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Urgente: formare nuovi saperi con vecchi saperi contadini

di Giacomo La Franca - 10/11/2010

nuovisaperiagr

La temuta quanto probabile fine, a breve-medio termine, del paradigma consumistico capitalista pone la questione della sopravvivenza sostenibile al centro delle tematiche da affrontare insieme alle nuove generazioni e questo prima che sia troppo tardi. Il recupero dalle nostre ancor presenti sacche di saperi a-crescisti si rende urgente. Esistono infatti dei luoghi nel nostro Paese dove certe antiche e direi anche naturali conoscenze, sono rimaste intatte ed anzi vengono tramandate se pur con crescenti difficoltà. Si tratta dei territori rurali di ogni regione. In quei luoghi andrà cercata, prima possibile, quella conoscenza tralasciata circa un’ottantina d’anni fa per far posto, tambur battente, alle tecniche produttive, sicuramente più redditizie ma non più attuabili da qui ai prossimi 50 anni.

I nostri vecchi diventano, anzi tornano ad essere, ciò che da quando l’Umanità calca questo pianeta sono sempre stati: una fonte di saperi da ricostruire attuare e conservare gelosamente.

Alcune domande: come si cucina senza gas? Come si conservano i cibi senza elettricità? Come di potabilizza l’acqua? Come si vive senza consumismo?

Semplicissimi interrogativi che nelle menti dei più giovani non possono trovare alcuna risposta.

La questione è più grave di quanto possa sembrare da una semplicistica prospettiva capitalista. Ma è una serie di domande alle quali dobbiamo fornire risposte attuabili nell’immediatezza. Tutti noi speriamo di sbagliare quando dipingiamo un futuro decrescista oltretutto non accompagnato, come noi crediamo, dall’aggettivo “felice”.

Pur non auspicandone l’immediato avvento (e, diciamolo sinceramente, sperando magari nella continuazione in senso sviluppista di questo occidente per qualche altro decennio) chi di noi ha un minimo di buon senso ha potuto scorgere taluni segnali che già anticipano l’impossibilità di continuare sulla strada capitalistico-sviluppista intrapresa non più di 80 anni or sono.

Una corretta applicazione del principio di precauzione suggerirebbe di iniziare una rialfabetizzazione di base per capire come poter eventualmente far fronte ad una vita a-consumistica e a-crescista.

Magari, noi pensiamo, non servirà sapere come cuocere a puntino i fagioli senza la fiamma del gas o potabilizzare le acque piovane ma, a ben pensare, la padronanza di tecniche del genere sembrerebbe ben più importante che conoscere per filo e per segno i segreti reconditi dei nostri social network o del nostro lettore di DVD.

A pensarci un attimo, sembra che il consumismo ci abbia intenzionalmente allontanato da certe conoscenze di base riempiendo le nostre menti di non-saperi e facendoceli addirittura apparire di vitale importanza.

Invece, ad applicare il “passo dell’uomo” queste superflue tecnologie sembrano essere solo l’utile mangiatoria dove saziare la nostra crescente bramosia di “ben-essere” erroneamente recepita come “ben-avere”, ciò grazie al sapiente utilizzo delle pratiche pubblicitarie al limite dell’umano che fin da piccoli hanno plasmato le menti di almeno tre generazioni.

Non si tratta chiaramente di rimettere la zappa in mano agli alunni delle elementari ma la società civile dovrebbe in qualche modo prendersi carico del problema che appare tanto marginale, pensiamoci un attimo, quanto l’attuale sistema capitalistico è riuscito a porre al centro delle menti di ognuno di noi modi di intendere la vita che sono storicamente e materialmente fuori dalla portata del nostro immediato futuro. E a giudicare da ciò che una parte della nostra mente sta pensando ora che siamo all’ultima riga di questo articolo pare ci sia riuscito…