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Non credo nelle istituzioni

di Roberto Pecchioli - 08/10/2026

Non credo nelle istituzioni

Fonte: Ereticamente

Non credo nelle istituzioni perché le osservo all’opera. Due esempi recentissimi: la procura della repubblica di Roma, la pubblica accusa, ha chiesto l’archiviazione per i responsabili dell’attacco alla sede dell’associazione Pro Vita. Il gentile slogan dei buontemponi assalitori era: “i Provita si chiudono col fuoco, ma con i provita dentro, sennò è troppo poco”. Detto fatto, dopo aver spaccato una vetrina hanno lanciato all’interno una bottiglia incendiaria che non ha prodotto danni eccessivi per puro caso. Ragazzate, non meritano di essere processati, dice la magistratura  addetta all’accusa. Inutile citare analoghe situazioni di segno opposto trattate diversamente. So per esperienza che la neutralità delle istituzioni – vanto del pensiero liberale – è, nel migliore dei casi, un racconto per ingenui . Ora sappiamo che si può assaltare impunemente la sede del movimento Provita. Delizie della democrazia. Nel frattempo si accumulano notizie di condotte sconcertanti  del prestigioso Ris, braccio scientifico dei Carabinieri, che avrebbe nascosto esiti d’analisi e indirizzato le indagini contro l’allora indiziato del delitto di Garlasco del 2007.

Mi indigno senza stupirmi.  Ho conosciuto per diretta esperienza l’apparato pubblico; so quanto conti fare carriera, essere dalla parte dei superiori senza porre domande , spesso ignorando gli interessi e i diritti di chi – malcapitato – si trovava nel mirino dei detentori di un potere delegato. Nulla di nuovo; la differenza rispetto al passato è che non si rispettano più nemmeno le forme. Conta, come in ogni ambito della società, il successo a ogni costo, l’avanzamento, la pubblica esibizione. Alcune categorie di funzionari pubblici, come i magistrati, hanno conquistato un potere immenso , frutto di effetti perversi del cosiddetto “stato di diritto “ e della debolezza della politica.

Lo Stato liberale non è affatto tale rispetto al diritto di parola, riunione e associazione. In molte città le attività di movimenti o soggetti sgraditi alla galassia progressista vengono sistematicamente spostate o impedite dal semplice annuncio della mobilitazione di minoranze facinorose dotate evidentemente di coperture importanti. Tutto questo sotto un governo autodefinito di centrodestra. Poliziotti e cittadini che si difendono dalle aggressioni sono processati e spesso condannati. Le istituzioni di ordine pubblico sono svuotate di funzioni. Ordini professionali come quello dei medici hanno mostrato in tempo di pandemia di essere al servizio del potere. Non pochi sanitari lavorano attivamente per impedire il rimpatrio di immigrati irregolari attraverso certificazioni “dubbie”, unico aggettivo per evitare denunce: un altro dono della finta libertà.

L’elenco potrebbe continuare, ma il nocciolo della questione è che le istituzioni sono al servizio del potere e sempre più spesso alibi e privilegio di chi ne fa parte. Parole come democrazia e diritto diventano vuote, maschere, espedienti per far tacere chi non è d’accordo o semplicemente chiede spiegazioni. Dovremmo forse credere all’istituzione per eccellenza, il parlamento, che promulga una legge elettorale truffaldina, con capilista bloccati e preferenze solo a candidati in gran parte privi della possibilità di essere eletti? E’ la classe politica dominante di ogni orientamento a scegliere gli elettori, piazzando i fedeli nei collegi considerati sicuri, non il contrario. Addirittura indegno è il sistema della raccolta delle firme a sostegno delle candidature . Sono esentati i gruppi già presenti in Parlamento – lo ius primae noctis dei feudatari politici – mentre a tutti gli altri sono imposte centinaia di migliaia di sottoscrizioni certificate. Finora non possono abolire le elezioni, ma sono bravissimi a neutralizzarne gli effetti.

Quasi nessun atto della vita quotidiana, nessun diritto può essere esercitato concretamente se non si possiedono e si sanno utilizzare apparati artificiali. Districarsi tra app ed operazioni obbligatoriamente online è un altro segno dell’inimicizia delle istituzioni verso noi sudditi. E’ probabilmente contrario all’articolo 3 della costituzione ( la più bella del mondo, beninteso …) ma a chi ricorrere, giacché le istituzioni dette di garanzia sono presidiate dai più alti funzionari del sistema? La persona onesta, oggi più di ieri, è indifesa dinanzi a un potere nemico. Ernst Juenger esortava a “passare al bosco”, ossia a prendere atto dell’impossibilità di cambiare le cose dall’interno. Oggi è peggio: la potenza della tecnologia ci raggiunge ovunque. Impossibile vivere senza nulla chiedere ma  anche senza essere inseguiti dagli infiniti obblighi, dalle regole e dalle trappole del sistema, vigilate da istituzioni ostili, che inverano le conclusioni di Michel Foucault:  sorvegliare e punire all’interno di un dispositivo di potere sulla vita.