Proviamo a capire perchè tante città europee sono state devastate
di Antonio Catalano - 19/10/2026

Fonte: Antonio Catalano
Al di là di qualsiasi valutazione, un fatto è innegabile: l’Europa versa in uno stato agonico. Le sue principali città sono attraversate da chiare dinamiche di decomposizione sociale, che si manifesta con le violenti esplosioni che hanno portato in questo fine settimana enormi distruzioni nei centri di grandi città. In Italia, Torino, Milano, Brescia, Bergamo, Bologna, Roma.
Tanto per chiarirci subito, per evitare che questo mio sia classificato come il solito moralistico richiamo all’ordine, cosa che non è che mi faccia in sé schifo, ma è una strada che non porta da nessuna parte. Innanzitutto, non porta a comprendere che ci troviamo di fronte a una crisi epocale, una crisi che oltre che essere economica è sociale, culturale, di civiltà.
Di fronte alle devastazioni, provocate ovunque quasi tutte da orde di ragazzini figli di immigrati che comunicavano tra di loro in arabo, incappucciati in felpe Adidas e scarpe da jogging griffate, richiamati dai segnali in rete passati a livello europeo per TikTok, c’è chi esulta in nome della rivolta, chi richiama la necessità dello Stato di intervenire con forza, chi fa il pesce in barile e distingue tra la protesta della mattina e quella della sera, chi infine si rifugia nel chi ci “sta dietro”.
Quest’ultima posizione, quella di chi spiega tutto con le infiltrazioni (che, naturalmente, ci sono, come sempre in queste circostanze) sembra la più “figa”, quella di chi vuol mostrare di sapere, che non se la beve. Ma rimane la via maestra per liquidare la questione e basta. Un po’ come risolvere i grandi tumulti del ’77 con la verità degli agenti infiltrati nei cortei, come Cossiga insegna. Un modo di analizzare la Storia in corso con disarmante incapacità di coglierne le contraddizioni.
In questi saccheggi collettivi, nella rottura di vetri e vetrine, nell’assalto orgiastico a negozi dai quali sottrarre più quantitativi possibili di merce troviamo la disfatta di un mondo, la resa alle forze distruttive e nichiliste che, oggettivamente,spingono nella direzione di quel che rimane di Europa e di civiltà europea.
Un’Europa alla cui direzione staziona una élite palesemente incapace, sconclusionata, in preda a deliri d’ogni tipo: guerra alla Russia, ecologismo anti-industriale, transumanesimo gender, catastrofismo climatico, rinuncia alle proprie tradizioni culturali, religiose, alimentari in nome di una ideologica inclusione che fa da cornice a un immigrazionismo utilizzato per destabilizzare i popoli… e con una spesa sociale che si riduce al lumicino al fine di rimpolpare il fronte antirusso ucraino.
C’è poi quell’atteggiamento politico davvero imbarazzante, ma nello stesso tempo irresponsabile, di forze politiche che chiamano alla rivolta sociale… contro il governo Meloni. Forze politiche che non hanno MAI chiamato non alla rivolta sociale ma semplicemente alla protesta contro governi che hanno fatto le peggiori schifezze (a partire da quelli che hanno smantellato il patrimonio pubblico, privatizzato ogni settore strategico, destrutturato il mercato del lavoro in nome di una flessibilità selvaggia, compresi job acts e annullamento dell’art.18), governi che si sono macchiati di anti-popolarità certificata, come quelli da Monti a Draghi. Governi ai quali i paladini della “rivolta sociale” hanno dato ogni tipo di appoggio… fino all’approvazione di sanzioni e pacchetti anti-russi.
E CHE SI GUARDANO BENE DAL CHIAMARE ALLA RIVOLTA SOCIALE CONTRO QUESTA INFAME CRIMINALE EUROPA, DI CUI ESSI SONO I PRIMI BENEFICIARI E SOSTENITORI!
Cialtroni che chiamano alla rivolta sociale… contro la Meloni, che hanno esortato i giovani a scuotersi e imitare i “casseur” francesi (Concita De Gregorio), ma che di fronte alle violenze e alle distruzioni fanno come le tre scimmiette. Giovani che «vanno ascoltati, non criminalizzati», dice la Schlein. «Non voglio fare il complottista ma molti aspetti non riesco a inquadrarli, le sigle delle organizzatori mi sono sconosciute», bofonchia Fratoianni. O, addirittura, dare le colpe alle forze dell’ordine «perché i poliziotti erano pochi», come spudoratamente fa il sindaco di Milano Beppe Sala.
E poi, è inutile cercare in frange oscure, eterodirette, internazionali che si organizzano nella rete attraverso account Instagram o TikTock, quando l’area cosiddetta antagonista si muove ormai regolarmente all’interno dello stesso paradigma. Una violenza gratuita e nichilista in nome di un antifascismo passe-partout che rivendica il diritto di mettere a soqquadro… contro una Meloni che va messa a «testa in giù». Un’area coccolata da quelli che chiamano alla rivolta sociale… contro le destre e per una generica pace.
UN’AREA CHE SI RIFIUTA DI VEDERE L’ELEFANTE IN CASA RAPPRESENTATA DA UNA CLASSE DIRIGENTE EUROPEA CHE SPINGE PER LA GUERRA, CHE CONDIZIONA LE ECONOMIE NAZIONALI ALLA SPESA MILITARE E CHE UTILIZZA L’IMMIGRAZIONE PER SCOMPAGINARE I POPOLI.
L’episodio della libreria Feltrinelli di Torino devastata da maranza assatanati è illuminante. Una libreria di “sinistra”, distrutta dalla cieca violenza della teppaglia sottoproletaria vezzeggiata e coccolata, dimostra il corto circuito nel quale si trova l’odierna sinistra. La quale, da una parte, chiama alla rivolta sociale, dall’altra non sa poi come gestire gli effetti della rivolta che ha evocato. La solita storia dell’apprendista stregone incapace di governare la magia che lui stesso ha prodotto.
L’episodio della Feltrinelli mi porta al triste ma emblematico fatto di violenza distruttiva avvenuta a Parigi sabato scorso. C'è un video (nei commenti), divenuto virale, nel quale si vede una giovane donna francese, in lacrime, che implora i saccheggiatori incappucciati di non irrompere nel supermercato. «Fermatevi! Perché lo fate? Questa non è la nostra causa! Non è ciò per cui lottiamo!» dice lei piagnucolando, assolutamente incapace di capire che ai loro occhi appare solo come una persona patetica. E infatti è derisa, trattata come sempre succede in questi casi. «Ci ha votato, lei!» si sente dire con sarcasmo mentre la donna viene energicamente strattonata perché si faccia da parte e… non rompa con quei piagnistei.
Matteo Neri – che scrive una riflessione acuta e intelligente sul fatto sopra citato – non vede nel volto affranto e stordito della giovane donna stupidità, forse sì anche quella, vi vede piuttosto qualcosa di più sottile. Una malattia. Una malattia che ha infestato l’intero Occidente, e ha un nome. Empatia suicida. Chi voglia leggere perché la definisca empatia suicida vada al suo intervento (nei commenti).
Potremmo soffermarci su tanti altri aspetti che questo ultimo fine settimana ci ha riservato, la rete è stracolma di testimonianze, immagini e video. Ma non per aumentare la lista delle doglianze, solo per capire meglio.
In ogni caso non è sufficiente il richiamo all’ordine, come fa la destra. Ma non perché non serva potenziare le forze dell’ordine ed ostacolare sul nascere certe nefandezze, ma perché impedisce di capire che comunque ci si va ad infrangere sugli scogli se non si inverte la rotta. Perché bisogna agire sulle cause che determinano la situazione di decomposizione e degrado sociali.
ECCO QUINDI LA NECESSITÀ DI METTERE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI QUESTA EUROPA, CHE VUOLE PORTARCI ALLA GUERRA E SOTTOPORCI A POLITICHE DI RIGORE AD ESSA FUNZIONALI… E PRENDERE ATTO CHE LE SUE POLITICHE INCLUSIVE, ACCOGLIENTI, WOKE, SOSTENIBILI SONO FUNZIONALI A QUESTO PROCESSO
