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La sassata della Sassonia

di Roberto Pecchioli - 08/09/2026

La sassata della Sassonia

Fonte: Ereticamente

La Sassonia è una regione della Germania settentrionale, di ascendenza luterana, prussiana, profondamente radicata nello spirito tedesco. Una sua parte, la Sassonia-Anhalt, è una delle sei regioni della vecchia DDR (la Germania comunista) riunite al nucleo centrale della madrepatria dopo il crollo del muro di Berlino. Ha poco più di due milioni di abitanti e una superficie simile a quella dell’Emilia Romagna. Dal 6 settembre 2026 è il simbolo del cambiamento di umore elettorale tedesco. La vittoria di Alternative fuer Deutschland (AfD) alle elezioni regionali è stata schiacciante. Con una partecipazione al voto altissima, il partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla ha sfiorato il 44 per cento dei voti, più del doppio rispetto alle precedenti elezioni e ha la possibilità di andare al governo del Land. Non detiene la maggioranza assoluta dei seggi, ma la potrebbe superare se si realizzasse l’alleanza con BSW, il movimento di origini marxiste di Sahra Wagenknecht, contrario all’immigrazione, attento ai temi nazionali, ai problemi sociali, neutralista, nemico della deriva bellicista e antirussa della Germania.

Davvero, come ha commentato il giovane capo locale di Afd e possibile futuro presidente del Land Ulrich Siegmund, il 6 settembre a Magdeburgo si è fatta la storia, una nuova storia. La battuta è sin troppo facile, ma la sassata sassone è di quelle che colpiscono al cuore il sistema europeo, finanziario, bellico, immigrazionista e i suoi sfiatati referenti politici. Prima di analizzare conseguenze e scenari futuri, è interessante citare i numeri: oltre l’ottanta per cento di votanti, un primato, l’agonia della socialdemocrazia scesa sotto il dieci per cento dei consensi per la seconda volta, il tracollo dei democristiani al governo (CDU, crollati sotto il 18 per cento), la scomparsa dei liberali. I tre partiti che hanno dominato per generazioni la politica tedesca non raggiungono il trenta per cento dei voti. Impressionante cambio di panorama politico, con i Verdi e la Sinistra degli orfani della DDR (Die Linke) entrambi attorno al nove per centro. Supera lo sbarramento del 5 per cento la Wagenknecht e vedremo se parteciperà a un‘ accozzaglia anti Afd (il cordone sanitario contro i vincitori già sbaragliato dalla gente) o se darà via libera a un esperimento politico al di là degli schemi di destra e sinistra alleandosi con Siegmund. Restano al palo i due partiti animalisti, che racimolano tuttavia l’1,5 per cento dei voti, a dimostrazione dell’enorme confusione delle popolazioni europee .

La sassata sassone ha colpito in pieno viso il povero Antonio Tajani, il cui sguardo è più vacuo del solito: parla di estremismo, tenta con esiti imbarazzanti di minimizzare (è un voto locale …), farfuglia di malcontento per l’unificazione (che avvenne trentasei anni fa) e di povertà (ma la Germania non era il motore dEuropa?). Perfetto esempio di testarda, ottusa incomprensione degli eventi da parte della classe politica di servizio della troika finanza-Nato-UE. Altrettanto prevedibile l’indignazione antifà della sinistra, che grida alla luna il solito vocabolario, non creduto dalle stesse centrali politiche e mediatiche che lo diffondono: nazismo, onda nera, rigurgito. La reductio ad hitlerum (copyright del primo ideologo neocons, Leo Strauss) la scomunica eterna su basi moralistiche delle idee che odia ma soprattutto che non capisce, non funzionano più.

E’ presto per sapere se la Sassonia-Anhalt è il primo rintocco della campana che suona contro il regime europoide, ma certo rappresenta un avviso di sfratto. Non solo al cancelliere Merz, uomo di Black Rock e dell’industria pesante tedesca in rotta (quattro stabilimenti Volkswagen programmano la chiusura) non solo alla tramontata socialdemocrazia, ma a un’intera classe dirigente di mediocri servi della finanza apolide e di burocrati capaci solo di sfornare regolamenti – quattromila all’anno – che ingessano i paesi membri e gestiscono il declino inarrestabile del vecchio (in tutti i sensi) continente.

In Sassonia ha votato Afd il sessantuno per cento degli operai, il cinquantatre per cento dei lavoratori autonomi e la maggioranza assoluta dei giovani. Ossia le classi e le generazioni perdenti della globalizzazione, sfinite dalla perdita di potere d’acquisto, impaurite dal futuro, sfigurate dall’immigrazione, che ha raggiunto in pochi anni anche nell’ ex DDR livelli impressionanti. Liberali e progressisti non ascolteranno il messaggio sassone su economia, immigrazione, UE, rigetto del bellicismo, alibi della riconversione industriale. Si avvicina il cruciale appuntamento delle elezioni presidenziali francesi. Scommettiamo che inventeranno qualcosa contro la favorita Marine Le Pen, alla faccia della democrazia, principio e metodo valido sinché vincono i maggiordomi dell’oligarchia? L’ Afd, peraltro, ha un programma economico conservatore moderato e su diversi temi è tutt’altro che allineata alla destra estrema. La stessa Weidel è lesbica, legata civilmente a una donna di origine cingalese. Strano nazismo vicino ad Israele e ben poco radicale. Conta più il messaggio dei sassoni che il programma dei vincitori.

A chi scrive preoccupa piuttosto l’entusiasmo di Elon Musk, che ha festeggiato la vittoria di Afd, in cui serpeggiano alcuni umori vicini all’accelerazionismo tecnologico caro ai tecno oligarchi. Resta il dato indiscutibile di un successo che mostra in Germania un cambio di orientamento dell’opinione pubblica più reattiva (lavoratori dipendenti e autonomi, giovani, molte donne).Al di là del buon Tajani spiazzato dagli eventi, la lezione politica è la necessità, per chi non condivide il sistema di potere in cui destra e sinistra sono le due metà della stessa mela in mano ai poteri forti, di produrre un pensiero e un progetto di futuro diverso da quello – fallimentare – che ha portato al declino perfino la Germania.

Meno stranieri, lotta alla denatalità (finanche un grand commis dei poteri forti come Giancarlo Giogetti ha mostrato preoccupazione a Cernobbio, la nostra Davos, per il deserto demografico), reindustrializzazione, attenzione ai diritti sociali, ai salari, più sicurezza, rifiuto delle guerre, recupero del dialogo con la Russia, ritorno della sovranità politica, economica, finanziaria e monetaria, rivincita della dimensione pubblica contro i poteri privati. Restituzione al popolo (non è questa la democrazia?) del potere su se stesso, sulle risorse naturali e sulle grandi scelte economiche e civili. La sassata sassone sarà la prima tappa vincente di una rivolta morale e materiale dei popoli europei solo se imporrà una svolta su questi temi. Senza illuderci, abbiamo ragioni per qualche speranza, ma la belva ferita , che ha ancora in mano (quasi) tutte le carte, diventerà più feroce. Dopo la Sassonia, il gioco si farà ancora più duro. Non molleranno un centimetro. Stavolta, però, una parte significativa delle genti d’ Europa è contro di loro.