La torre di Babele
di Francesco Petrone - 19/10/2026

Fonte: Francesco Petrone
A proposito degli scontri in Francia, dove la follia collettiva è arrivata a bruciare il campanile del municipio storico di Limoges. Un monumento storico iscritto ai beni culturali a proposito di cui il prefetto dell'Alta Vienne ha parlato di "catastrofe patrimoniale" e di edificio "andato in gran parte distrutto. Non a caso era il simbolo del cuore civico della comunità. Sono disordini che sembra stiano contagiando anche l'Italia. La nostra è ormai semplicemente una società che sta dando i primi segnali di disgregazione sociale, prodromi del futuro completo disfacimento. È il fenomeno più normale che possa accadere, date le premesse. Semmai occorrerebbe domandarsi come questo modello possa reggere ancora.
La nostra è infatti una società in pieno inverno demografico, fenomeno che riguarda prevalentemente la popolazione autoctona. Una civiltà che ha perso ogni riferimento religioso e spirituale e che inoltre non ha più nemmeno una morale condivisa. Quelli che un tempo erano i valori comuni riconosciuti sono stati tutti destabilizzati.
All'interno di questa società vivono molte comunità con culture che si percepiscono estranee se non ostili. Non solo conviviamo con stranieri dentro, siamo governati da stranieri fuori perché tali sono quelli che chiamiamo i mercati e il mondo della finanza globale.
Il nucleo familiare, che ha sempre rappresentato il primo mattone della comunità, è in frantumi. Il risentimento degli emarginati è in crescita. La società è sempre più carente di sovranità e sembra perdere la legittimità che la giustificava. Il senso civico non è più percepito dalle masse.
Il mito biblico della torre di Babele, in cui ognuno parla una lingua diversa dal prossimo, sembra alludere proprio alla diversa forma mentis che si forma e che diventa il preludio alla disgregazione. La torre rappresenta l'edificio comune che rimane interrotto come una rovina incompiuta.
Invece nel racconto che spiega il sogno di Nabucodonosor, il gigante coi piedi d'argilla viene interpretato nel fatto oggettivo che che non si possono legare argilla e ferro. È Daniele 2,43: "Hai visto il ferro mescolato con l'argilla impastata: si mescoleranno per seme umano, ma non si terranno insieme, come il ferro non si amalgama con l'argilla". È come saldare ferro e creta. Finché tieni in mano regge, poi al primo colpo si stacca. Proprio dai piedi, dove tutto il peso del gigante poggia sulla terra.
Il gigante dai piedi di argilla ha le antiche radici nella testa che rappresenta l'origine, il massimo splendore. L'impero perfetto, puro, omogeneo. Poi il petto e braccia d'argento, bentre e cosce di bronzo,
gambe, piedi il presente con ferro misto ad argilla. Il ferro non lega mai con l'argilla. Possono essere mescolati con trattati, unioni, quote, inclusione, ma non si tengono insieme. Sono materiali incompatibili. Uno è rigido e imperiale, l'altro è friabile, umano.
E tutto il gigante alto 2500 anni crolla in un istante.
I testi sembra che vogliano avvertire dei meccanismi che si ripetono da sempre. Purtroppo sembra sia stato preparato scientemente il caos e sembra siano state mutate le menti delle persone, in un processo analogo a quello di Arancia Meccanica ma a livello di massa.
