La differenza nelle proteste al sud e al nord
di Filippo Bovo - 18/10/2026

Fonte: Filippo Bovo
A grandi linee, si potrebbe cogliere una sostanziale differenza nelle proteste al sud e al nord, con la prevalenza di un ordine controllato nelle prime e di un disordine provocato nelle seconde. In generale, pur non essendovi regole "scientifiche", non si tratta di una novità, e a darne spiegazione sono fattori come la struttura organizzativa, il tipo di controllo esercitato sul territorio e le finalità strategiche dei due gruppi. Dopotutto, in passato vi sono state anche proteste di lavoratori in piazza con scontri legati ad infiltrati, mentre grandi cortei studenteschi si sono svolti in modo del tutto pacifico.
Tuttavia, nel caso odierno vediamo che al sud le proteste puntano su presidi statici e blocchi infrastrutturali da parte di trasportatori, pescatori ed agricoltori, concentrati soprattutto su statali e snodi autostradali, raffinerie e piazzali dei varchi portuali, coi loro mezzi da lavoro come camion, trattori e pescherecci. Al nord, invece, le proteste si svolgono in altro modo, soprattutto nelle strade e nelle piazze delle città, con folti e fluidi cortei in movimento dove non è affatto così difficile, per gruppi esterni di violenti, inserirsi al fine di delegittimare la protesta con violenze, furti ed atti vandalici. Non è altrettanto facile, invece, penetrare una piazza di lavoratori come al sud, dove i presidi di camionisti ed agricoltori sono prima di tutto comunità ristrette e territoriali: gli operatori si conoscono spesso tra loro, per nome, azienda, cooperativa o flotta d'appartenenza, e giammai lascerebbero entrare, e prima ancora avvicinare, qualche sconosciuto che giunga a piedi o senza un mezzo di settore in uno snodo della statale Jonica o ad un varco portuale di Palermo. Per la piazza studentesca ed universitaria, i cui eventi sono per natura aperti ed "inclusivi", fronteggiare il rischio che vandali occasionali, frange dell'antagonismo o professionisti dello scontro s'infiltrino per fare della massa giovanile uno "scudo umano" di cui avvalersi per delegittimare la protesta con saccheggi e scontri con le forze di polizia, è dunque molto più difficile.
Qua entrano in gioco altri elementi ancora, legati al rapporto tra la funzione della violenza e il reale obiettivo di una protesta. Il potere contrattuale degli agricoltori, trasportatori e pescatori risiede nella loro capacità di paralizzare l'economia reale tra blocchi alle merci, scaffali vuoti e pompe a secco; il loro obiettivo non è certo di dar luogo alla violenza fisica e al vandalismo urbano che, dando luogo allo scontro con le forze dell'ordine, farebbero subito scattare dei reati penali gravi, con la precettazione da parte delle prefetture e il sequestro dei mezzi d'opera, dal valore in molti casi di centinaia di migliaia di euro. Naturalmente, la perdita di consenso ed adesione in almeno una parte d'opinione pubblica sarebbero a quel punto inevitabili. Nel caso del movimento studentesco, invece, le ragioni della protesta sono ampie e diverse, estendendosi dalle risorse ai servizi, dalle politiche scolastiche ed universitarie all'ostilità verso le odierne guerre in Medio Oriente; che pertanto diventi il ritrovo di gruppi ed anime con sensibilità e priorità politiche differenti appare dunque del tutto fisiologico e, nel quadro democratico, soprattutto auspicabile. E' un meccanismo che, nonostante il servizio d'ordine, farà sempre fatica a prevenire l'infiltrazione o l'azione parallela di altri, intenzionati allo scontro e al disordine proprio per causare la delegittimazione della protesta e la sfiducia dell'opinione pubblica.
Certo, qualcuno potrà obiettare che nel caso delle proteste al sud, se non possono infiltrarsi "sfondatori" in passamontagna o a volto coperto, possono sempre penetrare interessi d'altra natura, legati alla speculazione o alle pressioni della criminalità organizzata. C'è una certa cronologia a ricordarcelo; e soprattutto a suggerire l'idea che le mafie al sud facciano in molti casi un lavoro non poi tanto dissimile dai provocatori visti nelle storiche manifestazioni viste non soltanto nel nord e nel centro studenteschi ed industriali. E' una forma d'infiltrazione che non fa rumore di piazza e non causa scontri coi manganelli, ma ottiene comunque lo stesso obiettivo di delegittimare una motivata protesta. Tuttavia, al momento non si nulla del genere; e del resto, come pure nel caso dei provocatori in azione nelle manifestazioni al nord, sono giusto i più ingenui o disinformati a non rendersi conto che ad oggi chi protesta non lo fa certo perché violento o mosso dalle mafie, ma semplicemente perché non ne può e si vergogna per il modo in cui è governato il proprio paese. Del resto, chi ha la pancia piena non può capire chi ce l'ha vuota, e a quel punto è del tutto ovvio che si lasci fregare dalle provocazioni e dalle delegittimazioni che gli vengono calate dall'alto: funziona così da decenni, da sempre.
Nel concludere, è bene ricordare questa regola aurea: le persone che lavorano, se uno non ha mai lavorato, lo vedono a distanza di un chilometro. Non è facile per nessun provocatore, comunque si conci, entrare nella mischia, oltretutto in un posto dove non lo conosce nessuno. Ma un "non forestiero" con buone intenzioni sì, può entrare o comunque avvicinarsi: non a caso, nelle ultime ore, in Calabria e Puglia si sono viste interessanti novità, con studenti delle superiori e delle università andati a manifestare insieme agli agricoltori e ai trasportatori lungo le statali, come a Trebisacce e Corigliano-Rossano. L'asse tra studenti e lavoratori funziona bene, indica che i primi non sono tutti teppisti come invece insinuato da chi diffonde i provocatori nei loro cortei e, soprattutto, potrebbero ritrovarsi affiancati coi lavoratori anche in altre proteste a venire: dopotutto, la tensione in questo periodo è in aumento e già si sa che ve ne saranno altre. Queste novità che vediamo giungere dal sud non troveranno senz'altro il gradimento di tutti e, nel caso di un loro allargamento anche altrove, rischieranno plausibilmente vari tentativi d'infiltrazione e deviazione del dissenso. Siamo di fronte ad un nuovo autunno caldo.
