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AfD: il popolo avanza, la UE si dissolve

di Luigi Tedeschi - 11/09/2026

AfD: il popolo avanza, la UE si dissolve

Fonte: Italicum

L’isterismo collettivo manifestato dalle elite della UE, a seguito della vittoria di AfD nelle elezioni nel piccolo land tedesco della Sassonia Anhalt, è esplicativo della frattura già esistente, ma divenuta ormai insanabile, tra le classi dominanti e i popoli europei.

Il terror panico diffuso dal mainstream dinanzi all’avvento dell’ “onda nera” del rigurgito nazista che sta contaminando tutta l’Europa, è rivelatore di una strategia mediatica volta a creare una clima di falsa emergenza democratica, al fine di occultare la palude di sabbie mobili che sta progressivamente inghiottendo la UE ed il suo sistema economico – sociale imposto dalla sua elite finanziaria.

Occorre inoltre rilevare che sono proprio queste elite europee, assurte a paladini della democrazia contro la presunta onda nera nazista tedesca, a sostenere incondizionatamente i gruppi neonazisti ucraini eredi di Bandera contro la Russia.

L’AfD ha conseguito un eclatante successo elettorale che, seppur suscettibile di replicarsi in altri länder, è tuttavia circoscritto ad una regione di modeste dimensioni, quale è la Sassonia Anhalt, che annovera 1.700.000 elettori, circa il 3% del corpo elettorale tedesco che è di 60.000.000. Il fatto che questo evento sia stato largamente amplificato dai media, è rivelatore della crisi di consenso in cui versano le classi dirigenti tedesche ed europee.

Il governo Merz, unitamente ai partiti di opposizione, alla pari dei suoi predecessori, ha eretto un Brandmauer (muro di fuoco), nei confronti di AfD, a difesa della costituzione contro questo artificioso revanscismo nazista. Peraltro, non si è mai dato luogo ad una procedura di deferimento di AfD dinanzi alla corte costituzionale tedesca. La classe dirigente politica tedesca non ha voluto evidentemente correre il rischio che una probabile bocciatura del ricorso potesse conferire legittimità costituzionale ad AfD. Gli ultimi tre governi tedeschi hanno emarginato AfD in difesa della costituzione, mettendo in atto misure repressive in palese violazione delle regole democratiche. Sono state infatti approvate leggi che prevedono discriminazioni tra i cittadini, quale quella che prevede il divieto di ricoprire incarichi pubblici per i tesserati di AfD. Il gruppo parlamentare di AfD è stato inoltre escluso dall’ufficio di presidenza parlamentare.

Sulla scia della politica discriminatoria nei confronti di AfD, le leggi liberticide si sono moltiplicate. Sono state varate infatti leggi repressive contro le proteste per il genocidio in atto a Gaza, che, in tema di antisemitismo,  hanno adottato i parametri ispirati a quelli dell’IHRA di Stoccolma, l’International Holocaust Remembrance Alliance, la cui definizione di antisemitismo include, oltre che la rimessa in questione dell’esistenza dello Stato di Israele, anche l’appello al suo boicottaggio economico o alle sanzioni. Vengono dunque criminalizzate anche critiche legittime della politica israeliana.

Il clima di emergenza democratica generato dall’ondata crescente dei consensi riscossi da AfD, ha favorito la formazione di grandi ed eterogenee coalizioni, al fine introdurre una sorta di “copyright democratico” nella politica tedesca, in base al quale i partiti tradizionali siano le uniche forze politiche “democratiche” legittimate a governare, a prescindere dal consenso popolare. Si è dunque aperto un profondo vulnus nella democrazia tedesca. Del resto, la deriva autoritaria della politica tedesca si era già manifestata in occasione della modifica della norma costituzionale che abolì il tetto del debito tedesco (al fine di finanziare il riarmo), effettuata da Merz, con l’approvazione da parte di una maggioranza parlamentare sconfitta alle elezioni, dato che nel nuovo parlamento non disponeva di un numero di voti sufficiente.

Ma l’ascesa di AfD non è dovuta alla fantomatica riviviscenza del nazismo millantata dei media. Al successo di AfD, fa riscontro il crollo devastante della CDU – CSU, il partito del cancelliere Merz. AfD esprime la protesta popolare nei confronti della politica di riconversione produttiva nel riarmo dell’industria manifatturiera tedesca al collasso, a causa del caro energia dovuto alla interruzione delle forniture russe a basso costo e al fallimento degli investimenti nel green.

Tale riconversione industriale comporterà il licenziamento di 100/150.000 lavoratori al settore manifatturiero. Il consenso di massa riscosso da AfD, trova riscontro nella protesta popolare verso la politica bellicista contro la Russia perseguita dal governo Merz e nella radicale opposizione alla austerità economica che comporta tagli al welfare e compressione salariale. Merz, già membro del consiglio di amministrazione di Black Rock ed ex dirigente di Basf, è l’uomo preposto alla finanziarizzazione dell’economia tedesca, alla deindustrializzazione e delocalizzazione dell’automotive.

AfD ha riscosso un clamoroso successo interpretando il dissenso popolare sul tema dell’immigrazione incontrollata, incentivata da un modello economico iperliberista che, per esigenze di competitività, necessita di manodopera a basso costo, creando nei paesi più evoluti l’esercito industriale di riserva, e generando, di riflesso, conflitti tra gli immigrati e la popolazione locale, che subisce le conseguenze della concorrenza salariale e della incompatibilità culturale dovuta alla difficoltà di convivenza con popoli non integrabili nella società europea. Sono dunque esplose le contraddizioni interne della società multietnica del sistema neoliberista, generatrice di impoverimento ed emarginazione sociale delle masse. Analogo dissenso si registra in tutta Europa, con l’emergere di movimenti populisti quali AfD in Germania, Ressemblement National in Francia, Vox in Spagna, Farage in Gran Bretagna.

Dalla situazione economica di crisi sistemica sussistente nella Sassonia Anhalt emergono le motivazioni della protesta popolare che ha dato luogo al successo di AfD. In questo land, l’industria chimica ha potuto svilupparsi grazie ai bassi costi del gas russo. I rincari energetici causati dalle sanzioni contro la Russia, hanno reso la produzione economicamente insostenibile e hanno determinato la fine dell’export verso la Russia, con ricadute tragiche sull’occupazione, oltre che nell’industria chimica, anche nei settori dell’agricoltura e dei trasporti. Le prospettive belliciste del governo Merz e la sfiducia nei piani di riconversione industriale non fanno che moltiplicare il dissenso.   

AfD è il primo partito nella ex DDR e il secondo nella intera Germania. Il trionfo elettorale di AfD evidenzia le fratture interne di una Germania, la cui riunificazione si è rivelata una annessione della DDR da parte della BDR, che ne ha espropriato le risorse e condannato la popolazione ad uno status di inferiorità economica e sociale, rispetto ai länder occidentali. Dalla ex DDR, a seguito della riunificazione, sono emigrati circa 1.500.000 abitanti.

In realtà, la riunificazione tedesca non si è mai compiutamente realizzata, anzi, si sono invece accentuate le diversità identitarie e culturali preesistenti. Oggi, per far fronte alla ondata populista dilagante di AfD, maggioritaria nella ex DDR, la coalizione dei partiti tradizionali ha edificato il Brandmauer, muro che metaforicamente risorge sulle ceneri del muro di Berlino, che nella coscienza del popolo tedesco, non è mai stato abbattuto.

Björn Höcke, il leader di AfD in Turingia ha affermato che i tedeschi occidentali non sarebbero “veri tedeschi” ma soltanto americani che parlano tedesco, diversamente dagli orientali, «tedeschi che parlano tedesco». I leader dei länder orientali si sentono quindi estranei a questa Germania americanizzata. Ed anche quelli occidentali hanno sempre ostentato la propria diversità rispetto ai tedeschi dell’est. Lo stesso Adenauer disse che "l'Asia si trova sull'Elba" e in altre occasioni affermò che per lui la steppa asiatica o l'Asia iniziassero a Braunschweig o a Magdeburgo.

Le contraddizioni dello stesso ordoliberismus della Merkel sono venute alla luce. Nella Germania della Merkel, divenuta potenza economica mondiale, si esasperarono le diseguaglianze e le fratture tra i länder occidentali sviluppati e quelli orientali più arretrati. La Germania dell’est vive attualmente in una condizione di emarginazione e discriminazione sociale, peraltro accentuata dalla crisi e i suoi abitanti sono inoltre soggetti alla criminalizzazione del dissenso popolare da parte del governo centrale. Nel contesto di un progressivo sfaldamento della unità politica di una Germania dilaniata dal prevalere degli interessi egoistici dei singoli länder occidentali rispetto a quelli nazionali, la ex DDR sarebbe legittimata a rivendicare la secessione. Ma tale prospettiva sarebbe possibile qualora AfD fosse un movimento patriottico che affermasse le radici identitarie e culturali del popolo tedesco, in contrapposizione all’invasione americanista di cui è stato vittima. Ma AfD è un partito conservatore e populista, non un movimento di liberazione nazionale.

AfD infatti vuole ripristinare i rapporti con la Russia sulla base di motivazioni puramente economiche, non per rivendicare l’indipendenza tedesca dalla sfera di influenza occidentale. Non a caso, AfD ha riscosso il plauso per il suo successo da Israele e Trump.

AfD è un partito liberal conservatore, atlantista e filo sionista in politica estera. La stessa critica nei confronti della UE è circoscritta ai temi legati alla immigrazione incontrollata, auspica la chiusura delle frontiere e la remigrazione dei clandestini (con relativo espatrio di 20.000 immigrati verso l’Italia). Vuole riaffermare il primato tedesco nella UE, imponendo politiche di austerità economica, a discapito dei paesi dell’Europa del sud.

Tra l’establishment europeo e i partiti sovranisti che si affermano nella UE è guerra aperta. Ma i sovranisti non sono movimenti sovversivi dell’attuale ordine europeo, riguardo al sistema economico neoliberista e alla sussistenza in Europa della governance politica e militare della Nato. La contrapposizione tra forze politiche della classe dominante nella UE e i partiti sovranisti, che coinvolge ormai tutta l’Europa, si configura come un conflitto interno al sistema economico e politico occidentale. Il sovranismo europeo non è un movimento patriottico che abbia come obiettivo una lotta di liberazione contro l’occupazione americana dell’Europa.

Le contrapposizioni interne agli USA tra Neocon liberal democratici e conservatori Maga repubblicani si riproducono in Europa in quelle tra forze europeiste v/s forze sovraniste. La dialettica politica europea è stata integrata nella governance dell’Occidente americano: l’Europa è e resta un dominion degli USA.

Sebbene appaia del tutto improbabile un affrancamento dell’Europa dall’Occidente, l’emergere della protesta popolare ha comunque innescato un processo di sfaldamento della UE, che potrebbe condurre in un futuro non lontano alla sua dissoluzione. I Brandmauer non saranno distrutti, ma sono destinati a collassare su se stessi.