel '92. La Legge Amato-Carli 1990-93 con cui le banche pubbliche diventano S.p.A. e le popolari smettono di essere territorio e diventano mercato. Il Testo Unico Bancario 1993 di Ciampi: la banca può fare tutto, è banca universale. Non solo prestiti a famiglie e imprese, ma speculazione, derivati, borsa. È la fine della separazione fra banca e finanza che c'era dal '36.
Per entrare nei parametri di Maastricht occorre fare sangue.
Le privatizzazioni IRI. Non solo per fare cassa. Smantellata l'industria di Stato che faceva da argine: ENI, ENEL, Telecom, Autostrade, Aeroporti, Alitalia. Telecom va a Colaninno con debiti, poi a Tronchetti - modello di finanza comprata a debito. La Borsa diventa centro del potere. OPA, scalate, fondi.
Poi la seconda mazzata. Monti e dintorni. Arriva la Troika senza chiamarla Troika.
Pareggio di bilancio in Costituzione, votato quasi da tutti. Non puoi più fare deficit. È Maastricht dentro la Costituzione. Fiscal Compact: occorre scendere verso il 60% di debito, tagliando 40-50 miliardi l'anno per 20 anni.
Riforma Fornero 2011. Riforma del lavoro Fornero e poi Jobs Act 2014. Art. 18 cancellato, licenziamento facile, precarietà strutturale. Il lavoratore diventa variabile di aggiustamento del mercato finanziario.
Basilea 2 e 3. Le banche non possono più prestare come prima. Una BCC per prestare 100.000 euro a un artigiano deve accantonare capitale come se fosse un derivato. Risultato: credito alle PMI crollato, 100.000 imprese chiuse tra 2012-2015.
Riforma delle Popolari e delle BCC del governo Renzi. Popolari sopra 8 miliardi devono diventare S.p.A. BCC obbligate a entrare in due holding controllate dalla BCE. Fine del credito territoriale.
Bail-in 2016. Se la banca fallisce, paga il cliente: azionisti, obbligazionisti, correntisti sopra 100k. Banca Etruria, Marche, ecc. La gente scopre che la banca non è più cassaforte.
Privatizzazione del risparmio. PIR, fondi, spinta a portare i 1.400 miliardi degli italiani dalle banche ai mercati. Perché la finanza ha bisogno di masse.
Lo schema è perfetto: prima tolgono la protezione sul salario con la scala mobile, poi sulla pensione con Dini-Fornero, poi sul posto di lavoro con art.18 e Jobs Act, poi sul conto in banca con prelievo e bail-in, poi sulla tua banca locale con Basilea e riforma BCC.
L'Italia è passata da essere un paese con una politica industriale con IRI, ENI, banche pubbliche e scala mobile, dove il profitto restava ancorato al territorio e al lavoro, a un paese dominato dalla finanza speculativa, dove dal '92 in poi non si produce più per guadagnare ma si guadagna comprando a debito ciò che era già stato costruito da altri, trasformando Telecom, Autostrade, le banche e le case in rendite, e Repubblica è stata il giornale che ha fatto accettare questa espropriazione alla sua stessa base operaia raccontandola come modernizzazione, Europa e fine delle ideologie. È la Destra non ha mutato di un pollice.
