Il pretesto
di Francesco Petrone - 16/10/2026

Fonte: Francesco Petrone
Il pretesto per le rivoluzioni colorate o per le primavere arabe o per organizzare moti di protesta contro governi sudamericani invisi agli Usa a causa delle nazionalizzazioni è sempre l'accusa di corruzione. Tutti sanno che è quasi impossibile che un Paese ne sia completamente esente. Anche la prima repubblica è stata tolta di mezzo a causa delle troppe nazionalizzazioni e col pretesto della corruzione. Lo schema è sempre "corruzione come pretesto". È sempre lo stesso, in molti casi di Primavera Araba o anche di rivoluzioni colorate o di crisi in America Latina, la corruzione spesso è reale e documentata, ma viene usata anche come leva esterna. Un regime è inviso perché nazionalizza petrolio, miniere, coltivazioni o banche e diventa bersaglio di campagne mediatiche e giudiziarie, mentre regimi corrotti ma allineati non lo sono. Spesso chi desidera un cambio di regime, la corruzione non deve inventarla, deve solo selezionarla e amplificarla. Quando il processo di delegittimazione non ottiene risultati, come accaduto in Venezuela, viene rapito direttamente il presidente con una scusa.
Il caso italiano della Prima Repubblica è esemplare.
Secondo la tesi ufficiale la Prima Repubblica crolla per Tangentopoli, finanziamento illecito dei partiti tramite tangenti dalle imprese per appalti. Mani Pulite del 1992-94 porta al crollo di DC, PSI, e di tutta la classe dirigente italiana. Sembra più un golpe giudiziario che una naturale circolazione delle élite.
Occorre tener conto che l'Italia era il paese con più nazionalizzazioni d'Europa: IRI, ENI, ENEL, banche pubbliche, che controllavano gran parte dell'economia. Per molti osservatori, la spinta a smantellare quel sistema e a privatizzare negli anni '90 ha coinciso con pressioni americane e della finanza europea per un'Italia più liberista e meno statale. La corruzione sarebbe servita come giustificazione morale per le masse per una operazione economica e politica.
Il sistema di finanziamento illecito dei partiti politici tramite tangenti esisteva ed era enorme. Però la privatizzazione stessa è stata terreno di corruzione: sottovalutazione degli asset, tangenti per aggiudicarsi le quote, conflitti di interesse, e nascita di monopoli privati che poi corrompono in modo diverso, attraverso lobbying e finanziamento dei partiti. In sintesi: lo Stato imprenditore ha prodotto un tipo di corruzione politica. Lo Stato che vende ha prodotto un tipo di corruzione finanziaria. Il livello totale non è mai sparito, è cambiata la forma.
È lo stesso schema che si era tentato di applicare all'Iran: le sanzioni creano inevitabilmente crisi economica, la crisi può favorire corruzione e malcontento, e la motivazione della corruzione diventa il linguaggio per delegittimare il regime agli occhi dell'opinione pubblica internazionale e al contempo viene sfruttato il malcontento creato ad arte con le sanzioni. È la stessa tecnica utilizzata con Cuba vittima di un vero assedio navale. È anche ciò che ha tentato di fare l'UE con la Russia, tirandosi però la zappa sui piedi.
