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NAZA e il tecnodio

di Federico Mosso - 01/10/2026

NAZA e il tecnodio

Fonte: Federico Mosso

Ieri sera a vedere il documentario Naza, in una sala piena di spettatori, completa, sold-out. 
Al di là di ovvie considerazioni etiche, personalmente l’aspetto che più mi ha interessato nella visione della pellicola israeliana (che è un ottimo promemoria su fatti genocidari che da tempo già si conoscono con certezza), è lo scorcio storico e militare sulla metamorfosi tecnologica della guerra, o meglio, dello sterminio. 
La macchina IA Lavender: un oracolo artificiale che con perversione quasi videoludica confeziona liste di obiettivi da annientare, e i loro “effetti collaterali”, i NAZA, i civili, che in un genocidio pianificato, smettono di essere tali, perché anch’essi obiettivi, se lo scopo finale è la cancellazione di un popolo. Può sembrare un delirio mistico: "l’algoritmo di Satana", ma non è eccessivo definirlo tale.
Questo è il futuro che già si è compiuto. L’IA si inserisce in scenari di guerra non solo a supporto, ma nell’animo profondo delle questioni militari, siano loro di industria bellica, o strategiche ed operative. Calcola costi e benefici di offensive, mostra soluzioni di macabra efficienza per recare il maggior danno possibile all’avversario, con una spesa economica contenuta. Delinea obiettivi singoli o di massa. Stila cinica e precisa liste di persone da eliminare e mostra il metodo per farle fuori. Progetta intere campagne e pianifica tattiche sul terreno. Suggerisce l’intensità della violenza da adottare, il numero delle vittime da raggiungere, le armi da usare, le tecniche per spargere il terrore. 
E infine – un domani/oggi, la guerra la condurrà lei, e gli uomini in divisa le obbediranno e verranno sacrificati a seconda delle necessità sul campo, e i civili subiranno passivi tragedie e massacri programmati fino al dettaglio infinitesimale.
Stiamo concependo il tecnodio. E lo adoreremo. Ma il nostro dio è idolo buono o malvagio?