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Liberiamo la scuola dalle opposte demagogie

di Marcello Veneziani - 11/10/2026

Liberiamo la scuola dalle opposte demagogie

Fonte: Marcello Veneziani

Dopo il polverone sollevato sulla proposta di ridisegnare le classi secondo i livelli di conoscenza della lingua italiana, proviamo a fare un ragionamento serio e realistico.

La scuola patisce una distorsione evangelica per cui deve sempre adeguarsi a chi sta più indietro, chi non ce la fa, chi tarda ad apprendere, chi non ha le doti o le dotazioni adatte per capire. Succede anche con molti bambini che parlano una lingua straniera e con chi ha problemi derivati dal contesto ambientale e famigliare in cui vive. Una scuola che vuol formare e giovare ai suoi alunni non nega le differenze nel nome dell’uguaglianza o meglio dell’uguale diritto all’istruzione e alle possibilità di accesso; ma si prende carico di queste differenze e cerca di affrontarle con gradi e livelli diversi, nell’interesse degli alunni, inclusi i più svantaggiati. Se per esempio, metà classe parla correntemente l’italiano e metà classe no, è fallimentare una scuola che sacrifica i primi ai secondi o i secondi ai primi, costringendo i primi a rallentare i suoi livelli di istruzione e di comprensione o costringendo i secondi a seguire senza apprendere le lezioni. La cosa migliore, in via di principio, è accorpare le classi secondo livelli e criteri omogenei. Non si discrimina nessuno, al contrario si va incontro alle esigenze, ai gradi di comprensione e alle capacità di ciascuno. È il modo migliore per imparare, per crescere e anche per integrarsi. La stessa cosa accade se un’intera scolaresca deve rallentare i suoi programmi e i suoi livelli di formazione per adeguarsi a un alunno che non ce la fa, che ha problemi psico-fisici. Giusto che abbia un suo insegnante di sostegno o che sia messo insieme, almeno per alcune ore di apprendimento ad altri alunni che hanno gli stessi problemi. È discriminazione o è invece rispetto e attenzione? È razzismo, selezione, eugenetica o apartheid oppure è cura, premura, promozione per fargli raggiungere risultati migliori nell’apprendimento e di conseguenza per meglio integrarsi e accorciare il divario con gli altri alunni?

Ogni persona, secondo la Costituzione, l’educazione e la cultura del nostro paese, ha pari dignità e pari diritti, ma nessuna norma può stabilire che abbia anche pari capacità e pari livello di apprendimento. Per garantire tutti, tutelare la loro dignità e i loro diritti dobbiamo riconoscere le diversità e il reale livello di apprendimento. 

Del provvedimento annunciato dal governo Meloni si possono criticare da parte delle opposizioni due cose: uno, il tempo tardivo e sospetto in cui viene annunciato, in clima preelettorale per fronteggiare la concorrenza di Futuro nazionale di Vannacci e dunque si può dire che si tratta di un intervento propagandistico e demagogico. L’altra obiezione che si può fare è sulla sua realizzabilità concreta, cioè sulla reale possibilità di adottare un provvedimento efficace per migliorare la situazione. Ma non si può negare il fondamento reale del problema e la giusta esigenza di porvi rimedio.

Non sappiamo bene, al di là dei dati esposti, il quadro della situazione: secondo esperienza sappiamo che al nord è un problema più grande che a sud, nei centri di maggiore concentrazione dei fenomeni immigratori si registrano classi con prevalenza straniera (non è una brutta parola, è una definizione neutrale e reale di persone che provengono da altri paesi e parlano altre lingue), cioè con una popolazione studentesca che parla poco e male l’italiano, con grave sofferenza per le “minoranze” di studenti che invece parlano e capiscono l’italiano. In senso etimologico, chi non parla la lingua del posto veniva definito barbaro; ma se lo dici oggi ti prendi una denuncia per razzismo, perché è data per scontata l’intenzione denigratoria, offensiva e spregiativa di chi usa questa espressione.

Tornando al tema politico, può essere pertinente l’accusa di demagogia elettorale o trovata propagandistica adottando leggi che non riusciranno mai a realizzarsi e a produrre effetti positivi. 

Viceversa, chi è al governo può ritorcere le critiche alle opposizioni, notando che chi scambia l’uguaglianza e i diritti con la negazione delle reali differenze di conoscenza e di apprendimento fa solo demagogia e propaganda elettorale.

E la pretesa di integrare a ogni costo, anche laddove non si comprendono sul piano linguistico, è una velleitaria e nociva utopia, che fa male ai ragazzi sia di lingua italiana che di lingua straniera. Insomma il governo usa un problema reale per recuperare consensi elettorali, senza poi badare alla concreta possibilità di realizzare ciò che dice; e l’opposizione usa un principio ideale, morale e giuridico (l’inclusione, l’uguaglianza) per cercare consenso, senza badare a quanto faccia male poi nella realtà ignorare quelle differenze di livelli che ci sono davvero e che come tali vanno affrontate.

La verità amara è che la politica non si occupa delle cose ma della loro rappresentazione, per trarre profitto elettorale e per ricavare potere; ma poi non si risolvono i problemi, salvo accusare la parte opposta di impedire che vengano affrontati. Così la scuola pubblica sprofonda, e chi se lo può permettere si rifugia poi nelle private.