La sinistra e il movimento francese "anti-Francia"
di Antonio Catalano - 12/10/2026

Fonte: Antonio Catalano
I fatti francesi diventano un’utile e importante cartina di tornasole per vagliare le posizioni politiche di quei movimenti che pensano di trarre profitto dalle immigrazioni.
Abbiamo una sinistra che sposa in pieno l’ideologia globalista, quindi europeista, quella che in nome di un universalismo cosmopolitista combatte tutto ciò che sa di stato nazione, di confini e di identità di popoli. La posizione maggioritaria all’interno dei movimenti pro immigrazionismo. Quella che ritiene reazionaria la contrarietà dei popoli europei a un’immigrazione che vivono come peggioramento delle proprie condizioni materiali di vita oltre che come fattore distruzione dei propri tessuti sociali e culturali.
Un’immigrazione voluta e favorita dalle élite globaliste che hanno ben messo nel conto l’opportunità di flussi migratori che riducessero il costo della forza lavoro ma non di meno costringessero i popoli europei a rinunciare di sentirsi “padroni a casa propria”.
Cosicché l’idea di sovranismo, riconosciuta dalle stesse costituzioni, diventa un’idea malvagia, egoistica, incline a non accettare politiche chiaramente liberiste e votate ad una militarizzazione degli stati europei considerata necessaria per sostenere la “minaccia” russa.
È questo un movimento globalista per il quale la resistenza dei popoli contro la sua disintegrazione diventa pericolosa riproposizione di fascismo, che nulla ha più a che vedere con quello storico ma diventato spauracchio contro il quale agitare la bandiera dell’antifascismo ad oltranza, declinato in tutte le salse.
La stessa causa palestinese, per questo movimento che gode di ampie protezioni mediatiche e del sostegno della grande stampa globalista, non è più la causa di un popolo che giustamente rivendica la sua sovranità territoriale, il suo patriottismo, ma il pretesto ossessivo e a-storico per sbandierare in tutte le circostanze una solidarietà del tutto ideologica privata della sua verità.
La sinistra di "classe" condivide l’humus cultural politico di quella cosmopolitista, ma si considera, appunto, di “classe”, se non rivoluzionaria. Appoggia il movimento francese solo perché anti-francese, il che spiega il grande imbarazzo dimostrato all’epoca dei gilet gialli, espressione popolare della Francia “profonda”. Per la sinistra globalista i gilet gialli erano semplicemente fascisti.
Questa sinistra di “classe” non considera affatto il fattore identitario messo in discussione dalle politiche globaliste, le quali si criticano solo per la loro valenza liberista, non considerando che il liberismo si esprime ad ampio spettro, non è fatto solo di politiche economiche, ma è anche, e soprattutto, potente leva di distruzione delle identità culturali che una volta frantumate è più facile proseguire sulla strada della piena finanziarizzazione del mercato.
Liberismo globalista che persegue, per affermare la piena sottomissione dei popoli al suo dominio e controllo, la disintegrazione di qualsiasi resistenza identitaria di nazione, di genere, di “razza”. La distruzione dell’identità culturale dei popoli è infatti la premessa necessaria del liberismo globalista.
Una sinistra che si comporta specularmente alla destra “islamofoba”, che ama la causa liberista ma ne rifiuta le conseguenze.
Comunque, sia la sinistra globalista che quella di "classe" accettano il paradigma dell’immigrato soggetto sostitutivo di un proletariato ormai per costoro diventato incapace di rappresentare il motore di radicali processi di trasformazione sociale.
Ma per questi l’immigrato ideale, coccolato e sostenuto, diventa quello sradicato, quello marginalizzato, quello rabbioso, quello “maranza". Un sottoproletariato di cui si nascondono con grande indulgenza quei comportamenti distruttivi sostanzialmente lesivi degli interessi popolari, siano essi autoctoni siano essi immigrati.
