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I źdottori╗ del diritto internazionale Un prezioso frammento volteriano (*)
di Danilo Zolo - 12/11/2010

Fonte: Jura Gentium [scheda fonte]


 

Voltaire
François-Marie Arouet, dit Voltaire (1694-1778)
Catherine Lusurier (vers 1753-1781) d'après Nicolas de Largillière (1656-1746)
Versailles

Questo "Testo ritrovato", Droit. Droit de gens, droit naturel, droit public, non è che un frammento, ed un frammento a sua volta frammentario, della vastissima produzione filosofica, storica, letteraria e politica di Voltaire. Sono poche pagine, tratte dalla serie "Questions sur l'Encyclopédie", che Voltaire pubblicò nel 1773 in nove tomi. In essi egli aveva raccolto le voci che aveva scritto per l'Encyclopédie, ma che non erano state comprese nel Dizionario filosofico.

Nonostante la sua struttura disordinata e, forse, improvvisata, questo "frammento" è di notevole interesse e valore, perché contiene alcune autentiche pepite volteriane, alcuni richiami adamantini ai temi centrali dell'illuminismo aristocratico di Voltaire. E non mancano, come è caratteristico del suo stile di pensiero e di scrittura, l'umorismo, l'ironia, la satira, l'irrisione aperta o velata, soprattutto quando si tratta di mettere in luce la vacuità della metafisica scolastica e le ipocrisie delle credenze religiose tradizionali. Bersaglio centrale della sua polemica contro la superstizione, l'intolleranza, la credulità, il fanatismo è, anche in queste pagine, la Chiesa cattolica. La concezione deistica - non atea - di Voltaire viene finalizzata alla critica del cattolicesimo, inteso come fonte di intolleranza e di guerra, e quindi come il più grave ostacolo allo sviluppo dell'umanità. Una religione assolutista e intollerante come quella cattolica impedisce agli uomini di servirsi della propria ragione e impone loro di compiere atti di fede del tutto irrazionali: anzitutto per questo la Chiesa romana merita di essere esecrata come l'enfame. Voltaire ammira invece profondamente la convivenza, realizzatasi in Inghilterra, fra fedi diverse secondo uno spirito di tolleranza lontanissimo dal fondamentalismo cattolico.

L'infamia del cattolicesimo romano - scrive Voltaire in questo frammento - sta anzitutto nel suo uso del potere temporale: un uso autoritario, violento e opportunistico. L'immenso potere di cui dispone la Chiesa cattolica non è esercitato a fini morali o spirituali: i suoi fini sono esattamente quelli degli altri potentati mondani, anzitutto le monarchie e gli imperi. Come i re, i pontefici romani rivendicano la loro sovranità territoriale, e come gli imperatori i pontefici pretendono di essere "sovrani del mondo": se il regno di Dio, come dichiarano i testi sacri, non è di questo mondo - allude sarcasticamente Voltaire - è del tutto naturale che un Pontefice come Gregorio VII sostenga che il suo regno è di questo mondo. È dunque altrettanto naturale che l'interesse primario dei pontefici romani - Voltaire pensa sicuramente a pontefici come Alessandro VI, Giulio II, Clemente VII - sia il loro profitto, ricercato in tutte le sue forme e giustificato in nome di Dio. I pontefici, come i re e gli imperatori, firmano trattati di pace in nome di Dio, ma poi non li rispettano e scatenano guerre in malafede e senza la minima pietà umana. Usano la violenza più spietata, compresa la pena di morte, che Voltaire, appassionato lettore di Cesare Beccaria, vorrebbe assolutamente eliminata.

Voltaire sostiene che lo stesso jus gentium, il diritto internazionale in nome del quale si firmano i Trattati di pace, mostra soprattutto l'ipocrisia dei potenti, inclusi i pontefici romani. Essi si sono resi responsabili di assolute infamie giustificando con la loro autorità spirituale e il loro potere temporale guerre di sterminio contro i non credenti. I pontefici hanno benedetto la strage di oltre dieci milioni di indios americani, del tutto pacifici e inermi, nel corso della "conquista del nuovo mondo", sostenendo che non c'era nulla di più giusto e di più santo da fare che sterminarli "puisqu'ils n'étaient pas catholiques, apostoliques et romains". Voltaire non la cita in termini espliciti, ma egli pensa sicuramente alla Bolla Intra Arcana di Clemente VII, del 1529, che aveva autorizzato i cattolicissimi monarchi spagnoli a "condurre le nazioni barbare alla conoscenza del Dio autore e creatore di tutte le cose anche con le armi e la forza, affinché le loro anime fossero obbligate a far parte del Regno celeste" (1). E naturalmente, in cinica violazione dei Trattati, le vittime di queste stragi non sono mai state risarcite degli immensi danni subiti e delle atroci sofferenze patite. E i "dottori" del diritto internazionale - osserva Voltaire con sarcasmo corrosivo - pubblicano poderosi e profondissimi trattati sulla guerra e sulla pace, ma è evidente che il proposito appena nascosto è di favorire i loro potenti cristianissimi padroni, non di servire la giustizia. Al momento opportuno, comunque, ciò che conta non è l'autorevole opinione dei giuristi: decisiva è la forza delle armi e la violenza sanguinaria delle guerre cui ricorrono ampiamente anche i principi cristiani.

Per concludere, si può dire che questo frammento non è una esaltazione del droit de gens o del droit public, né è una esortazione alla gestione illuminata del potere politico o, tanto meno, all'uso della forza militare al servizio del bene comune. I diversi aspetti della polemica illuministica di Voltaire trovano, anche in questo testo, il loro centro unificatore nella difesa della tolleranza e nell'accettazione della diversità come valore imprescindibile per garantire pace, giustizia e progresso civile, come egli sostiene accoratamente nel Trattato sulla tolleranza del 1763. "Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo" è la famosa massima volteriana.

Sta qui, a mio parere, la sorprendente attualità di questo testo, in un mondo dove l'uso delle armi di distruzione di massa e il terrorismo praticato dalle grandi potenze nucleari e dai gruppi fondamentalisti che ad esse si oppongo, non trovano il minimo limite nella applicazione dei Trattati internazionali e del diritto internazionale generale. Mai come oggi il potere delle grandi potenze è stato legibus solutus. E mai come oggi i pontefici romani si sono schierati a favore del potere politico egemone, anche nelle sue forme "imperiali". Basterà ricordare che il 16 aprile del 2008 l'attuale pontefice romano, Benedetto XVI, ha deciso di celebrare il suo ottantunesimo compleanno alla Casa Bianca, in una atmosfera affettuosa e familiare, esprimendo la sua totale adesione al "modello americano" e alla politica dell'amministrazione Bush, responsabile dello sterminio di decine di migliaia di persone innocenti, in particolare, ma non solo, in Iraq e in Afghanistan. "La democrazia può fiorire soltanto - ha proclamato il Pontefice nel corso della cerimonia -, come i vostri Padri fondatori ben sapevano, quando i leader politici sono guidati dalla Verità e usano la saggezza, generata dal principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e il futuro della Nazione". Nulla potrebbe essere più lontano dall'illuminismo e dal pluralismo tollerante di Voltaire e nessuna migliore conferma potrebbe vantare la sua aspra critica dell'opportunismo politico della Chiesa cattolica romana.


Droit
Droit des gens, droit naturel, droit public

Je ne connais rien de mieux sur ce sujet que ces vers de l'Arioste au chant XLIV

Fan lega oggi re, papi, imperatori,
Doman saranno capitali nimici
Perché quell'apparenza esteriori
Non hanno i cor non hanno gli animi tali
Che non guardando al torto più che a dritto
Attendon solamente al lor profitto

Rois, empereurs & successeurs de Pierre
Au nom de Dieu signent un beau traité;
Le lendemain ces gens se font la guerre.
Pourquoi cela? C'est que la piété,
La bonne foi ne les tourmente guère.
Et que malgré St. Jacques & St. Matthieu
Leur intérêt est leur unique dieu.

S'il n'y avait que deux hommes sur la terre, comment vivraient-ils ensemble? Ils s'aideraient, se nuiraient. Se caresseraient, se diraient des injures, se battraient, se réconcilieraient, ne pourraient vivre l'un sans l'autre, ni l'un avec l'autre. Il seraient comme tous l'homme sont aujourd'hui. Ils ont le don du raisonnement, oui; mais ils ont aussi le don de l'instinct, & ils sentiront, & ils raisonneront, & ils agiront toujours comme ils y sont destinés par la nature.

Un Dieu 'est pas venu sur notre globe pour assembler le genre-humain & pour lui dire, «J'ordonne aux Nègres & aux Cafres d'aller tout nuds & de manger des insectes. J'ordonne aux Samoyèdes de se vêtir de peaux de rangisères & d'en manger la chair toute insipide qu'elle est. Avec du poisson séché & puant, le tout sans sel. Les Tartares du Tibet croiront tout ce que leur dira le dalaï-lama; & les Japonais croiront tout ce qu leur dira le dairi.

Les Arabes ne mangeront point de cochon, & les Westphaliens ne se nourriront que de cochon.

Je vais tirer une ligne du mont Caucase à l'Egypte, & de l'Egypte au mont Atlas: tout ceux qui habiteront à l'orient de cette ligne pourront épouser plusieurs femmes, ceux qui seront à l'occident m'en auront qu'une.

Si vers le golfe Adriatique depuis Zara jusqu'à la Polésine, ou vers le marais du Rhin & de la Meuse, ou vers le mont Jura, ou même dans l'île d'Albion, ou chez les Sarmates, ou chez les Scandinaviens quelqu'un s'avise de vouloir rendre un seul homme despotique, ou de prétendre lui-même à l'être, qu'on lui coupe le cou au plus vite, en attendant que la destinée & moi nous en ayons autrement ordonné.

Si quelqu'un a l'insolence & la démence de vouloir rétablir une grande assemblée d'homme libres sur le Mançanarès ou sur la Propontide, qu'il soit ou empâlé ou tiré à quatre chevaux.

Quiconque produira ses comptes suivant une certaine règle d'arithmétique à Constantinople, au grand Caire, à Tafilet, à Deli, à Andrinople, sera sur le champ empalé sans forme de procès; & quiconque osera compter suivant une autre règle à Rome, à Lisbonne, à Madrid, en Champagne, en Picardie & vers le Danube depuis Ulm jusqu'à Belgrade, sera brûlé dévotement pendant qu'on lui chantera des miserere.

Ce qui sera juste toute le long de la Loire sera injuste sur le bords de la Tamise: car mes lois sont universelles, &c., &c., &c.»

Il faut avouer que nous n'avons pas de preuve bien claire, pas même dans le Journal chrétien, ni dans la Clé du cabinet des princes qu'un Dieu soit venu sur la terre promulguer ce droit public. Il existe cependant; il est suivi à la lettre tel qu'on vient de l'énoncer; & on a compilé, compilé, compilé sur ce droit des nations de très beaux commentaires, qui n'ont jamais fait rendre un écu à ceux qui ont été ruinés par la guerre ou par des édits, ou par les commis des fermes.

Ces compilations ressemblent assez aux cas de confiance de Pontas. Voici un cas de loi à examiner: il est défendu de tuer. Tout meurtrier est puni, à moins qu'il n'ait tué en grande compagnie & au son des trompettes; c'est la règle.

Du tems qu'il y avait encor anthropophages dans la forêt des Ardennes, un bon villageois rencontra un anthropophage qui emportait un enfant pour le manger. Le villageois ému de pitié, tua le manger d'enfants, & délivrera le petit garçon qui s'enfuit aussitôt. Deux passants voient de loin le bon homme, & l'accusent devant le prévôt d'avoir commis un meurtre sur le grand chemin. Le corps du délit était sous les yeux du juge, deux témoins parlaient, on devait payer cent écus au juge pour ses vacations; la loi était précise: le villageois fut pendu sur le champ pour avoir fait ce qu'auraient fait à la place d'Hercule, Théseée, Ronad & Amadis. Falait-il pendre le prévôt qui avait suivi la loi à la lettre? Et que jugea-t-on à la grande audience? Pour résoudre mille cas de cette espèce on a fait mille volumes

Puffendorf établit d'abord des êtres moraux. Ce sont, dit-il, certains modes que les êtres intelligents attachent aux choses naturelles, ou aux mouvements physiques, en vue de diriger ou de restreindre la liberté des actions volontaires de l'homme pour mettre quelque ordre, quelque convenance & quelque beauté dans la vie humaine.

Ensuite, pour donner des iodées nettes aux Suédois & aux Allemands du juste & de l'injuste, il remarque qu'il y a deux sortes d'espace, l'un à l'égard duquel on dit que les choses sont quelque part, par exemple ici, là; l'autre à l'égard duquel on dit qu'elles existent en un certain tems, par exemple aujourd'hui, hier, demain. Nous concevons aussi deux sortes d'états moraux, l'un qui marque quelque situation morale, & qui a quelque conformité avec le lieu naturel; l'autre qui désigne un certain tems en tant qu'il provient de là quelque effet moral, &c.

Ce n'est pas tous; Puffendorf distingue très curieusement les modes moraux simples & les modes d'estimation, les qualités formelles & les qualités opératives. Les qualités formelles sont de simples attributs; mais les opératives doivent soigneusement se diviser en originales & en dérivées.

En cependant Barbeirac a commencé ces belles choses, & on les enseigne dans des universités. On y est partagés entre Grotius & Puffendorf sur des questions de cette importance. Croyez-moi, lisez, les offices de Cicéron.

Droit public
Seconde section

Rien ne contribuera peut-être plus à rendre un esprit faux, obscur, confus, incertain, que la lecture de Grotius, de Puffendorf & de presque tous les commentaires sur le droit public.

Il ne faut jamais un mal dans l'espérance d'un bien, dit la vertu que personne n'écoute. Il est permis de faire la guerre à une puissance qui devient trop prépondérante, dit l'Esprit des loix,

Quand les droits doivent-ils être constatés par la prescription? Les publicistes appellent ici à leur secours le droit divin & le droit humain, les théologiens se mettent de la partie. Abraham, disent-ils, & sa semence, avait droit sur le Canaan, car il y avait voyagé, & Dieu le lui avait donné dans une apparition. Mais nos sages maîtres, il y a cinq cent quarante-sept ans, selon la Vulgate, entre Abraham qui acheta un caveau dans le pays & Josué qui en saccagea une petite partie. N'importe, son droit était clair & net. Mais la prescription?...........point de prescription. Mais ce qui s'est passé autrefois en Palestine doit-il servir de règle à l'Allemagne & à l'Italie?.... Oui; car il l'a dit. Soit, messieurs, je ne dispute pas contre vous, Dieu, m'en préserve,

Leurs descendants d'Attila s'établissent, à ce qu'on dit, en Hongrie. Dans quel tems les anciens habitants commencèrent - ils à être tenus en conscience d'être serfs des descendants d'Attila?

Nos docteurs qui ont écrit sur la guerre & la paix sont bien profonds; à les en croire tout appartient de droit au souverain pour lequel ils écrivent. Il n'a pu rien aliéner de son domaine. L'empereur doit posséder Rome, l'Italie & la France, (c'était l'opinion de Barthole) premièrement parce que l'empereur s'intitule roi des Romains; secondement parce que l'archevêque de Cologne est chancelier d'Italie, & que l'archevêque de Trèves est chancelier des Gaules. De plus, l'empereur d'Allemagne porte un globe doré à son sacre; donc il est maître du globe de la terre.

A Rome il n'y a point de prêtre qui n'ait appris dans son cours de théologie que le pape doit être souverain du monde, attendu qu'il est écrit que Simon fils de Jone en Galilée, ayant surnom Pierre, on lui dit, Tu es Pierre & sur cette pierre je bâtirai mon assemblée. On avait beau dire à Grégoire VII, Il ne s'agit que des âmes, il n'est question due du royaume céleste. Maudit damné, répondait-il, il s'agit du terrestre; & il vous damnait!

Des esprits encor plus profonds fortifient cette raison par un argument sans réplique. Celui dont l'évêque de Rome se dit vicaire, a déclaré que son royaume n'est point de ce monde; donc ce monde doit appartenir au vicaire quand le maître y a renoncé. Qui doit l'emporter du genre-humain ou des décrétales? Les décrétales sans difficulté.

On demande ensuite, s'il y eu quelque justice à massacrer en Amérique dix ou douze millions d'hommes désarmés? On répond qu'il n'y a rien de plus juste & de plus saint, puisqu'ils n'étaient pas catholiques, apostoliques & romains.

Il n'y a pas un siècle qui il était toujours ordonné dans toutes les déclarations de guerre des princes chrétiens, de courre-sus à tous les sujets du prince à qui des mailles & à manches pendantes. Ainsi la signification une fois faite, si un Auvergnat rencontrait une Allemande il était tenu de la tuer, sauf à la violer avant ou après.

Voici une question fort épineuse dans les écoles: le ban & l'arrière-ban étant commandés pour aller tuer & se fer tuer sur la frontière, Les Suabes étant persuadés que la guerre ordonnée était de la plus horrible injustice, devaient-ils marcher? quelques docteurs disaient oui; quelques justes disaient non; que disaient les politiques?

Quand on eut bien disputé sur ces grandes questions préliminaires, dont jamais aucun souverain ne s'est embarrassé ni ne s'embarrassera, il fallut discuter les droits respectifs de cinquante ou soixante, sur le comté d'Alost, sur la ville d'Orchies, sur le duché de Berg & de Juliers, sur la comté de Tournay, sur celui de Nice, sur toutes les frontières de toutes les provinces; & le plus faible perdit toujours sa cause.

On agita pendant cent ans si le ducs d'Orléans, Louis XII, François I, avaient droit au duché de Milan, en vertu du contracte de mariage de Valentine de Milan, petite-fille du bâtard, un brave paysan nommé Jacob Muzio. Le procès fut jugé par la bataille de Pavie.

Les ducs de Savoye, de Lorraine, de Toscane, prétendirent aussi au Milanais; mais on a cru qu'il y avait dans le Frioul une famille de pauvres gentilshommes issue en droite ligne d'Alboïn roi de Lombard, qui avait un droit bien antérieur.

Les publicistes ont fait de gros livres sur les droits de Jérusalem. Les Turcs n'en ont point fait; mais Jérusalem leur appartient, du moins jusqu'à présent dans l'année 1770; & Jérusalem n'est point un royaume.


Note

*. Pubblicato come Voltaire, Droit. Droit de gens, droit naturel, droit public, Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2009.
Il testo di Voltaire è ripreso da Voltaire, Questions sur l'Encyclopédie, par des amateurs., nouvelle édition augmentée, S.l., s.e., 1773, IVème Partie, pp. 364-373.

1. Cfr. G. Tosi, La teoria della schiavitù naturale nel dibattito sul Nuovo Mondo (1510-1573), "Divus Thomas", 105 (2002), 33, p. 247.


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