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Morire per Kabul?

di Ugo Gaudenzi - 20/12/2009

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30 mila soldati a stelle e strisce, altri 30 mila mercenari, 10 mila ascari “occidentali” (1000-2000 italiani in più)... Questi i rinforzi previsti dal nobel per la pace Obama per “difendere la democrazia in Afghanistan”. Ma di quale “democrazia” si tratterà mai?
Quella della corruzione dei ras e del traffico di stupefacenti insediata a Kabul e governata da Karzai? Quella di un governo fantoccio che non gode neppure più dell’alleanza delle tribù del nord afghano-tagike, nel 2001 punta di diamante della vittoria contro i talibani? Quella di un presidente, Hamid Karzai, travolto dalle contestazioni per la truffa elettorale che tre mesi fa gli ha consentito un secondo mandato sostenuto dalle truppe di occupazione atlantiche?
Se il nobel Obama si mostra sempre più indaffarato nella ricerca di contratti extra di ascari e mercenari per fare la sua “giusta” (sic) guerra agli insorti afghani, nei Palazzi di comando della stessa Washington si comincia a dubitare sulla bontà della scelta di riconoscere Karzai come proprio fedele “alleato”.
E’ di queste ore, infatti, la notizia su un piano stilato da Peter W. Galbraith - rappresentante Onu in Afghanistan, imposto per tale incarico dal potente “inviato Usa” Richard Holbrooke - che, a settembre, ipotizzava, in un rapporto alla Casa Bianca, un rovesciamento dell’inaffidabile Karzai. Un presidente, Karzai, inviso non soltanto alla gran parte del suo popolo, ma allo stesso Holbrooke e, già, anche a Obama.
Insomma cosa o chi vanno a “difendere” i giovani italiani in armi? Su questo punto, le opposizioni di sua Maestà osservano il più rigoroso silenzio.
Sic stantibus rebus, Signor Cavaliere, con un atto di magnanimità risponda allora a noi: qual è il “valore” che i nostri militari dovrebbero andare a difendere a Kabul?
La “democrazia”?
“Ma ci facci il piacere”, diceva, più o meno, Totò.