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Femminismo reazionario e mondo multipolare

di Vincenzo Costa - 15/10/2026

Femminismo reazionario e mondo multipolare

Fonte: Vincenzo Costa

Da ragazzo fui molto attratto dal femminismo. Erano gli anni in cui si parlava di differenza, si diceva che il potere era maschile, che la guerra apparteneva agli uomini. Pensavo che le donne avrebbero portato nella storia umana una nuova sensibilità, un rifiuto della guerra, del potere dell’uomo sull’uomo, dello sfruttamento.
All’epoca tacevo, lo ho fatto per anni. Le mie amiche mi dicevano che non avevo diritto di parlare di donne e per le donne, perché la differenza lo impediva e avrei rifatto l’errore di sempre: parlare dell’universale a partire da me, dal maschio, elevandolo a universale e considerando le donne, secondo una tradizione (attestata, dimostrabile, e che i maschietti se ne facciano una ragione) che va da Aristotele a Freud, come dei maschietti con un difetto o con una mancanza. La donna sarebbe un maschio con qualcosa in meno. Capivo che c’era del vero, e cercavo di ascoltare e basta.
Su tutte queste cose non ho cambiato idea. Ma quella promessa contenuta nell’idea di differenza sessuale è dileguata, man a mano che il movimento femminista si è sviluppato, divenendo sempre più un movimento liberal-dissolutivo. Il movimento femminista è stato assorbito dal pensiero liberale: è divenuto semplicemente rivendicazione di fare quello che si vuole. Niente di male, ma si tratta solo dell’applicazione dei principi e dell’esistenza liberale.
Da Rosa Luxemburg a Irigaray le cose erano diverse: il loro problema era la generazione del legame, perché nell’oppressione non c’è legame e ognuno è solo. Era una lotta contro la solitudine, anche nella coppia. Di questo non è rimasto niente.
Nessuna di quelle promesse si è realizzata e la realtà ha mostrato che le donne possono essere “uomini di potere” come gli altri. La più grandi sostenitrici della guerra sono oggi donne.
Ma mi ha colpito che una femminista che anni fa avevo letto con attenzione e interesse oggi sia tra le più sfegatate sostenitrici della guerra in Ucraina, antiislamica, contro il velo.
E mi sono detto: basta tacere. E' stato come all'epoca di Renzi: uno capisce che si è superato il limite della decenza.
In primo luogo, le femministe, oggi, non parlano a nome delle donne, né italiane né islamiche. Non esprimono bisogni delle donne, ma le loro idee fisse, spesso il loro risentimento. Del resto, le donne non si riconoscono in loro. La piantino di parlare di diritti delle donne o di presentarsi come espressione o voce delle donne. Non ne hanno alcun diritto, e la loro voce oramai si sovrappone a quella delle donne reali.
In secondo luogo, il femminismo sta diventando un odio verso le donne reali. In Azerbaigian è stato vietato il velo (lo hijab), le ragazze che lo portano, e vogliono portarlo, non possono accedere a scuola. Ora, per la vecchia femminista che ho in mente, del resto anche abbastanza sionista e guerrafondaia, forse questo può andare bene, perché sta attaccata alle sue idee fisse come la cozza allo scoglio, e ciò mostra che questa gente ama le sue idee del cazzo e odia le donne reali.
Ma qui il problema è che il femminismo vuole imporre alle donne il suo punto di vista: le donne devono desiderare come hanno deciso nelle loro riunioni.
Le donne devono essere come le femministe hanno deciso che devono essere, devono dover voler diventare come loro. Il dubbio che alle donne reali di diventare come loro non “gliene tiene proprio” non viene loro in mente.
C’è una violenza reazionaria infinita in questo femminismo.
E’ fondamentalmente eurocentrico, elitario, funzionale al dominio imperiale e capitalistico. Altro che patriarcato: non c’è guerra imperialista che non sia stata fatta per “i diritti delle donne”, con uno sguardo selettivo che le femministe non hanno mai voluto vedere. La guerra contro l'Iran è stata preparata con la propaganda delle donne iraniane, mentre le donne iraniane stavano a difendere il loro paese da un attacco imperiale.