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La vera minaccia ai popoli europei è la UE

di Antonio Catalano - 08/09/2026

La vera minaccia ai popoli europei è la UE

Fonte: Antonio Catalano

ALTROCHÉ, LA VERA MINACCIA AI POPOLI EUROPEI È LA UE. ANTI POPOLARE, ANTI-RUSSA E GUERRAFONDAIA
Ieri sera seguivo all’ora di cena la trasmissione di Del Debbio “4 di sera”, sul voto in Sassonia. Tra gli ospiti politici, l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi, una presenza quasi fissa in studio. Il suo intervento mirava a indicare la pericolosità di AfD in quanto di estrema destra, oltretutto pericolosa perché contraria alle sanzioni contro la Russia e “addirittura” intenzionata a riprendere l’importazione del suo gas, la cui interruzione ha permesso all’Europa di dedicarsi seriamente alla politica di investimenti in produzione di energia “green”.  Politica che sarebbe compromessa da una ripresa dei rapporti commerciali con Mosca.
Una Scuderi anti AfD in piena sintonia con Bruxelles, che non concede in alcun modo che si smetta di usare l’Ucraina come piattaforma militare contro la Russia, la guerra non può e non deve cessare se non alla condizione di aver spezzato le reni all’odiata Russia. 
L’AfD è pericolosa, è di estrema destra, è nazista! Serve a nulla ricordare agli eurofanatici le parole di Alice Weidel secondo la quale l’interesse della Germania risiede nella pace tra Russia e Ucraina e che bisogna smetterla di usare quest’ultima contro la prima. 
Alla Scuderi, come agli altri seriamente preoccupati dell’incombente pericolo nazista, interessa nulla che la Germania sia in una fase di declino inarrestabile, che si chiudano fabbriche grazie alla transizione ambientale, per lei anzi è un bene che non si importi più gas russo, senza il quale si può andare più speditamente verso questa transizione. 
Negli ambienti liberal progressisti domina la totale mancanza di comprensione di quel che sta accadendo, che non riguarda solo la piccola Sassonia, ma tutto il continente. Ci si rifugia nella convinzione che la massa di votanti (prevalentemente ceti popolari), che vota come non dovrebbe, sia ignorante, periferica e poco studiata. Così come diceva pochi giorni fa il rude e plebeo emiliano Bonaccini. Concetto ripreso ieri in modo curiale dal conte Gentiloni, il quale, per sdrammatizzare i toni, ricorda che al voto è andato il Land meno popoloso della Germania, con meno abitanti della Calabria, i cui cittadini per giunta sono i più anziani e tra i più poveri del Paese. Contento lui!
Per capire come i liberal progressisti si muovono per rendere l’azione della Ue più efficace, si pensi alla loro posizione contro il diritto di veto nell’Unione. A tutt’ora il diritto di veto consiste nella facoltà di ciascuno Stato membro di bloccare una decisione del Consiglio dell’Ue quando è richiesta l’unanimità nei settori chiave della politica europea. Basta con le lungaggini nei processi decisionali, si renda la politica estera più “agile” e più “efficace”, la si liberi da quei vincoli che le impediscono decisioni rapide. 
Tranne alcune sfumature, tutti d’accordo nel Campo largo (con il solito Tajani a condividere). Schlein Bonelli, Conte. Con quest’ultimo che dice chiaramente che la regola dell’unanimità nella Ue è uno strumento che paralizza le decisioni, che l’obbligo di decidere all’unanimità porta all’“inerzia totale”, meglio passare quindi al voto di maggioranza qualificata (l’E6?).
A proposito di Conte, che fa un po’ il pesce in barile nel Campo largo. Anche lui, ovviamente, è preoccupato. Lo dice nell’incontro di ieri con la Fish (Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie), nel quale subdolamente tocca in modo demagogico un tema “sensibile”, confidando sulla presa emozionale che tale tema esercita. «In Europa». dice Conte, «soffia un vento di estrema destra. Lo abbiamo visto in Germania dove addirittura si propone di creare classi separate per gli studenti con disabilità.» 
Due mie brevi considerazioni, in conclusione, su questo punto, anche perché un po’ conosco la questione, avendo trascorso quarant’anni tra i banchi scolastici. Ora, non mi interessa fare qui il difensore d’ufficio dell’AfD, ma solo mettere in evidenza come la campagna progressista utilizzi indecentemente temi “sensibili”, come quello della disabilità, per alimentare indignazione contro l’AfD, a sostegno che è proprio nazista. 
L’avvocato Conte mostra di ignorare, o finge di ignorare, il che è peggio, quel che veramente il programma dell’AfD dice sulla questione. Andiamo a leggere il programma dell’AfD sul punto nel quale si parla del rafforzamento delle scuole speciali. Il testo dice: «In una classe ordinaria e sovraffollata, un bambino con gravi difficoltà cognitive o fisiche non riceve l’attenzione specialistica di cui ha bisogno. Finisce per rimanere isolato e al di sotto delle proprie potenzialità, mente al contempo si rallenta lo svolgimento delle lezioni per il resto del gruppo».
Ora, si possono avere idee diverse sulla questione, tutte legittime ci mancherebbe, ma stiamo parlando di come superare l’impianto attuale della gestione della disabilità nelle scuole schiacciato in modo ideologico sullo slogan della inclusività. 
Ritorno alle classi differenziali? Questione mal posta. Si tratta di valutare caso per caso, di capire se la presenza in classe del “disabile” è opportuna o meno. Ci sono casi, e ve lo posso garantire, in cui parlare di inclusività è demagogia pura. Casi gravi di “disturbo” cognitivo e/o comportamentale, che, oltre a non portare a nessun miglioramento all’interno di un contesto di classe, possono determinare situazioni spesso non gestibili, addirittura pericolose, comunque dannose sia per la persona disabile che per l’intera classe, la quale si trova, tra l’altro, a dover subire notevoli rallentamenti dello svolgimento della didattica. Guarda caso, situazioni che si presentano in scuole a forte frequentazione di studenti di estrazione popolare… provate a vedere quanta “inclusione” avviene nei licei “bene” del centro.
Conclusione. La questione non è che si debba difendere e far proprio il programma dell’AfD, ma rendersi conto che le ragioni che muovono il campo progressista, grande sostenitore della Ue, istituzione antipolare e guerrafondaia, sono del tutto interne al mantenimento di uno status quo che, fortunatamente, e anche grazie a questo risultato tedesco, comincia a vacillare e a mostrare crepe significative.