Domande e risposte
di Guido Dalla Casa - 05/10/2026

Fonte: Guido Dalla Casa
Qualcuno ha detto che non sono importanti le risposte, ma quello che conta è il modo di formulare le domande. Proviamo con qualche domanda “importante”, come questa, tanto dibattuta in tutto l’Occidente: Dio esiste?
Siamo sicuri che questa domanda è formulata bene?
Nel gruppo di culture “abramitiche” (Occidente giudaico-cristiano, ebraismo, islam) la domanda è corretta e la risposta è SI oppure NO (nel materialismo occidentale).
Proviamo a cambiare la domanda: L’Universale ha/è una Mente?
Per la maggior parte delle culture native (panteiste-animiste) e orientali questa è la domanda corretta e la risposta è SI. Resta sospesa la domanda: Quanto è cosciente?
E’ interessante notare che l’Occidente si è accorto da un secolo (1927-data convenzionale) che mente e materia sono indistinguibili, tuttavia la visione del mondo generale è rimasta quella precedente e mostra soltanto adesso qualche segno di cambiamento: ma il passaggio alla formulazione della domanda nel secondo modo dovrebbe essere inevitabile. Il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927), dove si afferma che l’osservazione (fenomeno mentale) non è separabile dall’oggetto osservato (che quindi non ha un’esistenza materiale autonoma) è sempre stato confermato ma la civiltà occidentale continua a comportarsi secondo il vecchio paradigma, battezzato cartesiano-newtoniano dal noto fisico-filosofo Fritjof Capra.
In seguito, gli studi sulla Dinamica dei Sistemi Complessi hanno confermato che in questi sistemi si manifestano fenomeni mentali, cioè andamenti non prevedibili in alcun modo sulla base di quanto accaduto in precedenza.
Come eccezione di uno studioso occidentale:
Se mettete Dio all’esterno e lo ponete di fronte alla sua creazione, e avete l’idea di essere stati creati a sua immagine, voi vi vedrete logicamente e naturalmente come fuori e contro le cose che vi circondano. E nel momento in cui vi arrogherete tutta la mente, tutto il mondo circostante vi apparirà senza mente e quindi senza diritto a considerazione morale o etica. L’ambiente vi sembrerà da sfruttare a vostro vantaggio. La vostra unità di sopravvivenza sarete voi e la vostra gente o gli individui della vostra specie in antitesi con l’ambiente formato da altre unità sociali, da altre razze, dagli altri animali e dalle piante.
Se questa è l’opinione che avete sul vostro rapporto con la Natura e se possedete una tecnica progredita, la probabilità che avete di sopravvivere sarà quella di una palla di neve all’inferno. Voi morirete a causa dei sottoprodotti tossici del vostro stesso odio o, semplicemente, per il sovrappopolamento o l’esagerato sfruttamento delle risorse. (Gregory Bateson, Verso un’ecologia della mente, Ed. Adelphi, 1976)
