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Come si contrastano le strategie di dominio delle élite neoliberali?

di Riccardo Paccosi - 21/11/2022

Come si contrastano le strategie di dominio delle élite neoliberali?

Fonte: Riccardo Paccosi

IMMIGRAZIONE, AMBIENTALISMO, GENDER STUDIES: I TRE TEMI-CHIAVE DELL'AGENDA POLITICA DI SINISTRA CORRISPONDO AD ALTRETTANTE STRATEGIE DI DOMINIO DA PARTE DELLE ELITE NEOLIBERALI E VANNO CONTRASTATI.
MA CONTRASTARLI CON CATEGORIE "DI DESTRA" SIGNIFICA CONDANNARSI, COME AVVIENE ORA, A ESSERE PERDENTI.
A un mese e mezzo dall’insediamento in Italia d’un governo di centrodestra, assistiamo al campo informativo nuovamente egemonizzato dalla sinistra, su diversi piani, nel mentre che si palesa una riscossa egemonica di quest'ultima che, al netto dei sondaggi favorevoli al governo e sfavorevoli al PD, risulta evidente per il modo in cui si sta modellando e ordinando l’agenda politica.
Ci troviamo di fronte, infatti, ai seguenti fenomeni:
1) La sinistra responsabile del lockdown, del green pass, di due milioni di disoccupati in più nell’arco di due anni e della discesa di decine di migliaia di famiglie sotto la soglia della povertà, riprende a riempire le piazze. Anzi, grazie alla contemporanea dissoluzione del movimento contro il green pass, torna a divulgarsi un’identificazione piena tra il concetto di sinistra e quello di mobilitazione di piazza. Inoltre, tale risultato è ottenuto anche grazie al fatto di disporre di parti distinte che litigando fra loro riempiono, come sinistra, l’intero spettro della dialettica politica. A Bologna, la città dove vivo, sta esattamente avvenendo questo con la messinscena dell’antagonismo da parte dei collettivi studenteschi e la parallela messinscena dell’indignazione da parte della sinistra istituzionale.
2) A differenza del 2018, la campagna contro “il ritorno del fascismo” non sembra ottenere una grande presa ma, proprio come ai tempi di Salvini Ministro dell’Interno, il tema da due decenni prioritario per la sinistra – ovvero l’immigrazione - torna a dominare e imporsi sull’agenda politica con, al seguito, la sempiterna tesi deregolazionista/liberista sull’ineluttabilità e necessità di non porre alcun tipo di limite al flusso migratorio.
3) Gli altri due temi-cardine dell’agenda di sinistra – ambientalismo austeritario e imposizione della teoria transgenderista come verità scientifica – nel frattempo procedono con forza, sostenuti dai media, dall’industria culturale e, dunque, dai poteri economici sovranazionali.
Le centrali informative che propagandano i tre temi sopra menzionati, sono le medesime che hanno propagandato, negli ultimi due anni, gli stati d’emergenza prima pandemico e poi bellico.
La strategia di rivoluzione neo-assolutista detta Great Reset, sta subendo rallentamenti, si sta adattando – secondo le parole di Klaus Schwab – a una prospettiva multipolare, ma non si è affatto interrotta. E le sue parole d’ordine – sostenibilità e resilienza – sono oggi le parole d’ordine della sinistra occidentale.
In tutto questo, assistiamo a un’opposizione inesistente sul piano internazionale e dispersa in mille rivoli all’interno dei singoli paesi. Ma soprattutto, l’opposizione è perdente perché culturalmente inadeguata ad analizzare e contrastare la narrazione progressista dominante.
Molti, infatti, sono convinti di poter contrastare la propaganda progressista affidandosi alla destra politica e, in particolar modo, alla destra americana. In realtà, la scalcinata banda composta dai vari Trump, Bannon e QAnon, non solo ha perso sul piano strettamente politico, ma non ha saputo costruire uno straccio di visione del mondo alternativa. Da questo punto di vista, possiamo dire che una destra non avente mai – nel corso della sua storia – elaborato un’autentica lettura critica del neoliberalismo in quanto tale, trovandosi oggi nel ruolo di opposizione non fa altro, con la sua inadeguatezza, che garantire la perpetuazione ad libitum dell’egemonia ideologica del campo liberal-progressista.
Se prendiamo, per esempio, i già citati tre temi-cardine della sinistra occidentale, vediamo che affrontarli da un punto di vista di destra, non solo è analiticamente sbagliato, ma è soprattutto perdente.
1) La tesi deregolazionista sui flussi migratori, non può essere avversata attribuendo colpa soggettiva ai lavoratori immigrati, dipingendoli come fossero gli improbabili strateghi di una “invasione”. Non si può perché i figli degli italiani e quelli dei lavoratori di altri paesi vivono ormai nello stesso contesto relazionale e, soprattutto, non si può perché i responsabili della strategia deregolazionista sono, palesemente, i leader politici e le élite economiche dell’Europa occidentale. Occorre, al contrario, fare capire che la tesi di una migrazione di massa spontanea è un falso e che ci sono invece interessi economici nella tratta degli esseri umani; che l’integrazione richiede un tempo che non può essere quello accelerato del mercato; che l’idea di spogliare i paesi africani della loro forza-lavoro è contraria a ogni principio di solidarietà internazionale; infine, bisogna che queste rivendicazioni divengano appannaggio anche di lavoratori immigrati.
2) L’ambientalismo austeritario, va contrastato in quanto attacco ai ceti medi e poveri e in quanto dispositivo di sottoproletarizzazione di massa, ma mutuare dalla destra americana l’approccio negazionista sulla questione ambientale, significa condannarsi all'essere perdenti. Al di là delle dispute sul riscaldamento e sulle sue cause, la riduzione degli habitat e della biodiversità è cosa esperibile da chiunque e, perlomeno, bisognerebbe assumere il problema per cui il combinato di urbanesimo e digitalizzazione stia generando uno stile di vita sempre più alienato dall’ambiente naturale.
3) L’imposizione del transgenderismo come paradigma universale e le forme di mercificazione della sfera biologica come l’utero in affitto, non possono essere contrastate con espressioni subculturali quali la definizione di "contro natura” attribuita a un orientamento – quello omosessuale – che vediamo rappresentato nelle pitture vascolari di tremila anni fa e che, quindi, è oggettivamente un fenomeno preculturale appartenente a qualsiasi epoca. Al contrario, così come l’utero in affitto è stato contestato in Europa principalmente dai collettivi di donne lesbiche, è necessario dare voce e spazio ai tantissimi omosessuali che non si riconoscono nell’idea di dissoluzione del primato biopolitico della famiglia eterosessuale e neppure nelle strategie egemoniche e censorie del movimento Lgbt.
Con tutto questo, sto forse sostenendo che per avversare l’agenda politica di sinistra occorre utilizzare categorie parimenti di sinistra?
Ebbene, no, non sto dicendo questo.
Non si può toccare tutto lo scibile in un singolo intervento ma posso dire che, nel passaggio verso il capitalismo transumano, sono in gioco anche questioni come le tradizioni, i retaggi generazionali, il senso di appartenenza territoriale, la dimensione spirituale dell'esistenza: tutti ambiti che non sono mai stati precipuamente di sinistra, anzi.
Dunque, il punto non è reinventarsi una sinistra che contrasti la sinistra, bensì saper generare un pensiero completamente nuovo o, per meglio dire, completamente autonomo. Un pensiero autonomo da destra e sinistra e, al contempo, pariteticamente avverso a entrambe.
Quest’autonomia, nella massa delle persone dissidenti, è embrionalmente ravvisabile. Nell’ambito delle organizzazioni politiche e della produzione teorica anti-sistema, invece, la situazione si mostra ben lungi dall’essere all’altezza della dura battaglia che si profila all’orizzonte.