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We don't need no education
di Marco Sicco - 30/10/2008

Fonte: traccefresche





Sarei (quasi) perfettamente d'accordo con il titolo dell'articolo
di Susanna Tamaro "Non salvate questa scuola" ...

ovvero io toglierei anche il "questa": Non salvate la scuola!
ove intesa quale moderna (anch'essa) scuola dell'obbligo.

Innanzitutto "E-ducere" non vuol dire solo "condurre", ma "condurre fuori" (essendo "e" l'equivalente di "fuori"), se non sbaglio lo insegnava Danilo Dolci
,uno dei massimi ricercatori a proposito di istruzione dei bambini (e non solo), insistendo sul fatto che non c'era da "inculcare" (concetto così caro agli educatori) niente, ma semmai da tirare fuori ciò che nel bambino già potenzialmente esiste.

Il che cambia completamente il quadro della realtà "educativa".
Non mi dilungherò a dire cose già affrontate e discusse da molti studiosi (fra tutti: Ivan Illich
), ma se c'è qualcosa da cambiare questo è: Tutto.

Il nostro "moderno", ottocentesco o novecentesco e oltre,
sistema educativo è una solenne fregatura. Moderno poi per niente,
perché appunto le nuove acquisizioni non le conoscono in molti,
passate sotto silenzio, come più o meno in tutte le attività umane,
dal rumoreggiare sinistro dell'andamento suicida dei business.

"We don't need no education" è uno slogan azzeccato (grazie Waters) per dire basta al business dell'educazione, mirato a produrre altri business, attraverso il tritacarne di istituzioni scolastiche burocratiche all'inverosimile, e a fare delle persone, uomini e donne, dei portatori di business nonché dei consumatori sempre con la bocca spalancata.

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