Italia: neutralità armata
di Mario Porrini - 21/10/2026

Fonte: Italicum
Primum vivere deinde philosophari. Questa celebre locuzione latina che invita a dare precedenza ai bisogni materiali e pratici rispetto alle elucubrazioni teoriche ed astratte, riflette perfettamente l’attuale stato d’animo della maggior parte del popolo italiano. Il nostro paese vive una crisi economica senza fine che ha origine lontane, dalla metà degli Anni Novanta del secolo scorso. Prima della rivoluzione attuata per via giudiziaria, attraverso l’inchiesta di Tangentopoli che ha spazzato via buona parte della classe politica della cosiddetta “Prima Repubblica”, l’Italia era considerata la quinta potenza economica mondiale. Pur con la spada di Damocle del debito pubblico monstre ed una corruzione diffusa, nella gente non si avvertiva quello stato di ansia e preoccupazione per il futuro che si percepisce ai giorni nostri.La gente viveva bene e spendeva. Dal1992, si sono succeduti tutta una serie di eventi che hanno portato ad un impoverimento generale che ha colpito quasi tutti gli strati della popolazione.
Certamente la prima Guerra del Golfo ha innescato un primo forte arresto dei consumi ma la causa scatenante che è all’origine di tutti i nostri problemi e per la quale ancora oggi ne paghiamo le conseguenze è rappresentata dell’introduzione dell’Euro. Non tanto o non soltanto per aver aderito alla moneta unica, quanto per aver accettato l’imposizione del cambio insensato e folle:1 euro = 1936,27 lire. Quei geni dell’economia quali Ciampi e Prodi, per incapacità o per qualche altro oscuro e inconfessabile motivo,hanno subito senza fiatare una decisione presa da ambienti finanziari internazionali, finalizzata a colpire principalmente le esportazioni del nostro comparto industriale, con le aziende italiane che rappresentavano dei formidabili concorrenti sui mercati europei e non, soprattutto per le imprese tedesche.Questa conversione, oltre ad azzoppare le nostre esportazioni, ha, di fatto, dimezzato il potere di acquisto delle famiglie italiane. Con il passare dei mesi, infatti, il costo di merci, beni e servizi, sono lievitati a quasi il doppio, con un euro equiparato alle mille lire nell’economia reale, mentre gli stipendi sono rimasti ancorati al cambio ufficiale, provocando di conseguenza il crollo dei consumi. E poi, l’11 Settembre, le guerre provocate dagli americani in Iraq, in Afghanistan, in Ucraina, le autolesionistiche sanzioni alla Russia, i dazi americani, senza dimenticare il Covid, tutto ha contribuito a minare le basi della nostra economia. Un altro elemento che impoverisce enormemente da decenni il nostro sistema e troppo poco considerato, riguarda le rimesse all’estero da parte dei milioni di immigrati regolari, che fanno uscire dal nostro paese ingenti quantità di denaro che non viene rimesso in circolo in Italia, andando viceversa ad arricchire paesi lontani. A completare il quadro, a dir poco drammatico, della situazione va aggiunto come negli ultimi trent’anni, tutti i governi, politici o tecnici che fossero, si sono adoperati, con un impegno degno di miglior causa, a privatizzare, svendendo a gruppi stranieri le nostre migliori aziende operanti anche, se non soprattutto, in settori strategici per la sicurezza nazionale.
La corsa al riarmo, voluta da Washington e Bruxelles, toglie gigantesche risorse che potrebbero essere destinate alla spesa sociale, alla sanità, alla scuola ed agli investimenti. Abbiamo regalato e continuiamo a farlo, ingenti quantità di denaro all’Ucraina,quando il nostro paese si dibatte in una crisi economica spaventosa.Il governo foraggia un regime corrotto, scosso da scandali continui che coinvolgono lo stesso Zelensky, mentre da un rapporto dell’Istat emerge come nel 2025, fossero oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. Inoltre i nostri giovani sono costretti ad andare a lavorare all’estero per ottenere stipendi almeno decorosi. Noi li formiamo ma appena laureati, espatriano,arricchendo gli altri paesi. Noi esportiamo eccellenze ed importiamo gente senza arte né parte che arriva in Italia e nella migliore delle ipotesi lavora nei campi nella peggiore delinque. E’ di questi giorni la notizia dell’accordo chela Meloni ha stretto con il premier indiano Modi che prevede un piano iniziale per favorire l’inserimento nel sistema sanitario italiano di circa 10.000 infermieri provenienti da quel paese, senza che gli stessi debbano iscriversi all’ordine professionale, in deroga alle leggi vigenti che ne stabiliscono l’obbligatorietà affinché siano preventivamente accertate le competenze ed i titoli.L’Ordine degli infermieri ha inutilmente protestato per questa inspiegabile decisione del governo anche perché nei mesi scorsi proprio in India è scoppiato uno scandolo che ha fatto emergere come circa 100.000 infermieri abbiano ottenuto diplomi falsi. Ad ulteriore conferma del grave problema, c’è da registrare la protesta dei medici dell’Ospedale S. Raffaele di Milano, costretti a lavorare con infermieri indiani che non sanno la lingua e non conoscono i famaci in uso in Italia. Questo accordo nasce dalle difficoltà di trattenere professionisti all’interno del Servizio sanitario nazionale visti gli stipendi da fame in rapporto ai turni massacranti ed ai compiti da svolgere. Appare paradossale come anche in questo caso, i nostri operatori sanitari emigrino e noi ci facciamo curare da presunti infermieri asiatici. Che Dio ce la mandi buona!
La politica appare sempre più distante dal paese reale che guarda solo ed esclusivamente ai propri egoistici bisogni personali. Lo dimostra la giostra dei proclami e le promesse che si fanno quando si è all’opposizione sistematicamente disattese una volta entrati nella stanza dei bottoni. Il problema è che l’inquilino di Palazzo Chigi, chiunque esso sia, deve rendere conto all’Ue che detta l’agenda ed i governi in carica devono soltanto provvedere a seguirne tassativamente le disposizioni. Disposizioni che raramente si rivelano un beneficio per il nostro paese. Anonimi burocrati che nessuno conosce e, soprattutto, nessuno ha mai eletto, tengono in mano il destino di milioni di persone.
Al momento, le direttive provenienti da Bruxelles, sono di natura economico/finanziaria ma con l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca, si è tornati a parlare con insistenza della necessità di trasformare l’Europa in un soggetto politico che possa tenere testa alle superpotenze mondiali anche se attualmente il nemico principale è stato individuato nella Russia.Putin rappresenta lo spauracchio per convincere gli europei a recidere definitivamente i legami con una nazione che dovrebbe rappresentare un partner naturale per l’Europa in generale e l’Italia in particolare, sia dal punto di vista politico ma soprattutto economico. Le autolesionistiche sanzioni hanno fatto compiere un notevole passo avanti in questa direzione ma una guerra, anche breve e convenzionale, rappresenterebbe un punto di non ritorno. A spingere in questa direzione, diciamo così, guerrafondaia, sono i paesi del nord e nord-est del nostro continente, da sempre in rapporti conflittuali con l’ingombrante vicino. Tuttavia viene da chiedersi se gli interessi di Polonia, Paesi Baltici, Ucraina siano gli stessi di quelli italiani. Siamo così sicuri che la Russia minacci il nostro paese? Possiamo mettere in gioco la nostra sicurezza e farci trascinare in una guerra assolutamente contraria ai nostri interessi? E qui entra in gioco il concetto stesso di Europa. Esiste comunanza di intenti tra i vari paesi del Vecchio Continente? Abbiamo visto come in occasione dell’introduzione dell’Euro, soprattutto la Germania abbia tramato per indebolire l’Italia, mentre con la Francia i rapporti sono, da sempre, tutt’altro che idilliaci ed ora Polonia e Paesi Baltici spingono verso la guerra alla Russia. Troppo spesso i paesi europei si sono rivelati come peggiori nemici. I nostri interessi sono completamente diversi. L’Italia non è l’Europa continentale e nordica e la nostra vocazione deve essere mediterraneaed è proprio verso questa area - che la geopolitica moderna indica come il Medioceano – che dobbiamo dedicare le maggiori attenzioni. Attraverso quello che una volta era denominato “”Mare Nostrum”, passano gran parte dei traffici commerciali mondiali, oltre 300 miliardi di import-export e la nostra posizione geografica ci pone in una condizione invidiabile, sia come terminale delle rotte che come scalo per altri lidi. La guerra moderna offre diverse alternative di attacchi ed un nostro eventuale coinvolgimento bellico con la Russia, ci esporrebbe a rischi di ogni genere. Prioritaria deve essere la nostra sicurezza che riguarda soprattutto la difesa delle nostre coste e del traffico marittimo, oltre alla protezione dei cavi sottomarini per la trasmissione dati. Noi invece cosa facciamo? Progettiamo quella che viene definita“una svolta dottrinale conforme ai requisiti NATO”, per scenari ad alta intensità” proiettando l’Esercito italiano verso la più profonda metamorfosi operativa della sua storia moderna, con la rinascita di una Divisione Corazzata pesante, imperniata sulle brigate Ariete e Garibaldi e supportate da una terza di riserva dotate dei nuovi carri Panther KF51.Invece di investire sulla componente aeronavale ed anfibia delle FF.AA., si punta sull’acquisto di carri armati perché ce lo impone l’Alleanza Atlantica. Ora la domanda sorge spontanea: cosa se ne fa l’Italia di una divisione corazzata? Non certo per difendere le nostre coste! Ci stiamo forse preparando a combattere la Russia sulle distese pianeggianti dell’Ucraina, lasciando sguarnite le nostre coste?
L’interesse nazionale dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di chi ci governa ed agire anche perché le altre nazioni non si fanno scrupolo di agire in tal senso. La posizione internazionale dell’Italia dovrebbe essere quella di una neutralità armata, aperta ad alleanze e rapporti privilegiati con gli altri stati ma libera di potersi muoversi secondo le sue esigenze e priorità. Per fare un esempio, la Turchia, membro della NATO che spinge da anni per entrare nell’Ue, si dimostra molto attiva nel cercare di allargare la propria sfera di influenza proprio nell’area che dovrebbe essere quella nostra. Spazia per tutto il Mediterraneo centro-orientale, è presente in Medioriente e nell’Africa sub sahariana e spadroneggia in Libia.Proprio con la Libia di Gheddafi l’Italia aveva un rapporto privilegiato poi i nostri “amici” francesi, nel 2011, con la forza delle armi hanno fatto cadere il regime del Colonnello e da quel momento siamo stati progressivamente emarginati fino ad essere tagliati completamente fuori da una zona che, per storia, tradizione, cultura e vicinanza geografica dovrebbe essere il nostro cortile di casa. Anche in questo caso un paese europeo si è rivelato come il nostro peggior nemico!
Tornado all’inizio, quando si invoca la tutela degli interessi nazionali da parte del governo, non si filosofeggia e non si fanno elucubrazioni astratte, perché al bene dell’Italia corrisponde il bene del popolo. Il nostro paese deve riappropriarsi del proprio destino.Gli italiani devono valutare l’azione del governo, soprattutto gli elettori che, con il loro voto, hanno permesso che quel governo si formasse ed entrasse in carica. Professarsi ad ogni piè sospinto filo-americani, filo-israeliani, filo-occidentali, fedeli membri della NATO, convinti sostenitori dell’unione europea, dimostra chiaramente come la presunta sovranista Giorgia Meloni non sia altro che la fotocopia dei mediocri politici che l’hanno preceduta a Palazzo ai quali tutto stava a cuore tranne gli interessi nazionali.Ed è su questo che bisogna meditare.
