7 ottobre: Netanyahu sapeva tutto e non ha fatto nulla
di Davide Malacaria - 08/09/2026

Fonte: Inside Over
Nonostante gli avvertimenti, Netanyahu decide di non fare nulla, sicuro di avere "il controllo" della Striscia. Pressato dai capi della Sicurezza e della Difesa..."insisteva per non intensificare le ostilità e per preservare diligentemente la 'risorsa' chiamata Hamas".
Stavolta è Netanyahu a essere vittima di un bombardamento. Figurato, giornalistico, ma la bomba è eplosa forte e chiara e la sua detonazione si è sentita in tutto il mondo. Impossibile riferire tutti i dettagli dell’articolo-bomba di Haatetz, nel quale si racconta come Netanyahu sia stato informato diverse volte, e in maniera autorevole, dell’imminenza di un attacco da Gaza poco prima del 7 ottobre e non abbia fatto nulla.
In estrema sintesi, quel che è accaduto è che un funzionario di Fatah che aveva stretti rapporti con l’intelligence israeliana e che in precedenza aveva mediato tra Israele e Hamas per un’intesa su Gaza, poco prima del 7 ottobre era stato convocato da Yahya Sinwar, il capo di Hamas di Gaza, perché riferisse un avvertimento ben preciso a Tel Aviv.
Sinwar era furbondo perché, avendo stretto un accordo con Israele per uno scambio di prigionieri, intesa che aveva avuto il placet di Netanyahu, aveva atteso invano che si concretizzasse. Il premier israeliano, infatti, prendeva tempo, dilazionando oltremodo la risposta. Da qui l’avvertimento : o Israele dà seguito all’intesa o ci sarà uno “zilzal”, un terremoto.
L’uomo di Fatah, uscito scosso dall’incontro, riferì l’avvertimento a un suo amico palestinese che lavorava negli Emirati come consigliere del presidente Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Questi, però avendo chiesto delucidazioni sul significato della minaccia non aveva avuto una risposta soddisfacente.
L’idea che Sinwar avesse minacciato una guerra era solo un’impressione, benché profonda, ma né il suo consigliere né l’uomo di Fatah ne erano certi. Da cui la decisione di bin Zayed di non informare ancora gli israeliani. Voleva essere sicuro prima di compiere il passo.
Così si decise per un altro incontro dell’uomo di Fatah con Sinwar, a Gaza ovviamente. E qui riportiamo Haaretz: “‘Allora?’ chiese Sinwar. ‘Avete trasmesso il messaggio agli israeliani?’. ‘No’, rispose il mediatore. Sinwar fece un respiro profondo e con voce gelida e sommessa gli disse: ‘Trasmetti loro il messaggio che sto preparando la madre di tutte le sorprese. Un’operazione terrificante. Qualcosa di straordinario’. Ripeté ancora una volta la parola ‘zilzal’, terremoto, pronunciandola a bassa voce. ‘Per favore, riferisci agli israeliani quello che sto dicendo parola per parola’, pretese”.
Il messaggio arriva così a bin Zayed che ne comprende appieno la portata. Così incarica il suo consigliere di informare gli israeliani. L’avvertimento arriva, si tengono riuniono con tutti i responsabili della Sicurezza e, ovviamente, con Netanyahu. Ma tutto resta sospeso. Non si decide nulla. Allora bin Zayed decide di telefonare direttamente a Netanyahu.
Una telefonata in modalità insolita, un segnale ulteriore dell’allarme che bin Zayed voleva trasmettere. Infatti, la conversazione non si svolge come altre pregresse, con un funzionario dell’ambasciata emiratina che, a tale scopo, si recava presso l’ufficio del premier israeliano con un telefono non intercettabile. Stavolta il presidente degli Emirati chiama direttamente dal suo palazzo presidenziale. Durante “la conversazione, durata 45 minuti e svoltasi alla fine di settembre, egli rivolse un esplicito avvertimento a Netanyahu riguardo alle intenzioni di Sinwar”, recita Haaretz.
“In quei giorni, una telefonata simile giunse all’ufficio del primo ministro dal capo dell’intelligence egiziana, il generale Abbas Kamel, che avvertì Netanyahu di ‘qualcosa di insolito, un’operazione terrificante’ che Hamas stava per lanciare”. Presente alla telefonata anche il giornalista Smadar Perry, che ne ha parlato a un giornale israeliano.
Nonostante questi avvertimenti, Netanyahu decide di non fare nulla, sicuro di avere “il controllo” della Striscia. Pressato dai capi della Sicurezza e della Difesa, che chiedevano una maggiore attenzione o un intervento preventivo su Gaza “insisteva per non intensificare le ostilità e per preservare diligentemente la ‘risorsa’ chiamata Hamas”.
Nell’articolo c’è molto altro, ad esempio che Israele la sera del 7 ottobre si è rifiutato di accettare subito la liberazione, senza contropartite, di tutti i civili presi in ostaggio… ma su questo e tanto altro rimandiamo al giornale israeliano.
Quel che importa è la documentazione a supporto di quanto scrivono gli autori: “Tre fonti straniere di alto livello conoscono il contenuto della conversazione [tra Netanyahu e bin Zayed ndr], la cui esistenza viene rivelata qui per la prima volta. La sua divulgazione è il risultato di un’approfondita ricerca basata su decine di fonti in Israele e nel mondo, tra cui alti funzionari, nonché su registrazioni, documenti interni e corrispondenza. La ricerca è stata condotta per il nuovo libro Ostaggi: 843 giorni di abbandono (Kinneret Zmora Publishing, in ebraico) dagli autori di questo articolo”, che sono Shlomi Eldar e Ruth Yuval.
Non solo, in esergo dell’articolo si riporta anche una dichiarazione, rilasciata ai due autori, del presidente di Israele Isaac Herzog, che riferisce di come bin Zayed lo avesse contattato più volte prima del 7 ottobre perché allarmato della situazione esplosiva.
Inoltre, Haaretz scrive che bin Zayed ha raccontato la sua telefonata con Netanyahu all’allora capo della Cia William Burns (quello che nel novembre 2021 era volato a Mosca per incontrarsi con Putin, non l’attuale, John Ratcliffe, volato a Mosca solo una settimana fa).
Netanyahu si è infuriato, altri interessati hanno negato tutto. Bin Zayed, contattato da Haaretz, per ora si è rifiutato di rispondere. Ma la bomba ormai è esplosa. Il genio è uscito dalla lampada e non può essere ricacciato al suo interno. Una parte di mondo, tramite i due coraggiosi autori del libro e il coraggioso Haaretz, ha detto a Netanyahu che stavolta si fa sul serio, che la sua egoarchia deve finire. Ne vedremo delle belle.
