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No Euro

di Domenico de Simone - 30/12/2005

Fonte: domenicods.tk


Cari amici,

La maggior parte dei destinatari di questa lettera mi ha contattato, dopo aver letto qualche mio scritto, per chiedermi cosa fare per realizzare una Faz o comunque scardinare il sistema monetario vigente. In genere ho risposto che non era ancora il tempo per assumere iniziative, e che era necessario prima che nel paese si determinassero le condizioni minime favorevoli per avviare un’iniziativa concreta con qualche speranza di riuscita.

 Mi sono convinto che adesso queste condizioni sussistono. Le ragioni sono molteplici.

E’ dai tempi della Banca Romana e degli scandali delle Banche di Emissione dei primi del novecento che non si viveva un tale clima di sfiducia nei confronti delle Banche in generale e della Banca d’Italia in particolare. La crisi economica iniziata alla fine degli anni ottanta, non conosce fine, malgrado le promesse e le rassicurazioni del sistema di informazione del potere. La gente è stanca, sfiduciata, si rende conto che non riesce ad arrivare nemmeno più a metà mese e, per la prima volta dal dopoguerra, il risparmio è crollato. Ci si rende conto che per sopravvivere è necessario indebitarsi e per molti questo è intollerabile. Per la maggioranza, questa situazione è addebitata all’introduzione dell’Euro, ed è difficile dare loro torto. Allo stesso tempo le difese di governo e opposizione sulla questione sono deboli e contraddittorie: è difficile distinguere le responsabilità tra un Berlusconi che non ha “controllato” l’impennata dei prezzi e un Prodi che ha voluto l’Euro promettendo miracoli. Entrambi sono, comunque, accomunati ad un sistema finanziario che comincia ad essere vissuto come il vero nemico da battere. Le parole che spargiamo sulla sovranità monetaria, sul signoraggio e sul debito, che qualche anno fa erano accolte con incredulo scetticismo, adesso hanno lo stesso effetto di un fiammifero acceso in un deposito di carburante. La consapevolezza della menzogna del sistema si sta facendo strada con grande rapidità.

Mai, come quest’anno, tanti Comuni mi hanno chiesto di spiegare come realizzare una moneta locale. La ragione è semplice: solo nei Comuni la politica è fatta di rapporti reali con la gente e gli amministratori locali si rendono conto che questo sistema li ha portati sul baratro e che, se non trovano qualche idea nuova e diversa, in breve ci finiranno dentro. E poiché la maggior parte di loro sono persone per bene che vivono la medesima condizione dei propri concittadini, l’unica alternativa è quella di ribellarsi al governo e alla politica nazionale, da chiunque essi siano rappresentati. Sta emergendo con forza che la vera contraddizione non è più tra destra e sinistra, ma tra centro e periferia. E’ questa, credo, la ragione profonda della rivolta della Val di Susa, che ha visto accomunati amministratori locali di ogni partito contro l’intesa bipartisan della politica nazionale.

 

Il nove aprile ci sono le elezioni, e per molti l’idea di cadere dalla padella di Berlusconi alla brace di Prodi è francamente deprimente. Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti e nella società si sente tangibile il bisogno di aria nuova, di nuovi progetti, di nuove idee. I due Poli non offrono praticamente nulla di nuovo, e persino tra i politici di professione i mugugni rischiano di diventare clamorose fughe dai poli e tentativi di costituire un qualcosa di diverso. Qualsiasi cosa, purché diversa da Prodi e Berlusconi.

Il fatto è che l’unica alternativa possibile passa attraverso un attacco deciso al potere finanziario, e l’unico progetto possibile è quello che realizza in concreto l’uscita dall’Euro e da Maastricht per mezzo di strumenti nuovi. Dopo anni di cupa rassegnazione, la gente ha bisogno di sognare che un nuovo mondo è possibile.

Noi possiamo e dobbiamo realizzare questo sogno, con il reddito di cittadinanza, le monete complementari non di debito, la democrazia diretta nel governo locale, con un progetto concreto di rinascita dell’economia. Soprattutto, con la tensione ideale per una nuova etica nei rapporti sociali, per la costruzione di nuovi valori, per la riscoperta della solidarietà, per recuperare l’entusiasmo sopito da troppo tempo.

Credo che sia giunto il momento di lanciare un grande progetto per ricostruire il paese, ma soprattutto che sia possibile cominciare a cambiarlo in concreto, dal basso, nelle comunità locali, nei Villaggi, nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni.

Il Movimento No Euro mi ha chiesto di candidarmi per le prossime elezioni politiche, nelle quali sarà presente in tutta Italia. Abbiamo concordato sul programma che vi allego e che contiene tutti i temi per me, per noi, essenziali per cambiare la realtà del nostro paese.

Considero questa un’occasione irripetibile, non tanto per andare in Parlamento né tanto meno al Governo, quanto per diffondere le idee e i temi del nostro Programma, in un momento in cui nel paese c’è la massima attenzione su questi temi. Una legge elettorale vigliacca ha elevato lo sbarramento al 4% se corriamo da soli. D’altra parte pretendere che uno dei poli accetti un accordo “tecnico” col nostro Movimento per far scendere lo sbarramento al 2%, nella certezza che dopo l’elezione i deputati del No Euro certamente faranno opposizione su tutti i temi finanziari e proporranno il nostro programma, che per entrambi è inaccettabile, è una pia illusione che ci (e Vi) risparmiamo. In ogni caso non avremo alcun accesso al mediatico, che farà calare su di noi una cappa di silenzio e di oblio. Ma lo stesso abbiamo molte possibilità, se non di eleggere deputati, di essere presenti in governi locali e alleati di liste civiche che vogliano contribuire a realizzare qualcuno dei nostri progetti. In particolare, quello sulla costruzione di impianti di energia da fonti rinnovabili, finanziato in parte con monete complementari. E’ un progetto semplice, chiaro e fattibile da subito. E soprattutto la campagna elettorale ci consente di contattare qualche milione di persone e gettare le basi per un grande movimento di lotta al potere finanziario e di costruzione dell’alternativa.

Ovviamente non abbiamo mezzi ed abbiamo bisogno di tutto e di tutti. Per la legge elettorale, dobbiamo raccogliere entro il 10 febbraio (per presentarle entro il 15), 104.000 firme per le liste Nazionali. Dobbiamo organizzare subito cento banchetti nelle 26 Circoscrizioni elettorali, dotandoli di striscioni, bandiere, megafoni, opuscoli, volantini, moduli per raccogliere le firme e autenticatori. Dobbiamo rifare il sito internet e tenerlo aggiornato, prendere qualche sede per quattro mesi e pagare telefono, connessione ADSL, un paio di persone e mille altre spese.

Stampare centomila copie del programma (che sono una goccia nel mare di 37,5 milioni di elettori) costa almeno 50.000 euro e centomila manifesti costano 70.000 euro. Pensiamo che sia del tutto inutile combattere la battaglia dei manifesti con organizzazioni che dispongono di milioni di pezzi, e ne faremo lo stretto indispensabile per le manifestazioni che riusciremo ad organizzare.

Ho calcolato che solo nelle due circoscrizioni del Lazio sono necessari centomila euro per una campagna elettorale fantasiosa e a buon mercato. Vorrei riuscire a organizzare almeno 40 manifestazioni nei Comuni del Lazio per portare questi temi e farli conoscere alla gente. Ma soprattutto, riteniamo che è necessario far partire il tam tam attraverso internet, per diffondere il programma, raccogliere soldi, adesioni e disponibilità a collaborare. Questa lettera è indirizzata a duecento persone: se ciascuno di Voi la rigira in media a venti altre e così via, con soli tre passaggi abbiamo raggiunto un milione e seicentomila persone. Dobbiamo costituire Comitati elettorali in tutta Italia, per raccogliere le firme, per fare le liste e per diffondere le idee e i programmi. L’obiettivo folle è di raggiungere un milione e seicentomila voti. Folle, ma non impossibile se è vero quello che ho scritto prima. Comunque, se solo riusciremo a parlare a qualche milione di persone avremo raggiunto il nostro vero obiettivo, far sapere che un mondo migliore è possibile e che la speranza non è morta.

 

Vi ringrazio per l’attenzione

Domenico de Simone

 

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