Le imposte e una repubblica sociale
di Alessandro Volpi - 09/06/2026

Fonte: Alessandro Volpi
Trovo davvero fantastica la narrazione per cui in Italia non serve una riforma fiscale. Io penso in realtà che sia indispensabile per una ragione chiarissima costituita dalla giustizia fiscale. Provo a essere chiaro e ad avanzare una proposta generale. Nel 2025 il totale delle entrate tributarie è stato di 662 miliardi di euro, di cui l'Irpef ha coperto 227 miliardi, con un incremento di quasi 10 miliardi rispetto al 2024. Di questi 227 miliardi, quasi il 90% deriva da lavoratori dipendenti e pensionati. Sempre nel campo delle imposte dirette, le cosiddette imposte "sostitutive", sui guadagni finanziari, sugli affitti etc., hanno generato 21 miliardi, mentre l'Ires, l'imposta sui profitti, è stata pari a 60 miliardi. Il quadro è completato dalle imposte locali per un gettito di circa 17 miliardi. Ci sono poi le imposte indirette, quelle che colpiscono i consumi e non sono legate al reddito, che sono state di 270 miliardi di euro, con l'Iva e le accise che hanno incassato 230 miliardi di euro. Mi pare evidente che una composizione delle entrate tributarie di questa natura non sia sostenibile perché ha una base imponibile troppo squilibrata e perché il gettito delle imposte sui profitti è davvero troppo basso, così come è ridottissimo quello delle imposte sostitutive i cui contribuenti, peraltro, beneficiano della possibilità di scegliere il regime fiscale a cui sottoporsi. E' altrettanto chiaro che un sistema siffatto sia per il peso delle imposte indirette sia per i troppi regimi di flat tax - quello delle sostitutive - non sia coerente con i principi costituzionali della progressività previsti dall'articolo 53 della Costituzione. Dunque, la riforma fiscale è davvero indispensabile a beneficio della stragrande maggioranza della popolazione italiana e andrebbe rivendicata con forza in termini politici. Provo quindi a elaborare una proposta articolata in tre punti a mio modo di vedere complementari e non alternativi tra loro. 1) Occorre riportare sotto il regime Irpef le imposte sostitutive per consentire l'effetto cumulo dei redditi e quindi ripristinare il principio di progressività. Con l'attuale sistema, i guadagni delle plusvalenze finanziarie non si sommano al reddito e dunque beneficiano i redditi più alti, così come le cedolari secche sugli affitti. In merito al regime Irpef, sarebbe opportuno aumentare gli scaglioni più alti concependo altre due aliquote del 50% per i redd. Si iti superiori ai 75 mila euro e del 55 per cento sopra i 100 mila euro 2) Occorre alzare le aliquote Ires, per le banche, le società energetiche e quelle della difesa, in modo da avere un tax rate effettivo del 35%. 3) Occorre un'imposta patrimoniale con aliquota dell'1% sui patrimoni che superano i 4 milioni di euro e del 2% sopra gli 8 milioni, al netto della prima casa. Si tratta, in pratica, dell'unico modo per tassare gli aumenti di patrimonio finanziario. Con le maggiori entrate garantite da queste misure, sarebbe possibile azzerare l'Iva sui prodotti di prima necessità e di ridurre l'aliquota ordinaria al 20%, avendo a disposizione poco meno di 30 miliardi in più da destinare alla spesa sociale.
