Fenomenologia della russofobia occidentale
di Maurizio Murelli - 18/10/2026

Fonte: Maurizio Murelli
L’avversione astiosa riservata dalle élite governative occidentali alla Federazione russa ha diverse motivazioni. Tra le tante ce n’è una che viene poco o niente presa in considerazione.
Prima di tutto poniamoci una domanda.
Chi sono le persone che compongono queste élite e cosa (chi) rende loro possibile occupare il posto che occupano? Ci dicono essere i legittimi rappresentanti della “democrazia liberale” intendendo per “democrazia” volontà popolare e per “liberale” e il connesso “liberismo” da intendersi come massima espressione della libertà individuale. In realtà tutto questo personale governativo è espressione dei vari circoli plutocratici dell’Alta finanza di cui sono i mezzadri e per conto dei quali amministrano il… “podere”, nessuno tra loro è un idealista. Vengono selezionati dal vivaio plutocratico tipo BlackRock (vedi ad esempio il cancelliere tedesco Merz) e agevolati nella loro carriera politica. Con barbatrucchi vari agli elettori viene data l’illusione di averli scelti loro attraverso una dinamica democratica. La funzione di questi capataz (uso questo etimo perché calzante: nelle colonie portoghesi i capataz erano i sorveglianti scelti tra gli schiavi africani per controllare il lavoro nelle piantagioni, l’equivalente dei kapò dei lager tedeschi) è appunto quella di sostenere il modello sociopolitico funzionale agli interessi dei plutocrati, sorvegliare e punire quanti tendono a ribellarsi al sistema.
Il problema principale di questi capataz è contrastare i modelli sociopolitici alternativi. Il Sistema da loro difeso palesemente non funziona, non sostiene gli interessi e i bisogni dei governati e ogni giorno che passa è sempre più in crisi. La UE è in fiamme, dalla Spagna, passando per la Francia, la Germania e l’Italia fino ai confini stessi della UE, come in Serbia e in Albania c’è crisi, la popolazione è in costante e ciclica rivolta. In altre parole il sistema è in disfacimento organico, la repressione si fa sempre più aspra. Per contro il sistema politico-sociale alternativo come quello della Federazione russa è caratterizzato da un’alta coesione sociale e gode del consenso popolare che dai capataz viene ovviamente negato. Una poderosa mistificazione dei dati oggettivi è messa in circolo dai trombettieri mediatici.
Qui in Occidente, relativamente alla Federazione russa non c’è contezza del suo sistema scolastico, sanitario, pensionistico e neppure di come è improntato il meccanismo della tassazione; non si fanno confronti tra il loro e il nostro, non ci sono reportage /inchieste dei media occidentali; non c’è informazione per il semplice fatto che il confronto sarebbe impietoso, in particolar modo per l’Italia.
Il sistema politico russo non è perfetto. Certamente esistono gli oligarchi e ambiti in cui è presente la corruzione; sono le scorie residue del sistema iper-liberista che ha infettato la Russia tra il 1990 e il 2000. Ma un fatto è certo: tra gli oligarchi e il potere governativo (Parlamento compreso), è stata eretta una impermeabile diga di contenimento. Se atti corruttivi esistono, tali atti sono praticati fuori dal perimetro entro il quale vengono finanziate le imprese che riguardano la collettività: strade, ponti, linee e stazioni ferroviarie, raffinerie, infrastrutture… insomma opere civili e militari. Quando qualcuno ha provato a perforare il perimetro è finito molto male in men che non si dica, non escluso il salto dalla finestra. L’illegalità (corruzione), per quel poco che si realizza, si realizza nel circuito privato a favore del privato, (tipo edilizia) o commercio.
Se vi capita di recarvi anche un solo giorno in Russia come turisti, potrete rilevare voi stessi quanto sia serena l’atmosfera, tanto nelle città quanto nei villaggi. E nelle città come Mosca o San Pietroburgo c’è vita sociale di altissimo livello, sia culturale che artistica sia nei luoghi di svago, tipo locali diurni e notturni, nei luoghi preposti ai concerti per i giovani.
Potete incontrare molti studenti che vengono dall’estero. Dall’Unione Europea ne giungono in Russia dai 3.000 ai 6.000 (in calo per le sanzioni che limitano i collegamenti e l’uso del bancomat) che studiano lingua e letteratura russa, relazioni internazionali, arte/musica classica; dall’Asia e Paesi CSI 280.000-300.000 che frequentano scuole di ingegneria, medicina, economia, continuità linguistica (russofoni); dall’Africa dai 30.000 ai 35.000 per medicina, ingegneria, corsi coperti da borse statali; dalle Americhe e altri Paesi, dai 5.000 agli 8.000 studenti per corsi tecnico-scientifici e umanistici. E quando tutti questi studenti – con i quali potete conversare per ricevere da loro le impressioni positive del vivere in Russia – tornano ai loro paesi d’origine, non appena riportano sui social le loro esperienze diventano automaticamente, per i trombettieri, “bot russi” (account fake creati dal Cremlino). Disturba che turisti e studenti di ritorno dalla Russia raccontino il bello e funzionale del sistema russo, della gradevolezza dell’abitare in città dove non imperversano maranza, scippatori, stupratori, le strade sono pulite, non ci sono devastazioni perpetrate da rivoltosi.
Ma se tutto è generalmente fastidioso per i comuni cittadini russofobi, per i capataz è veleno mortale: tutto questo mette in discussione il modello plutocratico occidentale, la “democrazia liberale”, in poche parole il Sistema, risultando quello della Federazione Russa un modello più libero e a misura d’uomo, un sistema che funziona e incrementa la coesione sociale.
Da qui nascono l’astio, il livore, l’incredibile narrazione dei commissari UE. E tutto questo sta al di là delle questioni geopolitiche, della guerra in Ucraina, delle mattane di Trump etc. Qui si tratta di certificare che il modello occidentale non regge il confronto con quello russo, come non lo regge neppure con quello cinese. Qui si tratta di certificare la messa in pericolo degli interessi propri dei capataz: posto di lavoro e funzione.
E questo non è tutto… ne riparleremo.
