La fine della storia
di Martino Mora - 28/06/2026

Fonte: Martino Mora
Sul Corriere di ieri, Paolo Mieli ha confessato di avere creduto, per un certo periodo dopo la caduta del comunismo, alla “fine della storia”, il concetto-previsione del politologo nippoamericano Francis Fukuyama, che riprendendo la celebre definizione hegeliana aveva pronosticato, dopo la caduta dei regimi comunisti, un mondo intero dominato dal mercato, dalla tecnica, dalla libertà, dall'’uguaglianza e dal dirittumanesimo. Fase definitiva e insuperabile dello sviluppo umano.
Effettivamente tra i miei ricordi giovanili vi è il ciclo di trasmissioni di Arrigo Levi sulla Rai, dedicato alla caduta dei regimi comunisti dell’Europa orientale, i cui ospiti fissi erano a turno gli ancora giovani Paolo Mieli e d Ezio Mauro.
Il trio Levi, Mieli, Mauro esprimeva sempre un enorme entusiasmo per il mondo a venire, mentre veniva meno il blocco comunista e finiva la Guerra Fredda.
Erano convinti della vittoria definitiva della democrazia e del progresso, ovviamente americanocentrico. La "società aperta", insomma. Il mare anglosferico (schmittianamente parlando) avrebbe coperto tutta la terra.
Mieli ci conferma ora di avere sperato realmente in un mondo dominato da libertè ed egalitè, in cui il 1789 trionfava definitivamente sul 1917, e l’anglosfera a guida Usa sul resto del mondo.
Ma che in un secondo tempo si era accorto che Fukuyama aveva torto, nel senso che fu troppo ottimista.
Il mondo appare oggi diviso in grandi Stati-imperi che vedono irrealizzabile il modello della totale unità (e omogeneità culturale) americanista del pianeta. Per fortuna, dico io. Ma non Mieli.
Ecco, forse Paolo Mieli, che è un aspeniano di ferro ed odiatore professionale di Vladimir Putin, dovrebbe porsi due domande su qualla parte di mondo dove i valori suoi e di Fukuyama si sono comunque realizzati: Europa e America.
E’ il mondo dove comanda solo il denaro e chi lo possiede; dove la democrazia è in realtà una plutocrazia; dove si fa mercato di tutto: persino sperma, ovuli, uteri, bambini. Dove la tecnica è scatenata senza più freni né limiti, fino al transumanesimo.
E dove la libertà è di fatto individualismo spinto fino all’ anomia e alla liberazione di ogni vincolo; mentre l’uguaglianza è di fatto l’indistinzione assoluta degli uomini senza patria, senza religione, senza legami e ora persino senza identità sessuale. E’ davvero un bel mondo?
Almeno Fukuyama, banditore del mondialismo americanocentrico sfrenato, si poneva ancora il dubbio se l’uomo della “fine della storia” non sarebbe stato lo spregevole “ultimo uomo” di Nietzsche.
Per Mieli invece, nessun problema.
