Il mutamento antropologico
di Francesco Petrone - 30/09/2026

Fonte: Francesco Petrone
Per comprendere meglio la mutazione di tipo antropologico avvenuta nel Centrodestra è necessario comprendere le ragioni che hanno provocato lo stesso mutamento nel mondo della Sinistra.
È bene cominciare dagli anni che vanno dal 1989 al 1991, in cui è avvenuto repentinamente un radicale mutamento nella visione economica del partito e sono gli anni che corrispondono al crollo del blocco comunista. Cade il Muro e la sinistra abbandona immediatamente operaio, fabbrica, nazionalizzazione. Diventa sinistra del ceto medio istruito, dei diritti civili, della finanza regolata. Tony Blair nel 1997 e Clinton nel 1992 diventano i simboli: non più redistribuzione, ma meritocrazia e globalizzazione.
Poi tra gli anni 2001 e 2008 avviene un altro cambiamento riguardante la guerra e lo Stato. Avviene a causa dell'11 settembre e poi, in seguito, alla crisi finanziaria. La sinistra, che era anti-militarista e anti-sistema, diventa interventista e pro-istituzioni. Sostiene le guerre umanitarie, come in Libia nel 2011, e difende le banche centrali, l'UE, l'OMS come argini contro il populismo.
Altro salto di adattamento darwiniano di sopravvivenza è quello avvenuto tra il 2013 e il 2016, riguardante i confini, la libertà di parola e le élite. Quest'ultimo è il ribaltamento più visibile. Fino al 2010 la sinistra era per la libertà di espressione assoluta, scettica verso le multinazionali e le agenzie di intelligence, favorevole a controllare i confini per proteggere i lavoratori. Dal 2015 in poi, con Trump, Brexit e crisi migranti, diventa chiaramente pro-censura per disinformazione, pro-Big Tech e apparati di sicurezza come alleati contro la destra, pro-confini aperti come valore morale. La destra diventa quella che parla di classe operaia, libertà di parola e anti-guerra.
Tra il 2015 e il 2016, l'anno di Trump, Brexit e crisi siriana, la sinistra americana ed europea si ritrova a difendere esattamente ciò che combatteva nel 1968: le istituzioni, il libero commercio, i servizi segreti, le corporation. Non è stato un complotto. È stato uno scambio di base elettorale. Ha perso l'operaio di fabbrica, ha guadagnato il laureato di città che lavora per Google. Ha cambiato base e ha cambiato valori.
In Italia è un caso da manuale, molto più netto che altrove. La destra ha fatto il percorso inverso della sinistra, ma per lo stesso motivo: per governare.
Prima fase, dal 1994 al 2011: il berlusconismo. Populista, anti-statalista, anti-comunista, ma profondamente atlantista ed europeista da subito. Berlusconi non è mai stato sovranista. Voleva meno tasse, più impresa, meno giudici. Sull'estero era con Bush e con l'UE, ma indipendente in politica estera con la Russia e la Libia di Gheddafi. Voleva fare dell'Italia un vero hub energetico in modo concreto, non propagandistico.
Ora analizziamo le involuzioni delle destre. Dal 2011 al 2019 abbiamo la fase sovranista. Cade Berlusconi, arriva la crisi dell'euro, Monti impone austerità. La base di destra si impoverisce e si arrabbia. La Lega di Salvini e Fratelli d'Italia di Meloni intercettano quella rabbia e diffondono il messaggio: no euro, no austerità, no immigrazione di massa, no globalismo, sì dazi, sì nazione. È una rivolta anti-Macron, anti-Merkel, simpatizza per Trump e Putin come modelli forti. È la destra che vince nei bar, ma non nelle cancellerie.
Dal 2020 al 2022 assistiamo al grande bivio. Arrivano il Covid, i soldi del Recovery Fund e la guerra in Ucraina. La destra comprende che se vuoi andare al governo non puoi presentarti a Bruxelles dicendo usciamo dall'euro e a Washington dicendo Putin ha le sue ragioni. Chi detiene le vere leve del potere non ti farebbe entrare. Draghi in questa operazione è stato la levatrice. Ha mostrato alla destra che per essere legittimata deve diventare affidabile per mercati, UE e NATO.
Dal 2022 ad oggi: il melonismo atlantista. Meloni arriva a Palazzo Chigi e fa esattamente il contrario di quello che predicava sull'estero: da anti-UE a negoziatrice dura ma dentro l'UE, prima sostenitrice del Patto di Stabilità riformato; da ambigua sulla Russia a più atlantista di Draghi, invio armi, base in Atlantico; da no-global a liberista sulle riforme, come balneari, concorrenza, privatizzazioni; da anti-establishment a garante della stabilità per banche e Confindustria.
Tutto questo per una ragione molto semplice e cinica: in Italia attualmente non si può più governare senza la benedizione del Quirinale, della BCE e della Casa Bianca. La destra sovranista degli anni 2018-2019 li aveva contro tutti e tre. Doveva scegliere: restare pura all'opposizione per sempre, o cambiare linea per tenere il potere. Ha scelto la seconda. Ha tenuto il discorso identitario su famiglia, immigrazione, sicurezza per la sua base, ma senza poter incidere nemmeno su questi valori. Ha ceduto completamente economia ed esteri a Bruxelles e Washington per farsi legittimare.
È esattamente quello che aveva fatto la sinistra negli anni Novanta: ha ceduto l'economia e lo Stato sociale alla globalizzazione per tenere i diritti civili. Che poi non sono valori della sinistra, ma liberali.
