Siamo ostaggi di un dibattito pubblico ridotto a farsa: destra e sinistra
di Hanieh Tarkian - 07/10/2026

Fonte: Hanieh Tarkian
Siamo ostaggi di un dibattito pubblico ridotto a farsa: destra e sinistra, per come vengono intese nel mainstream occidentale, sono ormai due facce della stessa medaglia, recitazioni di una pagliacciata costruita su misura per polarizzare e distrarre. La realtà, per sua natura, è complessa, stratificata e richiede categorie di pensiero che vadano radicalmente al di là di queste letture binarie e infantili.
Prendiamo la questione della migrazione: da una parte c'è chi criminalizza indiscriminatamente disperati riducendoli a nemici esistenziali, ignorando del tutto le cause geopolitiche, i saccheggi coloniali e le guerre imperialiste che sradicano interi popoli dalla propria terra; dall'altra c'è una retorica fintamente buonista che finge che spalancare le porte senza pianificazione, tutele né rispetto del tessuto sociale sia la soluzione, trasformando l'accoglienza in mero sfruttamento economico. Entrambe le visioni mancano completamente il bersaglio.
Sull'Islam assistiamo allo stesso copione grottesco: da un lato l'islamofobia viscerale che criminalizza una civiltà millenaria e la dipinge come una minaccia ontologica; dall'altro un relativismo cieco che si rifiuta di affrontare apertamente il nodo delle derive fondamentaliste, spesso foraggiate e strumentalizzate proprio da apparati occidentali in chiave destabilizzante. Confondere la fede e la spiritualità con ideologie fanatiche fa comodo solo a chi vive di conflitti di civiltà prefabbricati.
E guardiamo oggi alla Francia, quasi impossibile fare un discorso complesso senza il rischio di essere accusato di essere destroterminale o sinistronzo: come si fa a non solidarizzare con la rabbia profonda di chi subisce le politiche neoliberiste e l'arroganza dell'establishment? Ma al tempo stesso, come si possono giustificare devastazioni cieche, violenze indiscriminate e il nichilismo autodistruttivo di certi giovani di seconda e terza generazione, totalmente privi di un orizzonte valoriale o comunitario?
Oggi provare ad analizzare i fatti con serietà, rigore e buonsenso significa attirarsi gli insulti di entrambe le curve da stadio: per gli uni sei un reazionario, per gli altri un traditore buonista. Ma d'altronde è esattamente così che vogliono tenerci: divisi in tribù artificiali, impegnati a sbranarci su false dicotomie mentre chi detiene il vero potere prosegue indisturbato la propria agenda.
Uscire da questa gabbia ideologica non è solo buonsenso: è un dovere etico e intellettuale.
