Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Il caos come condizione necessaria del globalismo

Il caos come condizione necessaria del globalismo

di Antonio Catalano - 07/10/2026

Il caos come condizione necessaria del globalismo

Fonte: Antonio Catalano

Nel mio ultimo post raccontavo della situazione del Quarticciolo di Roma dove l’annuncio della droga viene dato puntualmente ogni sera dai botti di fuoco d’artificio. Un mio contatto, nei commenti, “candidamente” poneva la seguente domanda: ma perché se si sa che i botti corrispondono all’arrivo della droga la polizia non interviene? È corrotta? 
Un candore che può sapere di ingenuità ma senza del quale tutto sembrerebbe così tristemente necessario, inevitabile. 
Un'altra domanda “ingenua” potrebbe essere la seguente: come mai di fronte alla devastazione della sede di Provita nel 2023 a Roma con bombe e incendio all’urlo belluino “le sedi di Provita si chiudono col fuoco, ma con loro dentro se no è troppo poco!” fatta e rivendicata da ben precisi ambienti transfemministi, ora la Procura chiede l’archiviazione, mentre per l’“assalto” alla sede della Cigl di Roma del 2021 (in coda a una manifestazione contro il “green pass”) vi sono condanne esemplari? 
Potremo fare altri esempi, ma una cosa sembra chiara. Le risposte dello Stato sono differenziate, seguono più che la normale e comune logica del buon senso, secondo cui fatti simili dovrebbero essere giudicati secondo lo stesso metro, una logica che sfugge alla comprensione dei più ma che ha a che fare con la necessità del potere di valutare quale sia la cosa più conveniente da fare in considerazione di determinati equilibri, le regole formali vanno sì rispettate… ma con “elasticità”. 
Le forze dell’ordine non sono autocefale, sono al servizio dello Stato, e lo Stato decide di muoversi in un modo o in un altro a seconda di valutazioni che scaturiscono da una sintesi complessa di quello che possiamo chiamare “Spirito del tempo”. Spirito che aleggia nell’aria e domina il pubblico discorso non per sue intrinseche virtù ma semplicemente perché al potere dominante (non quello politico, per capirci) conviene così. 
Per cui, se lo “Spirito del tempo” chiede che non si incrini il fronte della vaccinazione di massa, funzionale a certo potere economico finanziario di natura globalista (vedi la Pfizer), allora la risposta dello Stato dovrà essere immediata e dura, e pedagogica, affinché nessuno si metta in testa che si possano contestare determinati provvedimenti. Stessa cosa vale per la devastazione della sede dei Provita per mano di facinorosi ambienti legati al transfemminismo perché, inutile sottolinearlo, questa associazione si muove secondo valori non compatibili con lo “Spirito del tempo”. Come si può infatti intervenire contro gli identificati ambienti colpevoli del vile attentato quando invece questi si coccolano in quanto la distopia transgender è funzionali alle logiche del globalismo, quello che impone tramite agenzie Ong, se non direttamente tramite Ue, i gaypride come condizione per entrare nella globalista unione?
Risulta abbastanza evidente come questo “Spirito del tempo”, globalista, tenda a sostenere qualsiasi movimento tenda a rafforzare non-luoghi anomici in cui l’esistenzialismo nichilista si combina a pennello con il disfacimento di tessuti sociali e comunitari. 
Si guardi, per esempio, ai fatti francesi di questi ultimi giorni. Davvero si vuol pensare che lì si ha a che fare con un movimento di giovani studenti che chiedono il miglioramento del servizio scolastico e che le devastazioni siano figlie di un atteggiamento “repressivo” delle forze dell’ordine? 
Questa lettura ingenua della cronaca francese – ma più che altro spesso ipocrita – occulta il fatto che la posta in gioco non è la qualità dei servizi (non si spiegherebbero altrimenti i milioni di danni arrecati alle infrastrutture scolastiche, per non parlare di altri e numerosi danni a cose e persone) quanto la legittimazione di un movimento “anti-francese” composto prevalentemente da adolescenti figli dell’immigrazione spalleggiati da coetanei “antirazzisti”. 
Il facile e scontato sostegno a questo movimento da parte degli ambienti globalisti che vaneggiano di sessantotto e nuove insorgenze – dei quali l’espressione più coinvolta, quella che sta provando a cavalcare l’onda di protesta, è quella della sinistra radicale di Mélenchon (LFI) – è spiegabile con la sottomissione allo Spirito del tempo (globalista) che letteralmente se ne fotte di un ordine sociale basato su equilibrio e razionalità. Suo obiettivo è il caos, il degrado a tutti i livelli, con l’utilizzo dell’immigrazionismo come potente leva per lo scombussolamento dei popoli. 
Obiettivo? Creare società-pollaio dove tutti si beccano e si cacano addosso. 
Il fatto che la sinistra nelle sue varie articolazioni sia tutta scesa in campo per sostenere ed esaltare questo movimento ci dice ancora una volta come questa sia la parte politica votata più di altre a rappresentare lo “Spirito del tempo”. 
Una sinistra che, in nome di un inclusivismo ideologico del tutto funzionale al Caos globalista, spinge per la radicalizzazione delle frange giovanili immigrate perché diano una spallata definitiva agli stati nazionali e agli stessi popoli che ne rappresentano la base costitutiva. Inclusivismo che ha come unico obiettivo la frammentazione dei popoli autoctoni. 
Si pensi, per esempio, alla campagna demagogica “qui nessuno è straniero” che pretende di affermare, contro ogni ragionevole evidenza, il principio che tutti gli studenti sono uguali… non importa poi se in classe non ci capiscono niente perché non conoscono la lingua. Semplicemente un’idea di uguaglianza a beneficio dell’analfabetizzazione di massa.
In conclusione. È lo “Spirito del tempo” a decidere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, e ad ammonirci che agire contro di esso non va bene perché tutto deve procedere secondo linee di confusione, di degrado, di Caos. Forse ora sarà più chiaro perché i fuochi di artificio che annunciano l’arrivo della droga continueranno tranquillamente a illuminare il cielo del Quarticciolo.
Si badi bene, però, a non rifugiarsi in quell’atteggiamento moralistico, tipico di certi ambienti di destra, richiamantesi all’ordine e basta. Ambienti che non riescono proprio a comprendere che l’ordine in sé non interessa un fico secco a chi detiene il potere vero, quello profondo. Ambienti che, in buona sostanza, amano le cause ma rifiutano le conseguenze. 
Questo potere osserva il culto pagano del Caos, la cui teologia poggia sull’esaltazione narcisistica dell’individuo strappato da qualsiasi vincolo comunitario. 
Ma non scoraggiamoci, la Storia non è finita, anche se obiettivamente si tratta di vivere una frazione del tempo particolarmente difficile, in cui tutto cerca una ridefinizione, in cui la guerra diventa per le classi dominanti l’unico sbocco vitale. 
Per contrastare lo “Spirito del tempo” globalista e anti-umano urge coltivare una visione comunitaria, anti-individualista, e una politica seria basata su razionalità e severità d’analisi. 
Non lasciarsi intimorire e scoraggiare dal Caos, nella speranza – per taluni una certezza – che… le “porte degli inferi non prevarranno”.