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Guerra ibrida?

di Maurizio Murelli - 22/10/2026

Guerra ibrida?

Fonte: Maurizio Murelli

Te la do io la guerra ibrida!
E anche questa mattina alla rassegna stampa di RAI news24 ci siamo sorbiti la lezioncina sulla “guerra ibrida” intrattenuti dall’ineffabile Roberto Vicaretti che interloquisce con l’oca giuliva di turno, direttrice di uno dei tanti inutili “magazine” che potete trovare sul tavolino nella sala d’aspetto del dentista o della parrucchiera. L’imbonitrice ha così potuto incassare il gettone di presenza al quale è abbonata per dire le solite pedisseque banalità: «sì, la guerra ibrida la fa Putin, come dicono Molinari, Crosetto, Tajani, così come la fanno gli USA di Trump e Israele di Netanyahu». Che finezza! Gli USA di Trump e Netanyahu, mentre i loro predecessori, essendo democratici e di sinistra, nel corso della loro carriera erano impegnati al bar a giocare a briscola.
Ma veniamo al dunque. Quella che oggi chiamano “guerra ibrida” un tempo la chiamavano “guerra non ortodossa” e oggi vi racconto, a beneficio di chi non ne fosse a conoscenza, un bell’esempio di questo tipo di “guerra”, una “guerra” documentata e non “probabile” come usano dire per cautela i mostrificatori della Russia.
Avete mai sentito parlare dell’“operazione Blue moon”? Sblocco il ricordo per chi ne è a conoscenza e informo chi non ne sa nulla.
Correvano gli anni Settanta, quelli della contestazione giovanile e dell’avanzata dei partiti antiatlantici e comunisti. Per contrastarli, ecco la bella pensata della CIA: diffondere in modo controllato sostanze stupefacenti come l’LSD e l’eroina. Viene così messa in piedi una particolare rete di agenti, tra i quali spiccava Ronald Stark, infiltrato negli ambienti pacifisti e nei movimenti studenteschi infatuati dalle nuove tendenze musicali, quelle psichedeliche. Per costruire la rete di distribuzione degli stupefacenti vengono coinvolte le cosche mafiose di cui gli americani ci avevano fatto grazioso dono ai tempi dello sbarco militare in Sicilia, l’“Operazione Husky” del luglio 1943. Si trattava di una neo-mafia modellatasi in USA e del tutto differente rispetto a quella autoctona della Sicilia, che venne usata per supportare prima, durante il conflitto, la conquista militare territoriale, e poi, a guerra terminata, per condizionare l’intera politica italiana. Ma non divaghiamo e registriamo solo una domanda: questa la possiamo definire guerra ibrida?
In ogni caso, con il coinvolgimento delle cosche mafiose nell’operazione “Blue moon” la droga diventa, da allora fino ai giorni nostri, il principale business della mafia.
A portare alla luce questa storia è stato Roberto Cavallaro, collaboratore esterno del SID e membro dei Nuclei per la Difesa dello Stato: della faccenda, dal punto di vista giudiziario si è occupato il giudice Guido Salvini, e dal punto di vista giornalistico Giovanni Minoli (vedi filmato dell’inchiesta al primo link). 
Allora, se di “guerra ibrida” dobbiamo parlare, come si fa a sostenere che è l’arma non convenzionale di recente concezione ed esclusiva delle autocrazie? Ho riportato l’eclatante “Operazione blue moon”, che ha una sua prima radice nel 1943: ma potrei qui spiattellare tutta una serie di operazioni “democratiche” e “atlantiste” tanto da sfiancarvi nella lettura. Un caso solo per rispondere alle oche giulive (alla Maurizio Molinari e alla Simona Maggiorelli) nonché furieri (alla Tajani e Crosetto) dell’armata atlantica.
A questo punto dovrei dire la mia su quanto accaduto sabato e domenica scorsa a Milano, sui disordini che sarebbero stati, secondo Crosetto & C., sponsorizzati e ispirati da Putin nel quadro della guerra ibrida. Ma rimando al prossimo post per non andare qui troppo per le lunghe. Per ora accontentatevi della mia opinione su cosa è una vera “guerra ibrida”, su chi in questo campo è un vero maestro.