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Deficit spirituale

di Mario Bozzi Sentieri - 13/09/2012

Fonte: Totalità


Dove cercare l’essenza della crisi contemporanea ? Al di là del  debordante avanzare delle statistiche, dei sondaggi, delle “analisi di mercato” che quotidianamente ci sommergono, ci permettiamo di suggerire un metro di giudizio inusuale: il “tasso di spiritualità”.

L’idea ci viene  dall’allarme lanciato dal sito cattolico “Kreuz.net” che nell’edizione on line del 18 agosto evidenzia con preoccupazione come nei nuovi quartieri tedeschi non vi sia più posto per le chiese. Non sono proprio state pensate, né progettate, ed è come se fossero state estromesse dal tessuto urbano. E si cita in proposito un articolo del giornalista Dankwart Guratzsch, apparso nelle pagine di cultura del quotidiano “Die Welt”, in cui si fanno esempi concreti: a Stoccarda, dove è stata edificata una frazione di 12 mila abitanti. Senza chiesa.

Ad Amburgo, un nuovo centro per altri 12 mila residenti. Senza chiesa. Anzi, qui per poter realizzare la nuova urbanizzazione, ne son state chiuse 19, probabilmente “d’intralcio”. Sparite. Il pretesto è l’assenza di richieste in tal senso. Nessuno le avrebbe mai reclamate, né pretese.

Eppure, dietro queste “assenze”, non è che la qualità della vita di certi agglomerati urbani sia migliorata. Anzi…

All’ordine del giorno delle moderne società occidentali, prima ancora degli spread in salita e dei tassi di occupazione in discesa, delle economie in affanno e dei giovani senza avvenire, c’è un diffuso malessere sociale, che si alimenta proprio di questa mancanza di senso e di religiosità.

A vincere, in un mondo senza campanili, è perciò l’esasperato individualismo, la scomparsa dell’idea stessa di bene comune, i particolarismi, l’anonimia urbana.

Cala insomma il “tasso di spiritualità” ed aumenta lo spaesamento, con tutto ciò che comporta proprio in ragione della tenuta sociale, mentre avanza con  il “relativismo urbano”, corollario di quello etico, l’idea che, eliminati i campanili, la verità come possibilità del pensiero non esista, quindi è inutile cercarla ed ancor più informarsi ad essa.

E’ una posizione filosofica che bene si sposa con lo spaesamento dell’uomo contemporaneo, offrendogli le giustificazioni intellettuali per tale spaesamento.

Su questa base non vale la pena ricercare o coltivare verità assolute, quanto piuttosto prendere coscienza che ogni conoscenza è condizionata da elementi di ordine sociale, culturale e politico. Ne consegue – secondo i relativisti – che ogni verità è il prodotto della cultura ricevuta. Spezzare la catena della tradizione, intesa come trasmissione di verità, è dunque possibile e necessario – secondo tale orientamento – per realizzare una piena liberazione dell’uomo.

Le conseguenze di tale “rottura”  poco interessano e ancora meno vengono valutate. Il fine è la liberazione, fine che si fa verità autosufficiente ed assoluta, contraddicendo la scelta di partenza, secondo cui la verità non esiste e non va cercata.

L’ultima spiaggia di questi “orientamenti” è la desertificazione spirituale, anche urbana, con il risultato di lasciare senza risposte un uomo che invece chiede identità, appartenenza, valori e simboli in cui riconoscersi.

Come scriveva Simone Weil (La prima radice) “il bisogno di avere radici è forse il più importante e il meno conosciuto dell’anima umana. Difficile definirlo. L’essere umano ha le sue radici nella concreta partecipazione, attiva e naturale all’esistenza di una comunità che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti dell’avvenire”.

Può una comunità vivere senza simboli, senza “certi tesori del passato”, che ne legittimo la stessa ragion d’essere spirituale ? Può ridursi un agglomerato urbano ad una mera funzione abitativa ?

E’ alzando il “tasso di  spiritualità” che nuove ragioni, più alte e mature, possono essere trovate al superamento della crisi. E’ spostando la sfida dai valori materiali a quelli immateriali, che possiamo prefigurare una società in grado di superare realmente la crisi contemporanea. Al “vitello d’oro” continuiamo a preferire il suono delle campane…