Tutto procede rapidamente verso il peggio
di Gianni Petrosillo - 27/09/2026

Fonte: Gianni Petrosillo
Ormai ci avviciniamo al prossimo momento elettorale, che potrebbe essere più o meno presto rispetto alla scadenza naturale del quinquennio, a seconda dei calcoli che faranno i partiti di governo rispetto agli esiti di una consultazione che diventa incerta, anche se non di molto, più che altro per la presenza del partito del generale Vannacci, unica vera novità di un panorama fossilizzato. Ad oggi, Futuro Nazionale viene dato tra il 7 e l’8 per cento, ma qualche militare mi ha indicato la possibilità che possa arrivare persino al 10. Sarebbe certamente un mezzo sconquasso se FN non dovesse apparentarsi al centrodestra, che solo apparentemente sarebbe la sua collocazione naturale. Ma, del resto, questo partito potrebbe essere nato apposta per togliere di mezzo Meloni e company, che hanno fatto il loro giro di giostra senza tanti scostamenti da una linea di decadenza che ormai l’Italia percorre da decenni. Oppure, il suo battesimo avrebbe lo scopo di puntellare un centrodestra screditato inserendo nuova linfa in un fronte che ha perso credibilità. Vedremo. Certo è che avrebbero dovuto cambiare l’Italia, secondo certi loro slogan, ma sono stati cambiati loro, come avviene a chiunque salga al governo di un Paese non indipendente.
Al di là di queste considerazioni e della mancanza di una vera alternativa, perché destra e sinistra, o centrodestra e centrosinistra, sono soltanto due varianti per gestire le rovine di una nazione stretta nell’Ue, a sua volta ricompresa integralmente nella sfera americana, da cui non si esce con la scheda piazzata in un’urna, anche dalle prossime elezioni non ci si possono aspettare grossi mutamenti, anche se cambieranno le facce dei governanti.
Del resto, disse bene La Grassa qualche anno fa, i partiti sono imprese in concorrenza sul mercato della politica che vendono un tipo particolare di prodotto, reclamizzato come il migliore possibile al fine di attrarre l’elettore, ma il loro scopo non è certo quello di risolvere questioni epocali, che richiederebbero invece ben altro approccio, per esempio proprio l’uscita da questo mercato che detta limiti e diktat e impedisce decisioni ben più radicali in una situazione di sbilanciamento degli assetti mondiali.
Quindi nessuna illusione di reale trasformazione nel passaggio da un campo all’altro, perché si tratta delle due metà dello stesso terreno di gioco. Occorrerebbe che si presentasse una forza politica capace di uscire dallo stadio e dal tifo contrapposto per imboccare nuove configurazioni politiche. Certo, queste imprese della democrazia chiamate partiti riescono a portare nei loro negozi sempre meno acquirenti, che ormai non digeriscono più le loro merci avariate nonostante la réclame, e proprio l’astensione ci dà il polso di un malessere che cresce di anno in anno. Ma al momento, tra bassi e meno bassi, il giochetto continua a reggere, anche se il mondo intorno cambia più velocemente di prima.
Una volta potevamo dire che la sinistra era molto peggio della destra nel suo servilismo agli statunitensi. Ora è impossibile perché c'è stato un evidente livellamento verso il peggio in tutte le direzioni. Quindi, vinca questa destra o quella sinistra, non dobbiamo aspettarci nulla, se non timide variazioni sullo stesso tema, mentre il disgusto e un consenso sempre più striminzito si riversano alternativamente, e sempre più passivamente, sugli uni o sugli altri. Qualunque formazione la spunti anche nella prossima competizione elettorale, sarà sempre il partito degli americani a vincere. Del resto il centrodestra, che inizialmente aveva mostrato ben altre intenzioni, si è comportato esattamente come la sinistra. Siamo un Paese senza sovranità, occupato militarmente dagli Usa dalla fine della Seconda guerra mondiale, e purtroppo nemmeno un generale potrà salvarci. Anzi, viene persino il sospetto che costui sia una trovata di chi teme che, dopo l'ennesimo sputtanamento di tutti i partiti, senza un elemento capace di intercettare disgusto e dissenso il sistema possa correre ben altri rischi di tenuta e di instabilità.
Ma, appunto, i tempi sono entrati ormai, anche palpabilmente, in un’altra fase. Le democrazie riescono a nascondere sempre meno il loro reale volto dittatoriale e immagino che, col proseguire delle complicazioni, benché tutto debba avvenire preservando le forme, la direzione sarà quella di un conculcamento delle libertà individuali e del contingentamento delle opinioni, perché lì fuori ci sono i cattivi che attentano al nostro stile di vita, vogliono farci la guerra o magari invaderci e dunque non si può andare più tanto per il sottile.
Leggi speciali e stati d'eccezione si profilano all’orizzonte, ma siccome siamo democratici ogni imposizione avverrà nel nome di una più grande libertà. Non sappiamo però quanto questi infingimenti possano reggere allo sconquasso della nuova geopolitica, che rivela rapporti di forza in continua ridefinizione. Forse dovranno inventarsi qualcos’altro, perché diffondere paura e sovraddosare l’ideologia è più che altro una prima forma di reazione, e anche piuttosto rozza.
Da lontano vediamo già arrivare la guerra e gli altri effetti collaterali che essa si porta dietro. Ci sarebbero anche delle conseguenze positive, dal nostro punto di vista, che immancabilmente accadono negli anelli deboli della catena storica, ma è troppo presto per scorgerle. Non ci siamo ancora così vicini alla guerra, ma, state sicuri, ci arriveremo, perché hanno già attivato terrorismo psicologico e militarizzazione delle menti che anticipa ovviamente quella dei corpi.
