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NAZA è una cartina di tornasole

di Enrico Tomaselli - 02/10/2026

NAZA è una cartina di tornasole

Fonte: Giubbe rosse

Secondo alcuni osservatori israeliani, l’uscita del film-documento NAZA, e la risonanza globale che sta avendo, sta paradossalmente aiutando la campagna elettorale di Netanyahu. La tesi è che mentre sino a pochi giorni prima il premier israeliano fosse in difficoltà per via della campagna di rivelazioni sul 7 ottobre, l’uscita della pellicola ha prodotto una reazione nell’opinione pubblica israeliana, suscitando un riflesso pseudo-patriottico, e comunque di difesa dell’IDF, anche da parte di coloro che non condividono le politiche dell’attuale governo. Di fatto, i rilevamenti segnalano effettivamente una rimonta dei partiti che sostengono Netanyahu.
La questione rilevante, secondo me, è però un’altra. Ovviamente sappiamo tutti perfettamente come funzionino i meccanismi di autodifesa psicologica, e quando un individuo o un gruppo si sente sotto attacco spesso reagisce azzerando ogni forma di spirito critico, blindandosi in una identità granitica e chiusa.
Quando Netanyahu ripete - e lo fa assai spesso - che l’IDF è “l’esercito più morale del mondo”, esprime un concetto che appartiene al patrimonio comune degli israeliani. Nella prospettiva e nella logica sionista, che ritiene di avere un diritto divino nel possedere quelle terre, l’IDF è infatti sia lo strumento che ha reso possibile portare lo stato di Israele alle attuali dimensioni, sia quello che ne garantisce la difesa dai barbari ostili che circondano il paese. La sua moralità, quindi, si fonda essenzialmente sulla funzione storicamente ricoperta, non sul comportamento effettivo. Ma, ovviamente, quando emerge pubblicamente una amoralità comportamentale così vasta, così radicata, così pianificata, la costruzione si incrina. Attenzione però, non si tratta di una rivelazione, che sconvolge radicate convinzioni. La società israeliana è piccola, e tutti, indistintamente - con l’eccezione, sinora, delle comunità haredi, dedite allo studio della Torah - hanno prestato servizio nell’IDF, sia uomini che donne. Quindi la realtà effettiva di come si comportano le forze armate israeliane nei confronti dei palestinesi, da ottant’anni circa, è cosa che sanno tutti benissimo, avendone fatto esperienza diretta. Al netto delle ipocrisie e delle comode rimozioni, il problema non è in un presunto shock culturale; per l’israeliano medio, i palestinesi sono animali, esseri sostanzialmente subumani, che per di più si frappongono alla realizzazione di un disegno divino. Basti pensare a quello che fanno quotidianamente i coloni in Cisgiordania, per capire quanto l’intossicazione ideologico-religiosa possa trasformare in esseri spregevoli e malvagi.
Quel riflesso che, dinanzi all’evidenza dell’immoralità, spinge a far quadrato, a difendere sempre e comunque il proprio operato, trova dunque origine su quel sottile confine che separa l’umana comprensione di cos’è un’ingiustizia dalla volontà di non perdere tutto, non solo beni e terre ma innanzitutto il senso di una vita intera. Non so quanti israeliani stiano cominciando a percepire, più o meno consapevolmente, che il progetto sionista sta attraversando la sua fase finale - né più né meno come accadde ai coloni boeri ed anglosassoni in Sudafrica. Non pochi, secondo me. Alcuni si stanno certamente preparando alla fuga, precostituendo le basi per creare tante piccole comunità sioniste in giro per il mondo. I più, si aggrappano con le unghie e coi denti a ciò che posseggono. Mentre il mondo è sempre più sconcertato e indignato, dal comportamento di Israele - che viene fuori con una forza ed una evidenza ormai inarrestabili, come un fiume in piena che travolge gli argini - la sostanziale reazione di Israele non è la consapevolezza, la presa di coscienza, ma il rigetto: ancora una volta, il mondo ci odia. Un atteggiamento che, chiaramente, non fa che renderla ancora più odiosa. E che viene cavalcato dalle forze più radicali, che sul vittimismo hanno sempre lucrato, e costruito le basi per il suprematismo ebraico. Quando Smotrich dice che per gli ebrei non valgono le leggi e le regole che valgono per tutti gli altri esseri umani, non fa che affermare sfacciatamente quello che in tanti, nel loro intimo, pensano realmente.
Fondamentalmente, affinché l’ideologia sionista funzioni è necessario proprio che si creai questa frattura culturale, che l’ebreo si percepisca non semplicemente diverso, ma diversamente superiore, e che questa diversità appaia incolmabile, irriducibile. E quindi, niente di meglio che questa percezione di diversità radicale, ontologica, venga percepita anche dagli altri, dai non ebrei, perché funzionerà alla perfezione per rafforzarla tra gli ebrei.
In questo senso, NAZA produce esattamente l’effetto appena descritto.