Per un nuovo socialismo repubblicano estraneo alla ideologia progressista
di Luigi Tedeschi - 08/06/2026

Fonte: Italicum
Recensione del libro “Per un nuovo socialismo” di Gennaro Scala
IL TRAMONTO DEL GLOBALISMO
Il progetto di un nuovo socialismo sorge sulle ceneri della globalizzazione. La Guerra Grande in corso tra l’Occidente e gli Stati Civiltà incide profondamente negli equilibri socio - economici interni degli stati e comporterà di certo epocali trasformazioni sistemiche di carattere politico a livello planetario.
Il nuovo socialismo nasce dalla rivendicazione dalle radici culturali identitarie dei popoli, in contrapposizione al globalismo, le appartenenze culturali e di classe divengono esse stesse gli elementi costitutivi della struttura dello Stato. Il nuovo socialismo quindi è un movimento che persegue l’emancipazione dell’individuo dalla forma merce propria dell’economicismo capitalista, è la rivendicazione della natura sociale originaria dell’uomo. Sono fallite dunque le prospettive globaliste teorizzate da Marx. Con la globalizzazione non si è realizzato infatti dal superamento del capitalismo. Anzi, gli orizzonti globalisti marxiani si sono rivelati utopistici, mentre il globalismo capitalista si è compiutamente realizzato.
Globalizzazione così definita da Costanzo Preve: “La cosiddetta “globalizzazione” non esiste. Affermazione provocatoria ed apparentemente demenziale, ma mi spiegherò subito. La globalizzazione è un concetto, ed i concetti sono reti per “pescare” la realtà. In quanto concetto non filosofico, ma scientifico (cioè delle scienze sociali), la globalizzazione si candida a capire, raffigurare, rispecchiare il mondo reale, che è in questo caso una sorta di “totalità” di rapporti economici, politici e culturali che si dichiara appunto siano ormai “globalizzati”. Ma è veramente così? Non lo credo. La “globalizzazione” è in realtà un’autorappresentazione, ad un tempo apologetica e prescrittiva, delle oligarchie dominanti (non solo economiche) dell’imperialismo USA e dei suoi principali alleati (in primo luogo il sionismo assassino del popolo palestinese). Questa autorappresentazione apologetica e prescrittiva ricopre un ruolo analogo a quello ricoperto un secolo e mezzo fa dal cosiddetto “libero scambio” dell’imperialismo inglese dalla fine del Settecento all’inizio del Novecento. Nei due casi una vera e propria prescrizione imperialistica viene fatta passare per una descrizione neutrale ed accurata della realtà”. La globalizzazione è dunque un concetto scaturito da una sovrastruttura ideologica rappresentativa di un progetto di dominio a livello mondiale di una oligarchia economico – finanziaria, che comporta la dissoluzione degli stati e l’assoggettamento delle classi subalterne al modo di produzione neoliberista in tutto il mondo.
ORIGINI CULTURALI DEL SOCIALISMO
L’istanza di un nuovo socialismo nasce in un’epoca di transizione contrassegnata da un prepotente ritorno della storia nelle vicende conflittuali della geopolitica mondiale. L'ideologia neoliberista che preannunciava la fine della storia, quale processo giunto al suo definitivo compimento con l’affermazione del capitalismo a livello globale è stata smentita dalla storia stessa. Occorre quindi riferirsi all’eredità storico – filosofica novecentesca, che torna d’attualità. La filosofia infatti esprime un contenuto veritativo nella misura in cui le sue istanze siano determinanti nei processi di trasformazione della società nelle varie fasi della storia.
REALIZZAZIONE DEI PRESUPPOSTI RIVOLUZIONARI
Sembra che nella struttura elitaria verticalizzata della società neoliberista, estesa su scala globale, si siano riprodotti i presupposti rivoluzionari del materialismo storico – dialettico della filosofia di Marx. L’attuale capitalismo è in una fase di declino irreversibile in quanto esso può sussistere artificialmente solo mediante incessanti emissioni di liquidità, salvo poi generare inflazione e gravi crisi del debito. Si sta inverando dunque la previsione marxiana secondo cui il capitalismo sarebbe collassato per l’incapacità di generare forze produttive. Il primato dell’economia finanziaria è sorto infatti in relazione al declino progressivo dei tassi di profitto della produzione industriale. La concentrazione del potere finanziario è in mano ad una elite sempre più ristretta. E’ scomparso lo stesso libero mercato, fagocitato dal dominio monopolistico delle holding finanziarie. L’altro grado di sviluppo tecnico con la robotizzazione e la I.A. comporta la progressiva estromissione dei lavoratori dai processi produttivi. I ceti medi stanno scomparendo, la proletarizzazione è un fatto compiuto, l’impoverimento delle masse sta avanzando sempre più a livello mondiale. L’economia finanziaria non genera investimenti produttivi, ma semmai drena le risorse dell’economia reale per alimentare i mercati finanziari. Il venir meno delle risorse dell’economia reale quindi implicherà dunque anche il collasso dell’economia finanziaria. I presupposti concreti e reali per attuare una rivoluzione anticapitalista si sono tutti realizzati.
LOTTA DI CLASSE MONDIALE
Il mondo americanocentrico sembra in via di dissoluzione, a causa del suo declino economico e delle ripetute sconfitte miliari nelle guerre imperialiste da oltre mezzo secolo provocate dagli USA. L’americanismo tuttavia sopravvivrà alla fine del dominio degli USA. La globalizzazione ha esportato un modello sociale neoliberista di carattere classista strutturato sulle accentuate diseguaglianze sociali. Ha diffuso a livello globale uno stile di vita individualista, libertario e relativista dal punto di vista etico – morale, consumista ed economicista nella vita sociale e radicato nel pensiero unico nelle espressioni artistico – culturali della società. Nel mondo multipolare il modello capitalista della società occidentale non sta rivelando compatibile con un nuovo ordine mondiale già in fase di avanzata realizzazione. Tutto il mondo ha ereditato dalla globalizzazione un sistema economico sociale occidentale basato sulla contrapposizione tra le classi dominanti privilegiate e quelle popolari subalterne. Questa potenziale guerra civile mondiale si articola nella contrapposizione tra il primato dei diritti individuali e diritti della comunità, tra laicismo materialista ed etica religiosa, tra cosmopolitismo liberale e identità culturale dei popoli, tra universalismo globalista e sovranità degli stati.
Mentre le classi dominanti (sia in Occidente che nei paesi aderenti al gruppo dei BRICS), sono occidentalizzate, filo – americane nella cultura e integrate nel globalismo economico americanocentrico, quelle popolari si richiamano ai valori etico – religiosi identitari. Le classi dominanti detengono un potere economico - finanziario a cui si oppongono le classi popolari, che rivendicano l’uguaglianza, la solidarietà sociale, il welfare. La struttura oligarchica del sistema neoliberista occidentale implica lo scontro frontale tra elite e popoli, perché coinvolge i valori fondativi della società. Si va dunque delineando una potenziale lotta di classe a livello mondiale che alla lunga eroderà i fondamenti stessi del globalismo neoliberista. Tale prospettiva non è altro che la riproduzione globalizzata della dialettica borghesia / proletariato teorizzata da Marx nella società industriale. Una lotta di classe mondiale, seppur diversificata nelle culture e nella storia dei singoli paesi, ma che rappresenta la fase ultima di decomposizione del sistema occidentale capitalista.
FINE DELL’IDEOLOGIA PROGRESSISTA
Il nuovo socialismo, in contrasto con le sue radici progressiste otto/novecentesche, rifiuta l’ideologia del Progresso di stampo illuminista. Il sistema neoliberista globale non prefigura nuovi orizzonti di progresso ed emancipazione, semmai genera nuove crisi progressive, quali sintomi di una sua incipiente decadenza. Nell’era della globalizzazione il progresso non si identifica più con l’emancipazione dei popoli, ma con la loro regressione economica, civile e politica. Il nuovo socialismo invece persegue l’ideale della emancipazione sociale e culturale dei popoli, conformemente alle loro esigenze diversificate di evoluzione dei singoli sistemi economici e politici.
REPUBBLICANESIMO MACHIAVELLIANO
Il nuovo socialismo si richiama al repubblicanesimo machiavelliano quale fondamentale paradigma per l'elaborazione una nuova teoria politica. Esso non è una ideologia, ma una teoria politica che postula una propria morale politica, con la preminenza della comunità rispetto all'individuo ed ha la funzione di costituire una "repubblica ben ordinata", quale istituzione che garantisca la libertà dei cittadini. Il fine della politica è diverso dalle visioni generali della religione, della filosofia, dell'ideologia. Esso si realizza nel governare la conflittualità tra le classi sociali e preservare l'unità dello stato. Diversamente dalle ideologie, che, teorizzando la fine di tutte le conflittualità si tramutarono in totalitarismi, il repubblicanesimo prevede l'autonomia delle classi sociali e la conflittualità tra di esse. La conflittualità si rende dunque necessaria al fine di generare una sintesi degli interessi particolari in nome del bene comune.
La proposta centrale di questo libro è costituita dal passaggio dall'obiettivo della conquista del potere da parte della classe operaia all'esercizio di contro-potere da parte delle classi inferiori, compresa la classe media, all'interno di un'articolazione di poteri e contro-poteri.
Il nuovo socialismo consiste nel prefigurare un sistema politico che coinvolga la totalità sociale nella realizzazione del bene comune. E’ una forma di comunitarismo che non deve essere inteso come un ritorno impossibile alle società arcaiche, ma come un'alternativa all'individualismo neoliberale, sintetizzabile nella figura dell'"individuo in comunità". Un comunitarismo che assume potenzialmente una dimensione universale. Come affermò Costanzo Preve, "Il comunitarismo è la via maestra che conduce all'universalismo, inteso come campo di confronto fra comunità unite dai caratteri [umani]."
Creare un nuovo socialismo è una esigenza che sorge dalla interpretazione dello spirito del nostro tempo, dalla crisi strutturale irreversibile in cui versa l’Occidente, intesa spesso come la fine del mondo, quando invece comprova la fine di un mondo e di un’epoca storica, quella del neoliberismo globale.
Un nuovo socialismo prefigura l’avvento di una nuova fase storica. Il simbolo originario del socialismo era il sole dell’avvenire: si sta infatti manifestando l’alba di un nuovo mondo, che abbia come epicentro la rivendicazione della natura sociale dell’uomo, quale artefice del suo destino.
