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Del mandante del mandante

di Filippo Facci - 09/07/2026

Del mandante del mandante

Fonte: Filippo Facci

Il punto vero è che il nome del mandante (o del mandante del mandante) non l’ha ancora fatto nessuno, tantomeno Valter Lavitola che però difficilmente potrà tacere a lungo per via delle gravissime accuse che gli pendono sul cranio. Le piste sono quelle che sono, tutte un po’ così, nessuna ufficiale, però una novità c’è: l’idea che lo stesso Ranucci possa far parte del disegno che ha portato alla bomba sotto casa sua. Non è più un retropensiero, è una pista come un’altra, anzi, è una pista decisamente più di altre che intanto sono svaporate. Riassumiamole.
1) C’è la pista che riguarda la camorra e un cantiere navale e un traffico d’armi: è quella che Ranucci ha suggerito agli inquirenti, e che ha pure soffiato, ieri, a Repubblica e al Fatto Quotidiano; un servizio di Report era stato dedicato al cantiere Vittoria di Adria e a possibili legami con i clan Contini e Moccia, dunque a un presunto traffico d’armi verso la Libia: secondo Ranucci in questa ricostruzione rientrava anche il nome «Corrado» ascoltato nelle intercettazioni e che lui, Ranucci, collega a Marco Mancini, ex uomo dei servizi. Da quanto inteso, però, è un binario morto: i pm avrebbero già fatto capire che non la ritengono la strada giusta. Anche nella riunione alla Dna, presente Giovanni Melillo e i magistrati di Roma e Venezia, hanno ripetuto che mancano conferme e che il servizio di Report insomma non c’entra niente. E’ in assoluto la pista più debole.
2) O forse la più debole è quella sentimentale, peraltro già torbida e poco lineare di suo: secondo La Verità, il rapporto burrascoso tra Ranucci e la sua attuale compagna avrebbe portato inizialmente gli investigatori a valutare una vendetta privata, tesi che ha perso forza quando è emerso che l’ordigno non era un petardo dimostrativo ma conteneva gelatina da cava e nitroglicerina, roba da professionisti. Se la pistarella non è stata del tutto archiviata è perché la compagna di Ranucci pare si sia sfogata più volte con Lavitola (anche via messaggio) per dei comportamenti del compagno.
3) La pista «Lavitola mandante» resta ovviamente la principale: vecchia conoscenza di Ranucci oltreché amico e fonte e frequentatore al ristorante Cefalù, Lavitola viene indicato appunto come presunto mandante tramite l’ormai noto camerunese Gomes Clesio Tavares, che avrebbe fatto da cerniera con gli esecutori: a confermarlo viaggi, contatti, assistenza, allontanamenti dall’Italia e il ruolo di Lavitola attorno al suo ristorante. Per quanto principale, è anche la pista più strana: Ranucci e Lavitola si conoscevano e si frequentavano, appunto, e lo stesso Ranucci dice di non credere che Lavitola avrebbe fatto del male a lui e alla sua famiglia: non è chiara la logica. Ameno di leggere bene le carte del gip: dicono che la bomba non era fatta per far male ma che poteva esse stata messa per accrescere lo status anche politico di Ranucci (rendendolo un definitivo eroe) ma per libera iniziativa di Lavitola, con Ranucci all'oscuro. Lavitola del resto era fissato che Ranucci dovesse far politica e con Ranucci ne parlava sempre.
4) La quarta pista è una variante della terza: il citato e innominabile «Corrado» sarebbe direttamente Ranucci, ipotesi esplosiva e da maneggiare con pinze in vanadio. In un’intercettazione si dice «non dobbiamo farlo arrivare a Corrado», e l’ipotesi è che questo Corrado non sia il terminale esterno da proteggere, ma il soprannome dietro cui si nasconderebbe lo stesso Ranucci.
Tradotto: l’ipotesi, che gli investigatori giudicano improbabile per definizione (noi con loro) è che Ranucci sia il vero mandante occulto attraverso Lavitola, quindi sia il mandante del mandante. Si dice che gli investigatori, durante la perquisizione, abbiano provato anche a buttarla lì a Lavitola per provocarlo: ma senza esiti. Ranucci giudica l’ipotesi offensiva e folle, e ha chiesto retoricamente: «Secondo voi io metto la mia storia e la mia carriera nelle mani di Lavitola?».
E’ il punto in discussione.