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Oicofobia

di Giorgio Catalano - 30/09/2026

Oicofobia

Fonte: Giorgio Catalano

Vivo nel territorio del Municipio V di Roma, in particolare al quartiere Alessandrino. Probabilmente mi sfugge qualcosa, probabilmente non so di quelle circostanze in cui si sarebbero consumati episodi “islamofobici”, so solo che da 34 anni a Centocelle c’è una moschea, la seconda di Roma, e che nelle strade intorno è tutto un fiorire di negozi alimentari, macellerie halal, ristoranti, librerie, esercizi vari islamici. Che a me risulti, mai registrati attacchi islamofobi a questa comunità. 
Ma per la sinistra globalista c’è l’emergenza islamofoba, al punto da proporre/imporre alla giunta del Municipio una mozione “anti-islamofoba” per sostenere la quale s'è mossa tutta la galassia di sinistra della Capitale. Così un’ONDA ANTI-RAZZISTA (come la definisce “il Manifesto”), nel caso specifico anti-islamofoba, si è rovesciata nei locali del Municipio per manifestare rumorosamente a favore della mozione. 
Sono un cittadino del V Municipio, non sono estraneo alle vicende della vita reale che si svolge in un territorio nel quale la presenza degli immigrati è notevole. Negozietti bangla, autolavaggi (dove lavorano in modo servile arabi, pakistani, afghani), frutterie, barberie, negozi cinesi, rider che pedalano in lungo e per largo per consegnare a domicilio cibo e spesa, fiorerie, sartorie, lavanderie, ristoranti “etnici”, kebabbari, donne velate (per fortuna poche in modo integrale) che accompagnano bimbi alle materne o alle elementari, immigrati negli ambulatori, nei pronto soccorso, ragazzi figli di immigrati che girano in monopattino, al parco (nel quale spesso si vedono giovani immigrati sbandati che vivono tra i cespugli e nel quale recentemente si sono consumati tristi episodi di stupro). 
E poi camper di nomadi circondati di immondizie dai quali escono bambini a torso nudo e a piedi scalzi che, ovviamente, non vanno a scuola ma per loro fortunatamente non è previsto il metodo usato per la famiglia del bosco. E poi c’è quella speciale presenza immigrata che spunta neanche si fa sera lungo i bordi della via Togliatti composta da donnine quasi nude che sfacciatamente si propongono agli automobilisti in transito. Per non parlare di quell’altra presenza, giovani maghrebini che svolgono mansioni da “sentinelle” e “distributori” al quartiere Quarticciolo dal quale ogni sera provengono i botti dei fuochi d’artificio annuncianti l’arrivo della roba. 
Vivo in una palazzina popolare di tre piani, ci si conosce tutti, ci si saluta sempre con cordialità e quando serve ci si dà pure una mano. Ho rapporti di amicizia con i ragazzi pakistani che abitano nell’appartamento accanto al mio e dal quale provengono quegli intensi afrori prodotti da cibi cotti con quantità industriali di spezie e cipolle che impregnano l’aria circostante e che malignamente si infilano nelle mie stanze attaccandosi come colla alle pareti. 
Come s’è capito, vivo in un ambiente popolare marcatamente segnato dalla presenza immigrata, non alla Camilluccia o all’Eur o altri quartieri borghesi di Roma, per non dire dei soliti Parioli. Non mi risultano manifestazioni “islamofobiche” ma non si può negare che cresca il malcontento popolare per una situazione in cui peggiora giorno dopo giorno una vita che diventa sempre più cara, con seri problemi di lavoro, di casa, di servizi e con un’immigrazione utilizzata in chiave antipopolare.  
Un’immigrazione massiccia e sregolata che, tra le varie cose, determina l’acutizzarsi del fenomeno di una microcriminalità che non si può negare se non offendendo il principio di realtà. Altrimenti non si spiegherebbe, sempre rimanendo nell’area del Municipio V, perché la settimana scorsa ci sono state proteste nel quartiere di Tor Sapienza in cui gente esasperata è scesa in strada per manifestare contro l’aumento del degrado, fatto anche di tanti episodi in cui giovani immigrati, spesso sotto effetto di crack e fentanyl, urlano in mezzo alla strada, spaccano auto per rubare oggetti, o aggrediscono gratuitamente passanti. Non si spiegherebbe perché, sempre la settimana scorsa, gente esasperata di Cinecittà è scesa in piazza perché non ne può più di subire occupazioni abusive di appartamenti popolari da parte di bande organizzate di peruviani o cileni. Altro che influencer…
Perché tanta cagnara, tanta ammuine, per una mozione che mostra d’essere semplicemente fuori luogo? La solita ammuina fatta dai soliti militanti a tempo pieno del globalismo immigrazionista, che declama le gradevolezze di una società multicolore e multietnica. Utili idioti che giocano col fuoco , che ripetono a pappagallo il ritornello caro ai padroni confindustriali e ai vari Monti, Draghi, Prodi… che gli immigrati sono risorse senza delle quali il sistema previdenziale crollerebbe. 
Inutile pensare di confrontarsi con gli immigrazionisti, per definizione inclusivi e accoglienti, ammesso che costoro siano disposti a farlo. Nella loro violenta e aggressiva arroganza esprimono solo il rifiuto dell’evidenza, del semplice fatto che l’accoglienza non è fare arrivare tutti quelli che vogliono arrivare. Semplicemente perché non è possibile. E, oltretutto, non è neanche giusto. Perché un popolo ha il diritto di preservare la sua identità storica e culturale. 
Ma perché mai si dovrebbe accettare il fatto che questi arroganti subordinati a interessi extra e anti-popolari debbano, nei nostri quartieri, farci la morale e dirci quanto siamo razzisti e pure islamofobi? 
L’ONDA ANTIRAZZISTA è sciamata da tutta Roma al Municipio V, invadendolo della propria intolleranza e sbandierando in occasione della votazione della mozione – con quella loro tipica aria sbruffona – un insopportabile ignorante quanto petaloso striscione con tanto di asterischi queer “Qui nessun* è stranier*”.