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Le fregnacce di Montanari non finiscono mai

di Adriano Segatori - 10/07/2026

Le fregnacce di Montanari non finiscono mai

Fonte: Electomagazine

Per divertimento professionale seguo i video di molti esibizionisti della pseudocultura e pseudoinformazione che mettono in mostra i loro pregiudizi e le loro fisime ammantate di saccenteria.

Uno di questi è l’esimio Tomaso Montanari le cui baggianate, condite di superficialità, soffuse di vanità e spesso inacidite dall’astio – l’odio è un sentimento nobile come l’amore – sono come i ‘Rotoloni Regina’ della pubblicità con la mummia, non finiscono mai.

Una delle ultime mie analisi riguarda un intervento tenuto all’università di Parma su “Arte o natura”, una lezione su come la ricchezza paesaggistica dovrebbe essere considerata un vero e proprio patrimonio che definisce l’Italia e ne costituisce la sua splendida bellezza proprio dal punto di vista artistico.

Fin qui nulla da eccepire, se nonché un brivido corre lungo la schiena nel momento in cui riprende il discorso sull’articolo 9, secondo comma, nell’ennesima evocazione della Costituzione, in cui si parla della tutela del patrimonio artistico e del paesaggio, con una aggiunta di carattere clinicamente ossessivo “non sangue, o stirpe, o lingua, o etica, o fede” – come previsto dal becero regime fascista –, ma “storia e cultura”.

A parte il fatto che l’esilarante Rettore sciorina un discutibile giudizio come “sull’identità non c’è nessun uso che sia presentabile” secondo un ignoto sociologo inglese, negando ovviamente l’esistenza di altri innumerevoli e autorevoli sociologi che dicono esattamente il contrario, e allega una seconda discutibile valutazione sul fatto che “la nazione oggi è tornata tragicamente di moda”(?), sarebbe interessante sapere da dove, secondo lui, si reperiscano i fondamenti della “storia e cultura”, vocaboli dal medesimo evocati. Tanto è vero che, mentre con visibile struggimento rivendica l’unicità italiana di questa impostazione costituzionale riguardante il paesaggio identitario, ammette che le altre Costituzioni – di “Francia, Irlanda, Austria, Spagna” – si istituiscono su “lingua, bandiera, inno, motto, stemmi, capitali”.

Le basi fondative di una nazione che si definisca tale, e di uno Stato identitario e sovrano, le stabiliscono evidentemente altri Stati europei, non certo questa nostra penisola e neppure la presenza del presidente della Repubblica al quale, tanto per non smentirsi, dedica una ossequiosa sviolinata, “Che Iddio lo conservi” – anche se mi sembra che venga già conservato più che bene.

In questa narrazione di Tomaso Montanari, dove le divagazioni sono tali e tante che se fosse stato un mio elaborato delle Scuole Elementari il maestro Miraglia me l’avrebbe segnato con la matitona rossa e la scritta “fuori tema”, si passa dall’elencazione degli artisti stranieri che avrebbero definito, loro, l’identità dell’Italia “più di Garibaldi e di Mazzini” all’Italia come “palinsesto in mancanza di un’identità unitaria” (?), dalla “invenzione dell’Unità d’Italia nel 1861” al rimaneggiamento mattarelliano dell’ode “Marzo 1821” di Alessandro Manzoni “Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”, da “Fratelli d’Italia” alle leggi razziali, passando ovviamente per Almirante ma dimenticandosi di Giorgio Bocca che sul quotidiano di Cuneo “La Provincia Granda” scriveva il 4 agosto del 1942: “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale… A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea… di essere lo schiavo degli ebrei?” – ma lui fu bonificato dall’adesione alla partigianeria di “Giustizia e libertà”, confermando la pletora di rinnegati e di imboscati nel carrierismo antifascista.

E così, tra una piroetta e un contorsionismo, il Nostro tocca diversi argomenti come “le gravi conseguenze della retorica rinascimentale”(?), la vergogna anche del pensiero di una sostituzione etnica, l’impegno morale all’inclusione, il ripudio del passaggio tra “Risorgimento, Fascismo e neofascismo”, il negazionismo – questo sì accettabile, secondo lui – di un’arte squisitamente italica, sempre con l’ottica del disfattismo di tutto ciò che non è meticciato e liquidazione di ogni residuo identitario.

Comico è quando lo Stesso, citando lo storico dell’arte tedesco Ermanno Grimm, ammette che “fa paura nel moderno mutamento di sistema l’improvviso drizzare verso il mostruoso”, tutto colpa del capitalismo mercantile che ha inquinato anche il campo dell’opera d’arte. D’accordo, su questa considerazione, ma non detta da chi nega ogni forma di tradizione e di stile. In questo senso è categorico il grande Louis-Ferdinand Céline quando in “La bella rogna” lo smentisce con parole vive e penetranti: “L’arte non conosce nessuna patria! Che sciocchezza! Che menzogna! Che eresia! L’arte non è che Razza e Patria. Ecco la roccia su cui costruire! Roccia e nuvole in verità, paesaggio d’anima”.

Il problema più grave, però, è che manipolatori, falsificatori, traffichini e maneggioni occupino posizioni nell’ambito dell’informazione, della cultura e dell’insegnamento, con conseguenze culturali e psicologiche sui giovani, ed anche in questo caso ci viene in soccorso il già citato grande scrittore novecento grazie ad alcune righe folgoranti in “Bagatelle per un massacro” dove fotografa la realtà sedicente educativa con parole di fuoco inequivocabili: “Resteranno rimbacucchiti, incantati, sostenuti, solenni pedantici fino alla punta dei capelli, convinti, esaltati di superiorità, blablateranti il loro latino-impapocchiatura, gonfi di vuoto greco-romano, di questa ‘umanità’ buffona, questa falsa umiltà, questa strepitosa rigatteria gratis, pretenzioso tortoreggiamento di formule, rincoglionente tamburino d’assiomi, maneggiato, brandito di epoca in epoca, per il rincoglionimento dei giovani, dalla peggior cricca parassitaria, frasaiola, sorniona, trincerata, politicaia, teorica bacata, profittatrice, inestirpabile, furbastra, incompetente, enucoidale, disastrogena dell’Universo: il Corpo stupido insegnante”.

Ed era il 1937. Chissà cosa starà pensando della contemporaneità, da un’altra realtà separata, questo visionario francese.